Giorgio Ferrari, fisico nucleare, è intervenuto all'iniziativa del 1 giugno organizzata dalla Libera Università Alfredo Bicchierini. Ecco una breve intervista.
Il nucleare serve a qualcosa? Opporsi al nucleare è una scelta ideologica, o una scelta di buon senso? Se è l'unica scelta sensata, come noi crediamo, puoi spiegarci in breve perchè?
Il nucleare appartiene a quel ciclo di tecnologie cosiddette pesanti e quindi la sua utilità, considerata al di fuori del comparto della produzione di energia elettrica, “serve” a sostenere investimenti molto grandi in settori industriali che altrimenti non sopravvivrebbero: È il caso del settore minerario per l’estrazione dell’uranio, di quello dell’arricchimento, del ritrattamento del combustibile e della sistemazione delle scorie: lavori letteralmente inventati esclusivamente con lo sviluppo dell’energia nucleare, ma che sono molto inquinanti ed anche pericolosi per la contaminazione ambientale. Opporsi a questa tecnologia, a mio modo di vedere, non è una questione ideologica, ma la presa d’atto che questa tecnologia, così costosa, pericolosa e complicata rappresenta il passato, mentre soprattutto nel settore energetico il futuro dovrebbe essere segnato dall’avvento della semplicità.
Perchè riproporre il nucleare oggi? Perchè le grandi lobbies e le multinazionali vogliono riaprire la corsa al nucleare, quando ci sono prove piu' che concrete che dimostrano quanto sia una tecnologia obsoleta, costosa e in finale anche inutile?
Oggi nel mondo globalizzato il gap industriale tra mondo occidentale ed altri paesi emergenti è sempre più sottile: in una battuta si può dire che quello che non produce la Cina lo produce l’India che messe insieme rappresentano una buona fetta dell’economia mondiale. Restano pochi settori dove la differenza di Know how può fare ancora la differenza per qualche anno ed uno di questi è senz’altro il nucleare. Quindi il rilancio del nucleare da parte di un settore del capitale multinazionale può essere visto come un tentativo da parte dell’occidente (Stati Uniti e Francia) di mantenere una certa supremazia rispetto alle nuove potenze dell’Est.
Due parole sui referendum. Giusto andare a votare, e andare a votare si', pero' fa un po' specie vedere questo "cacciucco" unito in un fronte che va dal PD ai centri sociali. Non c'è qualcosa di strano nel vedere gente che spinge affinchè si producano inceneritori, rigassificatori, TAV, che promuovono privatizzazioni e smantellamento dello stato sociale e via dicendo, accalorarsi insieme alle piazze per un voto che in qualche modo contraddirrebbe, specie se l'esito è quello sperato, le loro politiche? Che giochi ci sono dietro a tuo avviso?
È il consueto opportunismo della nostra classe politica (e non solo di quella). Montanelli che era un uomo di destra dipingeva gli italiani come quelli che primi corrono in soccorso dei vincitori. Purtroppo è un ragionamento che va applicato anche ai resti di quella che fu la sinistra: il PD è sempre stato favorevole a privatizzare i servizi idrici (la Toscana insegna) e certo non è mai stato nemico del nucleare, ma vista l’aria che tira ha pensato di cavalcare la tigre dei referendum, solo dopo il voto delle amministrative, ma con l’intento di gestire questa fase protestataria riproponendo accordi con l’UDC e se ci sta anche con Fini. Bisognerà impedire questa ennesima svendita.
Credi che il voto sul referendum rappresenti un traguardo, nel caso in cui vada per il verso giusto, si raggiunga il quorum e vincano i si', come tutti in ogni caso speriamo, oppure una tappa per approntare un discorso piu' complesso che metta in gioco un paradigma di "civilta'", cioè che apra verso una critica del capitalismo e della sua voracita' in favore di un progetto di civilta' piu' a "misura d'uomo (e di donna, ovviamente, anzi a maggior ragione)"? Per parafrasare vittorio arrigoni, piu' che "restare umani" non è forse il caso oggi di aprire un percorso, anche politico, per "diventare umani", questo ovviamente non facendo appello a un generico cambiamento dell'uomo, ma a una radicale ristrutturazione dell'assetto sociale che cominci col mettere in questione oltre che i rapporti di produzione anche il modo stesso in cui si sta al mondo?
Sono d’accordo: bisogna proprio cambiare radicalmente la società e nel contempo diventare veramente umani. Ma temo che non sarà un processo indolore e se qualcuno pensa che si possa fare a colpi di referendum commette un grave errore: i regimi, anche quando professano la democrazia come nell’occidente sviluppato, non demordono se non c’è un rapporto di forza tale a convincerli a mollare la presa. Meglio pensarci per tempo.
Intervista a cura di Cybergodz
9 giugno 2011
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