La gestione dell’acqua, o meglio del SII (Servizio Idrico Integrato) comprendente fognatura e depurazione che formano il ciclo completo delle acque, rispecchia il modo in cui la politica in generale ha, negli ultimi anni, considerato e gestito i beni comuni, cioè i beni di tutti ed a cui tutti dovrebbero avere accessibilità in una società civile.
Considerare l’acqua, così come ogni altro bene comune, una merce con conseguente interesse economico per la sua gestione è giusto o no?
L’avvento del cosiddetto Decreto Ronchi sembra aver dato una risposta a questa domanda accelerando inesorabilmente il processo di privatizzazione di tutti i servizi pubblici locali (compreso rifiuti, trasporto pubblico locale, farmacie comunali, ecc.). Già la costituzione in SpA delle aziende che gestivano il SII aveva tolto il carattere di “pubblico” anche alla gestione dell’acqua. Le SpA, infatti, seppure interamente a capitale pubblico, sono, a tutti gli effetti, soggetti di diritto privato e non più soggetti di diritto pubblico. Le SpA cosiddette miste avevano già aperto le porte della gestione acqua ai privati ed adesso l’art. 23bis del suddetto Decreto Ronchi obbliga anche le Amministrazioni locali che ancora non lo hanno fatto a privatizzare per il 40% le società di gestione dei servizi pubblici locali, ivi comprese quelle di gestione dell’acqua. Tutto questo in una cornice legislativa che assicura agli imprenditori che vogliono entrare in questo business un mercato monopolistico ed un rischio imprenditoriale pari a zero. Sì perché chi gestisce l’acqua sui territori, la gestisce tramite concessioni che comunemente sono ventennali e con una remunerazione minima del capitale investito che è pari al 7% pagato regolarmente dai clienti (e non più utenti) nella tariffa applicata in bolletta.
Facendo un ragionamento sugli elementi riportati qua sopra in maniera schematica, penso che ognuno arriverebbe alla conclusione che le Amministrazioni Locali che hanno già intrapreso la via della privatizzazione potrebbero essere quelle Amministrazioni di centro-destra che si identificano in un mercato liberista dove può essere venduta anche l’acqua nel segno del guadagno, e non quelle Amministrazioni di centro-sinistra che si identificano nel bene comune e nell’interesse primario della collettività. Ragionamento completamente errato. Un esempio per capire meglio:
Milano, Giunta di centro-destra, Azienda di gestione SII completamente a capitale pubblico;
Livorno, Giunta di centro-sinistra, Azienda di gestione SII a capitale pubblico-privato.
C’è qualcosa che non torna, non è la logica conseguenza politica. E di esempi come questi l’Italia è piena.
Torniamo dalle nostre parti. A Livorno e provincia ASA SpA gestisce il Servizio Idrico Integrato. Nel 2004 un bando di gara internazionale ha spalancato le porte ai privati. Aggiudicataria di tale gara fu l’azienda idrica di Genova che acquistò il 40% del capitale sociale di ASA. La società di Genova si chiamava AGA, per poi cambiare in AMGA, per poi cambiare in IRIDE, per poi cambiare in IREN. Ad ogni nuova alleanza con aziende di altri territori, la società cambia nome, e questo illustra a dovere con chi abbiamo a che fare sul nostro territorio. Abbiamo a che fare con un colosso del settore che, insieme ad ACEA ex municipalizzata di Roma, si è suddivisa il territorio nazionale riferito ai vari servizi idrici e non solo. Ritroviamo i Genovesi anche nella privatizzazione del servizio idrico di Tirana (Albania) oppure di Palermo e soprattutto per ciò che ci riguarda da vicino, li ritroviamo anche come azionista della società che gestirà il rigassificatore OFF SHORE che ci stanno costruendo nel bel mezzo del Parco dei Cetacei davanti alle nostre coste. Allora perché a Livorno abbiamo optato per anticipare addirittura le decisioni che sarebbero state poi del Governo Berlusconi ?
Ecco alcune delle risposte che abbiamo ottenuto al tempo della privatizzazione:
1) E’ giusto che l’acqua sia considerato merce e come tale è giusto che debba stare sul mercato;
2) L’ingresso nel mercato dell’acqua porterà benefici sia in termini di qualità che in termini di competitività;
3) Il privato porterà know-how;
4) Il privato porterà finanze fresche.
Tutte queste risposte non avrebbero trovato conferma nei fatti a seguire, ma chi ci propinava tali risposte ??
Il Sindaco, che all’epoca era Lamberti a fine mandato e più avanti Cosimi ad inizio mandato; CGIL, che era uno dei soggetti più convinti che quella fosse la strada giusta anche dal punto di vista di opportunità lavorative sul territorio; e politicamente il PD, IDV, all’epoca Sinistra Democratica (con esponenti che adesso ritroviamo nelle liste di Sinistra Ecologia e Libertà).
Una cosa l’abbiamo capita bene: le scelte riguardanti ASA non sono state prese per migliorare la vita ai cittadini né dal punto di vista economico, che da quello dell’aumento della qualità del servizio offerto. Le scelte effettuate sono state prese per omaggiare ulteriormente il Dio Denaro e per ottemperare ad alleanze e logiche politiche. Anche le forze presenti nel panorama politico locale che sono al di fuori di queste logiche, hanno dimostrato, nei fatti, contraddizioni fra ciò che si dice e ciò che si fa. Esempio è il recente comportamento della Federazione della Sinistra (in Giunta Regionale) che a Dicembre scorso sembrava pronta ad appoggiare il progetto del Governatore Rossi, che andava spedito verso l’unificazione degli ATO in Toscana passando attraverso il commissariamento degli stessi; cosa non accaduta solo per evidente contraddizione con la legislazione nazionale. Altre lampanti contraddizioni: in Parlamento PD ed IDV votano contro il Decreto Ronchi, ma a Livorno si sono comportati in modo opposto. IDV addirittura ha effettuato una campagna di raccolta firme per l’abrogazione dell’art.23bis del suddetto Decreto.
Fortunatamente a questo mondo esistono ancora persone fuori da queste logiche, che portano avanti le loro convinzioni e che sono in grado di autorganizzarsi al di fuori dei partiti, ragionando di obbiettivi da perseguire senza secondi fini o poltrone da salvare. E’ così che ha preso forma in Italia l’attività del Forum Nazionale dei Movimenti per l’Acqua Pubblica a cui fanno riferimento una vasta e variegata serie di Associazioni laiche, religiose, movimenti politici e non. Il Forum ha cercato di sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema acqua ed ha organizzato, in modo indipendente da quello IDV, nell’estate scorsa, una campagna referendaria per riportare la gestione dell’acqua verso un’ottica pubblica diversa da quella a noi propinata prima delle privatizzazioni. Il lavoro del Popolo dell’Acqua ha portato ad una raccolta firme di proporzioni mai viste nella storia repubblicana dell’Italia. Oltre 1.400.000 firme raccolte di cui 9.000 ca. sul territorio di Livorno e provincia. I frutti del lavoro del Forum si stanno evidenziando in questi ultimi giorni. La Corte Costituzionale il 26 gennaio ha depositato le sentenze con cui motiva le dichiarazioni di ammissibilità dei due quesiti referendari sull’acqua depositati dal Comitato Referendario “2 Sì per l’Acqua Bene Comune”. Sentenze che rendono giustizia alle ragioni dei promotori dei referendum e che smentiscono già da ora l’ex ministro Ronchi e quanti avevano sostenuto che il Decreto fosse un atto dovuto in attuazione di obblighi comunitari. La Corte sancisce che l’abrogazione di tale provvedimento avrà come diretta conseguenza l’applicabilità immediata nell’ordinamento italiano della normativa comunitaria la quale prevede la possibilità della gestione pubblica. La Corte, con riferimento al secondo quesito ammesso, chiarisce una volta per tutte che con l’eliminazione del riferimento alla ”adeguatezza della remunerazione del capitale investito” si persegue la finalità di rendere estraneo alle logiche del profitto il governo e la gestione dell’acqua, ne consegue una normativa immediatamente applicabile. Una prima vittoria dei movimenti per l’acqua bene comune.
A metà febbraio il Consiglio dei Ministri indicherà le date delle consultazioni referendarie sull’acqua pubblica ed il Popolo, e non i Partiti, sarà chiamato a decidere del proprio futuro rispetto alla gestione dei Servizi Idrici Integrati.
Noi ci auguriamo di andare a votare nella prossima primavera, verosimilmente verso giugno, sempre che l’attuale Governo non cada e si vada ad elezioni politiche anticipate. In questo caso tutto sarebbe rimandato di un anno.
In questo momento di politica-gossip e “postriboli” televisivi e non, dobbiamo addirittura sperare che questa Legislatura resista fino a giugno per poter avere la possibilità di esprimersi rispetto ad una gestione dell’acqua più partecipata e più democratica.
QUESTO E’ VERAMENTE IL COLMO !!!
Per informazioni rispetto ai lavori del Forum sia Nazionale che Territoriale potete consultare il sito www.acquabenecomune.org dove trovate anche l’elenco dei referenti provinciali con mail e numeri di telefono.
ANDREA GUALTIERI
USB Lavoro Privato
RSU ASA/ASA TRADE
Referente provinciale Forum Acqua Pubblica
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