Riscoperto dal grande pubblico solo negli ultimi anni, Rino Gaetano è uno dei musicisti più interessanti degli anni ‘70-’80. Un narratore unico nel suo genere, ha rappresentato con ironia un paese in piena strategia della tensione, diviso, occupato politicamente dai soliti noti. Un poeta appassionato e surreale, anarchico e scomodo, avanti nel tempo, incompreso nell’Italia che si conserva nel suo rassicurante bigottismo. E’ scomparso a poco più di trent’anni in un incidente stradale il 2 giugno 2011. Ha lasciato un’eredità di canzoni di sorprendente attualità. La sorella Anna, interpellata da Senza Soste ha confessato di “non sentirsi stupita che le sue canzoni siano ascoltate durante i cortei studenteschi e gli venga riconosciuto un valore anche politico. Già dagli esordi di Rino, invitavo tutti a leggere bene i testi: non sono mai stati senza senso. Politicamente aveva le sue idee, ma allo stesso tempo riusciva a prendersi gioco di tutti i politici”. Aida, è un sorta di affresco dell’Italia contemporanea, dal fascismo alla guerra, dal dopoguerra agli scandali e alle difficoltà enormi degli anni '70. Riascoltandola, sembra scritta oggi. (red.)
E si parte con i brevi versi della canzone, sciorinati uno dietro l'altro, raucamente urlati, inframezzati da alcune frasi musicali. Aida, cioè l'Italia, sfoglia il suo album di fotografie. I suoi ricordi. E non sono ricordi dolci. Sono ricordi di tabù, che vanno di pari passo con le "madonne" e coi "rosari" di una tradizione cattolica che rappresenta una parte decisiva della sua storia ed anche una parte decisiva della sua tragedia.
E "dopo giugno", cioè dopo il 10 giugno 1940, data in cui Benito Mussolini si affacciò al balconcino di Palazzo Venezia per annunciare agli "italiani di cielo, di terra e di mare" che "l'ora scoccata dal destino" era giunta, ecco il "gran conflitto", ecco l' "Egitto" di altre retoriche guerresche (El Alamein, Giarabub…). Ecco le "marce e svastiche", ecco i "federali" fascisti (come non tornare anche al film con Ugo Tognazzi?). Sotto i fanali, che potrebbero essere stati proprio quelli di Lilì Marlene, c'è solo oscurità. C'è l'oscuramento delle notti di guerra. C'è il buio di un futuro che non appare possibile. Il "ritorno in un paese diviso", in un dopoguerra "più nero nel viso" in cui l'amore però ha un colore ben preciso: il rosso.
Il primo ritornello: "Aida, come sei bella". Il primo grido, al tempo stesso ironico e terribilmente sincero, di amore a questo paese di merda. Finisce la prima parte della storia ed inizia la seconda.
Cristo e Stalìn.
Con quello "Stalìn" pronunciato popolarescamente (a volte si diceva anche "Stalino"). Il capo dell'Unione Sovietica, il faro dei lavoratori accentato come un contadino veneto. La scomunica dei comunisti da parte di Pio XII nel 1949. I carri armati russi in piazza San Pietro nel famoso manifesto elettorale della DC ("Volete che accada questo…?").
"Trent'anni di safari", di caccia grossa. La depredazione. Qui non si può fare a meno di pensare a Pasolini. Gli scandali, dalle "antilopi" della Lockheed ai "lapin" di certe dame impellicciate che facevano da pendant ai detentori del potere e che a volte ne rimanevano vittime (chi mi viene a mente? forse la patronessa Maria Pia Fanfani, forse Wilma Montesi…o forse un qualcosa a metà tra entrambe).
Aida, come sei bella. Già. Peccato che ora ti sia pure decisamente imbruttita, sconciata, istupidita. Chissà cosa avrebbe scritto Rino Gaetano se una maledetta notte di giugno non se ne fosse andato, peraltro aiutato ad andarsene proprio dallo schifo tutto italiano di non trovare un posto in un pronto soccorso. Chissà quale sarebbe stato il seguito di "Aida". Ma è inutile chiederselo, forse. Rino Gaetano è stato rimosso. Ogni tanto si sente "Gianna Gianna". Per situare finalmente "Mio fratello è figlio unico" nel posto dove deve stare, c'è voluto un film su una radio repressa. Il resto? Non si sa.
Riccardo Venturi da http://www.prato.linux.it/~lmasetti/antiwarsongs/canzone.php?id=522&lang=it
Lei sfogliavale sue istantanee
i suoi tabù
le sue madonne
i suoi rosari
e mille mari
e alalà
i suoi vestiti
di lino e seta
le calze a rete
Marlene e Charlot
e dopo giugno
il gran conflitto
e poi l'Egitto
e un'altra età
marce e svastiche
e federali
sotto i fanali
l'oscurità
e poi il ritorno
in un paese diviso
più nero nel viso
più rosso d'amor
Aida
come sei bella
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