Abbiamo intervistato Lenny dopo la perdita del titolo italiano e la cocente delusione per il match e il verdetto. E' passata quasi una settimana e la delusione sembra già sbollita e la carica quella di sempre. Insomma, un intervista che non lascia ambiguità e come sempre analizza in modo schietto la situazione.
1. Una sconfitta che probabilmente non hai ancora digerito. A distanza di qualche giorno hai qualche rammarico oltre a quello della contestata decisione dei giudici?
SI, uno solo, non aver fatto di tutto perchè questo match fosse realizzato a Livorno, mi sarebbe davvero piaciuto, lo stesso match, gli stessi fatti...
Detto ciò voglio precisare che mi riferisco ad alcuni fattori specifici e non alla legittimità del mio avversario, che ha fatto il suo, e merita l'onore e il valore mostrato sul campo.
2. In ogni caso i tuoi incontri non sono mai "usuali". Anche questa volta grande cornice di pubblico e anche qualche tensione. Cosa pensi della cornice a questo incontro?
Penso che se abitassimo in un mondo intelligente apprezzerebbero questo bellissimo spettacolo nello spettacolo, invece, come da classico in un paese di vecchi struzzi e in un ambiente di clausura come la boxe, quasi quasi il rumore e l'attenzione della gente disturba. Ovvio, quando siamo nella "fossa", per capirsi, questo sentimento non si fa vedere, ma fuori è diverso. E pensare poi, che come si è comportato il nostro pubblico non è nemmeno da mettere a paragone, anche a livello di accoglienza organizzativa, con tanti altri posti.
E poi c'è sempre le solite storie di sottofondo, la fobia dell'inno e via dicendo. Comunque io sono orgoglioso di fare parte di questa gente, di costituire razza a parte, non solo livornesi, a quel match c'erano compagni ed amici provenienti da ogni parte, Roma, Firenze addirittura dal Belgio. Forse significa che ancora nel mondo ci sono teste che riescono a tenere un filo conduttore fondamentale, che prescinde dall'ordine individualista imposto dall'alto e dagli stereotipi vendibili. Vedi le foto? sembrano quelle di un tempo, di tifo rigoglioso, passione e amore, perchè si va a sostenere chi riteniamo dia tutto per la nostra bandiera, in parte noi stessi: partecipazione, condivisone.
Ma quanti possono capire? Quanti possono andare oltre i loro limiti, che si infrangono su un simbolo, un tatuaggio, una provenienza, e che affiorano in tutto il suo splendore anche in un commento, un giudizio, un articolo o una telecronaca? In poche parole: si fottano tutti, io sono orgoglioso di rappresentare qualcuno e qualcosa in un mondo di manichini, meglio pagare per questo che essere acclamati per l'innocua e sterile personalità.
3. Hai perso il titolo italiano ma hai dimostrato di essere sempre al top. Cosa farai ora? Quali sono i tuoi obiettivi?
Devo prima di tutto metabolizzare bene quello che è successo, riflettere sui miei errori e poi lascerò guidarmi dalla mia volontà. Sia chiaro, anche fosse stata una sconfitta schiacciante, non potrebbe essere un risultato in se il motivo di fermarsi. La boxe non è un film di Rocky, dove uno finisce perchè perde il suo primo incontro, in una carriera di sconfitte se ne trovano, il sottoscritto può anche ritenersi soddisfatto e fortunato se vogliamo, sul ring si monta in due, spesso uno ride e l'altro piange, certo sarebbe bene piangere solo quando proprio te lo meriti, ma anche questo fa parte dello sport e della vita.
Devo tuttavia sistemare alcune cose, perchè quando decido di intraprendere una strada lo faccio per bene, non lasciando nulla al caso. Ho fatto due anni di fuoco, un record nazionale: 12 incontri dal 2008 e non di rodaggio con perdenti di mestiere, tante battaglie e 3 titoli in 6 mesi, a conti fatti sono 32 riprese, mica pasta e fagioli (detto livornese).
Ecco, la prima cosa che mi viene da pensare e che mi sono costruito un seguito, tutta la gente che mi dice "avanti Lenny", in questo momento poi, mi fa venire voglia di montare sul ring domani e fare altre dieci riprese di guerra. Non perchè mi senta venerato, ma perchè in loro, quando me ne parlano, vedo ancora scorrere le sensazioni che ho provato in quei bei momenti, che nulla al mondo può eguagliare. Comunque ora vedo di guardare dentro di me quale risposta trovo, sono un ragazzino, tra poco faccio 33 anni.
4. Noi si viene da una storia che c'ha sempre esaltato nell'andare contro il "palazzo" anche perchè in questo paese i palazzi seguono più dinamiche feudali che altro. Il problema è quando uno si inizia a sentire nauseato dal "palazzo". Come lo vivi il rapporto col potere della boxe specialmente dopo il caso Nicchi e altri piccoli episodi che hanno colpito te e la tua società sportiva?
E' difficile parlare di questo, perchè come avviene di consuetudine nei rapporti con burocrazie e istituzioni "democratiche" gli attacchi non sono mai frontali, diretti, bensì velati, e quando provi a chiedere spiegazione ti trovi davanti delle facce che si fingono sorprese e ti fanno passare da psicopatico, visionario e in preda alle manie di persecuzione.
Quindi sei diviso, tra la voglia di continuare a testa bassa a combattere nelle linee, sperando che le cose cambiano, e fare ai maledetti "palazzi" quello che è stato fatto alle torri gemelle.
Se non altro se la tua scuola di vita ti ha insegnato che il capo non si china di fronte a nessuna ingiustizia. Io da quando mi sono gettato in questa avventura ho scelto di costruire per me, ma più che altro per la società e per i ragazzi, una strada che avesse riconoscimento nei termini usuali, anche incassando qualche smorfia di troppo, nella speranza che con i fatti divenisse un motivo in più per rispettarci. Al momento proprio verso di loro sento l'obbligo più grande, dare risposte che fruttino al lavoro intrapreso fino ad oggi con un gruppo di atleti, ma prima di tutto ragazzi, splendidi.
Personalmente?Usare la mia esperienza nell'idea di uno sport popolare, accessibile, vissuto e non usato come mezzo per... Qualcosa di serio in un mondo che gira "dall'altra parte".
Sento e vedo che questa idea sta prendendo forma in molte realtà, dal basso, perchè è una risposta concreta, non come quelle di facciata che danno i politici in cerca di fama e voti.
Ovviamente poi, come sul ring, se una strategia non da frutti a lungo ti trovi obbligato a cambiare, ma non a mollare l'osso.
Per Senza Soste, Franco Marino
15 luglio 2010