Tutto è riniziato 4 anni fa. Il tuo desiderio era aprire una palestra e farne un luogo sociale, a prezzi accessibili e dedicato alla "strada". Nel frattempo hai vinto anche un titolo. Te lo saresti mai aspettato?
Dire che me lo sarei aspettato sarebbe un'eresia. Penso che il mio merito sia stato puntare lontano, non privarmi di traguardi allora improponibili ma nello stesso tempo guardare sempre al passo successivo, al match che doveva arrivare.
Gli eventi negativi, come la rottura di una cartilagine al polso o i vari sgambetti ricevuti, mi hanno inorgoglito e strinto intorno a quelli che invece mi dicevano "ci credo". Perchè questa è una rivincita non solo mia, e si percepisce da quello che si respira quando combatto. Ho ingoiato tutto con foga e continuo a farlo, da quando ho capito che le negatività vanno incamerate e trasformate in rabbia da buttare fuori al momento giusto. Per ora è sempre stato tutto, o quasi, positivo, ma bisogna essere bravi anche se le cose vanno male. E’ una cosa che ripeto spesso ai miei ragazzi.
Qualcuno pensava che una serie di fattori ti avrebbero potuto danneggiare: il rientro ad età avanzata, la tua storia in curva, i tatuaggi, la nomea giovanile di pugile indisciplinato.
Da un certo punto di vista è logico che alcuni fattori abbiano causato dello scetticismo, è umano. Dall'altro lato però penso che c'è stata una grossa carenza nel dare credito ai miei sacrifici ed ai miei progetti. Io poi ho rifiutato il ruolo del redento e quindi spesso lo scetticismo nei miei confronti continua anche ora. Non è facile in questo mondo costruire qualcosa che non sia omologato. I giudizi sul personaggio o sui tatuaggi invece (sulla Rai si è sentito dire "quei due attrezzi da lavoro tatuati sul petto dal riferimento politico esplicito" ndr) sono la parte minore e alla fine lasciano il tempo che trovano. In questo paese avere un identità e delle idee è ritenuto più inopportuno che non averle affatto.
Intanto però le polemiche sull'inno nell'incontro per il titolo sono state eclatanti ed esagerate.
Come avete già fatto notare sul sito la cosa è davvero assurda, cioè che l'articolo comparso su il Tirreno in cronaca parlasse di una fantomatica diretta Rai in cui il commentatore aveva espresso cattivi giudizi sulla città per l'accaduto. Al di là delle opinioni però ho trovato incredibile scoprire che oltre a non essere mai andata in onda la diretta, in differita non si è neanche parlato dell'episodio. Questo mi ha fatto dubitare, tanto più perchè il suddetto giornale non si era occupato dell'evento ed è stato l'unico media locale che ha addirittura disertato la conferenza stampa.
Hai dovuto fare anche un comunicato che però è uscito su Il Tirreno un po' "storpiato", con un titolo ("La politica deve rimanere fuori dalla boxe") che non c'entrava niente con ciò che volevi dire.
Quando ho ricevuto la telefonata dal mio procuratore, che si è ritrovato in questioni impensabili per la boxe, ho scelto, solo per lui, di prendere posizione portando di persona una lettera in cui, evitando l'inutilità delle condanne e dei giudizi ipocriti, analizzavo ciò che era successo. Ho dichiarato di non voler giudicare nessuno e che per me c'è stata solo una confusione dovuta all'enfasi dell'evento molto sentito, e invitavo la gente a fare un distinguo doveroso fra la boxe, sport che sopravvive a stento e dove gli inni hanno un valore solo formale e quello che è invece il meccanismo mediatico e politico che gira intorno al calcio. Ho concluso poi dicendo che tutti erano lì per sostenermi e quindi una volta spiegata la possibilità di danneggiare me e l'organizzazione sapevo che per il futuro tutti avrebbero sicuramente compreso. Non volevo assolutamente entrare nel dibattito su sport e politica, anche perché non posso certo intimare al pubblico di non fare quello che dirigenti e i politici fanno da sempre. Il titolo a quella lettera però non l'ho messo io e per molti ha avuto l'effetto contrario di ciò che intendevo dire. E anche la premessa, non mia, dava l'impressione che io volessi giudicare il "bandiera rossa" e non il contesto generale.
Il tuo manger, Cavallari, ha dichiarato subito dopo il match che farai il titolo italiano vacante contro l'aretino Nicchi. E' vero?
Sono stato designato sfidante ufficiale al titolo italiano contro Nicchi, un pugile giovane, forte e con molte aspettative che ha già un titolo intercontinentale WBF conquistato pochi mesi fa. Un'altra avventura in salita che mi inorgoglisce. So che si farà entro i primi di marzo, io spero si faccia qui, ma in ogni caso sono certo che anche se fosse Arezzo non sarei solo. Il titolo IBO ha avuto per me il sapore di Treviso, cioè dell'agognata vittoria che in qualche modo era sempre saltata o rimandata. Ora speriamo che arrivi anche Piacenza. Sono pronto a vivere questa grande avventura, ho fiducia in me e soprattutto in chi mi sa mettere in condizione fisica e mentale eccellente, Massimo Rizzoli, Fabrizio Trinca, mio padre, Veronica e tutto il resto del mio team.
La boxe è uno sport "povero" e l'arte dell'arrangiarsi è un dogma. Te in questa tua avventura hai sempre avuto al tuo fianco un pubblico passionale e una serie di amici che ti hanno dato una mano. Patrimonio che altri pugili non hanno anche se hanno più sponsor e più aiuti dalle istituzioni.
Vivere con questo sport anche da professionisti è l'arte di arrangiarsi, servono sponsor che ti garantiscono un minimo salariale o aiuti concreti dalle istituzioni. E' una precarietà, ma essere precari nei propri sogni è gia una fortuna oggi. Io ho della gente splendida intorno, senza la quale non ce la farei ad organizzare e combattere con lo stesso spirito. Vorrei sfruttare questo mio momento positivo per sviluppare ancora meglio qualcosa che funga da strumento sociale e non imprenditoriale. Spero alla fine che qualcosa piova dal cielo.
La goia più grande quando alzavo la cintura, era respirare una gioia collettiva vera, che non sapeva di ammirazione ma di condivisione di un’emozione. Per questo ringrazio tutti, è il regalo più splendido sentirsi dire "ci rappresenti" e "abbiamo vinto". Come ho detto sul ring a fine incontro: “Questa, con tutti gli eccessi, è la gente più bella del mondo". Con voi ovunque, anche all'inferno.
Franco Marino
tratto da Senza Soste n.45 (gennaio 2010)
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