Aamps: la relazione del commissario per una crisi che pare infinita

La relazione del commissario si focalizza sul costo del lavoro e sul recupero crediti. Ma non risolve niente

Nel giorno del voto dei creditori sul piano Aamps per il concordato, pubblichiamo l’articolo di analisi della relazione del Commissario giudziale Serini, vale a dire quale sarà la linea che seguirà il Tribunale per far uscire Aamps dalla crisi. E non è tutto oro ciò che luccica, sempre che qualcosa luccichi. redazione. 21 dicembre 2016

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Aamps, crisi infinita

Non ci sono considerazioni sul costo dei servizi bancari e finanziari, liquidati solo con la mala gestione. La relazione prende in esame la massimizzazione dei profitti e considera l’interesse collettivo un costo. E Reti Ambiente rimane un nodo irrisolto

aamps-comuneLa relazione del commissario giudiziale Serini per il concordato preventivo Aamps consegnata al giudice Marinai e all’assemblea dei creditori contiene dei punti di analisi che devono esser fatti conoscere alla cittadinanza. Si tratta di punti che riguardano sia il futuro dell’azienda del trattamento dei rifiuti, servizio essenziale per la città e per l’economia locale, sia l’approccio che il tribunale di Livorno ha per questo genere di crisi. Perché si tratta di crisi che, come abbiamo visto negli ultimi anni, sono capaci di paralizzare la politica cittadina e le scelte collettive. Serini, commissario giudiziale per Aamps, ha un ruolo ben definito per legge: si deve coordinare col Cda Aamps (e viceversa) e, nell’ambito del suo mandato, ha preparato la relazione sullo stato e sul futuro dell’azienda, al giudice delegato e all’assemblea dei creditori. Il concordato vero e proprio, con la ristrutturazione aziendale e l’esecuzione dei pagamenti dei creditori, comincia con l’approvazione dell’assemblea degli stessi creditori che avverrà fra pochi giorni (salvo ulteriori rinvii). Comunque vada a finire l’assemblea, il testo chiarisce l’approccio del tribunale che, giocoforza, si impone per Aamps. Con una serie di lacune. Non ci riferiamo a quelle di procedura giuridica, non è questo il luogo per parlare di forma, ma di impostazione legata alla possibile gestione aziendale.

La relazione Serini. E’ comunque evidente, al commissario Serini, che la natura giuridica, ed economica, di Aamps non sfugge nella sua complessità (pg. 12 relazione). Sono che, fin dall’inizio della sua relazione punta l’indice sui “costi fissi” ovvero il personale (pg. 13) a suo avviso sufficiente per i periodi di punta e sovradimensionato per altri periodi. Il commissario (pg. 14) nel momento in cui parla di maggiore ruolo, per il futuro, del riciclo e del porta a porta non menziona un maggior uso per personale in queste fasi produttive. Si scaglia invece (pg. 17) contro il comune, non  quello di Livorno in particolare ma le amministrazioni comunali in generale, che in quanto incapaci di “massimizzare i profitti” per valorizzare troppo “l’interesse collettivo, dal punto di vista dell’efficacia del servizio” (pg. 18). Questo squilibrio è  nell’impostazione del dott. Serini così chiaro: troppi lavoratori intesi come costi fissi, leggi assunzioni a tempo indeterminato, troppa gestione inhouse che significa poca attenzione ai profitti e troppa all’interesse collettivo. E’ questo il filo conduttore che troviamo in tutta la relazione, compresi i passaggi delicati, e dedicati, a Reti Ambiente spa. Ed è anche ciò che ci interessa, vale a dire il futuro dell’azienda e dei lavoratori, piuttosto che alcune considerazioni sulle cause del dissesto Aamps, a volte oggetto solo di polemica, comunque analizzate da Serini sia sul punto che riguarda le minori entrate dalla Tia, nel periodo in cui Aamps gestì il servizio riscossione, che quella che viene chiamata “disordinata gestione monetaria della società” (pg. 23) risalente agli anni 2008-2013.

La malagestione. Per Serini il piano industriale futuro, quello concordatario, deve seguire i “principi della non immortalità dell’impresa” (pg. 31).  Evidente il messaggio: i “costi fissi”, il personale, e l’ “interesse collettivo”, quello che entra in contraddizione con la massimizzazione dei profitti, nonche è fornitori e le piccole aziende della filiera Aamps, devono adattarsi a questo schema pena l’estinzione dell’azienda madre. Non ci sono considerazioni sulla riduzione del costo dei servizi bancari e finanziari, imputabili a semplice malagestione e qui, come vedremo, il problema si farà grosso. Il commissario giudiziale passa poi a definire un piano industriale possibile, basato sull’analisi dell’osservazione del comportamento mensile dell’ azienda (pg. 39). Inoltre (si veda tabelle pg. 42-44) vengono definiti i criteri, basandosi su riferimenti di produttività nazionali e interni all’azienda, con i quali delineare il piano industriale Aamps. A pg. 46 troviamo poi, tra i fattori di peggioramento della performance aziendale, i “minori introiti da termovalorizzazione”, leggi minor uso inceneritore, ma non c’è un riferimento a quanto possa costar meno l’azienda con una gestione finanziaria ottimizzata. Infatti, Serini ha preparato uno schema sulla gestione della produttività prendendo ad esempio diversi esempi nazionali. Non ne presenta uno sui costi dei servizi finanziari, uno dei grandi problemi di Aamps, e su come, in altre regioni, si possa risparmiare su questo. Quello che fa sul lavoro, insomma, non lo fa sulle banche. E’ una lacuna seria di questa relazione. Non solo perché non chiarisce su alcuni problemi del passato, l’anatocismo o gli swap (denunciato nella scorsa consiliatura da Marco Cannito) ma perchè dà per scontato, per il futuro, che i servizi finanziari non incidano in modo significativo.

Pagheranno i lavoratori. In questo modo non solo non si sfronda la giungla delle banche livornesi, contribuendo ad una modernizzazione dei servizi finanziari della città, ma anche, giocoforza, si deve comprimere il salario per far posto sia allo sviluppo dell’azienda. Sappiamo che le banche si sono lamentate per il ruolo, non ritenuto all’altezza dell’investimento, loro assegnato nella platea dei creditori. Ma, guardando al futuro, se i servizi finanziari sono onerosi, sarà il salario a pagare i costi di questo onere. E infatti, a pg. 50, le misure individuate, per il futuro, da Serini sono di conseguenza: riduzione numero di dipendenti, contrazione massima possibile di salario accessorio, eliminazione della figura di direttore generale, contrazione del costo medio per dipendente, contrazione ricorso ad ore straordinarie (voce di salario accessorio sotto altra forma). Certo, un piano industriale che non sia innovativo, ottimizzandolo, sul piano finanziario rischia di scricchiolare in modo sinistro. Vista l’incidenza dei servizi bancari e finanziari nell’operatività di una partecipata. Per ora è previsto che i lavoratori paghino, quello sicuro. Ed è previsto un ruolo importante nel recupero crediti. Insomma, un tavolino a due gambe, in assenza di una terza (una analisi della ottimizzazione dei servizi bancari e finanziari di Aamps) che potrebbe contribuire alla stabilità. E, fin qui, siamo ai primi tre capitoli .

Il nodo irrisolto di Reti Ambiente. Segue poi la descrizione, nel capitolo 4 e 5, sia della fattibilità giuridica dell’operazione concordataria che il piano di rientro per i creditori. Con due stelle polari. La prima è che l’operazione concordato venga fatta tenendo, in ogni caso, conto della possibilie operatività di reti ambiente e del conferimento successivo di Aamps in reti ambiente (cap. 4). La seconda, (Conclusioni pg. 109-110) che la situazione è talmente complicata, anche nell’irrisolta vicenda Aamps-Reti Ambiente, da non doversi escludere in futuro “la revoca dell’ammissione dell’A.AM.P.S. S.p.A. al concordato e, in presenza di apposita istanza, il suo assoggettamento a fallimento”. Insomma, Aamps nella relazione del commissario giudiziale, è in una direzione incerta, in una crisi potenzialmente infinita. Anche perché al momento non c’è ne capacità, ne coraggio, ne interesse di impostare la nuova Aamps su un modello diverso, quello legato alla differenziazione dei rifiuti ed ai ricavi della filiera del riuso e del riciclo. Sul piano industriale ci siamo già espressi sia nelle sue parti positive che in quelle negative. La preoccupazione è che ci siano molti attori in gioco che sperano che fallisca sia il concordato che la raccolta porta a porta, in modo tale di finire automaticamente nelle mani di Reti Ambiente spa e far tornare Livorno alla sua vocazione storica: pattumiera e inceneritore della Toscana.

Articolo uscito sul cartaceo di Senza Soste n.121, attualmetne in distribuzione

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