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24 marzo 1976, colpo di Stato in Argentina. In ricordo di Rodolfo Walsh

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Vita avventurosa di un sovversivo: Rodolfo Walsh

24 marzo 1976: colpo di Stato in Argentina. Ricordiamo un grande scrittore e combattente antifascista argentino e con lui tutte le vittime dei militari assassini

rodolfo_walshRodolfo Walsh nasce nel 1927 in Patagonia da una famiglia di origine irlandese. Nel 1957 diventa famoso per Operación Masacre, un libro considerato un capolavoro del giornalismo investigativo, dove racconta una strage di civili avvenuta l’anno prima per mano dell’esercito durante la dittatura del generale Aramburu.

Dopo la rivoluzione cubana si trasferisce a L’Avana dove è tra i fondatori di Prensa Latina con Jorge Masetti e Gabriel García Marquez. A Cuba il suo scoop più clamoroso: riesce a decifrare un messaggio in codice della CIA sul tentativo di invasione alla Baia dei Porci, sventando l’attacco di sorpresa.

Tre anni dopo torna in Argentina, e quando i Montoneros giustiziano Aramburu aderisce all’organizzazione e fonda il quotidiano Noticias: ritiene prioritaria la battaglia sul terreno della controinformazione rispetto alla lotta armata. Dopo il 24 marzo 1976 (colpo di Stato di Videla, Agosti e Massera) crea l’ANCLA (Agenzia di Notizie Clandestina).

Il 29 settembre 1976 la figlia ventiseienne Vicki e altri quattro militanti dei Montoneros vengono intercettati dall’esercito in una casa di Buenos Aires. Un soldato racconterà: «Il combattimento è durato un’ora e mezza. Un uomo e una ragazza sparavano dall’alto; la ragazza richiamò la nostra attenzione perché ogni volta che sparavano una raffica e noi ci gettavamo in terra lei rideva». Accerchiata, Vicki si uccide per non cadere viva in mano ai torturatori.

Per ricordare la figlia Rodolfo scrive Lettera ai miei amici.

Il 24 marzo 1977, primo anniversario del golpe, Rodolfo scrive Lettera aperta alla Giunta Militare, dove con straordinaria lucidità descrive il terrorismo di Stato come  presupposto per l’attuazione del neoliberismo più estremista. Il giorno dopo, mentre diffonde il documento, viene individuato in base alla confessione di un prigioniero torturato. Vogliono catturarlo vivo per portarlo all’ESMA, il più famigerato centro di tortura e sterminio della Giunta. Rodolfo apre il fuoco sugli sbirri fascisti e viene colpito. All’ESMA arriva già morto. Non sono riusciti a torturare neanche lui.

L’altra sua figlia, Patricia, è attualmente deputata al parlamento argentino.

 ***

Da Lettera aperta alla Giunta militare

Buenos Aires, 24 marzo 1977

La censura sulla stampa, la persecuzione degli intellettuali, la violazione della mia casa nel Tigre, l’assassinio di amici cari e la perdita di una figlia che è morta combattendovi sono alcuni dei fatti che mi obbligano a questa forma di espressione clandestina, dopo aver discusso liberamente come scrittore e giornalista durante quasi trent’anni.
Il primo anniversario di codesta Giunta militare è stato occasione di un bilancio dell’attività di governo in documenti e discorsi ufficiali, nei quali ciò che voi chiamate successi sono errori, ciò che riconoscete come errori sono delitti e ciò che omettete sono calamità.

(...)
Avete restaurato la corrente di idee e interessi di minoranze sconfitte che ostacolano lo sviluppo delle forze produttive, sfruttano il popolo e disgregano la Nazione. Una tale politica si può imporre solo temporaneamente, proibendo i partiti, commissariando i sindacati, imbavagliando la stampa e instaurando il terrore più profondo che la società argentina abbia conosciuto.
Quindicimila scomparsi, diecimila detenuti, quattromila morti, decine di migliaia di esiliati sono la nuda cifra di codesto terrore.
Riempite le carceri ordinarie, avete creato nelle principali guarnigioni del paese virtuali campi di concentramento nei quali non sono ammessi giudici, avvocati, giornalisti, osservatori internazionali. Il segreto militare dei procedimenti, invocato come necessità dell’indagine, trasforma la maggior parte delle detenzioni in sequestri che consentono la tortura senza limiti e la fucilazione senza processo.
Più di settemila ricorsi di habeas corpus hanno ricevuto risposta negativa quest’ultimo anno. In altre migliaia di casi di scomparsa il ricorso non è stato neppure presentato, poiché si sa in anticipo la sua inutilità o perché non trova avvocato che osi presentarlo, dopo che i cinquanta o sessanta che lo facevano sono stati a loro volta sequestrati.
In codesto modo voi avete liberato la tortura da ogni limite di tempo. Se il detenuto non esiste, non c’è possibilità di presentarlo al giudice entro dieci giorni, così come impone la legge, rispettata persino negli eccessi repressivi di precedenti dittature.

(...)

Nella politica economica di codesto governo si deve ricercare non solo la spiegazione dei vostri crimini, ma una maggiore atrocità, la condanna di milioni di esseri umani alla miseria pianificata.

In un anno avete ridotto il salario reale dei lavoratori al 40%, diminuito al 30% la loro partecipazione al reddito nazionale, elevato da 6 a 18 ore la giornata lavorativa di cui un operaio ha bisogno per la spesa della sua famiglia, resuscitando così forme di lavoro forzato che non rimangono nemmeno negli ultimi insediamenti coloniali. Comprimendo i salari col calcio del fucile mentre i prezzi salgono sulla punta delle baionette, abolendo ogni forma di protesta collettiva, vietando assemblee e commissioni interne, allungando orari, aumentando la disoccupazione al record del 9%, promettendo di aumentarla con 300mila nuovi licenziamenti, avete retrocesso i rapporti di produzione agli inizi dell’età industriale e quando i lavoratori hanno voluto protestare li avete chiamati sovversivi, sequestrando interi gruppi di delegati, che in alcuni casi sono riapparsi morti e in altri non sono riapparsi.

I risultati di tale politica sono stati fulminanti. In questo primo anno di governo il consumo alimentare è diminuito del 40%, quello di vestiario del 50%, quello di medicine è praticamente scomparso negli strati popolari. E ci sono zone nel Gran Buenos Aires dove la mortalità infantile supera il 30%, cifra che ci eguaglia alla Rodesia, al Dahomey e alle Guaiane, infermità come la diarrea estiva, i parassiti e persino la rabbia per le quali le cifre si accostano a record mondiali o li superano. Come se queste fossero mete desiderate e cercate, voi avete ridotto il bilancio della sanità pubblica a meno di un terzo delle spese militari, persino abolendo gli ospedali gratuiti, mentre centinaia di medici, di professionisti e di tecnici si aggiungono all’esodo provocato dal terrore, dai bassi salari o dalla «razionalizzazione»

(...)

Leggi il documento integrale qui

Per senza Soste, Nello Gradirà

24 marzo 2010

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