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La Boxe ed i suoi meandri burocratici, Lenny e la sfida con Nicchi che continua a provocare

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lenny_mattioliUna delle sfide più belle degli ultimi anni nel panorama pugilistico nazionale è stata senza dubbio quella che ha visto trionfare Lenny Bottai sull'aretino Adriano Nicchi il 24 marzo del 2010 al Palamacchia di Livorno.
Come ogni sfida sanguigna e verace, ogni derby toscano che si rispetti, ha creato sin da principio quella rivalità accesa che, entro questi termini, non poteva solo fare del bene a uno sport come il pugilato, il quale necessita di eventi sentiti e seguiti per essere rilanciato.
Ma se il calcio ed altri sport di squadra molto più seguiti, sono praticamente abituati ai retroscena che vanno oltre a ciò che il campo esprime, il pensiero che tutto questo si riproponga anche nella boxe ci stupisce. Parliamo di meandri burocratici che possono condizionare il regolare svolgimento dell'attività di pugili, a livello nazionale ed internazionale, cavilli e situazioni che non sono neppure alla portata degli appassionati di pugilato e spesso e volentieri passano in totale sordina. Se questo infatti avvenisse nel mondo del calcio, sottoposto a mille occhi, il risultato sarebbe ben diverso.
Tutto comincia nel marzo del 2010, con la vittoria del titolo Internazionale IBO Lenny guadagna la posizione in classifica che gli garantisce il diritto di divenire co-sfidante al vacante tricolore dei superwelter con l'aretino Nicchi. La sfida, ovviamente, in quanto derby toscano, promette interesse nelle rispettive città e in tutto l'ambiente regionale, nonchè il giusto spirito campanilistico. Ma c'è di più.
A pochi giorni dalla notizia, compaiono in rete sul canale youtube dell'emittente aretina TeleEtruria, alcune interviste a Nicchi, il quale con lessico elementare e informazioni poco affidabili lancia accuse nei confronti di Lenny, il suo pubblico e delle sue presunte idee politiche, e ciò non bastasse, con immensa contraddizione "nel voler lasciare la politica lontano dal ring" la usa lui stesso per alzare un polverone inutile.
Fortunatamente Lenny non raccoglie l'accusa, sarà la forma o la sostanza quasi comica, la percezione di una mossa provocatoria, ma è la Fortitude a invitare direttamente e ufficialmente sul canale dell'emittente in cui viene postato il video (adesso rimosso) chiedendo esplicitamente di non provocare polemiche inutili che non riguardino prettamente la boxe, in vista di un titolo che si farà proprio a Livorno e che sarà sentito e seguito. Nessuna risposta, né segnale distensivo venne lanciato al messaggio in questione.

Da qui in poi il comportamento del pugile aretino e del suo entourage è un misto confuso di provocazione e vittimismo allo stesso tempo. Atteggiamento spesso e volentieri supportato e fomentato dalle emittenti aretine stesse, che sembrano abilmente giocare con questi due contrastanti attitudini di vittime e carnefici allo stesso momento, mancando di professionalità e onesto giudizio sportivo.
Al domani della sconfitta di Livorno, pur avendo abbandonato il Palamacchia tra gli applausi e le strette di mano, condite dalla richiesta di una bella rivincita (dal loro stesso video postato sul canale http://www.youtube.com/watch?v=6TtJ_1tOfBE) iniziano ad inventarsi la storia di un ambiente poco leale, minaccioso, scorretto e che per di più si è con questo comprato anche il giudizio degli stessi giudici. Nei loro servizi i Knock Down (atterramenti in gergo) diventano scivoloni e i pugni di Lenny scorrettezze, il tifo minaccia e il verdetto un furto. La partigianeria supera insomma ogni limite immaginabile e valica la serietà professionale del giornalista. Ma c'è di più.
Cavini, manager grossetano del pugile di Arezzo, inoltra un ricorso nel quale imputa ad un laser puntato dai tifosi livornesi a Nicchi la ragione della sconfitta, ma tuttavia sembra presentare l'atto oltre i termini consentiti (24 ore) ed in effetti le stesse interviste post match non rilevano niente, perchè la "storiella" è messa su giorni dopo.
L'omologazione del verdetto ritarda, nelle stanze della federazione in riunione, tra le parti si tenta di mediare per una rivincita immediata anche se non prevista dal regolamento stesso, per questo Cavallari si oppone per far rispettare il diritto di Di Fiore (altro suo pugile divenuto sfidante ufficiale) di tentare la conquista del titolo contro Bottai.
Cavini alla fine, ottiene comunque l'imposizione della federazione di scegliere, contro il regolamento (che prevederebbe di nuovo la lettura della classifica)  Nicchi già come sfidante ufficiale successivo alla prima difesa di Lenny, con la motivazione (per il laser erano scaduti i termini) che Bottai - Nicchi è stato un bellissimo match da ripetere (in barba ai diritti di chi è in classifica). Quindi vengono fissati i termini, non solo della prima difesa di Lenny, ma anche della successiva eventuale decisa in via "straordinaria".
Lenny combatte a Prato il 9 luglio, come detto a tre mesi dalla conquista, ed avendo tempi imposti dall'azione in questione, non può usufruire di una legittimo rinvio per un infortunio rimediato durante la preparazione, e perde ai punti con giudizio non unanime.
Venendo meno Bottai per la sconfitta, vista la motivazione finale della federazione (ovvero che Bottai-Nicchi è stato un bel match) dovrebbero venir meno anche i presupposti della nomina di Nicchi come nuovo sfidante, tuttavia, contro ogni logica apparente, nel novembre 2010 è Nicchi a conquistare alle spese di Di Fiore l'ambito tricolore tra il silenzio generale.

Per altro con una stortura nel giudizio che questa volta i giornalisti aretini, tanto puntigliosi, sembrano non notare. Il match con Di Fiore appare tirato e Nicchi la spunta meritatamente ai punti ma di misura, tuttavia i cartellini dei giudici hanno del singolare, un giudice vede un punto di vantaggio dell'aretino 95-94 uno ne vede tre 96-93 mentre il terzo, si parla dello stesso incontro, ne vede "solo" 11 decretanto un 100-89. Si tenga presente che nel giudizio dei giudici ogni ripresa vinta vale un punto (due in caso di atterramento) e l'incontro, come ogni titolo nazionale si disputava sulle 10 riprese.

Ma le storture burocratiche non hanno fine qui.
Da quel 12 novembre del 2010, Nicchi detiene il titolo in questione senza difesa fino al 1 luglio del 2011, periodo nel quale anche in questo caso si pronuncia come parte lesa a causa di numerosi ritiri e rinunce di pugili preposti ad affrontare il campione aretino. Qualcosa non quadra?
Si deve per questo conoscere il regolamento che indica le norme di designazione degli sfidanti ufficiali al titolo italiano per comprendere la questione.

Questo "dovrebbe" dire il regolamento della FPI:

Al momento dell'omologazione del risultato, si procede con la lettura della classifica Italiana del calcolatore mondiale BoxRec (www.boxrec.com) e quindi all'ordine ufficiale di:
1° sfidante
2° supplente dello sfidante
3° supplente del supplente

Nominato lo sfidante ufficiale (o i co-sfidanti in caso di titolo vacante) si designa i termini dell'asta che assegnerà, a meno che le parti non si accordino consensualmente prima, l'organizzazione del titolo in questione, in genere 60 giorni alla scadenza dei quali, le buste pervenute sigillate alla FPI contenenti le rispettive offerte, vengono aperte dalla federazione che determina quindi luogo, data dell'incontro e compensi.
Nel caso dopo l'assegnazione dell'asta uno dei due sfidanti venga meno (per infortunio, malattia o altro) si procede alla sostituzione dello sfidante con il primo o il secondo supplente, ma nei termini e nel luogo già stabilito dalla stessa asta.
Nel caso lo sfidante invece non partecipi all'asta perchè non interessato al titolo, si procede direttamente alla realizzazione dell'asta con lo sfidante successivo (supplente o il supplente del supplente) e alla nomina a scalare di un eventuale ulteriore supplente.

Come per regolamento quindi, salvo la parentesi che ha riguardato lo stesso Nicchi "colpito dal laser a Livorno", al domani dell'omologazione del titolo vinto su Di Fiore, si è proceduto alla lettura della classifica di BoxRec, che vedeva al momento 1° Della Rosa, 2° Castellucci e 3° Annunziata con Bottai fuori dal gioco in quanto 4°.
Il pugile romano Della Rosa da tempo, pur occupando le primissime categorie e non avendo mai conquistato il titolo nazionale, rifiuta la qualifica di sfidante al tricolore per scelta propria o di scuderia, tuttavia le rispettive organizzazioni (di Nicchi e di Della Rosa) hanno fatto passare tempo e termini perché si ufficializzasse questa scelta già nota a chi si occupa di Boxe. Sono passati quindi mesi perché si procedesse nuovamente alla lettura della classifica venendo meno lo sfidante ufficiale (tutto tempo guadagnato!).
Così  con la nuova lettura, dopo i mesi necessari alla burocrazia, non aiutata di certo dal silenzio di chi doveva porre interesse alla difesa, è uscito così il nuovo ordine, col nome di 1° designato Castellucci ed è stata indetta nuovamente l'asta col pugile Abruzzese, 2° Bottai (balzato nel frattempo in classifica grazie al titolo IBF) e 3° Annunziata, divenuti rispettivamente suppllente e supplente del supplente.

Castellucci, che intanto aveva pure abbandonato anche la categoria dei superwelter, doveva essere impegnato nella conquista dell'intercontinentale IBF in Serbia, e per molti sarebbe quindi stato noto che non avrebbe anche lui disputato il tricolore, visto che il titolo in questione era già reso pubblico sullo stesso sito FPI e schedato su BoxRec.
In questo caso, si parla di rinuncia di Castellucci prima dell'asta, avrebbe avuto luogo lo stesso procedimento avvenuto per Della Rosa, ma con tempi immediati, cioè designando subito Bottai come sfidante ufficiale a Nicchi e indicendo l'asta tra le due rispettive organizzazioni (Cavallari e Cavini).
Qui succede qualcosa di illogico, Castellucci, assistito da De Clemente, ha rifiutato si l'opportunità di partecipare al titolo italiano come tutti immaginavano, ma solo dopo aver perso l'asta con l'organizzazione di Nicchi (pare palese pensare che la cifra, visto l'interesse non sia stata da capogiro...).
Questo movimento (forse fortunato e casuale? non siamo troppo maligni...) ha garantito a Cavini il diritto dell'organizzazione della difesa ad Arezzo, nonché la quota delle borse dei contendenti, ovvero ha vincolato i supplenti Bottai e Annunziata, in caso di volontà di partecipazione, a luogo, data e compenso stabiliti dalla stessa organizzazione di Nicchi (!). Una manovra perfetta, che aveva assegnato senza alcun merito guadagnato con regolare asta, tutte le scelte all'organizzazione Cavini ed aveva privato di questo diritto gli "eventuali" contendenti.

Com'era ovvio che avvenisse, a questi termini e con questi meccanismi arguti andati in porto aggirando le regole e forse con un po di complicità istituzionale, né Bottai né Cavallari sono cascati nel tranello, ed hanno abdicato la possibilità di partecipare lasciando ad Annunziata, amministrato da Cotena, la scelta in questione.
Il pugile campano, ha invece accettato per disputare un titolo messo in piedi poi in una manciata di giorni, dal momento che lo stesso Nicchi, sempre su TeleEtruria, minacciava nemmeno ad un mese dalla disputa della difesa, di non avere la possibilità economica di disputare l'incontro, che invece è poi andato in atto a Luglio e lo ha visto vincere per il ritiro inaspettato per "infortunio" dello sfidante. Sono passati con questo movimento burocratico ben otto mesi dalla conquista, più del doppio di quanti né sono stati concessi a Lenny, il quale a Marzo al termine della conquista del titolo internazionale IBF ai microfoni della Rai, chiamato in causa dallo stesso Mattioli, è esploso rabbiosamente e pur senza offendere nessuno, ha raccontato a grandi linee quanto successogli (http://www.youtube.com/watch?v=ZFW23NTGdzs).

Che il mondo del pugilato maldigerisca le figure pensanti e ribelli è noto sin dai temi in cui il Labbro di Luisville (in arte Mohamed Alì) si rendeva protagonista di dichiarazioni infiammate che facevano discutere tutta l'America, questa volta però è in gioco la credibilità stessa del pugilato nazionale, di un paese che vive di clientelismo e storture, ed in pochi giorni si è assistito ad un botta e risposta pubblicato dal famoso sito nazionale BoxeringWeb (Bottai http://news.boxeringweb.net/component/content/article/1-ultime/10721-a-tu-per-tu-con-lenny-bottai.html Risposta di Cavini http://news.boxeringweb.net/component/content/article/1-ultime/10747-replica-di-rosanna-conti-cavini-a-lenny-bottai.html Conclusione di Cavallari   http://news.boxeringweb.net/component/content/article/1-ultime/10812-la-credibilita-del-pugilato-vale-molto-di-piu.html) che ha consegnato allo stesso pugile livornese un'indagine da parte della procura federale pugilistica.

E pensare che, attualmente, ammesso ne abbia ancora voglia (a quanti non passerebbe?) lo sfidante ufficiale diventato è proprio Lenny Bottai, balzato in classifica addirittura sopra il pugile aretino, e non a caso sono ricominciate le rassegne della stesse emittenti TV on line di Nicchi e famiglia che lo chiamano in causa, accusandolo di sottrarsi alla sfida e provocandolo, mostrando oltre alla poca conoscenza dei fatti e dei regolamenti, che basterebbe leggere come facciamo noi, anche la solita sfacciata volontà di re-innsescare le provocazioni ancor più inutili e deleterie.

Mossi dai tanti messaggi inviati in rete, abbiamo cercato di contattare Lenny per porgli alcune domande in merito, sui suoi progetti futuri e su questa possibilità di disputare il titolo italiano contro di Nicchi, come di rispondere alle accuse, ma lo stesso ci ha chiesto esplicitamente di non intervenire per una precisa decisione di rispetto nei confronti del suo manager. Ci ha lasciato solo pochissime righe:

"Pochi giorni dopo aver ricevuto la lettera dalla Federazione in cui mi si chiedeva se accettavo di essere designato come sfidante ufficiale al titolo di Adriano Nicchi, ed aver dato il mio consenso, ho ricevuto un'altra lettera dalla stessa federazione che mi comunicava che ero indagato dalla Procura Federale per le dichiarazioni da me riportate alla RAI alla fine del titolo IBF (ndr sette mesi fa) che riguardavano proprio la questione del titolo italiano, del ricorso e delle controversie annesse.
Per questo motivo, per rispettare prima di tutto il volere del mio Manager Sergio Cavallari, evito di dire una sola parola, penso tutto ciò basti ed avanzi.
Per me, parlano i fatti, chi mi conosce sa pregi e difetti che ho, chi conosce questo sport sa benissimo che la bocca delle persone spesso dice l'esatto contrario di quello che cercano di fare. Ringrazio quanti si sono interessati e mi testimoniano affetto, spero che anche il 2011 ci regali belle emozioni, lasciamo stare il resto...".

Questi sono i fatti nudi e crudi, con tanto di link di riferimento, le conclusioni non dobbiamo essere noi a tracciarle, ma ogni persona che, secondo ragionamento proprio, può farsi ora un idea sull'accaduto. Ci auguriamo veramente che per Lenny non ci sia nessuna ripercussione, perché il tutto avrebbe dell'assurdo. Questa è la nostra opinione, senz'altro di parte, ma da sportivi livornesi e sostenitori della "Mangusta".
Chi vivrà vedrà, come si dice dalle nostre parti, una cosa è certa, Lenny ha ben compreso quale deve essere il suo comportamento all'interno delle ennesime provocazioni, in un meccanismo che gli è avverso, strano è che mentre avviene tutto questo, è lui ad essere messo sotto accusa per aver violato l'articolo 3 della federazione, ovvero tenere un comportamento corretto nei confronti degli altri tesserati.
Così come è strano che noi, pur da profani, sollecitati da tanti livornesi e non solo, siamo stati in grado di repereire direttamente da soli in rete tutte le necessarie informazioni per chiarire questo quadro, quando gli stessi organismi che si occupano di Boxe in Italia hanno bypassato l'accaduto. Forse per mancanza di interesse? dubitiamo, dal momento che invece quando si è trattato di sollevare il polverone non sono mancati gli spazi. Manca forse una volontà di andare contropotere e quindi controcorrente, e a farne le spese è il pugile ribelle e pensante.
Ma questo è il nostro paese.
Noi attendiamo nuove comunicazioni sulla sua carriera, Livorno come sempre e più che mai, lo accompagnerà ovunque e comunque.

Per Senza Soste Franco Marino

29 agosto 2011

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