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Taranto: sciopero e corteo di lavoratori Ilva e comitati. Contestati i leader sindacali

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taranto_diritti_ricattiOggi è il giorno delle manifestazioni e dello sciopero di 24 ore indetto dai sindacati confederali Cgil Cisl e Uil, in seguito al sequestro dei sei impianti dell’area a caldo imposto dalla magistratura nei giorni scorsi per disastro ambientale. Due i cortei che hanno attraversato Taranto: uno partito da Ponte di Pietra, nella zone della città vecchia, il secondo, invece, dal piazzale antistante l’arsenale militare che si sono poi riuniti in Piazza della Vittoria dove il comizio finale, che avrebbe dovuto vedere sul palco Camusso, Angeletti e Bonanni, è stato sospeso per un’oretta in seguito alle numerose contestazioni della piazza.

Migliaia i lavoratori che hanno partecipato ai cortei aperti da un enorme striscione con la scritta “Difendere il lavoro per tutelare salute, sicurezza e ambiente”. Presente con uno spezzone anche il Comitato Cittadini e Lavoratori liberi e pensanti dietro lo striscione ” Si ai diritti no ai ricatti, occupazione, salute, reddito, ambiente ” composto cittadini, studenti, ma anche da lavoratori dell’Ilva e nato solo pochi giorni fa, per chiedere la tutela della salute e dell’ambiente, oltre che un reddito di cittadinanza e la piena occupazione. Gli attivisti del comitato hanno interrotto il comizio dei confederali e hanno poi proseguito in corteo per le vie della citta’ dopo un breve fronteggiamento con la polizia.

Una manifestazione alla vigilia della decisione del tribunale del riesame che dovrà pronunciarsi sul dissequestro o meno dell’industria. Sempre questa mattina vertice tra il presidente della regione Nichi Vendola e il ministro dell’ambiente Corrado Clini, per fare il punto della situazione e dare attuazione al protocollo d’intesa sottoscritto il 26 luglio scorso per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto. Mentre nel pomeriggio è previsto un tavolo con le organizzazioni sindacali e confindustria.

Manifestazioni si sono tenute anche in altre città: un corteo degli operai dell’Ilva di Porto Marghera ha manifestato oggi, in adesione allo sciopero nazionale del Gruppo, percorrendo con striscioni e slogan dal Cavalcavia al centro di Mestre-Venezia, bloccando il traffico. Presente anche una rappresentanza di lavoratori della Fincantieri. Altra manifestazione si è tenuta a Genova, i manifestanti sono partiti dallo stabilimento di Cornigliano per raggiungere il centro della città ligure con una delegazione che è stata ricevuta in Regione dal presidente, Claudio Burlando.

Ascolta le interviste

tratto da http://www.radiondadurto.org/2012/08/02/taranto-bloccato-il-comizio-dei-leader-sindacali/

2 agosto 2012

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E' arrivato il momento di riscrivere la storia di Taranto; i giudici adesso hanno nelle loro mani il futuro della città e noi siamo ben consapevoli della difficoltà delle loro scelte. Sappiamo che migliaia di lavoratori scenderanno in piazza con timori fondati e condivisibili.
Accanto a loro vi sono, però, famiglie segnate da disperazione e malattie, da lunghe storie di sofferenza che non possono più essere nè ignorate, nè taciute. Senza dimenticare i tanti allevatori e mitilicoltori duramente colpiti dalle gravi conseguenze dell'inquinamento del nostro martoriato territorio.
Ribadiamo, pertanto, il nostro sostegno alla magistratura che ha ordinato il sequestro dell'area a caldo dell'Ilva di Taranto, perche' incompatibile con la città e con la salute dei suoi abitanti. Tale decisione non è stata presa sulla base  di "indizi" ma di "prove" (come ha sottolineato il Procuratore della Repubblica) che sono emerse durante l'incidente probatorio, in contraddittorio con gli esperti dell'azienda.
Prove  schiaccianti e inequivocabili, contenute nelle due perizie commissionate ad esperti di indiscutibile professionalità. Non e' più possibile tornare indietro e barattare la salute con il lavoro.

I magistrati del Tribunale del Riesame dovrammo adesso scegliere fra la vita e la morte. L' inquinamento a Taranto uccide almeno due persone al mese e, con esse, il futuro di una  città intera. Il Tribunale del Riesame si troverà di fronte a una situazione immutata. Gli impianti che generano fumi sono gli stessi, le distanze dalla città sono le stesse, le problematiche ambientali e sanitarie non sono affatto mutate. Il pericolo rimane intatto.
Sara' obbligo del governo assistere le famiglie dei lavoratori e garantire un piano straordinario di interventi, impiegando le maestranze Ilva in una urgente e improcrastinabile azione di risanamento ambientale, previsto per legge.
Chi ha generato questo disastro ambientale e umano deve pagare. Da ora in poi a Taranto si lavorerà per vivere, non più per morire!

Fabio Matacchiera - Fondo Antidiossina Taranto Onlus
Alessandro Marescotti -  Peacelink

1 agosto 2012

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LE ODIERNE DICHIARAZIONI DEL MINISTRO CLINI SULL’ILVA DI TARANTO NON SONO CORRETTE DAL PUNTO DI VISTA TECNICO-SCIENTIFICO

Oggi sono state riportate dalla stampa le seguenti dichiarazioni del ministro dell’ambiente Corrado Clini al Parlamento:  *I rischi ambientali da considerare all'Ilva di Taranto "sono quelli dei decenni passati, mentre è più difficile identificare una correlazione causa-effetto" sull'eccesso di mortalità per tumori nell'area "con la situazione attuale che, per effetto di leggi regionali e nazionali e misure ad hoc hanno avuto una evoluzione delle tecnologie con significative riduzioni delle emissioni, particolarmente della diossina e delle polveri".*

«Tali dichiarazioni non sono corrette dal punto di vista tecnico-scientifico» sostiene il professor *Benedetto Terracini*, dell’Università di Torino, decano dell'epidemiologia italiana ora in pensione e Consulente del Comune di Taranto in occasione dell'incidente probatorio che ha avuto luogo il 30 marzo nell'ambito del processo all'ILVA, assieme alla dottoressa *Maria Angela Vigotti *dell’Università di Pisa, Consulente del Comune di Taranto e al dottor *Emilio Gianicolo* dell’IFC-CNR, Lecce, Consulente degli allevatori.

«Il ministro asserisce che gli effetti sulla salute riscontrati sono solo il risultato dell’inquinamento del passato» spiegano i tre scienziati, «ma se è vero che gli eccessi tumorali attuali riflettono esposizioni avvenute circa 20-30 anni prima, il ministro ignora completamente i risultati dello studio sugli effetti a breve termine condotto dai consulenti del GIP che ha dimostrato l’effetto deleterio delle emissioni degli anni 2004-2008». E aggiungono: «Si tratta quindi di una cattiva interpretazione dei dati
epidemiologici presentati nella perizia consegnata al GIP di Taranto, a totale beneficio, economico e giudiziario, degli interessi attuali della società ILVA».

«Ecco perché non si possono condividere le dichiarazioni del ministro» sostengono i tre consulenti:

1.     «Gli studi epidemiologici condotti nello specifico della realtà diTaranto hanno valutato sia gli effetti sanitari a lungo termine dell’inquinamento (le esposizioni medie negli anni) sia gli effetti a breve termine (le variazioni giornaliere). In entrambi i casi, gli studi hanno messo in rilievo effetti sanitari dell’inquinamento ambientale.

2.  Lo studio degli effetti a lungo termine ha dimostrato effetti sulle patologie tumorali anche per i bambini,  ma anche e soprattutto, sulle patologie cardiache e respiratorie. Per queste patologie il tempo necessario dalla esposizione all’effetto non così lungo come per i tumori. Lo dimostra molto bene proprio la legge italiana sul divieto di fumo nei luoghi pubblici (Sirchia): al diminuire della esposizione della popolazione a fumo passivo si è osservata nel giro di pochi mesi una drastica riduzione delle malattie cardiovascolari. L’aumento della mortalità e della morbosità per cause cardiache e respiratorie osservata nei quartieri vicino alla industria (Tamburi) nello studio a lungo termine è quindi attribuibile anche alle esposizioni avvenute anche negli ultimi anni.

3.    I dati delle centraline ARPA Puglia (Archimede e Machiavelli), localizzate in prossimità della azienda nel quartiere Tamburi, hanno fatto registrare fino al 2010, ultimo anno preso in esame dalla perizia,  un numero elevato di superamenti del valore giornaliero di PM10 previsto dalla legge (50 ug/m3).

4.    A questi aumenti nella concentrazione giornaliera di PM10  lo studio epidemiologico sugli effetti a breve termine ha associato un aumento di tutte le morti e dei ricoveri ospedalieri per cause cardiache e respiratorie.

Poiché il ministro nella sua relazione alla Camera dei Deputati ha citato, a supporto delle sue considerazioni, lo studio “SENTIERI” condotto dall’Istituto Superiore di Sanità  occorre forse riportare che lo stesso progetto auspica* “ la produzione di ulteriori dati epidemiologici relativi alle popolazioni residenti nei SIN (Siti Inquinati di interesse Nazionale) per una più approfondita comprensione dell’impatto sanitario dei siti contaminati”* riteniamo che la perizia epidemiologica rappresenti un primo serio approfondimento sull’impatto sanitario nella città di Taranto».

«Rimaniamo a disposizione del Ministro e della opinione pubblica» concludono Terracini, Vigotti e Gianicolo «per illustrare la correttezza del metodo epidemiologico e dei criteri inferenziali usati dai consulenti del GIP».

Le dichiarazioni verranno ospitate domani sul sito di Epidemiologia&Prevenzione, rivista dell’Associazione Italiana di Epidemiologia all’indirizzo: *www.epiprev.it .
*Per Contatti:**

*Prof. Benedetto Terracini *(Consulente del Comune di Taranto) Università
di Torino,

*Dott. Maria Angela Vigotti *(Consulente del Comune di Taranto) Università
di Pisa,

*Dott. Emilio Gianicolo* (Consulente degli Allevatori)  IFC-CNR, Lecce,

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