Alla ricerca dell’autorecupero

La priorità rimane un piano di investimenti in edilizia pubblica, ma l’autorecupero può aiutare nell’immediato. Da Firenze a Barcellona passando per Pontedera i Comuni stessi cercano di sperimentare la pratica dell’autorecupero

L’emergenza casa sta diventando uno dei temi principali nell’agenda politica. E servono soluzioni praticabili a breve

Autorecupero, una parola che ormai da un paio d’anni sta girando sul web, nei consigli comunali, nei dibattiti e nelle dichiarazioni dei rappresentanti politici come una soluzione praticabile per fermare l’emorragia degli sfratti e dell’emergenza abitativa. Sia chiaro, stiamo parlando di fermare l’emorragia perché per risolvere il problema andrebbe prima di tutto fatta una grande opera di investimento pubblico nelle “case popolari” e togliere un bene necessario e insostituibile dall’economia di mercato e riportarlo su un binario di rigida legislazione.

Affitto concordato. In passato sono stati provati i sistemi basati sull’affitto concordato, vale a dire basati sull’intermediazione del pubblico (Casalp a Livorno) che attraverso incentivi (meno tasse) e garanzie (un fondo di garanzia regionale in caso di danni o mancati pagamenti) cercava di stimolare i proprietari privati ad affittare a canoni più bassi. Lo strumento non ha avuto effetti di massa sia perché i grandi proprietari spesso preferiscono tenere le case sfitte per mantenere “alto” il mercato, sia perché comunque gli affitti rimanevano troppo alti (circa il 70% di quello di mercato) per quella fascia di persone che con un reddito precario o troppo basso non potevano permettersi nemmeno quel tipo di sistemazione. Quindi stiamo parlando di un sistema che può andar bene per una fascia di affittuari medio bassa che però ha un reddito medio e continuo ma che non risolve il problema di migliaia di persone che perso il lavoro rischiano di perdere la casa e che hanno davanti a sé il rischio del reddito zero o comunque di un futuro di precarietà e salario intermittente.

Autorecupero. Nell’ultimo periodo è stato detto e scritto tanto su questo sistema nella nostra città. C’è un dossier di 19 pagine preparato da Buongiorno Livorno nel luglio 2016 dove si analizza le esperienze di altre città sul tema dell’autorecupero di immobili pubblici inutilizzati o di alloggi ERP (case popolari) vuote per poi fare una proposta sulla circoscrizione 3 di via Corsica e sulla Torre della Cigna. Lo scorso febbraio invece è stata la volta del Movimento 5 Stelle che ha fatto tappa a Livorno per un tour nazionale per la proposta di legge presentata al senato sull’autorecupero. Una proposta che prevede un fondo nazionale di 400 milioni di euro per i lavori di ristrutturazione di immobili abbandonati da dare però ai cittadini dentro un percorso formale con il Comune in cui loro stessi sono protagonisti del recupero. Ma fra i fautori dell’autorecupero c’è addirittura il Pd. Basta andare sul sito regionale del partito per trovare, già nel gennaio 2016, la soddisfazione del consigliere Gazzetti per i fondi regionali che andavano a finanziare questa sperimentazione. Infatti nel pacchetto di 1,5 milioni per Livorno oltre ai soldi per finire l’intervento nella ex caserma Lamarmora con nuove case, c’era anche una tranche per sperimentare l’autorecupero a Collesalvetti. Insomma, pare che su questa linea ci sia una convergenza anche se sappiamo che una cosa è pronunciare una parola o fare propaganda, una cosa poi è andare nel dettaglio e vedere requisiti, garanzie, modalità. Rimane il fatto che se questo autorecupero è considerato un possibile calmieratore della tragedia del diritto all’abitare, bisogna iniziare a sperimentare e vedere concretamente se può avere impatto o meno.

Le altre esperienze. Come detto, dire autorecupero è limitativo. E’ una pratica che si può applicare con diverse modalità ma soprattutto su differenti tipi di situazioni: patrimonio pubblico abbandonato, case popolari (ERP) vuote e che necessitano lavori per la riassegnazione ed addirittura su proprietà private (il DDL del M5S prevedeva un capitolo anche per quello). Facciamo qualche esempio.

Pontedera. A partire dal 2016, il Comune di Pontedera ha sperimentato un sistema per cui, attraverso un bando rivolto a famiglie a basso reddito, assegna la casa popolare a chi la ristruttura. Stiamo parlando quindi di Edilizia Residenziale Pubblica (case popolari) non utilizzata o assegnata. Il sistema offrirebbe la possibilità a chi è nelle graduatorie dei bandi ERP di fare lavori di ristrutturazione delle case non assegnate perchè non agibili (necessitano interventi) ma le cui spese non possono essere sostenute dall’ente gestore. L’inquilino dovrebbe anticipare la somma utile per la manutenzione (fino a un massimo di 5000 euro nel caso di Pontedera) Naturalmente dall’affitto mensile verrebbe poi scalato l’ammontare delle spese fatturate e anticipate.

Firenze. Nel 2016, il Movimento di Lotta per la Casa fiorentino di fronte all’ennesima procedura di sfratto aveva lanciato un proposta di auto recupero di una vecchia fabbrica chiusa da ani in via del Luccio nella zona di Peretola. Stiamo dunque parlando di immobile industriale privato occupato. Il Movimento propose la realizzazione di 12 alloggi per riqualificare la struttura e consentire, con una apposita convenzione, la permanenza degli attuali occupanti. Il progetto fu depositato presso la sede fiorentina di Confedilizia. Ma cosa ci guadagna in questo caso il pubblico ed il privato? Secondo chi ha fatto la proposta porta solo vantaggi. In primo luogo risolve la questione dell’occupazione abusiva, dà risposta all’emergenza abitativa e fa risparmiare all’amministrazione comunale i costi dello sgombero e della conseguente attivazione dei percorsi sociali. Infine ci sarebbe anche un aumento sostanziale del valore dell’immobile (circa del doppio) grazie alla ristrutturazione e il cambio di destinazione di uso da industriale ad abitativo. Sempre a Firenze, nel quartiere Isolotto, è invece in atto la sperimentazione di un’esperienza di autorecupero e cohousing. Stiamo parlando di un bando regionale del 2012 che prevedeva il finanziamento per la ristrutturazione di beni pubblici abbandonati, in questo caso di proprietà del Comune di Firenze. Un gruppo di cittadini cura la ristrutturazione in cambio di una concessione trentennale a canone zero. Naturalmente l’immobile, una casa colonica dell’800 rimarrà proprietà del Comune portando anche un vantaggio ulteriore per la collettività. Il finanziamento ammonta a 40mila euro per appartamento, di cui 35mila investiti nella ristrutturazione e 5mila nella formazione in cantiere dei futuri inquilini. Innovativa la parte sul cohousing: gli appartamenti saranno abitati da una dozzina di persone ma l’ottavo appartamento, il più ampio, ospiterà una cucina collettiva, soggiorno e sala musica nel seminterrato. Sarà condiviso dai coinquilini ma anche messo a disposizione per iniziative esterne.

Barcellona. Dal giugno 2015 è sindaca della città Ada Colau, appoggiata da Podemos e dalla sinistra barcellonese, con una storia di occupazioni e lotte per il diritto all’abitare. Buongiorno Livorno negli ultimi mesi sta portando avanti un confronto proprio con l’esperienza barcellonese riguardo al tema del neomunicipalismo. A Barcellona però c’erano molte aspettative sul tema casa per la neosindaca. Visto il poco spazio per un articolo prendiamo solo un paio di esempi. Il primo riguarda l’acquisto da parte dell’amministrazione comunale di una palazzina intera poco più di 2 milioni di euro, per evitarne la vendita a un fondo d’investimento. La Giunta comunale ha fatto valere del proprio diritto di prelazione per evitare che i residenti dell’immobile, che pagavano da anni regolare affitto ai privati, fossero gettati in mezzo alla strada. Ma nella città di Barcellona esiste anche una Bolsa de vivienda de alquiler, vale a dire un’agenzia pubblica di intermediazione (tipo Casalp) che cerca di facilitare l’autorecupero anche degli appartamenti privati che necessitano ristrutturazione, facendo da garante fra inquilino e proprietario sul processo di autorecupero e successivo contratto di acquisto. Il tutto per riuscire a mettere sul mercato a prezzi dignitosi anche quella parte di patrimonio privato sfitto che comunque contribuisce a tenere alti i prezzi. Infatti il fenomeno AirBnB a Barcellona ha reso molto difficile di trovare case in affitto per residenti, motivo per cui la sindaca Colau ha dovuto mettere mano anche ai rapporti con la grande e ricca piattaforma web. Fatto che approfondiremo.

Abbiamo costruito questo articolo soprattutto per mostrare come in assenza di un piano nazionale di investimenti pubblici, che rimane prioritario per risolvere il problema dell’emergenza abitativa, ci possono essere pratiche innovative a livello territoriale che possono migliorare la situazione. Naturalmente ogni pratica dovrebbe essere studiata e approfondita sia nelle modalità che nell’efficacia, noi abbiamo cercato di fare un affresco. Per gli approfondimenti ci sono dibattiti, dossier, letture, articoli che si possono anche trovare in rete.

Articolo tratto dall’edizione cartacea di Senza Soste n.128 (settembre-ottobre 2017)

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