Al contrario di quello che si poteva preventivare, se non altro considerando la diffusa abitudine nel mondo del pugilato di effettuare rientri, se non match “normali”, assai scontati ed affidati ai tanti "routiner" troppo morbidi, quello di domenica 13 maggio avvenuto nella ridente Guastalla non è stato per niente banale. Specialmente dopo sei mesi di pausa e quando si proviene da una sconfitta mal digerita, come quella di ottobre contro il francese Hamilcaro.

La bella manifestazione, posta nel locale sul Lido Po, patria del manager emiliano Cavallari, proprio per l’occasione del rientro di Lenny Bottai, lo ha visto opposto ad un pugile, l’ungherese Norbert Szekeres, che ha dimostrato tutto il suo valore agonistico e il rifiuto per il ruolo di comparsa.
Szekeres infatti, accompagnato all'angolo dalla medaglia di Barcellona Beres, ha una bella struttura fisica, appare allenato ed è tecnicamente decente, non si tira indietro e nel suo record in bilancio (11+ 12- 3=) ha portato ai punti impegnando nella categoria pugili di rilievo nazionale come Nicchi e Conti, mentre quando ha pagato col Ko, si è avventurato in giro per l’Europa con elementi di spicco in due o tre categorie di peso superiore, vedi contro Di luisa.
Terminato il discreto antipasto dilettantistico, verso le 18:00 di un pomeriggio in cui le condizione meteorologiche hanno fatto la grazia all’organizzazione, sono montati sul ring i due professionisti tra gli applausi e i cori dei tanti presenti.
Da subito e balzato agli occhi e alle orecchie la presenza di tifosi al seguito della nostra “mangusta”, il primo gruppo arrivato da Livorno e partito dalla Fortitude, il secondo, con tanto di striscione (fantastico!) addirittura da Roma e composto prevalentemente dai fratelli della Palestra Popolare Verbano del Tufello. Una particolarità, che ancora una volta sottolinea come l’idea di sport di Lenny e della Fortitude riesca ad unire e smuovere, non solo a Livorno, ma anche a centinaia di Km. Un messaggio che meriterebbe molta attenzione, soprattutto oggi che certi valori sono persi e la partecipazione è spesso ridotta all’osso o peggio camuffata in forma di business.

Sin dai primi scambi a centro ring, si comprende che non sarà il classico collaudo. Lenny affida ad un diretto sinistro pungente e incisivo la condotta del match, il magiaro, beccato dal tempismo, tenta spesso di incrociare con un veloce e potente gancio destro ma deve fare i conti con un Lenny molto mobile ed attento, che riesce a sottrarsi e rientrare bene.
E’ infatti una versione della Mangusta molto mobile, attenta e intelligente a balzare subito agli occhi, non si abbandona alla consueta battaglia e cerca di curare aspetti tattici, mostrando una buona velocità e mobilità. L’aspetto tattico è forse prodotto di una evoluzione ma anche di alcuni problemi susseguitisi nella preparazione alla spalla destra.
Col passare dei round le azioni si intensificano, nella terza e quarta ripresa Lenny accorcia e si concede a qualche scambio, Szekeres non si tira indietro, piazza dei buoni montanti dalla corta ma dimostra di digerire poco alcuni duri fendenti al corpo. Poi uno scontro fortuito tra le testa ferisce Lenny all’arcata sinistra, Szekers, molto corretto, si scusa senza nemmeno che avvenga l’interruzione arbitrale ed il match prosegue. Al gong, Cavallari si precipita all’angolo per bloccare il sanguinamento di una ferita comunque non pericolosa.

Nella quinta c’è ancora spazio per qualche scambio deciso, ma il volto del magiaro appare provato e segnato dai colpi d’incontro, poi, forse in virtù di ragioni tecniche e fisiche, Lenny torna ad allungare la distanza e lavorare, anche da mancino, con la mano sinistra.
Nella ripresa finale l’ungherese appare stanco e sanguinante ma non si abbandona mai a scorrettezze o perdite di tempo, Lenny piazza un buon diretto al corpo e Szekers si chiude in una lunga pausa che lascia spazio ad altri due o tre colpi decisi, poi, molto probabilmente nel rispetto della condotta pulita, di un avversario corretto salitosul ring per combattere e non per prendere la borsa, Lenny fa un segno di rispetto e tira a finire il match. Al suono della campana l’ungherese si precipita ad abbracciare e ringraziare l’onesto rivale dopo un match combattuto che ha lasciato segni sul volto di entrambi.
Un atteggiamento di certo non da poco, che indica una maturità tattica ed etica, di un pugile concentrato sugli obiettivi tecnici prima ancora che sul protagonismo personale, un test che si è rivelato valido ed ha segnato il ritorno della nostra Mangusta, per il quale lo stesso Cavallari si è mostrato soddisfatto in vista di impegni futuri, speriamo importanti.

A fine match, il rituale abbraccio del “campione del popolo” con quanti accorsi a Guastalla, tra un boccale di birra e un abbraccio, il ringraziamento a chi lo ha sostenuto ancora una volta, da Livorno e, scusate se è poco, da Roma!
tratto da http://www.spesfortitude.altervista.org
20 maggio 2012
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