Alp chiede pignoramento beni portuali. Effetto domino?

Seconda puntata sulla crisi della Compagnia Portuali livornese

Come sappiamo da sempre a Livorno ci sono due mondi. Il mondo ufficiale, ingessato, apparentemente concertativo e veramente sonnolento. Poi c’è quello reale dove accadono velocemente problemi, drammi e si aprono scenari ulteriormente spiacevoli. Al primo fa riferimento la stragrande maggioranza delle persone che si occupa di politica. Il secondo, che si svolge sostanzialmente in silenzio, è affare di chi si proclama addetto ai lavori. Il problema è che è nel secondo mondo, quello reale, che avvengo i cambiamenti. L’altro, quello legato al riti e cerimonie politiche, per ora riesce solo ad adeguarsi a cambiamenti che non governa e nemmeno capisce.

Veniamo ai fatti. E’ notizia di pochi giorni fa, che Alp, l’agenzia per il lavoro temporaneo del nostro scalo, ha chiesto, con atto depositato presso la sede competente, il pignoramento presso terzi dei crediti della Cilp pari a circa 400.000 euro. L’atto non viene a ciel sereno ma arriva dopo settimane, se non mesi di richieste della Alp a Cilp per il pagamento di servizi offerti dall’Agenzia alla Compagnia. Ma, come abbiamo scritto pochi giorni fa, la Compagnia è in gravi difficoltà economiche e finanziarie e si è detta non in grado di far fronte, in tempi brevi, al pagamento di queste spettanze.

Il problema è che Alp -che a quanto ci risulta ha aiutato finanziariamente i portuali a pagare stipendi- avendo degli obblighi, legali e statutari, non può che chiedere in tempi certi il pagamento dei servizi offerti. Di qui si è arrivati alla richiesta di pignoramento. Ora gli scenari che si aprono con questa richiesta, se questa non fosse onorata con il pagamento delle spettanze, vanno ben oltre il rapporto tra aziende e riguardano l’economia portuale e la città. Il domino che si apre di fronte a questi scenari non è di poco conto, in quanto oltre al mancato incasso di crediti, potrebbero sorgere problemi ben maggiori con gli istituti bancari presso i quali la Compagnia si appoggia. senza contare cosa potrebbe accadere ai pochi beni rimasti della compagnia. Sostanzialmente, il palazzo del portuale e il Faldo, il centro della logistica auto livornese. In breve, in mancanza di accordo tra le parti si apre una stagione in cui materialmente tutto della Compagnia può essere messo in discussione.

Il problema non è certo da poco e riguarda il futuro della qualità del lavoro del porto livornese. Non solo perché i posti di lavoro, alla fine di un possibile domino economico-societario a seguito del pignoramento, sono a rischio. Ma perchè la debolezza, ormai permanente, di compagnie -un tempo cardine e strategiche- come  la Cilp non promette affatto bene sul futuro della condizioni salariali e contrattuali a Livorno. Insomma, non solo un problema di fatture da pagare, non solo un problema di assetti societari a rischio e non solo un problema sul futuro di posti di lavoro, o di Tfr ancora da riscuotere, alla Cilp. Se l’effetto domino, dopo la richiesta di pignoramento, parte e si ingrossa molto può accadere nel porto. Intanto aspettiamo gli esiti delle trattative, sui nuovi assetti di Cilp, tra Neri-Negri e attuale consiglio. Mentre la politica ufficiale pensa ad altro, ci mancherebbe, la principale e storica risorsa di Livorno, il porto, attraversa un nuovo periodo difficile.

redazione, 24 febbraio 2018

Prima puntata

Portuali livornesi vicini ai titoli di coda?

 

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