I sogni prima o poi si avvereranno
Dieci anni di Inconsapevole records, etichetta livornese indipendente nata nel 2001, raccontati attraverso il suo fondatore, Matteo Caldari. Un bilancio sulla musica, le nuove forme di ascolto, gli spazi per suonare e una città, Livorno, ancora sospesa tra ambizione e provincialismo.
Come e da dove nasce l’idea Inconsapevole Records? Già il nome fa trasparire un approccio, diciamo, naif al mondo del mercato discografico. E’ l’inconsapevolezza che ti (vi) spinge a buttarti in un mondo del genere o è stata una scelta ponderata o magari obbligata? Nasce nel 2001 dall'incontro di due band, 7Years e Seed'n'feed: al tempo io suonavo nei 7Years ma non facevo ancora parte dei SNF. Carlo Alberto, il bassista di allora, mi propose l'idea di dar vita a un'etichetta indipendente, libera per quanto possibile dalle leggi del mercato musicale e autonoma riguardo alle scelte di gestione della nostra musica.
Un bilancio di questi dieci anni. Quali sono i risultati raggiunti come etichetta (non tanto come vendite), quali gruppi siete stati felici di produrre, quali rimpiangete, quali vorreste. Qual è il sogno proibito?·Sono stati 10 anni fantastici, 22 uscite e la soddisfazione di essere tra le poche etichette indipendenti ancora vive e vegete. Abbiamo avuto la fortuna di collaborare con un sacco di artisti italiani e stranieri, mantenendo sempre la nostra concezione di come dovrebbe essere e cosa dovrebbe fare un'etichetta discografica. Ovviamente non rimpiangiamo nessuna collaborazione, anzi ne andiamo fieri, perchè ogni release ci ha dato grandi soddisfazioni e ci ha fatto crescere. Il sogno proibito? Forse si avvererà presto...
Anche se magari ti mette in difficoltà, quali sono state, per te, le uscite migliori della vostra etichetta?·Mi metti davvero in difficoltà... personalmente direi il “Duchenne Music Project”, il disco che io e Alessio Carli abbiamo realizzato a favore dei bambini malati di distrofia muscolare Duchenne. Ci ha permesso di fare beneficenza e, allo stesso tempo, di collaborare con amici e artisti di calibro internazionale che si sono prestati a cantare su nostri brani inediti. Inoltre non posso omettere “Modulo25” dei Seed'n'feed che, senza avere una distribuzione nei negozi, ha venduto più di 4000 copie, e “Rainy Days” dei Bad Love Experience, del quale alcuni dei brani sono finiti nel film di Virzì “La prima cosa bella”.
Cosa c’è dietro un’etichetta discografica indipendente? Come si muove a livello organizzativo, quali sono le difficoltà, non solo economiche, che incontrate e qual è lo stimolo constante per andare avanti?·La benzina è la passione per la musica, che è fondamentale per portare avanti un progetto del genere. Come ho già detto noi siamo un'etichetta un po' atipica, la definirei a “conduzione familiare” per descriverne l'attitudine. Le difficoltà sono molte, soprattutto a livello economico, ma facciamo quel che possiamo, senza promettere mari e monti agli artisti con cui collaboriamo, ma cercando di essere sempre concreti e onesti.
Inconsapevole promuove spesso i propri gruppi mettendo disponibili per il download i lavori, oltre a curare la parte web e multimediale in modo costante. E’ nata praticamente insieme a Napster e al fenomeno del file sharing. Questo fenomeno è stato inizialmente visto di cattivo occhio da molti artisti. Può invece essere un’opportunità? Quali sono i vantaggi, magari ancora inespressi, del web?·Per una realtà come la nostra il web è indispensabile: è l'arma promozionale più potente che abbiamo e quindi va sfruttata per quanto possibile. Essendo musicista anch'io, capisco che il file sharing non sia propriamente giusto: penso che tutti gli sforzi che deve affrontare una band per realizzare un disco, dovrebbero essere almeno riconosciuti dall'acquisto dei dischi (a prezzi contenuti) da parte degli ascoltatori, ai concerti per quanto riguarda le copie fisiche, oppure negli stores digitali. Ma bisogna anche capire che il mercato musicale è cambiato, per una band emergente è importantissimo far arrivare la propria musica a più orecchie possibili, vista anche la grande concorrenza e il numero altissimo di band in giro.·
Pro e contro del web. Ora, con l’accesso praticamente illimitato e immediato a una libreria audio/video virtualmente infinita l’approccio alla musica è sicuramente cambiato. Inoltre la diffusione dei lettori mp3 ha cambiato anche le modalità d’ascolto: il disco non è più un’unica entità ma gli mp3 sono singoli bocconi da consumare rapidamente.· Come vedi, da discografico e da appassionato di musica questo cambiamento? Possibilità infinite e distribuzione democratica della cultura o, con la diffusione estrema, la musica è diventata ambiente e, quindi, sottofondo?·Pur essendo ascoltatore assiduo di musica mi sono accorto che oggi risulta difficile concentrare l'ascolto su un intero disco. Come hai detto, con l'avvento del file sharing i singoli in mp3 sono diventati il biglietto da visita dell'artista ma spesso, allo stesso tempo, sono l'unico prodotto che ha mercato a discapito dei full lenght. Per questo motivo tra i veri ascoltatori sta tornando in voga il vinile che permette un ascolto più attento e accurato.
In questi 10 anni hai attraversato in lungo e in largo la scena livornese. Come l’hai vista evolversi dal punto di vista musicale? Non credi che risenta di retaggi musicali a oggi anacronistici e che manchi un po’ di voglia di sperimentare o di conoscere? ··In 10 anni band come Tasters, Bad Love Experience, Jackie-O's Farm, Virginiana Miller ecc. si sono imposte sul panorama nazionale ed internazionale. L'evoluzione dal punto di vista musicale è relativa, io per esempio sono un amante del rock, e nel rock inventare oggi è ormai pressoché impossibile: mi accontento di una band che fa buona musica e cerca di avere una sua personalità.
La scena livornese è sempre raccontata, dalla scena stessa, come una piccola Seattle italiana. Vista dall’interno è realistica? Non resta un certo provincialismo tipicamente labronico che impedisce una crescita? I gruppi livornesi scelgono spesso di inserirsi in un contesto esclusivamente locale, senza confrontarsi realmente con le altre realtà. Non credi che anche questo porti ad un inaridimento e ad una mancanza di confronto, di critica e, quindi , di crescita? ·Dopo anni e diversi tentativi ho capito che la scena a Livorno non esiste: ci sono band “amiche” che a volte collaborano con buoni risultati, ma esiste anche tanta invidia e indifferenza. Il provincialismo a Livorno è una costante in diversi campi e questo sicuramente a volte ci impedisce di fare autocritica. Ovviamente esistono delle eccezioni, ma non si può parlare certamente di “scena” a mio avviso.
Da sempre “a Livorno non c’è nulla”. In realtà oggi esistono diversi soggetti, indipendente, privati o anche istituzionali che portano avanti percorsi musicali o culturali. Nonostante questo non c’è stato un grosso cambiamento nei modi di rapportarsi e di fruire della cultura musicale. Basta vedere, anche oggi, i concerti di gruppi meno conosciuti semideserti e il generale disinteresse, soprattutto da parte dei giovanissimi, per la musica. Cosa manca ancora? Come se ne esce?·Il livornese è il primo che segue la moda: va ai concerti se c'è altra gente, non perchè è interessato alla proposta musicale. A Livorno si preferisce l'aperitivo lungo col DJ che mette le canzoni che già si conoscono invece di andare alla scoperta di nuove realtà. Tutto questo si potrebbe proiettare anche a livello nazionale: il giovane italiano si accontenta di vedere i video live su youtube, ma non sa che si perde la bellezza e le emozioni del concerto dal vivo. Negli scorsi anni mi sono VERGOGNATO di assistere a· concerti di Fu Manchu, Weakerthans e altri con presenti al massimo 50 persone. Ci sarebbe bisogno di educare musicalmente, sin dalle scuole inferiori, far capire anche al ragazzino che già ascolta i Green Day, che il suo vicino di casa suona ”quella roba lì” e la suona anche bene.
Nella realtà, come l’amministrazione valorizza le piccole realtà come la tua? E gli altri soggetti?·Preferirei non parlare dell'amministrazione pubblica, dalla quale non ho mai avuto aiuti di nessun tipo, e probabilmente è meglio così. Preferisco lavorare in autonomia senza render conto a nessun tipo di istituzione ma collaborando con le diverse realtà in città che meritano come The Cage Theatre o Csa Godzilla. Approfitto per ribadire che la mia candidatura nella lista “Livorno Città Aperta” del 2009 è stata un tentativo non riuscito di “entrare e cercare di cambiare il sistema” e non ha portato nessun tipo di vantaggio a Inconsapevole Records come invece alcuni assurdamente sospettano.
Incosapevole Records, come si può vedere dal sito è una reatà in costante fermento. Quali sono i progetti che state portando avanti ora? Questo Natale daremo seguito alla collaborazione con il sito de IL MUCCHIO, mettendo in download gratuito il secondo volume di “We Love Livorno”, la compilation che racchiude le più interessanti realtà labroniche che si sono contraddistinte durante l'anno. Nel 2012 lavoreremo sul nuovo disco dei Seed'n'feed “Una Lunga Notte” che uscirà il 13 Dicembre 2011. Aspetteremo i seguiti dei fortunati esordi di Verily So e One Night Stand, nonché il ritorno dei 7Years. Inoltre da Gennaio 2012 apriremo il nostro studio di registrazione, il KSR: il nostro futuro obiettivo è quello di riuscire a lavorare su una band a 360°, dalla produzione in studio fino alla promozione/booking.
Per Senza Soste, Luis Vega
6 dicembre 2011
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