
Vogliamo celebrare il 94° anniversario della Rivoluzione Sovietica ricordando due tra i più famosi esponenti dell'arte rivoluzionaria di quel periodo, ingiustamente dimenticata o sottovalutata. Qui a sinistra il dipinto "Con il cuneo rosso batti i bianchi", manifesto del 1920 di El Lissitzky, pittore, fotografo, architetto e grafico (1890-1941). Il triangolo rosso rappresenta l'Armata Rossa e il cerchio bianco ('figura indifferente e molliccia') i controrivoluzionari, mentre la sezione bianca a sinistra del quadro rappresenta il bene e il nero -a destra- il male e le tenebre.
Qui sotto il poema 150.000.000, scritto nel 1921da Vladimir Majakovskij (1893-1930), considerato una delle voci più importanti della Rivoluzione. Che ben lungi dal grigiore burocratico che oggi le si vuole attribuire, è stata soprattutto un grande movimento di liberazione da tutte le catene sociali e culturali la cui "spinta propulsiva" è tutt'altro che esaurita (red.)
Link: Rivoluzione d'ottobre: la cronologia degli eventi
Link: Libri, link, film sulla rivoluzione sovietica
150.000.000
VLADIMIR MAJAKOVSKIJ, Poemi
150.000.000 è il nome dell’artefice di questo poema.
Ritmo è il proiettile.
Rima è il fuoco che brucia di edificio in edificio.
150.000.000 parlano per bocca mia.
Quest’edizione è stampata
con la rotativa dei passi
sulla velina dei selciati.
Chi interrogherà la luna?
Chi chiederà i conti al sole:
perché
fate voi le notti e i giorni?
Chi darà il nome all’autore geniale della terra?
Così,
anche questo
mio
poema
non ha nessuno per autore.
E sua sola idea è:
brillare per il domani che sorge.
. . . . . . . . . . . . . .
È per questo
che oggi
gli occhi del mondo intero
sono sopra di noi,
che gli orecchi di tutti sono tesi
a cogliere il nostro minimo segno;
è per vedere questo,
è per ascoltare queste parole :
è
la volontà della rivoluzione,
gettata oltre l’ultimo confine,
è
il meeting
delle carcasse di macchine,
delle genti e dei corpi di animali,
sono
mani,
zampe,
chele,
leve
alzate là,
dove l’aria si dirada,
intrecciate in un giuramento unanime.
I poeti
che innalzano la loro voce celeste,
dimenticateli,
ascoltate questi canti:
«Siamo venuti attraverso le capitali,
tra la tundra ci siamo aperti il passo,
abbiamo marciato nel fango e nelle pozze.
Siamo venuti a milioni,
milioni di lavoratori,
milioni di operai e impiegati.
Siamo venuti dagli alloggi,
siamo evasi dai depositi,
dai passaggi illuminati dagli incendi.
Siamo venuti a milioni,
milioni di oggetti,
mutilati,
rotti,
devastati.
Siamo scesi dalle montagne,
siamo venuti strisciando dalle foreste,
dai campi rosi dagli anni.
Siamo venuti,
a milioni,
milioni di bestie
inselvatichite,
abbrutite,
affamate.
Siamo venuti :
milioni
di senzadio,
di pagani
di atei;
battendo
la fronte,
il ferro arrugginito,
i campi :
tutti,
con fervore,
diremo a Dio la nostra preghiera.
Scendi,
non da un morbido
letto stellato,
dio di ferro,
dio di fuoco,
dio, non Marte,
né Nettuno, né Vega,
dio di carne :
dio-uomo!
Dalle secche delle stelle
ormai libero,
terrestre,
fra noi
scendi,
appari!
Non colui
«che è nei cieli».
Ora,
sotto gli occhi di tutti,
faremo
anche noi
i nostri
miracoli.
Noi ci impenniamo,
pronti a batterci
in tuo nome
nel fumo
e nel tuono.
Le nostre gesta saranno
più difficili di quelle del creatore,
che ha riempito
il vuoto di cose.
Noi dobbiamo
creare il nuovo
con l’immaginazione
e anche dinamitare il vecchio.
Sete, versaci da bere!
Fame, dacci da mangiare!
È tempo
di lanciare
i corpi in battaglia.
Più fitte le pallottole
sopra i codardi!
Sul mucchio dei fuggenti
scoppi di mitraglia!
Sì, così!
Dal fondo delle anime!
Con fuoco,
fiamma,
ferro
e luce,
brucia,
scotta,
taglia,
distruggi!
Le nostre gambe
sono passaggi fulminei di treni.
Le nostre braccia
sono ventagli che spazzano i campi.
Le nostre pinne sono piroscafi.
Le nostre ali sono aeroplani.
Marciare!
Volare!
Navigare!
Rotolare!
Controlliamo il registro dell’universo intero.
Questo oggetto è utile:
va bene,
può servire.
Inutile:
al diavolo!
Una crocetta nera.
Noi
ti annienteremo,
universo romantico!
Non più fede:
nell’anima
elettricità,
vapore.
Non più poveri:
intascate le ricchezze dei mondi interi!
Uccidete il vecchiume!
I crani che servano da portacenere!
Tolto via il vecchiume,
dopo selvaggia disfatta,
un nuovo mito
tuonerà nel mondo.
Tempo-barriera:
ti forzeremo coi piedi.
Mille arcobaleni
coloriranno il cielo.
In un mondo nuovo si schiuderanno
le rose e i sogni insozzati dalle rime dei poeti.
Tutto è fatto
per il piacere
dei nostri occhi
di bambini cresciuti!
Noi sapremo
inventare
rose nuove:
rose di capitali con petali di piazze.
Voi tutti
che portate impresso
il marchio dei tormenti,
venite dunque dal carnefice d’oggi.
E voi
saprete
che gli uomini
possono essere teneri,
come l’amore
che lungo un raggio sale fino a una stella.
L’anima nostra
sarà la foce-unione dei Volga dell’amore.
Che l’acqua conduca
un altro o te,
ciascuno sarà inondato da uno sguardo luminoso.
Lungo
ogni più fine arteria
noi lanceremo
i battelli fantastici delle invenzioni poetiche.
E così come noi ne abbiamo scritto,
sarà il mondo,
e mercoledì,
e ieri,
e oggi,
e sempre,
e domani,
e così di seguito
nei secoli dei secoli!
Per un’estate
di cent’anni,
combatti,
canta:
«Questa sarà la battaglia
finale,
la decisiva! ».
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