Friday, Feb 10th

Last update:12:55:53 PM GMT

You are here:

Intervista a Lenny Bottai: "Faccio un gradino per volta"

E-mailStampaPDF
Valutazione attuale: / 9
ScarsoOttimo 

Dopo Luca Tassi si racconta a ILMATCH.COM un altro livornese DOC del pugilato professionistico, vale a dire il superwelter Lenny Bottai (7-0, 3KO) reduce dalla vittoria sul  francese  Sylvestre Marianini (8-18-3, 2KO) nel match clou della riunione Pugni Amaranto 3. Lenny ha iniziato la sua carriera professionistica il 14 marzo 2008 esordendo con una vittoria per TKO. Dopo varie vicessitudini e cambi di manager è comunque riuscito a mettere assieme 7 vittorie in altrettanti match in un solo anno e mezzo di attività. Gli abbiamo chiesto quali siano i suoi prossimi obbiettivi in virtù dei suoi 32 anni e cosa può aspettarsi in una categoria affollata come quella dei superwelter. Le sue risposte sono state equilibrate e precise tipiche di una mente abituata a calcolare non solo sul ring.

1) Bene Lenny iniziamo dalla fine. Nel recentissimo Pugni amaranto 3 organizzato dalla tua Spes Fortitude di Livorno hai da poco affrontato Sylvestre Marianini vincendo ai punti. Chi ha visto il match dice che hai dominato e non è finito prima del limite per una serie di avvenimenti particolari. Com'è andata?

-Anche se Marianini non è più un ragazzo (40 anni ndr), e a vederlo giuro non si direbbe, sapevo che a dispetto del suo record negativo non era da sottovalutare, perchè ha incrociato i guanti con veri campioni senza mai fare le passeggiate. Le sue apparizioni in Italia lo indicavano; il match era difatti cominciato con toni alti, ma sono riuscito a fare quello che dovevo, variare le distanze e lavorare, poi alla quarta ripresa abbiamo compreso che era successo qualcosa, una rottura o incrinazione della costola, difatti teneva il destro basso sul corpo e girava alla larga lanciando solo sporadici sinistri.  Personalmente ho rispettato moltissimo il fatto che da "professionista" non abbia fatto finire la serata con una squalifica o una delle tante capocciate che rovinano i match; per questo sul finire ho fatto il mio senza eccedere... In una situazione del genere si sta comodi e ci sentiamo leoni nella mia posizione o magari in quella di uno spettatore che si divertirebbe a vedere di più, ma la vita è una ruota e non bisogna mai dimenticarlo.


2) Cosa ha fatto scaturire in te la voglia di dedicarti al pugilato?

-Avevo 13 anni, mi avvicinai prima alla kick boxing, quindi passai al pugilato, era un gioco di un ragazzetto di strada che si metteva in mostra e si misurava, poi l'odore della palestra ti entra dentro e cambia tutto. il gioco diventa serietà, amore e odio, soddisfazioni e delusioni, privazioni... Lo può capire solo chi l'ha provato, credo.


3) Hai iniziato tardi fra i professionisti, l'esordio il 14 marzo del 2008 a Livorno nella tua città. Che ricordo hai di quel match?

-Splendido, perchè ho inseguito quel giorno come fosse l'ultimo da vivere, a 21 anni avevo chiuso con la boxe e smarrita la retta via ero diventato 100kg, a 27, quando ho deciso di ricominciare era già tanto tornare a combattere per me e per chi mi guardava incredulo, ma lo feci con l'idea di riprednere il sogno da ragazzino di diventare Pro, una cosa ardua da pensare al momento.
Dopo 8 mesi tornai a combattere nei 75kg, nonostante tutto, la poca esperienza ed il tempo perso, ho concepito che il dilettantismo doveva essere un passaggio, con una determinazione che prima non mostravo, ma in seguito ho dovuto anche fare i conti con una operazione al polso destro e di nuovo con mesi di stop, ma ho perseverato e quando sono tornato sul ring ho accumulato i punti necessari con frenesia per attendere quel giorno, nel quale davanti a più di mille spettatori, ho realizzato quello che ero riuscito a portare a termine... dalla foga non me la sono nemmeno goduta, per una federazione è un numero di matricola, per un appassionato un semplice nome da leggere in più tra i tanti pro, per me qualcosa di decisamente diverso. 

4) Ritieni sia stato sbagliato esordire a 30 anni nei prof?

-Direi proprio di no. Al dilà di ciò che è stato, di quel che poteva essere o di quel che verrà, certe emozioni non hanno prezzo e le ambizioni non dovrebbero essere regolate da punteggi o da limiti anagrafici, i quali tra l'altro, non sono più al passo coi tempi ed esistono solo in certi paesi come il nostro.

5) Parlaci di Bottai nei dilettanti.

-Da giovane non andavo male, conquistai anche le finali dei campionati italiani novizi B, ma ero un tantino ribelle e la mia avventura si interruppe con una squalifica. Poi del mio ritorno ricordo solo tanta difficoltà a scrollarmi la "bollatura" guadagnata anni prima, e nel digerire questa voglia di rendere la boxe dilettantistica un qualcosa a se da ciò che è sempre stato il pugilato.



6) Definisciti pugilisticamente.

-Cerco di fare ciò che serve all'occorrenza, la capacità di variare e non disdegnare vari atteggiamenti tattici è importante, anche perché apprezzo il pugilato a 360 gradi, sarei portato al ragionamento, ma a volte capita la battaglia e ci finisco... Diciamo che comunque non mi piacciono le "azzuffate" e le azioni scomposte, e la sfida fisica non deve prevaricare troppo quella psicologica. Almeno questa è la mia impressione, spesso non appari quello che pensi di essere.


7) Raccontaci la tua giornata tipo. Come ti alleni?

-Dipende, nei programmi inserisco di tutto, lo sport è scienza e per questo non bisogna mai rimanere ancorati ai logorroici "round drill" e ai dogmi con cui siamo cresciuti. IL pugilato è rimasto nel medioevo per molto tempo, specialmente per la parte fisica.  In genere comunque separo bene le parti tecniche da quelle atletiche, quando si comincia a parlare di mezz'ore sul quadrato serve curare molti aspetti.


8) Sappiamo che ti alleni da solo senza maestro. Perchè questa scelta?

-Diciamo che per alcuni fattori difficili da elencare, e non per una scelta, sono seguito saltuariamente da persone che collaborano alla mia gestione, ma non ho un “maestro“ che mi segue a 360 gradi e spesso capita che il mio allenatore sia un Timer o il mio cervello. La cosa non è semplice ma mi ha fatto anche maturare perché mi ha messo di fronte a responsabilità e prese di coscienza che quando ti senti dire sempre cosa e come fare potresti tralasciare.

9) Ritieni di poter andare avanti senza una guida? Anche quando gli impegni saranno di difficolta' maggiore?

-Non ho assolutamente la presunzione di pensare che questo non possa in qualche modo pesare, o magari non lo abbia già fatto, ma neanche per questo voglio mollare l'osso, diciamo che sopraggiunta questa situazione avrei dovuto o potuto trasferirmi per sopperire, ma abbiamo fondato una società dilettantistica in cui sono molto impegnato con i più giovani e non potrei mai distaccarmi da questa responsabilità, come in fondo dalla mia città e dalla mia gente, che amo e mi incoraggia e gratifica in continuazione. Magari poi, avessi avuto qualche anno di meno sarebbe anche andata così, ma non è detto che non venga quanto prima una soluzione migliore.


10) Molti lamentano il problema degli sparring-partner. E' così anche per te?

-Indubbiamente è un problema di molti, forse perché c'è poca collaborazione e le sedute di guanti spesso assumono le sembianze di telenovele a causa dell'approccio ancora troppo immaturo di molti, allenatori ed atleti, almeno, questo penso sia il problema di molti.

11) Cosa ti ha portato a venire  via da Cavallari, andare con Loreni e poi tornare con Cavallari?

-No comment...
Ho seppellito l'ascia di guerra col mio vecchio manager, che al di là delle divergenze che ci avevano fatto rompere, è una persona che apprezzo per quella compostezza che gli invidio. Diciamo che in questo ambiente più pensi, capisci e parli e più ti trovi nei problemi, e quando sei impulsivo magari finsce che opti per scelte poco ragionate che non producono niente di meglio di quello che vivi.


12) Nei professionisti fino a qui 7 vittorie, 32 anni ma mancano i match per dei titoli. Come giudichi la tua carriera fin qui?

-Sono soddisfatto, se non altro perché ho fatto diversi match veri, in casa ma anche fuori, quando davanti ti trovi uno come te che combatte per vincere e non per una borsa che solo il dislivello economico internazionale rende appetitosa, capisci che il gioco reale è duro e al di là di quello che accadrà ne uscirai cresciuto, come uomo e atleta.  In altro modo, magari, potrei anche aver raccolto di più, ma alla fine faccio quello che faccio per viverne ogni istante con passione, mancano match per titoli perché altrimenti ci sarebbe da chiedersi se non sono troppo pochi questi per disputarne uno, almeno in una categoria così sovraffollata.

13) Quali sono i tuoi prossimi obbiettivi?

-Disputare e ben figurare nel mio ottavo match, un gradino per volta, e quello successivo è sempre da prendere con maggior considerazione.
Napoleone diceva che non si arriva mai tanto in alto come quando non si sa dove ci si sta arrampicando...



14) Come giudichi il movimento nazionale nel suo complesso?

-Con l'apertura al professionismo ci sono stati molti passaggi e il settore si è inizialmente ben sviluppato, anche se poi si è incartato perché ogni sistema basato solo sull'aspetto economico è destinato ad ingrippare, a tutti piace combattere e vincere, quindi poche sfide tra connazionali e molti match di rodaggio, quindi si combatte quando si può e senza programmi definiti, d'altronde c'è anche da dire che se uno intraprende una strada diversa ed incappa in qualche sconfitta perde di "valore", oppure se va tutto bene, il che necessita comunque più tempo per costruire e programmare, alla fine magari poi nessuno se ne accorge. E' un cane che si morde la coda, la soluzione c'è, o meglio ci sarebbe, ne guadagnerebbe anche il livello generale lo sanno in diversi ma nessuno fa la prima mossa.

15) Sei d'accordo con la norma che di fatto allunga l'età limite per i professionisti oltre i 40 anni?

-Certo che si, l'età anagrafica non indica niente di per se.

16) Nella tua categoria ( superwelter ) siete numerosi. Con quali connazionali ti piacerebbe confrontarti nell'immediato futuro?

-Ma come, avete finito tutti i romeni e gli ungheresi ora che tocca a me?   ( ride di gusto ndr )


17) Prima di salire sul ring a cosa pensi? Hai un rito, un'abitudine a cui tieni particolarmente?

-Ammesso e concesso che è solo un appiglio psicologico, non si racconta...


18) Il miglior superwelter italiano?

-Rotolo, indubbiamente.


19) Hai un pugile preferito? Un idolo?

-Un idolo a 32 anni sarebbe un tantino imbarazzante, diciamo che apprezzo diversi campioni per svariati motivi, c'è da imparare da tutti per ogni singolo aspetto se sai carpire la fantastica componente della soggettività in questo sport, apprezzo tantissimo le persone semplici e disponibili, che sanno mettersi a disposizione e trasmettere, per questo non posso dimenticare la mia esperienza diretta, prima che venisse a mancare con Giovanni Parisi, che dei connazionali da ragazzino era indubbiamente il più quotato.


20) Cosa pensi dei mezzi di comunicazione che si occupano di boxe in Italia? Internet, carta stampata o tv?

-Ringraziamo la rete, che concede tutto quello spazio che spettacolari campionati di Poker o Tennis da Tavolo oppure educative risse di Wrestling hanno tolto ai truci e diseducativi show pugilistici di prima serata. La Tv è impegnata a promuovere modelli culturali decisamente più profondi, mentre per i giornali basta crepare per avere spazio da pugili.


21) Hai già definito il tuo prossimo impegno?

-Si, tanto mare, devo recuperare un estate sigillato in palestra.


22) Abbiamo finito Lenny. Grazie per la tua disponibilità e un in bocca al lupo per la tua carriera di qui in avanti da parte di tutto lo staff de ILMATCH.COM

-Grazie a voi è stato un vero piacere, continuate così.


Intervista di Samuel Da Valle

Domande di: Luigino Murru, Samuel Da Valle e Marco Cristin

tratto da www.ilmatch.com

6 agosto 2009

 

AddThis Social Bookmark Button