Nella notte fra il 10 e l'11 agosto 2007 quattro bambini rom morirono nel rogo di Pian di Rota. Menji, Lenuca, Daciu, ed Eva erano i loro nomi ed avevano fra i 4 e gli 11 anni.
In una società dove si consolida una antropologia del disprezzo e della disumanità verso l'altro, dove si rafforza la saldatura fra razzismo popolare e razzismo istituzionale, i rom rappresentano ancora l'ultimo gradino di questa "piramide" dell'emarginazione e del rifiuto.
Un episodio che ci interroga sulla nostra capacità di accoglienza, ospitalità, accettazione ed incontro con l'altro, e sull'attualità di essere una città interculturale e inter-etnica in continuità con la nostra storia e tradizione.
Ma i dubbi e gli interrogativi riguardano tutta la nostra società, il nostro mondo e la nostra capacità di relazionarci e di costruire pratiche quotidiane di convivenza e di interazioni.
Non dimentichiamo quanto siano in agguato i veleni di una antropologia del disprezzo e il rischio di una disumanizzazione di massa nei confronti dell'altro. Ed il rapporto con i rom ne è un sensibilissimo indicatore, è una sorta di cartina di tornasole del livello della nostra società e delle nostre relazioni disumane. E forse anche da questo rapporto misureremo il livello del nostro degrado o della nostra residua umanità, tenendo ben presente che la compresenza pluri-etnica sarà la norma più che l'eccezione e che l'alternativa è tra esclusivismo etnico o convivenza.
10 agosto 2011 Stefano Romboli - Cittadini Ecologisti
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