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"Si sale con fatica, si scende in un batter d'occhio". Boxnet intervista Lenny Bottai

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lenny.iboDopo il vibrante match contro Nicchi che lo ha visto trionfare e cingersi della prestigiosa cintura Italiana ci siamo messi in contatto con il superwelter del team Cavallari Lenny Bottai.

Allora Lenny, incominciamo dalla fine, come ti sei preparato per affrontare Nicchi? hai visto dei video, lo hai studiato? quali contro misure hai preso?
La preparazione fisica, ma soprattutto tattica è stata fondamentale, col mio uomo di fiducia che è il M° Massimo Rizzoli abbiamo lavorato molto per condurre un match fuori dalle mie corde naturali più ragionate ed attendiste, ad essere sincero è stato bravo lui ed io ho risposto dimostrando di aver assimilato più di quanto preventivassi. Ma il concetto fondamentale oggi è questo, non fermarsi a fare ciò che è nelle nostre corde e ampliare gli orizzonti. Sapevo di dovergli concedere poco, ma del resto, per un titolo italiano con i presupposti che oggi ti portano a contenderlo non sarebbe diverso con nessun'altro.

Descrivici un po' le tue impressioni sul match?

Un match difficile e duro, lui è un bravissimo pugile, in palestra c'è nato e il curriculum da dilettante parla da sé, ed anche per questo alla vigilia non ero affatto favorito.
Fortunatamente il professionismo però oggi offre ancora la possibilità di vivere e mettere in pratica la boxe in tutti i suoi aspetti, che per molti non sono "tecnici" ma in realtà lo sono molto più delle azioni pre-stampate da imparare ai dilettanti. Forse la chiave è stato proprio il mio approccio meno accademico ma concreto e funzionale al match, che in Italia ancora facciamo fatica ad assimilare ancorati ai dogmi di tecnici o picchiatori oramai scaduti.
C'è stato un grosso equilibrio e un grande scambio di colpi, poi la chiave è stato l'atterramento alla nona ripresa che ha fatto virare il match dalla mia parte senza dubbio alcuno.
Per altro, a scanso di equivoci e polemiche, è stata omologata la UD, mentre alla lettura per errore dello speaker vincevo per 2 giudizi a 1.
Lo dico perché con dispiacere ho letto dichiarazioni poco pregevoli del team dei miei avversari, che ci accusano di furto e di aver subito un conteggio per una "scivolata", sminuendo così anche il valore del match, che va indubbiamente ad entrambe.

Secondo l'opinione di molti (compresa la mia) il k.d. del 9° round è stato fondamentale per far pendere l'ago della bilancia dalla tua parte in un match sostanzialmente equilibrato, tu come la pensi? vuoi descriverci quel momento dagli occhi del protagonista?

Devo dire che è così, il match a quel momento era in bilico, ed anzi, il Kd è arrivato nel un momento in cui avevo subito qualche colpo di troppo ed ho reagito quasi istintivamente, caratterialmente, ma ha pagato la scelta tattica di non retrocedere. Dopo una flessione del tronco ho tirato il montante destro e il gancio sinistro. Inutile fare i professori, in questi casi si miscela il cuore, la volontà ma anche il destino, quando i match sono tirati ed aperti è questione di centimetri e di scelte guidate dall'istinto che può dirti bene come male.

Le tue attuali imprese sportive sono sempre seguite con calore dal pubblico Livornese, ma come tu stesso hai dichiarato un tempo hai invece frequentato  "la parte antagonista della città", vuoi raccontarci qualcosa del tuo periodo buio?
Nessun periodo buio, anzi, vita, ma vita al difuori della palestra, per questo fatta di cose belle come brutte, anche eccessi, si, tanti, forse troppi... situazioni che stanno solo in mezzo alla strada e comunque ti crescono. Quando impari a rapportarti con i problemi veri della vita e con le prepotenze dei poteri forti (qualsiasi!) capisci come va il mondo, sono uno dei tanti ragazzi che non è cresciuto nella "bambagia" e per questo ho molti amici veri, molte persone che mi seguono ovunque e mi sostengono perchè mi vedono come uno che realmente li rappresenta. E' il titolo più bello da portare, l'amore della gente per la quale vincente o perdente, sei sempre uno di loro. Per il resto sei un campione finchè vinci, appena scivoli, ritorni un nessuno qualunque.

Dopo il periodo da "cattivo ragazzo" (dai 21 ai 27 anni) riprendi l'attività di pugile, finisci la trafila dilettantistica e a 31 anni fai l'esordio come prof, vuoi raccontarci qualcosa su questo periodo?
Iniziai prima di tutto con la kick boxing (ed ho avuto anche altre esperienze da ring) poi ho interrotto la mia attività come dilettante a 21 anni dopo buoni risultati da novizio a livello nazionale, in seguito ad una squalifica che presi per la contestazione di un verdetto (per ironia della sorte proprio con un pugile dei Nicchi).
Non reggendo la pressione dei sacrifici ho ceduto alle mille distrazioni e mi sono deciso a rientrare in palestra solo a 27 anni, con addosso 98,5 Kg. I primi allenamenti erano sessioni da 20 minuti. Ho scontato in ogni minuto di allenamento ogni eccedenza come fosse stato il purgatorio.
Poi c'ho creduto e l'ho presa come sfida, dopo 8 mesi tornai sul ring a 73kg e cominciai il cammino per inseguire il sogno di arrivare al professionismo, trovavo il dilettantismo profondamente cambiato e un canale chiuso per età e compatibilità.
Naturalmente sono stato sommerso dallo scetticismo, un po' legittimo, un po' figlio di cattiveria gratuita.
Dopo poco poi ho anche subito un intervento al polso ed è come se fossi ruzzolato giù dalla montagna di nuovo, ma oramai era una sfida. Col maestro Sarti della Boxe Mugello nel 2007 mi impegnai per rimangiare velocemente il tempo perso e in pochi mesi chiusi l'anno raggiungendo i punti giusti per fare domanda, anche se con soli 32 match.
Ho debuttato a marzo del 2008 con l'idea di vivere giorno per giorno cosa succedeva, senza pretese ma nemmeno remore. Avevo solo voglia di vivere e sfogare quello che portavo dentro.

La tua carriera è al momento impeccabile 11 vittorie in altrettanti match, in 2 anni esatti sei arrivato al Titolo Italiano, nel frattempo ci sono state appunto le vittorie con Amato, Paolini e Margiotta che ti è valsa la Coppa Italia, poi Mottolese, Uzum sulle 12 riprese e infine Nicchi. Vuoi brevemente darci le tue opinioni su questi avversari.
Quando combatti con qualcuno che sta sul ring per vincere come te scopri quant'è dura l'avventura. Questi sono stati match che mi hanno cresciuto come uomo ed atleta, ognuno di questi ragazzi ha un valore assoluto che mi porto dietro come esperienza.
Siamo abituati a dare poco valore a chi non ha record immacolati, ma se uno non è costruito ad arte e difficile averne, ed il valore del tuo avversario deriva dalla sua esperienza, lo testi sul ring. A volte la differenza la fanno anche i procuratori e la strada che uno si trova di fronte.
Dopo il secondo match di "rodaggio", mi sentivo imbarazzato dal trovarmi di fronte un romeno vincolato al ring solo dal dislivello economico che gli garantiva a costo di cazzotti una borsa per lui "vitale", e chiesi a Cavallari di mettermi alla prova dal momento che non avrei avuto gran tempo da perdere, lui è stato bravo a testarmi, poi anche con qualche passaggio di "collaudo", ma non scontato. Anche a lui, devo riconoscere questa capacità di avermi capito e guidato.
Dovrebbe essere così, dovremmo rispettare di più chi fa sfide vere e meno chi si costruisce, a prescindere dai record, allora le cose cambierebbero.
Dall'esterno i risultati sembrano scontati e le vittorie semplici, anche a dicembre quando ho conquistato l'IBO in tanti me l'hanno detto, eppure Uzun ha appena fatto 8 riprese con Jackiewicz che non è l'ultimo arrivato.

Alla fine dei conti, nonostante la pausa da ragazzo sei ancora giovane, imbattuto, integro e campione Italiano in carica, puoi fare ancora moltissime cose... quali sono i tuoi progetti a breve e lungo termine?
Non lo so, al momento ci devo pensare, ho divorato il tempo con l'ansia di non averne abbastanza, da due anni non faccio pausa alcuna che vada oltre alla settimana e non ne sento affatto il peso. Però oggi comprendo che sono arrivato nel punto in cui prevedevo il picco da raggiungere, credo che la cosa migliore da fare sia rimanere in linea con l'idea di sempre, vivere passo dopo passo senza montarsi la testa ne avere remore, e valutare il da farsi. Si sale con fatica e sacrificio, si scende in un batter d'occhio, ma non è questo che ci spaventa.
La difesa dell'IBO salterà perchè la Fpi ha interrotto i rapporti, quindi difenderò l'italiano, sperando di confermare la buona impressione fatta.

Oltre che protagonista sul ring sappiamo del tuo impegno per i più giovani, vuoi raccontarci brevemente il progetto "Spes Fortitude"
.
Si, da anni sono impegnato a tempo pieno con la società dilettantistica nella quale traghettiamo giovani verso la boxe, con risultati buonissimi, questo mi da molta soddisfazione.
Con me c'è una squadra affiatata e dedita, dal M° Trinca alla mia compagna Veronica, ai dirigenti e molti ragazzi che ci sostengono in ogni manifestazione.
Usiamo lo sport come azione sociale, molti ragazzi ne hanno bisogno, per tutto quello che insegna la boxe, nel rispetto di se stessi, dell'avversario e delle regole, insegnamenti di vita importantissimi e tenerli fuori dai guai, ma servono strumenti concreti e chi ha le chiavi di questo, deve porre attenzione a sviluppare la loro attività non spendersi solo in spot elettorali (qualsiasi essi siano).
Anche in questo campo  ho inizialmente ricevuto scetticismo, insegnante-pugile dilettante, poi professionista, invece col mio progresso da atleta tutto si è trasformato.
Lo trovo sbagliato, perchè al di là dei risultati, il rispetto lo si deve all'impegno e alla dedizione che uno mostra nei confronti dei ragazzi. Lo sport non è una cosa da insegnare attraverso dogmi o preconcetti dovuti ad esperienze personali, lo sport è anche scienza e nel pugilato ancora c'è chi non ha ben compreso, così come c'è chi non lo insegna a 360° ma solo per come lo vede e lo ha praticato.
Oltre a questo, stiamo anche lavorando su un progetto insolito, ginnastica pugilistica con una associazione no-profit che si occupa di ragazzi disagio mentale, è un messaggio bellissimo, inoltre da dei risultati eccellenti e lascia di stucco chi vede il pugilato in un certo modo.

Cambiamo discorso, trovi una becchetta magica, puoi dare qualcosa al pugilato italiano che manca e togliere qualcosa che lo ostacola, cosa aggiungi e cosa togli?
Il professionismo è l'ultima ruota del carro, siamo professionisti solo nella dicitura, qualcosa deve cambiare per avere risultati migliori e permettere almeno di campare.
Dovremmo anche non aver paura di imparare e importare alcune formule vincenti di altri sport da ring, verso il quale c'è spesso scetticismo.
Inoltre ci vorrebbe anche che chi scrive di boxe, spesso per passione quindi merita solo rispetto, comprendesse meglio lo sforzo di tutti quelli che prendono pugni, con risultato o meno, per l'amore che provano per questo sport.
Ecco ci vogliono più sfide vere, tra connazionali, ma allo stesso tempo per incentivarle, bisogna a mio avviso, non svalutare un pugile se incappa in qualche sconfitta.
Bisogna onorare chiunque metta le sue natiche su un ring, e lo faccia al dilà di tutto, con l'onore di regalare uno spettacolo vero.
Magari si massacra uno perchè non ha una serie positiva e si massaggia un rampollo di scuderia quando mette in mostra le sue indiscutibili doti, con l'attore perdente di turno.

Bene, siamo arrivati alla fine: vuoi salutare e ringraziare qualcuno o anche toglierti qualche sassolino dalla scarpa???
Si, vorrei ricordare la figura di un campione, che avevo conosciuto grazie a Massimo Rizzoli in un periodo oscuro della mia carriera, il Marzo scorso, con lui avevo strinto un rapporto e fatto dei progetti, mi aveva detto di crederci nonostante tutto nei miei mezzi e mi avrebbe seguito. Quando gli dicevano che avevo perso troppo tempo, lui rispondeva che l'avrei recuperato.
Di li a poco ci lasciò, ed a un anno esatto dalla sua scomparsa ho conquistato il titolo Italiano che dovevamo vincere insieme, io non sono credente ma non credo sia un semplice caso, spero che riesca a sentire la mia dedica. Questo titolo è per Giovanni Parisi.
Marco Tarò

tratto da www.boxenet.it

5 aprile 2010

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