“Accelerare la bonifica dei pozzi inquinati da trielina e far funzionare a pieno regime il progetto Aretusa”

la-vostra-voceGli abitanti di Cecina e delle località vicine fino a quando dovranno sopportare lo stupro del loro bellissimo territorio da parte sia di industrie multinazionali, sia di compiacenti amministratori pubblici?
Le prime, tramite il ricatto di un lavoro salariato ma molto rischioso sotto il profilo della salute dei lavoratori, i secondi, nascondendosi nelle spirali del menefreghismo politico, se non di sottaciute collusioni, continuano a farsi beffe di condanne e patteggiamenti, di grida di allarme e di appelli di aiuto delle associazioni dei cittadini, di impegni presi e di tentativi di bonifica.
Prendiamo ad esempio l’impegno, assunto dalla società Solvay, di utilizzare per i propri processi produttivi, l’acqua dolce proveniente da Aretusa, consorzio nato, nel lontano 2001, da un protocollo di intesa fra la Provincia di Livorno, il Comune di Cecina, ASA, la società chimica Solvay e la Termomeccanica Ecologica società costruttrice. L’impianto Aretusa ha come scopo il trattamento delle acque provenienti dai depuratori civili di Cecina e Rosignano, per il loro riutilizzo industriale. L’industria Solvay preleva grandi quantità di acqua dolce usati nella sua sodiera, nell’elettrolisi e nel suo impianto (il più grande al mondo) per la produzione di acqua ossigenata, dal bacino del fiume Cecina, utilizzando, a bassissimo costo, i pozzi della falda Gorili-Steccaia che rappresentano i pozzi della falda idrica più pulita di tutta la zona cecinese, pozzi che appunto dovrebbero essere riservati soltanto alla popolazione.
La società Solvay usa anche l’acqua trattata nell’impianto Aretusa, per un totale di 3 milioni di metri cubi all’anno, ma Aretusa può fornire acqua per uso industriale, fino a 4 milioni di metri cubi all’anno. Perché l’industria di Rosignano non usa tutta l’acqua disponibile proveniente da Aretusa, preferendo prelevare dai nostri pozzi che dovrebbero essere di esclusivo uso da parte della popolazione?
Forse perché il gruppo Solvay Italia, con un fatturato annuo di più di 1 miliardo e mezzo di euro, paga l’acqua dei nostri migliori pozzi solo 0,01 euro/metro cubo, mentre i semplici cittadini pagano la loro acqua, non altrettanto pura, 3-8 euro/metro cubo. La società Solvay paga invece un canone superiore per l’acqua proveniente dall’impianto Aretusa la cui costruzione è tuttavia costata 9 milioni di euro, finanziati per il 60% da fondi pubblici. Eppure i fortissimi e continui prelievi industriali lungo il fiume
Cecina, concentrano nella poca acqua rimasta tutti gli inquinanti in concentrazioni molto alte. E gli inquinanti della nostra acqua sono tanti: la falda idrica costiera tra Vada e Castagneto Carducci è contaminata da nitrati, cromo esavalente, boro, cloro, mercurio, arsenico, organo-clorurati (ad es. trielina). A proposito di trielina, sono diversi i pozzi, a Cecina, inquinati da tetracloroetilene e tricloroetilene già dal 1987, 30 anni fa! Lo scandalo scoppiò solo nel 2004 ma la bonifica non è ancora partita.
Il Comitato per la Sanità Pubblica di Cecina chiede fermamente che le amministrazioni coinvolte si attivino per accelerare la bonifica da trielina e si attivino affinché l’industria Solvay smetta di prelevare l’acqua dai pozzi non inquinati, perché la popolazione se ne riappropri. Che cosa ha fatto finora il governatore della Toscana, Rossi, presidente di Regione da 2 mandati e assessore alla Sanità della Toscana per altri 2 mandati? Che cosa sta facendo il sindaco Lippi?

Il progetto che vede il fiume Cecina come bacino pilota per la sperimentazione della direttiva europea 2000/60/CE ha rivelato che la Val di Cecina ha enormi problemi ambientali fortemente interconnessi. I problemi vanno dalle massicce estrazioni di salgemma, ad opera sempre della società Solvay, alla geotermia; ed ancora, vanno dalla presenza di discariche di rifiuti tossici, come quella di Bulera che tutt’oggi accoglie rifiuti contenenti amianto, a distanza di 20 anni dalla delibera che ne prevedeva la chiusura in sicurezza, discarica che è stata realizzata su terreni che non garantiscono la tenuta impermeabile del fondo, con conseguente contaminazione del suolo vicino e di affluenti del Cecina da parte di percolati avvelenati, fino ad arrivare alla presenza di industrie altamente inquinanti come la Società Chimica Larderello responsabile di sversamenti di mercurio nel sito Canova e nel botro S.Marta, altro affluente del Cecina. Perché queste industrie, responsabili dello scempio del nostro territorio e delle morti per tumore e per altre terribili malattie degenerative che, in percentuale superiore al resto della Toscana e dell’Italia, si verificano nella nostra zona, non pagano per quello che hanno fatto?

Comitato per la Sanità Pubblica di Cecina
25 febbraio 2017
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