Altun: per la prima volta abbiamo creato zone di libertà in Medio Oriente

Questo testo riunisce la prima e la seconda parte dell’intervista ad Altun pubblicata su Uikionlus.

La prima parte è un riassunto e una spiegazione della geopolitica internazionale che ci racconta come, a seguito del conflitto mediorientale, e alla nascita di Isis, si sono mossi gli schieramenti occidentali e la comunità Curda. La seconda parte invece è un’analisi della teoria politica curda, e una critica globale al capitalismo e all’imperialismo.

 

Altun del KCK ha affermato che la resistenza curda ha cambiato il corso della della crisi in Medio Oriente e ha mostrato gli sviluppi in Rojava come pionieri in Medio Oriente.

Membro del Consiglio esecutivo dell’Unione delle Comunità del Kurdistan (KCK), Rıza Altun, ha risposto alle domande del servizio dell’ANF in inglese sugli eventi che si svolgono in Kurdistan e in Medio Oriente nel mezzo di ciò che egli chiama la “Terza Guerra Mondiale”.

“La resistenza curda a Kobanê, in Rojava, ha dato vita a nuove circostanze. La comunità internazionale e l’opinione pubblica hanno fatto pressione su Stati Uniti e altre potenze internazionali per intervenire. La resistenza è cresciuta a Shengal, e poi a Kobanê, smuovendo la coscienza della comunità internazionale. Il rapporto tra la coalizione guidata dagli Stati Uniti e quella dell’YPG è stato considerato legittimo e necessario come l’alleanza tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica contro il fascismo di Hitler durante la seconda guerra mondiale. Come Stati Uniti e Sovietici avevano bisogno, in quel momento, di quel tipo di rapporti, così da noi è stato sviluppato un rapporto tattico con gli Stati Uniti contro l’ISIS”.

Ecco la prima parte della nostra intervista con Altun:

I movimenti rivoluzionari e le persone di tutto il mondo, soprattutto in Europa e in America Latina, guardano con interesse crescente il PKK e il Rojava. Tuttavia, la maggior parte di loro non riesce ad associare la coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti all’identità socialista e antimperialista del movimento curdo, dopo Kobanê. Non è una contraddizione anche dal vostro punto di vista? O è una situazione temporanea che è sorta a causa dell’assedio politico, ideologico e sociale e dell’isolamento dei curdi? Oppure hai un’altra spiegazione per questo?

Per capire l’attuale situazione politica, bisogna sapere come è si è sviluppata. Questi non sono i risultati di una relazione politica basata su relazioni tattiche e strategiche previste. Devono essere valutati e visti come risultati politici e tattici di una situazione politica e del corso della lotta e della resistenza.

Quando è sorta l’ultima crisi del Medio Oriente, il PKK aveva già una storia di lotta di 40 anni. Questa lotta è essenzialmente contro il sistema imperialista-capitalista all’interno degli Stati colonialisti che controllano le quattro parti del Kurdistan per conto del sistema capitalista e imperialista. Per quarant’anni questi Stati sostennero i poteri colonialisti, imperialisti e capitalisti e provarono in ogni modo a sopprimere il movimento per la libertà.

Il recente complotto contro il nostro leader (Abdullah Ocalan) è il risultato degli sforzi di questi poteri. Si tratta di un approccio sistematico per eliminare il nostro movimento. L’obiettivo dell’imperialismo e del capitalismo. All’inizio della crisi del Medio Oriente, il suo obiettivo era quello di escludere il nostro movimento, di sopprimerlo e infine di distruggerlo. Quest’approccio si basava sull’alleanza dei poteri imperialisti e colonialisti. Risulta chiaro quando osserviamo ciò che è successo in Siria. Quando il caos scoppiò in Siria, molti gruppi dell’opposizione siriana svilupparono rapporti con l’imperialismo internazionale e con i poteri coloniali regionali. I curdi furono gli unici a costruire una resistenza per difendersi senza avere alcun legame con nessuno. Nessun potere li sosteneva.

Quando alcuni dei poteri che hanno sviluppato la crisi siriana, come la Turchia e l’Arabia Saudita, hanno attaccato i curdi cominciando coi loro rappresentanti, la nostra gente ha dato inizio alla resistenza in base alle idee del leader Apo. Il regime siriano e la cosiddetta opposizione siriana hanno provato di tutto in loro potere per sopprimere questa resistenza. I curdi hanno risposto quando organizzazioni come ISIS, Al-Nusra e Ahrar al-Sham, con il sostegno del regime di Assad, hanno attaccato le regioni curde. Qui è iniziata una resistenza. È così che tutto è cominciato.

Kobanê fu un punto di svolta

Quando questo scontro per la resistenza è cominciato, la Turchia, l’Iran, la Siria e altri poteri simili hanno sostenuto i gruppi salafiti (radicali islamici) che stavano attaccando i curdi in Siria. Altri poteri, in particolare gli Stati Uniti e Israele, hanno a loro volta sostenuto questi gruppi. Hanno sviluppato progetti e hanno costretto questi gruppi ad agire in conformità con i loro interessi. Grazie a questo supporto i gruppi salafiti hanno attaccato i curdi e questo continuò fino alla resistenza di Kobane. Kobane fu un punto di svolta. Fino a quel momento non esisteva alcun potere regionale o internazionale a sostegno del movimento di liberazione dei curdi in Siria. Nessun potere aveva ancora sviluppato una relazione tattica con i curdi. Anzi, hanno compiuto collettivamente tutto il possibile per eliminare il movimento. L’Iran ha agito insieme al regime siriano per schiacciare la resistenza curda. D’altra parte, USA e Israele hanno cercato di sopprimere la resistenza sostenendo i gruppi salafiti, con diverse politiche sulla Turchia e sull’Arabia Saudita. Kobanê fu il punto di svolta della lotta.

La resistenza di Shengal ha incoraggiato il mondo

I poteri che volevano dominare il Medio Oriente attraverso l’ISIS hanno seguito una politica implacabile, la stessa strategia usata con Genghis Khan o Tamerlane e che li ha aiutati a conquistare l’intero Medio Oriente in un breve periodo di tempo: violenza illimitata e selvaggia. Quando l’ISIS ha decapitato centinaia di persone davanti alle telecamere e ha inviato il materiale alla stampa, non fu per incoscienza. Era il risultato della sua strategia volta a creare un clima di terrore e di paura per costringere le persone ad arrendersi. Dopo i primi massacri, la paura dell’arrivo dell’ISIS si diffuse tanto che le città si arresero senza alcuna resistenza. La prima resistenza contro l’ISIS è stata a Shengal portata avanti dai guerriglieri del PKK e i combattenti del YPG-YPJ quando l’ISIS ha attaccato il popolo Ezidi. Anche se dotati di enormi potenze militari, gli Stati Uniti, la Russia e i paesi dell’EU hanno assistito al massacro. I guerriglieri HPG e YJA Star insieme ai combattenti YPG-YPJ salvarono centinaia di migliaia di Ezidis, cristiani e musulmani dal genocidio.

La resistenza a Shengal ha incoraggiato il mondo e ha fatto sì che le persone mettessero in discussione la situazione lontano dal clima di terrore e paura. Si sono chieste: “In quanto enormi potenze militari, perché gli Stati Uniti, l’Unione europea e le altre potenze mondiali e regionali non agiscono contro questa atrocità? Cercano di trarre beneficio da questa barbarie?”. La nuova situazione ha messo in discussione la legittimità dei poteri internazionali e degli Stati regionali e, d’altra parte, ha portato prestigio al PKK e al nostro leader. Ha distrutto l’etichetta di “organizzazione terroristica” che è stata attribuita al nome del nostro movimento dal colonialismo e dall’imperialismo turco. Dopo tutto ciò, nessuno potrebbe mantenere un rapporto con l’ISIS o con altre organizzazioni simili. Soprattutto i paesi che si definiscono “stati democratici” hanno dovuto cercare nuove tendenze per continuare la loro esistenza nella regione.

I poteri globali e regionali hanno intrapreso una nuova fase dopo la resistenza di Kobanê

Tuttavia, nonostante la resistenza in Shengal con i suoi risultati, i poteri regionali hanno continuato la loro politica con l’ISIS e le altre organizzazioni salafite. Più tardi hanno deviato l’ISIS a Kobanê e hanno cercato di assicurarne la caduta nelle mani dell’ISIS. L’obiettivo era quello di distruggere le conquiste dei curdi Rojava, ma soprattutto, i guadagni del percorso di libertà in Medio Oriente. Questo a destato l’interesse di tutti per un certo periodo. Il regime e i suoi sostenitori indiretti internazionali, oltre alla Turchia e all’Arabia Saudita, hanno cercato di trarne vantaggio. L’ISIS ha costruito una relazione tattica e strategica sull’approccio anti-curdo di questi poteri. È così che si è sviluppato l’attacco contro Kobanê.

Una grande resistenza è stata organizzata contro l’attacco a Kobanê e questa resistenza è stata poi adottata dalla gente nelle quattro parti del Kurdistan. Tutti i curdi del Kurdistan settentrionale, Sud e Est, hanno mostrato grande sensibilità verso Kobanê. La lunga durata della resistenza ha aumentato l’interesse delle persone della regione e dell’opinione pubblica internazionale. Dopo 100 giorni di resistenza, Kobanê era al centro dell’ordine del giorno nel mondo. Quindi il fallimento di ISIS ha causato una divisione. Le potenze regionali e mondiali hanno riesaminato le loro posizioni politiche e militari e hanno dato inizio a un nuovo processo.

La resistenza a Shengal e Kobanê ha smosso la coscienza della comunità internazionale

La resistenza curda a Kobanê, Rojava, ha creato nuove circostanze. La comunità internazionale e l’opinione pubblica hanno fatto pressione su Stati Uniti e altre potenze internazionali per intervenire. La resistenza è aumentata a Shengal, e poi a Kobanê, smuovendo la coscienza della comunità internazionale. Il rapporto tra la coalizione guidata dagli Stati Uniti e quella dell’YPG è stata considerato legittimo e necessario come l’alleanza tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica contro il fascismo di Hitler durante la seconda guerra mondiale. Come Stati Uniti e Sovietici avevano bisogno, in quel momento, di quel tipo di rapporti, così da noi è stato sviluppato un rapporto tattico con gli Stati Uniti contro l’ISIS.

È più importante vedere come questo rapporto si è sviluppato e quali sono le intenzioni delle parti in questa relazione, piuttosto che giungere a una conclusione determinando solo le posizioni ideologiche delle parti. È da quarant’anni che gli Stati Uniti combattono contro il PKK e il PKK sta combattendo contro il sistema imperialista stando all’interno del colonialismo. Ma c’è una nuova situazione di caos in Medio Oriente che riguarda il sistema mondiale. Non c’è solo la lotta dei popoli oppressi e dei movimenti socialisti contro le potenze imperialiste in questa situazione caotica. Ci sono anche lotte tra le potenze imperialiste stesse, o tra le potenze imperialiste e le potenze regionali e il reazionarismo locale. Questa lotta crea opportunità in cui tutte le parti possono entrare in relazioni tattiche mentre avanzano per raggiungere i loro obiettivi. Tutte le parti cercano di farlo in quanto beneficiano del potere e delle capacità degli altri. Sono possibili diverse posizioni politiche e militari.

L’opzione che gli USA hanno dovuto scegliere

All’inizio della crisi in Medio Oriente, gli Stati Uniti hanno seguito diverse opzioni dopo che gli investimenti politici e militari che avevano fatto in Siria per la Turchia e l’Arabia Saudita non sono riusciti. La prima opzione era lasciare la Siria, cioè lasciare la regione. In tal modo, gli Stati Uniti si sarebbero ritirati dalla loro politica di dominio mondiale. Ma non potevano farlo. La seconda opzione era quella di investire maggiormente nelle politiche che stava portando avanti con Turchia e Arabia Saudita, ma era evidentemente un’opzione senza successo. La terza, invece, era quella di avanzare ulteriormente costruendo un rapporto con una nuova forza che avrebbe determinato il loro successo sul campo. Quest’ultima era la scelta che gli USA dovevano prendere.

Invece di proseguire accanto alla Turchia e all’Arabia Saudita ripetendo la pratica precedente di scontro con le forze di liberazione, forze che stavano avendo successo, gli USA scelsero di diventare un partner di questa resistenza vittoriosa, che ovviamente gli avrebbe giovato di più. Si tratta di un astuto approccio imperialista che prevedeva di attribuire a sé stessi i risultati di successo. Con questo calcolo ragionato, hanno deciso di sviluppare una relazione tattica.

Quindi, hanno avviato un processo basato sul sostegno della resistenza delle forze YPG come approccio della coalizione internazionale contro l’ISIS. Nient’altro che un processo tattico. La lotta per la libertà dei curdi in Rojava si fonda sulla libertà e sull’uguaglianza su base socialista. È l’espressione di un percorso politico che si è sviluppato dalla fraternità e dall’unità dei popoli. D’altra parte, gli imperialisti stanno lottando per imporre la loro egemonia sul Medio Oriente. Queste posizioni strategiche e ideologiche molto diverse sono entrate in un rapporto tattico solo a partire da Kobane. Gli eventi che seguirono possono essere considerati come una continuazione di questa relazione tattica.

In sé, questa relazione è molto dolorosa. Da un lato, il movimento per la libertà cerca di estendere il suo territorio e di lottare per creare un Medio Oriente libero attraverso lo sviluppo di soluzioni democratiche, mentre dall’altra parte si cerca di estendere l’egemonia sul Medio Oriente. Questo non è un rapporto in cui le parti si sostengono a vicenda, al contrario sono in costante conflitto.

Questa è la prima cosa in Medio Oriente
Possiamo dire che questa è una situazione molto rara, forse la prima del suo genere? Esiste un’associazione tattica che emerge dall’intersezione degli interessi delle forze popolari oppresse e quelli delle potenze imperialiste egemoniche?

Forse in Medio Oriente questa è la prima volta. Non è qualcosa che non si sia mai sentita nel mondo. Se esaminiamo la storia delle lotte per la libertà, possiamo trovare molti esempi. Nella storia contemporanea, soprattutto durante la prima guerra mondiale e la seconda, e nel periodo della rivoluzione sovietica.

I sovietici e gli USA hanno trovato punti comuni nella lotta contro il fascismo durante la seconda guerra mondiale. Ora, quando valutiamo questo, come possiamo definire la posizione dell’Unione Sovietica? Diciamo, dopo aver valutato le sue relazioni con gli Stati Uniti o il Regno Unito, che l’Unione Sovietica ha collaborato con l’imperialismo? Sarebbe un approccio molto superficiale e dogmatico.

Ci sono diversi esempi nella rivoluzione d’ottobre. Dopo la rivoluzione di ottobre, si sono verificati accordi economici e politici con i capitalisti e gli imperialisti. Se consideriamo la natura di questi accordi, nella parte sovietica non esiste negazione del socialismo. Non c’è negazione del socialismo quando Lenin ha sviluppato relazioni con gli imperialisti. Lo stesso vale per gli accordi conclusi durante la seconda guerra mondiale. Possiamo parlare della necessità di sviluppare relazioni tattiche e strategiche e accordi per la rivoluzione d’ottobre. Tuttavia, la lotta contro il fascismo durante la seconda guerra mondiale richiedeva la creazione di un fronte comune antifascista.

Quanto dureranno questi rapporti?
Se guardiamo da vicino, questo tipo di rapporti è limitato dal periodo di esistenza dei problemi. Ciò significa che non si tratta di una relazione strategica. Per esempio, come gli accordi presi durante la Rivoluzione d’Ottobre mostrano le contingenze del momento e come questi accordi diventano inutili quando la situazione congiunturale si conclude, così è accaduto durante la seconda guerra mondiale.

L’alleanza che si è sviluppata durante la seconda guerra mondiale fu una posizione anti-fascista che è emersa dalla intersezione di difesa della patria dell’Unione Sovietica colpita da intensi attacchi e degli interessi di altre potenze antifasciste. Questo accordo è rimasto in vigore durante gli attacchi fascisti. Ma una volta sconfitto il fascismo, tutte le parti tornarono alle loro posizioni politiche e si riposizionarono in base al loro taglio ideologico-politico.

Non ci sono molti esempi simili in Medio Oriente. Questo è il primo del suo genere; una situazione unica. Il conflitto e la lotta che oggi colpiscono il mondo possono essere chiamati Terza Guerra Mondiale. Il Medio Oriente è uno dei territori più colpiti dal conflitto mondiale. Ciò significa che possiamo assistere ad alcuni sviluppi che non abbiamo mai visto prima nella regione. Ad esempio, potremmo assistere a complicate relazioni tattiche e strategiche tra lo status quo regionale, l’imperialismo internazionale e i movimenti rivoluzionari socialisti: tutti volti ad agire per rafforzare le proprie posizioni. Perché la realtà in campo è molto complicata.

Esistono tre linee principali.

La prima riguarda lo scenario imperialista e i poteri coinvolti rappresentati da Stati Uniti, Russia e Unione Europea. La seconda è quella dello status quo regionale. Questa è rappresentata da paesi come la Turchia, l’Iran e l’Arabia Saudita. La terza linea è quella del socialismo, della democrazia e della libertà, rappresentata dai movimenti popolari e di sinistra, socialisti, guidati dal PKK. Queste tre sono in conflitto tra loro, in particolare le prime due. E possono sviluppare continuamente relazioni e alleanze differenti in base alla priorità dei loro interessi e conflitti. Ogni posizione di potere si apre a relazioni e alleanze in quanto si confondono tra di loro. La nostra definizione di “Terza guerra mondiale” si basa su questa realtà. Quando predichiamo questa definizione della Terza Guerra Mondiale, tentiamo di indicare diversi e nuovi rapporti tattici e strategici. Se questo è il caso, si presume che molti poteri sviluppino relazioni tattiche per promuovere i propri obiettivi strategici, anche se può sembrare contraddittorio. Questo vale per tutti. E fa parte della natura della politica e della diplomazia. Deve quindi essere previsto. Pertanto, giudicare guardano a situazioni politiche e militari aperte potrebbe essere troppo superficiale e limitato.

Questo è un processo pratico

Assumere il giusto approccio significa questo: il capitalismo è in una crisi profonda e strutturale. È una crisi globale, sentita intensamente in Medio Oriente. Il conflitto in Medio Oriente sta avvenendo sia militarmente che politicamente. Pertanto, un approccio ideologico e politico non è sufficiente. Allo stesso tempo è necessaria una posizione organizzata e militare. Quando prendi una posizione militare e organizzata significa combatterete costantemente lo status quo per cambiarlo, trasformarlo e sviluppare una nuova struttura. Questo è un processo pratico. Se non viene valutato correttamente e la dialettica del progresso non è attuata in modo corretto, l’approccio dogmatico può comportare una grande limitazione. Può sorgere una situazione in cui la linea della liberazione non può essere espressa.

Perciò dobbiamo conoscere e analizzare molto bene il campo. Dobbiamo essere precisi quando decidiamo quando e cosa fare contro qualcosa. Quando facciamo profitti o occupiamo un posto, dobbiamo valutare attentamente come sarà difeso e come verrà utilizzato per costruire e stabilire il socialismo. Se non guardiamo da questa prospettiva, non possiamo mai capire il cammino della libertà o le posizioni degli Stati del status quo regionale e dell’imperialismo internazionale. Se mescoliamo tutto questo fra noi stessi e stiamo fermi dai nostri approcci teorici, ci presentiamo come grandi difensori della libertà, ma nei fatti danneggeremo gravemente la lotta e la resistenza del popolo.

Si tratta di relazioni tattiche, e questo è comprensibile. Ora le forze della Federazione del Nord della Siria e del Rojava hanno rapporti con gli Stati Uniti e la Russia che sono grandi potenze imperialiste. Come può essere protetta l’identità socialista quando esistono relazioni politiche, militari ed economiche con quei poteri?

Innanzitutto, devo dirtelo: la nostra lotta è attuata attentamente considerando le esperienze storiche di altre lotte per la libertà. Devi prendere in considerazione questo aspetto. In secondo luogo, non c’è alcun modo per poter essere compresi dal punto di vista del socialismo reale. Dalle pratiche del socialismo reale sappiamo che non possiamo fare una lotta per la libertà polarizzando il mondo sotto forma di fronti e definendoci all’interno di questi. Il mondo non si presenta in queste forme e non è possibile fare una lotta per la libertà isolando e marginalizzando noi stessi nel sistema capitalistico mondiale. Dobbiamo vedere il problema nel suo insieme e agire di conseguenza.

Viviamo in un sistema mondiale capitalistico. Vogliamo creare una zona di libertà di lotta contro il capitalismo, l’imperialismo e il colonialismo. Ora non abbiamo l’opportunità di posizionarci in un’area di libertà già esistente. Vogliamo crearne una all’interno di questo mondo che viene tenuto prigioniero e schiavo. Le aree di libertà che vogliamo creare sono ora sotto il controllo di altri poteri. Ma i gruppi sociali e politici hanno discrepanze molto gravi tra loro. Possiamo solo avanzare in nome dell’ideale socialista beneficiando di questi conflitti e discrepanze. La creazione di polarizzazioni e la presa di posizione a partire da queste non va a favore dei poteri socialisti.

Se affrontiamo i problemi attraverso le polarizzazioni del socialismo reale, dovremo affrontare tutti i poteri imperialisti e colonialisti. Ma in realtà i poteri imperialisti e colonialisti non sono omogenei. Ci sono diverse contraddizioni e discrepanze tra di loro. Non trarre vantaggio da questi conflitti e non raccogliere forze e posizioni in nome dell’ideale socialista sarà una grande perdita per la stessa ideologia socialista.

Se guardiamo il problema differenziando solo i socialisti e gli imperialisti capitalisti, saremo lasciati solo con alcuni che possiamo chiamare amici sul terreno. E con la lista di questi “amici” sarà molto difficile avanzare in una lotta di tale portata. Quando si presenta l’occasione, tutto ciò che prendiamo dal sistema capitalista-imperialista rafforzerà il movimento socialista e indebolirà il primo.

Se così stanno le cose, dobbiamo andare avanti con le esigenze derivanti dai nostri approcci ideologici e politici organizzando e aprendo aree di libertà. Ci sono poteri egemoni, che sono in relazione al sistema capitalista, di fronte a noi e controllano quelle aree. Dobbiamo aprire un sentiero per noi in queste aree.

Quando guardiamo la realtà del Medio Oriente, non esiste una certa area di libertà o un certo gruppo libero. Tutte le aree sono state perse durante la storia. La società si è dissolta mentalmente nell’attuale sistema capitalistico esistente. Paesi e regioni sono invasi da potenze colonialiste e imperialiste egemoni. Il percorso della libertà della società è chiuso sotto il nome della sovranità statale.

In queste circostanze i curdi stanno sviluppando una lotta per la libertà. Stiamo cercando di creare uno spazio per la libertà all’interno della realtà sociale, spazio negato dall’imperialismo e dai quattro paesi colonialisti (Iran, Iraq, Turchia e Siria). Dobbiamo andare avanti con passi e approcci molto calcolati. Portare tutti i poteri contro di noi dicendo che “questo è imperialista”, “colonialista e capitalista” significa accettare la sconfitta. Significa rischiare di eliminare la lotta per la libertà.

Beh, cosa dobbiamo fare? Dobbiamo sapere come creare noi stessi da zero analizzando la realtà militare, politica e sociale di queste aree. Quando agisci in questo modo, affrontare diverse potenze, sviluppare relazioni tattiche ed entrare in rapporti militari e politici sarà inevitabile. La cosa importante è mantenere il proprio sguardo ideologico, politico e per la libertà. Devi essere sicuro che tutto questo servirà i tuoi scopi. Coloro che stanno perseguendo la lotta per la libertà devono considerare questa realtà ed esprimersi in questo contesto.

“Il sistema capitalista-imperialista è unito contro la nostra lotta”

Ora c’è una lotta per la libertà che stiamo sviluppando. Se guardi alla storia della nostra lotta, vedrai che ci sono terribili difficoltà e insieme ricchezze. Da oltre 40 anni il sistema capitalista e imperialista del mondo si è unito contro la nostra lotta per la libertà. Essi hanno sostenuto le potenze coloniali e hanno fatto grandi investimenti per impedire l’emergere di un movimento per la libertà. Nonostante ciò, una grande lotta si è sviluppata solo con il sostegno della gente. La lotta è stata abbracciata dalla gente. Questo approccio alla libertà adottato dalla società curda ha avuto una grande influenza in Medio Oriente e la lotta curda ha trovato un posto per sé all’interno della congiuntura. Anche se il mondo era contrario, l’esistenza di un movimento basato sulla guerriglia, sulla politica democratica e sull’organizzazione delle persone ha portato a risultati incredibili.

E questo movimento ha anche avuto la capacità di andare avanti senza il sostegno attivo di organizzazioni che si nominavano “difensori della libertà” o “contro il sistema”. La maggior parte di queste fazioni ha avuto preoccupazioni per questo movimento e non lo ha affatto sostenuto.

Oggi in Medio Oriente vige il caos che è anche in parte risultato della lotta di 40 anni del movimento. In Medio Oriente è emerso un nuovo territorio in cui le politiche delle forze internazionali e imperialiste hanno dichiarato fallimento. Tutti pensavano che il capitalismo, l’imperialismo o Israele erano molto potenti. Ma ora risultano indeboliti. Il caos in Medio Oriente li ha ingoiati tutti e ora sono diventati invisibili. E anche la struttura dei poteri regionali e l’egemonia degli Stati dello status quo sono crollati.

Come è successo? Si può spiegare con la crisi del sistema o forse con conflitti storici. Ma non è tutto. La crisi del sistema o i conflitti storici dovrebbero essere scossi da una lotta e da un intervento, prima che si trasformi in caos. La lotta per la libertà dei quaranta anni del PKK ha a che fare con il caos crescente in Medio Oriente e il crollo del sistema.

Non è solo una guerra per il petrolio
Ora tutti stanno lottando per riposizionarsi in Medio Oriente. Questo è molto importante. Dobbiamo averlo chiaro. Il centro della crisi della modernità capitalista è in questo momento in Medio Oriente. O il capitalismo si rialzerà in Medio Oriente e prolungherà la sua vita per altri cento o più anni o il caos in Medio Oriente aprirà un buco all’interno del sistema della modernità capitalista diventando la regione in cui emerge la libertà. È per questo che tutti i poteri del mondo sono in Medio Oriente e combattono. Sarebbe un approccio molto superficiale per spiegarlo solo come “la guerra per il petrolio”.

Questo è il terreno dove la depressione attuale del sistema capitalistico è diventata una Terza Guerra Mondiale. Chiunque è qui. La lotta qui è ideologica, politica e sistemica. L’imperialismo globale vuole sviluppare un’egemonia e un sistema mondiale postmoderno attraverso questa lotta. Gli Stati regionali dello status quo stanno cercando di proteggere i loro profitti e vantaggi, forniti dal sistema del XX secolo. Popoli oppressi e gruppi sociali cercano di costruire la loro libertà e uguaglianza a partire da questo caos. Questo è ciò che sta accadendo in Rojava in questo momento.

Ma da cosa si dipende quando si sviluppano questo tipo di relazioni? È possibile costruire una società socialista nel Nord della Siria o in Medio Oriente, nonostante l’imperialismo americano, russo ed europeo?
Quando guardiamo i precedenti progressi della crisi in Medio Oriente, non c’è nessun posto per la libertà. Non ce ne sono in Tunisia, in Libia, in Egitto e negli Stati del Golfo. Perché il caos stava progredendo principalmente come ripristino della modernità capitalista e del conflitto dei poteri imperialisti e colonialisti. Non c’era alcun ordine o organizzazione politica che potesse esprimere la libertà. La ricerca della libertà dei cittadini e i loro sforzi furono distrutti da tali poteri perché mancavano d’organizzazione. Ma quando la crisi è arrivata in Rojava è sorta una nuova situazione, basata sul cammino della libertà. Un nuova situazione emersa proprio dalla lotta del PYD e YPG. Per la prima volta, in Medio Oriente è nata una linea politica democratica per la libertà e il socialismo contro la modernità capitalista. Per questo motivo, si sono uniti per schiacciare questa lotta adottata dal Medio Oriente e dal mondo intero. E tuttavia, hanno finito per sviluppare un rapporto con quello che non potevano eliminare.

Cosa c’è da fare in questo posto? Naturalmente, coloro che stanno combattendo per la libertà devono credere in se stessi, in primo luogo. Se ne hanno bisogno e credono nella loro ideologia, nel socialismo, nella libertà e nell’uguaglianza sociale, non devono esitare a sviluppare rapporti con chiunque.

La tua domanda è sul destino del Medio Oriente. Se alcuni stanno affrontando una lotta per la libertà e altri cercano di rendere dominanti i loro interessi, allora queste parti si troveranno inevitabilmente in un processo, in una relazione e in contraddizione. Deve essere così. Può essere sotto forma di consenso e di alleanza o conflitto. Ad esempio, gli USA dovevano sviluppare un rapporto tattico con YPG che inizialmente non mostrava interesse. Ma gli USA tentano con tutti i loro mezzi di eliminare l’identità socialista del YPG e di integrarla nel sistema capitalistico imperialista. Questo è uno dei loro obiettivi principali quando sviluppano una relazione. Ma i curdi e la linea politica della libertà hanno i propri obiettivi in ​​questa relazione.

I risultati raggiunti in questa relazione sono d’importanza strategica e tattica per entrambe le parti. Le posizioni ottenute dai curdi di Rojava e dalle forze della Federazione Siria del Nord sono guadagni strategici per tutte le forze socialiste e anti-sistemiche. Ma la presenza degli Stati Uniti in Siria ha solo un’importanza quantitativa rispetto al sistema imperialista. Senza dubbio, queste relazioni tattiche sono importanti per loro. Sappiamo con certezza che queste relazioni saranno costantemente in conflitto. Ma il movimento in Rojava ha fiducia in se stesso e sta ottenendo risultati favorevoli.

Ora c’è una coalizione in Siria che è rappresentata dagli Stati Uniti. E ha tutto il sostegno del capitalismo. C’è anche un altro fronte di questo sistema, la Russia. E la Russia ha, a sua volta, molto supporto. Con la presenza della Russia e degli Stati Uniti, in Medio Oriente sono rappresentate tutte le potenze egemoniche e imperialiste del mondo. E gli Stati regionali sono in una posizione di relazione e di contraddizione tra questi due. Anche se tali poteri cercano di imporre il dominio del sistema mondiale imperialista, sono in conflitto tra loro quando cercano di imporre la loro egemonia come egemonia assoluta.

“Rojava, regione di libertà in un piccolo pezzo di terra”

In queste circostanze, esiste una zona di libertà in un piccolo pezzo di terra chiamato Rojava, dove è stata creata un’area comunitaria democratica. Stiamo parlando di una zona di libertà per la prima volta. Con tutto il sostegno materiale e morale della società, questa forza continua la sua lotta. Nel frattempo, vuole stabilirsi resistendo a mezzi ideologici, politici ed economici contro il potere del sistema capitalistico mondiale.

Dobbiamo pensare a ciò che questa zona di libertà significa per coloro che difendono la libertà. Esiste un fronte imperialista e capitalistico che vuole distruggere completamente questa zona. E questo comporta degli oneri. D’altra parte, esiste una lotta per espandere questa zona. Dobbiamo capire molto bene il conflitto e la discrepanza. Non possiamo capire la discrepanza senza comprendere il conflitto.

Quindi YPG deve approfittare delle relazioni con la Russia e gli Stati Uniti. Se osserviamo solo il modo in cui queste relazioni vengono gestite, è possibile capire il problema in qualsiasi momento.

Hai parlato dell’approccio strategico dei poteri internazionali. Qual è l’obiettivo della Russia?

Nell’approccio strategico della Russia, vediamo che vuole entrare nella Siria come potenza regionale. Chi sostenga la Russia? Iran, Turchia, Iraq e Siria. La Russia vuole stabilirsi influenzando altri Stati del Medio Oriente. Qual è il suo obiettivo strategico di base? Conferire un carattere di Stato-Nazione al regime siriano e trasformarlo in potenza egemonica. Non vediamo un approccio che porta democrazia, uguaglianza o libertà, o un approccio che aiuta a risolvere i problemi con mezzi democratici.

Naturalmente, manifestando questo approccio, la Russia sviluppa un obiettivo dopo aver valutato le discrepanze giornaliere con i suoi alleati. Sta seguendo una politica d’integrazione delle aree di libertà dirette dai curdi al regime, allo Stato-Nazione. Utilizza il suo potere militare, politico e diplomatico a questo proposito. Ma, d’altra parte, coloro che svolgono la lotta per la libertà valutano la situazione di questa potenza e cercano di avanzare sulle crepe. Questa relazione è perciò molto problematica. La Russia è in relazione con la Turchia, l’Iran e la Siria e vuole integrare il movimento della libertà al regime. Ma nonostante ciò, il nostro movimento di liberazione cerca di progredire in campo militare, economico, politico e diplomatico per sfruttare le crepe nei rapporti tra di loro.

Abbiamo parlato della Russia … Ora voglio chiederti degli Stati Uniti. Qual è il loro obiettivo strategico ?

Una situazione simile si applica anche agli Stati Uniti. Gli Stati Uniti sono compatibili con la linea di libertà politica del PYD? Non credo che gli USA si sentano a loro agio in relazione alla dichiarazione dei Cantoni o all’istituzione di un sistema di auto-governo piuttosto che uno Stato, e, infine, agli sforzi per creare una società egualitaria e libera. Gli Stati Uniti li vedono solo come una situazione congiunturale e quindi li ignorano. Vogliono ottenere vittorie militari attraverso relazioni tattiche. Ma, d’altra parte, sviluppano relazioni strategiche e prudenti con gli Stati. Quindi, prendere una posizione contro gli Stati Uniti senza vedere il carattere antimperialista del rapporto tattico è come giocare nelle mani del sistema del potere egemonico.

Non esiste alcuna relazione con gli Stati Uniti tranne un rapporto tattico, politico e militare. Il modello economico basato sui monopoli non è in vigore in Rojava. Non esiste posto per i monopoli. Il sistema del Rojava è fondamentalmente un sistema di libertà e un sistema egualitario e democratico. Lo vediamo facilmente nella costituzione federale. In cosa consiste l’organizzazione sociale? In una società democratica e in una politica democratica.

Dal punto di vista economico, l’obiettivo principale è l’istituzione di una società comunitaria. Pertanto, si sta preparando la legislazione contro lo sfruttamento e i monopoli. In questo non c’è alcuna alleanza tattica e strategica con la Russia, gli Stati Uniti o qualsiasi altro potere capitalista e imperialista. Al contrario, gli si impone una visione molto diversa del mondo. Si tenta di mostrargli che è possibile un altro mondo. Ma il sistema capitalista lo rifiuta e cerca di integrarlo negli Stati-Nazione per distruggere questa alternativa prima che nasca.

Russia e Stati Uniti hanno grande potere militare e politico. Hanno una evidente superiorità rispetto al vostro potere e quindi possiamo parlare di una situazione di potere asimmetrico. Quali sono i vostri vantaggi rispetto a questi due fronti? Avete vantaggi ideologici, politici e sociali?
Naturalmente, sotto alcuni aspetti, abbiamo vantaggi su di loro.

Innanzitutto, in Medio Oriente è nata la civiltà, e per civiltà mi riferisco al periodo che inizia con l’emergere della società classista fino alla creazione del sistema capitalista. Stiamo parlando di un processo in cui i valori umanitari sono stati distrutti e corrotti.

La società è disperata per questo. Il caos attuale è anche il risultato di questo. La società è in una grande ricerca di libertà, ed è qui che sta il nostro vantaggio. In generale, la nostra ideologia socialista, che può essere una risposta alla ricerca della libertà della società, è il nostro vantaggio contro l’imperialismo e il colonialismo.

“Offriamo soluzioni ai problemi creati dal sistema capitalista”
In Medio Oriente ci sono enormi problemi che si basano su questioni etniche, religiose, settarie, di classe e sessiste. Il sistema della civiltà e il suo ultimo prodotto, il sistema capitalista, sono i creatori di questi problemi. Noi stiamo offrendo soluzioni a questi problemi che sono compatibili con la storia e la cultura dei popoli del Medio Oriente. Infatti, affianchiamo al pensiero socialista le esperienze che sono presenti nella storia e nella vita culturale del nostro popolo. Ciò rende le nostre idee attraenti.

Abbiamo anche quarant’anni di storia come movimento. Questa è una storia dedicata all’uguaglianza, alla libertà, alla giustizia e alla fratellanza delle persone. Pertanto, tutte le parti della società si basano su questo movimento che ha caratteristiche simili ai movimenti dei profeti in termini di devozione. Oggi esprimiamo questa tradizione con il socialismo.

Se si manifesta un corretto approccio ideologico, politico e organizzativo, è sempre possibile diventare un potere efficiente in Medio Oriente. E noi lo abbiamo dimostrato nella regione. Molti difensori della libertà lo hanno dimostrato durante la storia.

Abbiamo portato questa crescita nel Kurdistan, nelle quattro parti del Kurdistan. Ma dopo, in Rojava, è emersa una situazione parecchio avanzata. Questo è un importante supporto per noi. È ovvio che, se si assume il giusto approccio, qui saranno raggiunti risultati concreti.

In secondo luogo, e soprattutto, i popoli e le società sono direttamente coinvolte nella lotta. Fino ad ora la partecipazione della società ai conflitti, alle lotte, era limitata. La società era la vittima o il lato oppresso del conflitto tra i poteri al governo. Mentre oggi, soprattutto nella Federazione della Siria del Nord, tutte le frazioni della società sono attivamente coinvolte in sforzi politici, militari e organizzativi. Oggi i poteri imperialisti e colonialisti hanno una capacità molto limitata di mobilizzare un gruppo sociale contro un altro e innescare una guerra. Il nuovo modo in cui la società si esprime in questo quadro ha portato alla nascita di un nuovo centro e di un nuovo campo sociale. Questo è il vantaggio più importante che abbiamo su di loro.

“Un’isola nel mezzo dell’oceano”

Ad esempio, oggi possiamo parlare della Federazione della Siria del Nord, del Cantone di Cizîrê o di un altro cantone. Quando parliamo di questo non ci rendiamo conto di quanto sia importante. Ma essere una federazione o un cantone non è una situazione semplice. Cosa significa? Significa creare un’isola nel mezzo di un oceano. Questo è impossibile da capire per coloro che non immaginano il nemico. Non è possibile capirlo se uno non sente e non sperimenta la libertà.

Diciamo che un tentativo di comprendere la situazione con valutazioni politiche superficiali non porterà ad altro che alla demagogia.

Cosa sta crescendo qui in Rojava? A Kobane e ad Efrîn? E in generale, cosa significa la Federazione della Siria del Nord? Quando pensiamo a tutto questo, ci rendiamo conto che qui il movimento non solo ha risposto alla ricerca di libertà della gente, ma ha anche creato aree per vivere liberamente. Queste aree di libertà cominciano ad apparire come piccole isole. E queste isole si riuniscono e cercano di formare una federazione per evitare di essere emarginati. E, contemporaneamente, stanno anche cercando di raggiungere il livello universale unendosi al movimento rivoluzionario internazionale.

Dobbiamo accorgerci che il capitalismo è abbandonato a sé stesso, senza una soluzione alla propria crisi strutturale e che le strutture egemoniche soffrono di molte discrepanze. Questi, insieme al caos, conferiscono ai poteri rivoluzionari un grande vantaggio. Pertanto, la ricerca della libertà da parte delle persone, il desiderio dell’umanità del ripristino dell’identità umana e i risultati di questa volontà in Medio Oriente e in Rojava offrono opportunità più che sufficienti affinché si sviluppi la lotta per la libertà.

*****

Inizio seconda parte:

Altun, del KCK, ha messo in evidenza come la maggior parte dei movimenti anti-sistema chiuda un occhio sul fatto che essi vivono il capitalismo e l’imperialismo in tutti i loro aspetti, ingannandosi con le proprie ideologie e i propri dogmi.

Rıza Altun, membro del Consiglio esecutivo dell’Unione delle Comunità del Kurdistan (KCK), ha parlato all’edizione in lingua inglese dell’ANF delle illusioni riguardo una presa di posizione reale contro il sistema, l’imperialismo e il capitalismo; dell’approccio del PKK relativamente a socialismo reale e socialismo; del cambio di paradigma dopo la cattura di Abdullah Öcalan.

In alcuni paesi occidentali, specialmente dell’America latina, i regimi siriano e iraniano sono considerati anti-imperialisti per via della loro presa di posizione contro l’ISIS. Recentemente, anche il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha iniziato a usare una certa retorica anti-americana. Cosa c’è dietro all’anti-americanismo di queste nazioni? Sono davvero anti-americane o possiamo dire che questo è solo il risultato di una lotta interna alle potenze coloniali?

In Occidente esistono diversi movimenti che, possiamo dire, sono contro il Sistema. Dal punto di vista storico, ci sono movimenti e potenze che conducono veramente una lotta per la libertà. Queste sono potenze straordinarie contro il sistema e l’America latina ne è un centro importante. Quando guardiamo a cos’è accaduto a partire dalla scoperta dell’America, specialmente pensando ai movimenti guerriglieri e socialisti degli anni ’60, vediamo che essa è un importante campo per la lotta rivoluzionaria. Questi movimenti e queste potenze, tuttavia, hanno le loro problematiche. Per esempio, in Occidente i movimenti anti-sistema sembrano distaccati e marginali. Ci sono serie difficoltà in relazione a come gestiscono i propri problemi ideologici, politici e organizzativi. Hanno difficoltà a trasformarsi in movimenti realmente anti-sistema e libertari, così come è problematico determinare quali movimenti ideologici, politici e militari siano veramente anti-sistema, in quanto non hanno la lungimiranza di sviluppare un’identità. In tal senso è problematico. C’è un grande oscurantismo e dogmatismo in questi movimenti, sebbene siano contro il sistema.

Prendiamo un movimento occidentale a caso e possiamo criticarlo in maniera accurata. Per esempio, se valutiamo 150 anni di storia del Marxismo, osserviamo che esso è risultato principalmente nel socialismo reale. La realtà del socialismo reale può essere analizzata sotto vari aspetti. Senza dubbio il Marxismo è espressione di istanze anti-sistemiche. È un punto di svolta contro l’egemonia e riflette 100-150 anni di esperienze precedenti. Nessuno lo può negare. Alla fine, però, dobbiamo mettere in discussione un percorso inteso verso la libertà che finisce col trasformarsi nel socialismo reale, finendo col nutrire il sistema di sangue fresco.

Da una prospettiva di socialismo reale non è possibile arrivare al livello di una linea libertaria, né stimare correttamente una linea efficace esistente e sostenerla. Similmente, quando guardiamo all’Anarchismo, notiamo che le differenze fra le varie correnti sono soprattutto quantitative. Non esistono differenze fondamentali tra di esse. Filosoficamente, il suo approccio verso la libertà e l’uguaglianza e la sua posizione contro le egemonie ha creato una somma di valori preziosi. Poiché, tuttavia, questi valori non si manifestano nei vari aspetti ideologici, di lotta, di resistenza e organizzativi, le correnti dell’anarchismo non riescono a lasciare una traccia nella società e non riescono a mostrare la forza di rappresentare una linea efficace. E poiché non riescono a farlo, trattano una lotta sviluppatasi in qualche altra parte del mondo unicamente in base al loro metro di giudizio, alla loro prospettiva e alla loro logica.

Nonostante tutti il discorso radicale, questo movimento non riesce a liberarsi dallo stile di vita e dai modelli relazionali del capitalismo. Questo è un problema fondamentale per l’intero fronte di liberazione. Possiamo includere in questo fronte anche i movimenti ecologisti e femministi.

Guardando alle loro posizioni, anche se sembrano essere contro il sistema, possiamo notare come posseggano un notevole dogmatismo. In loro c’è grave autismo politico e auto-astrazione. Isolarsi da tutto significa autodistruggersi.

Lo stesso vale per l’America latina. L’America latina ha attraversato periodi storici critici. Ha condotta la lotta contro il colonialismo spagnolo e portoghese, contro l’imperialismo statunitense. Ha lottato per il socialismo, al quale poi ha contribuito con i movimenti di guerriglia. Dobbiamo dargliene atto. Adesso, però, esiste un serio problema su come gestiscono la questione.

Per esempio, possiamo affermare direttamente che coloro i quali agiscono in nome del socialismo non riescono ad andare oltre il socialismo reale. Se si basano principalmente su un approccio legato allo stato nazione e all’esercizio del potere, è per loro impossibile raggiungere una vera linea di socialismo. Il problema dei movimenti anti-sistema in Europa e America latina si origina da qui.

Il loro approccio è il seguente: “chiunque sia contro il sistema, è anticapitalista.” L’anticapitalismo, tuttavia, ha i propri criteri specifici. Ci sono nazioni che rappresentano il capitalismo e l’imperialismo e sono nemiche. Loro si illudono che rompere con queste nazioni sia l’approccio fondamentale e definiscono la propria libertà su questa base. Guardando, però, alle loro vite, vediamo che vivono capitalismo o imperialismo stessi. Vivono nelle proprie città, sotto il proprio potere, con la propria identità e all’interno del proprio mercato. Vivono immersi in tutto questo fino al collo e, tuttavia, si illudono di essere libertari. C’è qualcosa di sbagliato qui. Sappiamo che questo è il problema del socialismo reale. Credono sia possibile costruire il socialismo con gli strumenti base del capitalismo.

La maggior parte dei movimenti anti-sistema chiude un occhio sul fatto che essi vivono il capitalismo e l’imperialismo in tutti i loro aspetti, ingannandosi con le proprie ideologie e i propri dogmi. Questi movimenti prendono posizione senza pensare a quello che sta succedendo in Medio Oriente, quali fattori storici e sociologici siano in gioco o quale sia la loro relazione con le potenze globali. Questo è davvero un grosso pericolo.

In realtà dovrebbero pensare al sistema dell’imperialismo globale con le sue sotto-unità, gli stati-nazione. Dovrebbero capire che le contraddizioni tra loro sono il risultato dello sfruttamento e delle egemonie e non dell’uguaglianza, della libertà o della giustizia. Queste potenze non possono scontrarsi tra loro sulla base di aspetti ideologici. Soltanto il popolo, i movimenti socialisti rivoluzionari e i segmenti sociali possono scontrarsi con loro.

Guardiamo adesso alla realtà latino-americana: non discuterò del fatto che sia o meno anti-imperialista. Non abbiamo obiezioni contro una linea che conduce una lotta democratica contro l’imperialismo. È stato però raggiunto un punto e dobbiamo capirlo.

C’è grande illusione qui. Dobbiamo chiederci quanto sia anti-imperialista il socialismo reale latino-americano. Di certo è anti-americano, ma l’anti-americanismo non implica l’anti-imperialismo. L’America è imperialista ed è possibile sviluppare un atteggiamento contro l’imperialismo americano. Essere anti-imperialisti è comunque un’altra cosa. Essere anti-imperialisti significa essere contro l’ordine mondiale capitalista, contro l’egemonia dell’imperialismo a livello mondiale e contro i sotto-centri egemonici dell’imperialismo. Dire “Io sono contro gli Stati Uniti” non significa niente. Questo è il punto raggiunto dall’America latina. Sono contro gli Stati Uniti e hanno ottenuto grandi vittorie in questa lotta, ma hanno anche relazioni con paesi sub-egemoni legati all’imperialismo. Questo ha causato una situazione molto sgradevole. Anche il capitalismo dell’Europa occidentale è un’espressione dell’imperialismo. Il rivoluzionarismo dell’America latina dovrebbe portare l’orientamento anti-americano a un livello tale da includere [tutto] l’imperialismo occidentale. Stanno affrontando un problema molto grave a causa di questo. Non è logico affermare che l’imperialismo che non mi attacca è buono.

L’imperialismo ha un flusso principale che si organizza in centri differenti. Senza schierarsi contro ognuno di essi, è impossibile sconfiggerlo. A causa di questo atteggiamento, l’anti-americanismo non è mai stato capace di ottenere una vittoria in America latina. Questo poiché non riescono a trasformarsi in anti-imperialisti. Motivo per cui, anche se ottennero delle conquiste contro portoghesi e spagnoli, non riuscirono comunque a interrompere la loro relazione di dipendenza.

Le lotte guerrigliere in nome del socialismo non hanno ottenuto i risultati sperati. Perché? Dobbiamo chiederci questo. La ragione principale è l’atteggiamento inadeguato.

Guardiamo alla realtà del Kurdistan. Il Kurdistan è diviso in quattro parti. Ciò accadde durante la prima guerra mondiale. Turchia, Iran e paesi arabi non lo hanno fatto da soli. Il sistema capitalista mondiale divise il Kurdistan e lo spartì tra Turchia, Iran, Siria e Iraq.

I movimenti latino-americani non riescono a vedere questa realtà. Non trattano il sistema imperialista e i suoi collaborazionisti locali come un tutto unico. Quando Turchia, Iran, Siria o Iraq contrastano con gli Stati Uniti, alcuni pensano che siano anti-imperialisti. Per questo motivo, non vedono il genocidio perpetrato da questi paesi in Kurdistan. Questo atteggiamento dovrebbe cambiare. Il sistema di questi stati è, nel complesso, un sistema capitalista, imperialista e colonialista. I loro contrasti [con gli USA] non possono assolutamente essere considerati come anti-imperialismo.

Per esempio: l’attuale governo turco – sebbene colonialista, fascista e fondamentalista – è stato sostenuto perché, per via dei propri contrasti con gli Stati Uniti, è stato visto come anti-imperialista. Ciò che non è stato visto, però, è il suo carattere colonialista e le sue relazioni con l’imperialismo.

La Turchia è un centro del capitalismo dentro il nazionalismo, così come del fondamentalismo, tutti aspetti del nazional-statismo. La Turchia è un alleato strategico degli Stati Uniti. Come possiamo quindi definirla una potenza anti-imperialista soltanto per i suoi contrasti con gli Stati Uniti? Questo è un approccio liberal-capitalista, che definisce se stesso all’interno del sistema.

Lo stesso vale per i partiti baathisti che una volta erano i preferiti dai movimenti rivoluzionari dell’America latina. Tutti sanno che i partiti baathisti rappresentano la forma più corrotta e imperialista del nazionalismo e del nazional-statismo arabo. È una vergogna che vengano ritenuti anti-imperialisti solo perché avevano forti legami col blocco sovietico e alle volte entrano in contrasto con gli Stati Uniti. I regimi baathisti sono noti per la loro crudeltà sui popoli mediorientali.

Anche l’Iran è un regime fondamentalista, basato su una setta dell’Islam. La sua attuale struttura non è separata dall’ordine mondiale capitalista. Ha forti legami con l’imperialismo. Le relazioni basate sull’idea che l’Iran sia una potenza anti-imperialista per via dei suoi contrasti con gli USA, mostrano la condizione problematica delle potenze anti-imperialiste latino-americane. Guardiamo a Cuba, al Venezuela e ad altri paesi latino-americani in cui c’è un governo di sinistra: elogiano le potenze sub-egemoniche dell’imperialismo in Medio Oriente e Asia solo per via delle loro posizioni anti-americane. Questa è una pericolosa illusione.

Voglio ripeterlo: essere anti-americani non implica automaticamente l’anti-imperialismo. L’anti-americanismo è l’essere contro uno dei centri dell’imperialismo. Fermarsi unicamente all’essere anti-americani significa legittimare le altre potenze colonialiste e imperialiste. Abbiamo, quindi, bisogno di un paradigma forte e radicato per una visione del sistema capitalista mondiale e della sua egemonia imperialista.

Dopo la cattura del leader curdo Abdullah Öcalan nel 1999, c’è stato un cambio di paradigma da parte curda. Questo ha influenza sulle relazioni che avete sviluppato con Stati Uniti e Russia? Se non ci fosse stato un cambio di paradigma, sarebbe comunque stato possibile, per voi, sviluppare relazioni con USA e Russia? Molti gruppi credono che il PKK abbia abbandonato la lotta socialista: è davvero avvenuta una cosa del genere con questo cambiamento paradigmatico?

Il PKK è un movimento socialista dal primo giorno che fu fondato. Quando guardiamo a quel periodo e alle condizioni del tempo, notiamo che c’era una forte influenza da parte del socialismo reale. C’era anche l’influenza dei movimenti di liberazione nazionale, specialmente la lotta in Vietnam, la guerriglia nell’America latina, la rivoluzione cinese e i movimenti nazionali in Africa. Pertanto le origini del PKK fanno riferimento sia al socialismo sia alla liberazione nazionale.

Quando guardiamo alla situazione mondiale e al predominio ideologico del tempo, notiamo che il PKK si è formato sotto l’influenza del socialismo reale. Il PKK ha condotto a lungo una lotta di liberazione nazionale con queste caratteristiche. Dopo la caduta del blocco sovietico e l’assorbimento dei movimenti di liberazione nazionale all’interno del sistema capitalista, tuttavia, dovevamo mettere in discussione questa situazione. Abbiamo messo in discussione sia il socialismo reale sia l’ideologia di liberazione nazionale. Se guardiamo più da vicino, osserviamo che il collasso del socialismo reale e l’assorbimento delle lotte di liberazione nazionale ha avuto come effetto il collasso di molti movimenti di liberazione. Si è trattato di una sconfitta totale. Il PKK ha sofferto a causa delle conseguenze di questo processo, durante il quale ha fronteggiato un attacco senza paragoni rispetto ad altri movimenti socialisti e di liberazione nazionale. Il sistema imperialista ha preso di mira il PKK come primo passo della propria strategia in Medio Oriente. Hanno provato a lasciare il PKK senza una guida e senza un’ideologia, catturando il nostro leader grazie a un complotto a livello internazionale.

È stato, senza dubbio, un fatto importante per il PKK. Se il PKK non si è sgretolato, è perché possiede delle diversità rispetto ai movimenti di socialismo reale e di liberazione nazionale. Sebbene il PKK rechi gli effetti del socialismo reale, possiede caratteristiche uniche. Non soltanto a livello ideologico, ma anche dal punto di vista organizzativo. Il modello di pensiero e di organizzazione, unico per le società storiche consapevoli del Medio Oriente, è stato la causa principale per cui il PKK non si è dissolto. Il PKK è stato, infatti, formato in questo modo dal nostro leader. La prigionia del nostro leader ha rivelato al PKK nuove circostanze. Esisteva già una ricerca di nuovi concetti ideologici e politici, prima della prigionia. L’insistenza sulla libertà delle donne e gli sforzi per una soluzione democratica attraverso i vari cessate il fuoco, sono un’espressione di questa ricerca. La prigionia ha condotto verso una nuova concezione in tutti gli aspetti. Il cambio di paradigma inizia da qui.

Ricerche nuove non possono essere affrontate criticamente se sono di matrice socialista o se il socialismo reale viene preso come riferimento. Nessuna nuova ricerca può, comunque, essere avviata con quell’atteggiamento.

Il nuovo cambio di paradigma del PKK non è basato sulla negazione del socialismo reale. Vorrei in particolar modo sottolineare questo. Si tratta di una situazione nuova basata su una critica agli approcci ideologici, filosofici e politici del socialismo reale. Ci si sta impegnando a ridefinire il socialismo mediante un approccio più libertario, egualitario e democratico. Il PKK non ha, quindi, rinunciato al socialismo. Al contrario, stiamo costruendo un nuovo socialismo basato su una critica del socialismo reale, una critica – specialmente – dei movimenti anti-sistema. Tutti i concetti che usiamo sono stati sviluppati dopo una critica del socialismo reale. Dobbiamo vederli come le espressioni libertarie, egualitarie e democratiche del nuovo socialismo. La guerra in Medio Oriente e le relazioni sviluppate su questa base non possono essere spiegate a partire dalla situazione ideologica. Si tratta più di una necessità, che di una contingenza politica. Se il PKK avesse tenuto la passata linea del socialismo reale, avrebbe condotto la propria lotta in quel modo. E dopotutto era quello che stava facendo. Ma dopo il proprio cambio di paradigma, la forza e la consapevolezza che ciò ha creato hanno fornito al PKK un vantaggio per fronteggiare la nuova crisi mediorientale. Se non avesse cambiato paradigma, avrebbe di certo continuato a lottare, ma non avrebbe avuto la possibilità di vincere.

La terminologia che usate fa uso dei concetti di democrazia, nazione democratica, libertà delle donne, ambiente ed ecologia più che di socialismo. State dando nuovo significato a queste espressioni, rispetto a quello tradizionale? State sostituendo il socialismo con queste espressioni?

Queste non sono cose che esistono a dispetto del socialismo. Il socialismo rimane lì come concetto generale. Possiamo dire che questi concetti aggiungano contenuti al socialismo. Per esempio, c’è uno stravolgimento della democrazia quando la si osserva dal punto di vista liberal-capitalista o real-socialista. Stanno stravolgendo il concetto di democrazia. Come la esprimono? Esprimono la democrazia come un metodo di governo. Guardare alla democrazia in questo modo è una grande illusione, un inganno. Mettere stato e democrazia fianco a fianco non è mai possibile. La democrazia può esprimersi come il modello di auto-governo delle società [che esisteva] prima dello stato. Come era gestita la società prima che emergesse la civiltà e quando il popolo non sentiva il bisogno di uno stato? Avevano il loro auto-governo, ma questi governi non erano basati sullo sfruttamento, l’oppressione e l’invasione. Questo è un governo democratico. Sarebbe opportuno definire meglio la democrazia così. La visione della storia liberale nega questo modello di governo delle società del tempo. Essa si è servita della democrazia come di un invenzione della civilizzazione [portata] alla società. Hanno usato la democrazia come una barriera per coprire lo sfruttamento.

Non possiamo parlare di stato democratico o di governo democratico di una classe. Questa è una menzogna. Se prendiamo come riferimento il socialismo, dobbiamo definire un’espressione per l’impostazione di governo socialista. Ci sono espressioni per il modello di governo di socialismo reale. Per esempio, i marxisti usano il concetto di “dittatura del proletariato”. Usano anche lo stato come elemento fondamentale della letteratura socialista. Vedono l’egemonia di una classe come modello di governo. Definiscono la democrazia come un metodo di amministrazione di uno stato. In questo modo, trasformano la democrazia in un concetto passivo che definisce un metodo amministrativo, sebbene sia stata applicata da diverse società umane per un periodo di tempo storico significativo. Questa è una situazione problematica. Se diciamo di essere socialisti, per prima cosa l’atteggiamento socialista verso il modo di governare dovrebbe essere espresso e concettualizzato nella maniera più libertaria possibile. Non è difficile trovare questa cosa nella storia dell’umanità e applicarla alla situazione attuale. Ciò può derivarsi dalla vita egualitaria e libertaria che certe società mantengono in vita anche nelle situazioni di capitalismo e imperialismo.

I significati più moderni che si possono attribuire alla democrazia erano presenti nella società naturale e sono le caratteristiche della vita di comunità. La democrazia, dunque, può essere un concetto attuale per un modello amministrativo egualitario e libertario. Usiamo questo termine con questo significato.

Per esprimerci in maniera più chiara, usiamo il termine “democrazia” per descrivere il modello amministrativo della nostra visione socialista. Questo non è un concetto di democrazia che si basa sullo stato. Lo usiamo per definire l’auto-governo della società. Questa non è una cosa diversa dal socialismo, né un disimpegno da esso. Al contrario, mira a portare nuovi significati al socialismo o a condurre a un metodo di socialismo. Lo stesso può dirsi di tutti gli altri concetti. Senza una critica del socialismo, non lo avremmo potuto condurre ad un punto in cui può essere messo in pratica nella vita in termini concreti.

Anche l’ecologia è importante. Dal punto di vista dell’ordine mondiale capitalista o dell’approccio socialista, la relazione tra natura e società è problematica. Il capitalismo ha reso il mondo un posto insopportabile con il suo industrialismo e la sua logica di profitto. L’umanità è a un passo dall’annichilazione. Quando si fronteggia una minaccia del genere, intendere il socialismo come un’utopia basata su una libertà e un’uguaglianza artificiali non ha nessun senso. Il socialismo dovrebbe dunque avere un atteggiamento finalizzato a salvare il mondo e l’umanità. A tal proposito, dovrebbe avere un’impostazione ideologica che sia contro i danni causati dal capitalismo al mondo. Non c’è, tuttavia, nulla del genere nel socialismo reale che – in maniera generica – afferma che il capitalismo sfrutti la natura e l’ambiente; ma non può salvare se stesso dall’essere parte della distruzione ecologica, col proprio approccio industrialista e la difesa dello stato-nazione. In aggiunta, esso non riesce a definire la relazione tra ecologia e società da un punto di vista ideologico. Questa è una situazione molto preoccupante.

L’atteggiamento del socialismo reale è problematico? Lo è. La propria difesa di un’industrializzazione illimitata, la propria prospettiva che mette industria e sviluppo sulla stessa lunghezza d’onda e definisce l’umanità come la potenza egemone sulla natura, rappresentano problemi ideologici seri. Non si può pensare al socialismo senza l’ecologismo. Non si può pensare alla vita senza l’ecologia. Se si mette in relazione il socialismo alla vita, allora si può capire la sua relazione [anche] con l’ecologia.

Questo vale anche per la linea della liberazione delle donne. Il capitalismo ha reso le donne un obiettivo e un oggetto. Il capitalismo impone alle donne le cose peggiori. La mentalità del maschio dominante sperimenta la propria forma più intensa nel sistema capitalista. Senza pensare alla libertà e alla salvezza delle donne e alla loro posizione nella società e senza una definizione di ciò nel contesto del socialismo, non è possibile salvare il mondo o ottenere uguaglianza, libertà e democrazia. La questione delle libertà delle donne è troppo profonda, non è possibile risolverla con l’approccio del socialista reale che afferma: “quando arriverà la rivoluzione, la questione femminile verrà risolta.” È più complicato di così. Dovrebbe essere considerato come il problema fondamentale del socialismo o anche come il problema principale della vita, a livello più ampio. Coloro i quali non sviluppano un approccio specifico riguardo la questione della libertà delle donne, mostrano la debolezza dei loro propositi socialisti.

Cosa viene fuori quando pensiamo a questi elementi come a un tutto unico? Emergono approcci approssimativi e inefficaci verso i problemi del socialismo reale e della costruzione del socialismo. Emergono carenze filosofiche, ideologiche e politiche, che conducono alla distruzione del socialismo. Con il proprio cambio di paradigma, il PKK affronta questi problemi, trova soluzioni e ricostruisce il socialismo basandolo su una scienza sociale nuova e concreta.

Non significa disimpegnarsi dal socialismo. Significa portare al socialismo un vero significato, dopo aver riesaminato il collasso e la sconfitta del socialismo reale. Non c’è spazio per lo sviluppo di movimenti anti-imperialisti, socialisti, libertari e anti-sistema se essi non si interrogano in tal senso. Dobbiamo comprendere il collasso di quelli che crollarono insieme al socialismo reale, le conseguenze di limitare il proprio destino a un fallimento del genere. Il PKK è riuscito a rigenerarsi, dopo avere analizzato correttamente la situazione aver criticato il socialismo reale. Non ha creato la propria essenza e la propria forza distaccandosi dal socialismo, piuttosto ha reso questo possibile proprio attraverso la filosofia, l’ideologia e la vita socialista. Soltanto così il PKK è riuscito a diventare una forza ideologica e politica in Medio Oriente.

Vorrei parlare del concetto di nazione democratica. Sappiamo che l’imperialismo immagina un nuovo ordine mondiale che supera i concetti attuali di identità nazionale e stato-nazione. Quello di cui stiamo parlando è un nuovo governo mondiale o un nuovo stato mondiale, che travalicherà le nazioni. La nazione democratica è un’alternativa a questo?

La composizione sociale del capitalismo è basata sulla forma dello stato-nazione. Quando parliamo di stato-nazione, esso ribadisce la forma capitalista. Questo significa costruire un sistema egemonico sulla categoria nazione, che una forma sociale, facendo diventare questa forma un’area di violenza e sfruttamento del monopolio capitalista. Qui il problema principale è la creazione della categoria nazione per mezzo dello stato. Questa categoria è molto elastica e transitiva. Gli sforzi per omogeneizzare la società nel corso di questa creazione, implicano il genocidio di tutte le diverse qualità sociali e culturali. Creare una nazione e farne una zona di potere supremo, pertanto, causa un problema sociale. Ecco che emerge il più basilare dei problemi del socialismo reale. Il suo più grande errore è credere di poter progredire e raggiungere la libertà con i più basilari elementi e argomenti del capitalismo.

Il problema più grande del socialismo reale è di non aver sviluppato un’analisi profonda dello stato e della nazione nella formulazione del paradigma socialista contro il capitalismo. Ha ritenuto la nazione un fatto etnico, più che culturale, considerando lo stato come un’abitazione insostituibile per le nazioni. Non è riuscito a capire la relazione tra il capitalismo e la costruzione di uno stato basato sugli ingranaggi dello sfruttamento capitalista.

Questa situazione è emersa ancor più chiaramente dopo il crollo del socialismo reale. Individuare la libertà nello stato e cercare di andare oltre questo attraverso il modello di stato nazionale, che unisce [allo stato] la forma sociale, è stato un grosso errore. Il modello real-socialista ci ha provato per circa 70-80 anni. Alla fine, non ha potuto fare a meno di diventare parte del sistema capitalista.

Se ci concentriamo e analizziamo questo argomento, possiamo vedere che stato-nazione e libertà non possono coesistere. Il sistema statale è un sistema politico che è contro le libertà. Gli stati non produrranno mai libertà.

Dall’altro lato, la nazione è una formazione che possiede confini ben definiti e racchiude varie identità sociali, etniche e religiose. Poiché il concetto di nazione li contiene tutti, non può essere singolare. Nel sistema dello stato-nazione, lo stato è un mezzo di sfruttamento e potere sovrano mentre la nazione lo completa come sistema reso singolare sulla base di una struttura mono-etnica, mono-religiosa o mono-ideologica. In altre parole, esso si basa sull’assimilazione e distruzione delle diversità sociali. Questo modello deve esistere affinché si perpetui uno sfruttamento totale. Il capitalismo vive di questo. Crea un regime genocida, basato sul potere sovrano dello stato e sulla singolarità della nazione.

Quando il socialismo reale emerse come alternativa al Sistema capitalista, non riuscì ad andare oltre il paradigma dello stato-nazione e il suo sistema. Il suo approccio verso questi concetti era quasi copiato da quello capitalista.

Sappiamo che questo concetto è problematico. Non si può definire un’identità socialista senza rivedere il concetto di stato-nazione e presentare un’alternativa a esso. Quando diciamo che non vogliamo uno stato, tutti lo trovano strano, inclusi i membri di gruppi nazionalisti o socialisti.

I nazionalisti etnici si adirano con noi perché siamo contro lo stato, che è un mezzo per portare al potere la loro identità etnica e aiutarla a dominare sugli altri. Dall’altro lato, i socialisti reali credono di poter risolvere il problema della libertà e dell’uguaglianza diventando uno stato. Rifiutarsi di essere uno stato viene percepito come un rinnegamento del socialismo e della nazione. Lo stato, tuttavia, è quell’istituzione fondamentale che fa strage di entrambi. Nessun socialista libertario può esprimersi politicamente con uno stato. Lo stato equivale all’inimicizia verso libertà ed eguaglianza. Libertà e stato non possono mai co-esistere. Dobbiamo, pertanto, mettere per prima cosa lo stato da parte.

Dobbiamo separare i concetti di nazione e stato l’uno dall’altro. La nazione può essere accettata come modello sociale. Intendo che può essere accettata senza far parte di uno stato nazionale. Dobbiamo, però, definire la nazione molto attentamente. Dobbiamo capire cosa sia la nazione.

La nazione è una forma sociale. Stiamo, però, parlando di una società con diverse culture, gruppi di fede e opinioni. La società è fatta di diversità e della loro unità.

Non possiamo dare una definizione di nazione che neghi le diversità e si basi solo su un’unica identità sociale, religione e ideologia. Questo implica il genocidio di tutte le diversità. Questa non è libertà. La nazione democratica è una forma di società costruita su basi democratiche. La nazione democratica è la vera formazione della nazione. Ogni formazione sociale e costruzione non democratica è problematica e nemica della natura della società, il che alla fine conduce a violenze continue e al conflitto. Le entità sociali che formano la nazione possono essere tenute insieme solo attraverso un sistema amministrativo democratico basato su una politica democratica.

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