19 aprile 1937 – Ottant’anni fa le prime leggi razziali in Italia: incubo di ieri, spauracchio di domani

cds leggi razzialidi Margherita Scalisi, tratto da Artspecialday

Ottanta anni fa, il 19 aprile 1937, in Italia e nelle colonie diventava legge il Regio Decreto Legislativo numero 880, la prima legge “di tutela della razza” promulgata dal regime fascista, riferito in particolar modo a tutti gli italiani che vivevano nelle allora colonie italiane in Africa, Somalia, Eritrea, Etiopia e Libia. Le leggi razziali erano diventate realtà.

Cosa si intende per “leggi razziali”? Sono tutte quelle leggi basate sul principio di discriminazione razziale: discriminare degli esseri umani solo perché di etnie diverse dalla nostra, fondamentalmente, e farlo anche a livello legale e istituzionale. Per chi non è di corta memoria storica, sicuramente questa definizione fa venire in mente le leggi razziali fasciste, promulgate dal regime di Benito Mussolini in Italia dal 1938, e da molti storici considerati il vero e proprio prologo della Seconda Guerra Mondiale.leggi razziali 2

Quello che molti ignorano, però, è che le leggi razziali contro gli ebrei non furono le prime promulgate nel nostro paese: no, il triste primato di prima legge razziale lo detiene proprio il Regio Decreto Legislativo del 19 aprile 1937, denominato Sanzioni per i rapporti d’indole coniugale tra cittadini e sudditi. Con questo decreto lo stato italiano vietava definitivamente il matrimonio misto e la pratica del madamismo, cioè il concubinaggio con donne africane. Il decreto 880 non rappresentò nient’altro che l’apice della campagna razzista del regime nei confronti degli abitanti delle colonie.

Fu un apice tanto orrendo quanto predetto, perché la retorica del regime da anni aveva speso fiumi di parole nell’esaltare la “superiore purezza delle razza italiana”, esasperatamente messa a confronto con tutte le altre razze ritenute inferiori. L’atteggiamento del regime fascista nei confronti dei matrimoni misti – e soprattutto dei figli nati da questi matrimoni – si basava fondamentalmente su due elementi: l’assoluta necessità di una «politica demografica» che salvaguardasse la razza bianca da una parte, e il problema della denatalità dall’altra, secondo Mussolini una delle piaghe principali del paese. In un’escalation di misure sempre più restrittive e razziste nei confronti non solo dei figli di matrimoni misti, ma anche contro le popolazioni locali, si arrivò al decreto 880: gli italiani che si “macchiavano” della colpa di concubinaggio con una donna africana o, peggio ancora, di matrimonio rischiavano da 1 a 5 anni di reclusione, in quanto commettevano due delitti, uno biologico e uno morale. Il primo consisteva nell’accusa di «inquinare la razza», mentre per quello morale la colpa era di «elevare» l’indigena al proprio livello, perdendo così il prestigio che derivava dall’appartenenza alla «razza superiore».

Fu questo il decreto che aprì le porte alle leggi razziali prevalentemente contro gli ebrei, promulgate per la prima volta nel 1938: le stesse motivazioni pseudo scientifiche che vennero date per il decreto 880/37 vennero riutilizzate per motivare le leggi razziali emanate dal regime negli anni successivi.

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“Area per soli bianchi”

Quella delle leggi razziali, e della segregazione che ne consegue, diretta conseguenza,  è una storia nota e tristemente diffusa in tutto il mondo e nella storia: da quella, secolare, nei confronti degli Ebrei, costretti a riunirsi nei ghetti, a quella dei neri; dall‘apartheid in Sudafrica (durato formalmente fino al 1994) a quello negli Stati Uniti, abolito con le grandi rivolte per i diritti civili di fine anni Sessanta a forza di I have a dream e a ritmo di We shall overcome.

Eppure sarebbe un errore considerare queste leggi come un qualcosa del passato, perché queste in alcuni paesi sono ancora una realtà contemporanea e viva: basta guardare a paesi come Malesia, India, Mauritania o Yemen.

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Muro anti migranti lungo il confine dell’Ungheria

E anche adesso, nel 2017, nella democratica e moderna Europa si stanno affermando in diversi paesi partiti xenofobi che in maniera più o meno manifesta propugnano la non contaminazione con gli immigrati, i profughi, i disperati. In Ungheria Orbán, oltre al muro di filo spinato lungo il confine con la Serbia, adesso applica la detenzione sistematica di tutti i profughi che arrivano nel Paese, collocandoli in container lungo la frontiera con Croazia e Serbia. Al coro si uniscono anche Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca, in nome della difesa dell’ì’omogeneità culturale e religiosa della regione, riconquistata solo dopo il crollo dell’Unione Sovietica. A questo si sommano anche vari tentativi di revisionismo storico e rilettura di fatti conclamati, con Marine Le Pen che nega la collaborazione del Regime di Vichy nello sterminio degli Ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale e l’affermarsi in diversi paesi del nord Europa di partiti che fanno dell’omogeneità culturale e etnica il loro grido di battaglia.

Ecco, è questo il monito e l’attenzione che dobbiamo porre verso fatti che ci appaiono lontani: lo scoprire che il demone dell’intolleranza e dell’odio e i germi del suprematismo razziale sono ancora vivi e vegeti: il nostro impegno deve essere quello di prosciugare l’acqua di coltura nella quale questi germi di intolleranza rischiano di moltiplicarsi, e crescere.

Margherita Scalisi per MIfacciodiCultura

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80 anni dopo c’è invece il Decreto Minniti, approvato pochi giorni fa dal Partito Democratico, ecco cosa prevede.

tratto da Je so’ pazzo

razzismo-minnitiQualche giorno fa la Camera ha approvato il decreto: “Disposizioni urgenti per l’accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale, nonchè per il contrasto dell’immigrazione illegale” firmato Minniti-Orlando.

Il decreto è stato, dunque, convertito in legge. Come era già successo il 29 marzo al senato, il governo Gentiloni sceglie di sottrarsi al confronto democratico e chiede la fiducia alle Camere per accelerare i tempi ed impedire qualsiasi tentativo di modifica tramite emendamenti parlamentari. Questa operazione, che scivola su quel terreno di procedure e disegni autoritari che già denunciammo durante il referendum costituzionale, è avvenuta dopo che il Consiglio Nazionale dei Magistrati e l’Associazione Nazionale dei Magistrati avevano espresso un fermo ed allarmato dissenso proprio contro il decreto in questione…
Addirittura il Presidente della Cassazione aveva rincarato: «Pretendere la semplificazione e razionalizzazione delle procedure non può significare soppressione delle garanzie. In alcuni casi non c’è neppure il contraddittorio come si può pensare allora al ruolo di terzietà del giudice?».
Insomma non le voci dei soliti centri sociali o delle associazioni che operano con le comunità migranti, i richiedenti asilo, e così via…
Ma cosa prevede di così razzista la nuova legge Minniti-Orlando?


Il principio di uguaglianza formale viene messo in discussione!

Secondo la nuova normativa la comparsa del ricorrente, richiedente protezione internazionale, diventa solo eventuale nel processo di primo grado, un rito camerale senza udienza; mentre il secondo grado viene, letteralmente, abolito ed il giudizio di legittimità è, di nuovo, tendenzialmente camerale. Che significa praticamente? Che il migrante non avrà più modo di parlare, spiegare, essere ascoltato da un giudice o una commissione rispetto alla propria condizione di vita, alla propria storia, a ciò che ha subito, non avrà possibilità di contradditorio, etc. ma la decisione passerà attraverso l’esame di una sua video-intervista!
Una legge che entra in diretto contrasto con l‘articolo 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo, e con la Costituzione Italiana, in diversi punti!
L’udienza per il richiedente è così eliminata e il principio della pubblicità del giudizio non sarà più rispettato per una fascia di popolazione.


Tornano i centri di detenzione per migranti!

Sotto il nome di CPR (centri permanenti per il rimpatrio) vengono reintrodotti le strutture di detenzione per i cosiddetti “irregolari”. I centri passeranno dagli attuali 4 CIE a 20 CPR, uno per Regione!
A che sono serviti i CIE negli anni passati? Assolutamente a nulla, se non a trattenere decine di migliaia di persone in condizioni disumane, com’è stato ampiamente documentato dal lavoro di associazioni, comitati e movimenti di solidarietà che hanno effettuato visite, ispezioni e hanno raccolto testimonianze all’interno dei centri.
Farebbe ridere se non fosse una tragedia, ma i CIE non hanno mai, neppure lontanamente, assolto al compito per cui sono nati. Infatti, i rimpatri realmente effettuati sono stati al massimo di qualche decina! Un incredibile sperpero di fondi pubblici che potevano essere utilizzati per altri scopi sociali e che vengono così spesi per soddisfare il sadico capriccio di qualcuno, per rinsaldare quel legame (assolutamente privo di fondamenti altri!) tra “sicurezza interna” e “immigrazione”, per cui i migranti, pure se non compiono reati, finiscono dritti dritti in galera…
Il principio che li tiene aperti è davvero quello che sta alla base delle galere etniche, dei lager: il detenuto non è qualcuno che ha compiuto reati contro beni o persone, ma è tale in base al proprio status giuridico! Centinaia di volte, negli ultimi anni, nei CIE si sono moltiplicati casi di suicidio, autolesionismo e vere e proprie rivolte contro un sistema di detenzione violento e ingiusto…fino a che il buon Minniti in combutta con Orlando, decidono di aprirne uno per regione! Alla faccia della democrazia e dello stato di diritto!


La schiavitù reintrodotta per legge!

Proprio così, pensavamo di essercene liberati 400 anni, e invece no…Lo Stato Italiano, in grande spolvero, ripropone in Europa la schiavitù del lavoro “volontario” non salariato!
Tu rifugiato ospitato a casa nostra negli hotel 5 stelle – come vi abbiamo mostrato con il Controllo Popolare nei Cas, no? – devi dimostrare gratitudine e riconoscenza a chi sostiene guerre nei tuoi paesi, e chi ha saccheggiato e continua a saccheggiare con il made in italy di Eni, Benetton, Finmeccanica, Beretta, e via così…e devi essere tanto riconoscente, devi tanto sforzarti per farti accettare dalla comunità, come se chissà che crimini avessi da espiare e quali colpe da scontare, da prestare un servizio volontario, e cioè spendere il tuo lavoro, la tua forza, le tue braccia senza essere pagato. Tanto che hai da perdere tu? E invece quanto hanno da guadagnare pubblico e privati del terzo settore che potranno intascarsi fondi europei destinati a immigrazione e asilo (così è scritto nel decreto) invece di utilizzarli per retribuire chi dovrebbero?
La nostra non è un’analisi approfondita del decreto, solo un primo commento con le cose che da subito ci sono balzate all’occhio. Siamo preoccupati, non lo nascondiamo, perché intorno a questa storia echeggia un silenzio assordante. Le prese di parola, seppure provenienti da alcune istituzioni, rimangono pochissime. Così una vera e propria legge razziale passa, tutto sommato senza troppi problemi, promuovendo, diffondendo sul territorio, abituando il popolo a convivere con una forma occidentalizzata di un apartheid contro delle minoranze.
Istituire galere apposite e tribunali speciali in base al discriminante della cittadinanza è un’involuzione razziale della quale dobbiamo tutti e tutte prendere coscienza. L’accelerazione nella chiusura degli spazi di agibilità democratica è oggi un chiaro segnale di dove ci vuole portare chi governa oggi: il partito democratico verso la costruzione di un discorso sulla sicurezza come “bene comune” che in realtà diventa sempre di più l’alternativa destroide alla destra esistente. Minniti e Orlando oggi forse sono riusciti a superare Bossi, Fini, e anche Maroni…
A tutto questo non ci dobbiamo abituare! Nessun progetto per la trasformazione di questo paese può prescindere dal contrasto a questa legge razziale e alle pessime conseguenze che verranno…

NESSUN UOMO E’ ILLEGALE!

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