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Buon 7 maggio, in ricordo di Franco Serantini...

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Franco_Serantini[Tratto dal capitolo VIII del libro "Il sovversivo, vita e morte dell'anarchico Serantini" di Corrado Staiano, 2002, BFS edizioni]_

Video: La Ballata di Franco Serantini

Durante la campagna elettorale, la DC batte il chiodo della difesa dell’ordine in concorrenza con i fascisti. Il PCI non appare molto aggressivo. Il clima politico si accende il primo maggio quando viene proibita una manifestazione di Lotta continua, un processo popolare contro i nemici degli “sfruttati pisani” e la polizia presidia capillarmente la città che pare in stato d’assedio. Si fanno perquisizioni, si cercano armi, si alimenta la tensione. Presi di mira sono gli extraparlamentari, ma anche i militanti del PCI.
Giovedì 4 maggio, parlano l’onorevole Enzo Meucci della DC, Tristano Codignola, socialista, Bruno Visentini, repubblicano, Giovanni Sorbi e Lucio Magri del Manifesto, Giuseppe De Felice del PCI. Si temono incidenti per la giornata di chiusura della campagna elettorale. In Largo Ciro Menotti sono annunciati due comizi, dell’onorevole Giuseppe Niccolai del MSI, alle 18, dell’onorevole Enzo Meucci alle 21.

Volantino lotta continuaDa alcuni giorni Lotta Continua ha aperto una dura campagna contro i fascisti. Affigge un manifesto con il fotomontaggio di un busto di Mussolini che sporge da una bottiglia di acqua minerale. La scritta dice: “ Il ducetto Giuseppe Niccolai protetto dagli industriali, pagato e imbottigliato dal “barone nero” Ostini, padrone dell’acqua Uliveto, si è piccato di parlare a Pisa. Cascasse il mondo su un fico il fascista Niccolai a Pisa non parlerà. Venerdì ore 16,00 tutti in piazza Garibaldi”.
Il sindaco Lazzari è preoccupato, si oppone con vigore all’uso di Largo Ciro Menotti sul Borgo Stretto. Convoca tutti i partiti, ma solo i comunisti e i socialisti condividono i suoi timori su ciò che può accadere in una piazzetta che sembra un cortile, circondata da una ragnatela di vie tortuose e strette, ideale per la guerriglia urbana.

[…]
La polemica si inasprisce, il PCI è prudente, rifiuta la mobilitazione di massa, teme le provocazioni. I comitati civici diffondono un volantino che invita alla repressione violenta, la DC continua la sua forsennata campagna per l’ordine.
Da Roma è giunto il I Raggruppamento celere, ottocento uomini: con cinquecento carabinieri, cento carabinieri paracadutisti e i reparti della PS di stanza in città si attestano in piazza San Paolo all’Orto, alle spalle di Largo Ciro Menotti e in Piazza dei Cavalieri, dalla parte opposta, in modo da chiudere il posto del comizio. Reparti di carabinieri sono di servizio in fondo ai lungarni, defilati nelle vicinanze del ponte di legno, cordoni di agenti, allievi della scuola di PS di nettuno, bloccano il Ponte di Mezzo e piazza Garibaldi. La seconda compagnia mobile di Pisa è ai Banchi.
I paracadusti, gli artiglieri, gli americani di Camp Darby, una base Nato sulla strada di Livorno, sono consegnati nelle caserme. Sta scattando una gigantesca trappola contro i trecento di Lotta continua, e i pochi anarchici decisi a impedire il comizio fascista.
Il deputato missino parla in una piazza circondata da scudi, elmi, caschi a visiera, tromboncini coi lacrimogeni in canna, mitra puntati. I fascisti sono forse duecento, gridano “Italia Italia”, il deputato parla per un’ora e mezzo, una donna, Morena Morelli, arriva fin sotto il palco, sbeffeggia l’oratore, gli dà del fascista e viene arrestata.
Testimonianza al Sostituto procuratore generale della Repubblica di Giuseppe Collesano, allievo sottufficiale presso la scuola di nettuno di Roma di servizio nella vicina piazza Garibaldi: “Intorno alle 17-17,30, i dimostranti cominciarono a cantare Bandiera rossa e a lanciare i soliti slogan, “polizia fascista”, “polizia assassina”. Il dottor Tronca, il funzionario della Questura preposto a tutto il servizio, il quale era rimasto avanti a noi nella piazza Garibaldi, avendo notato codesto atteggiamento e temendo che i manifestanti venissero avanti, intimò di sciogliersi e lo fece ripetutamente con un megafono a batteria. Egli era facilmente riconoscibile perché aveva indosso la sciarpa tricolore. I manifestanti, invece di sciogliersi, cominciarono a lanciare sassi ed avanzare”.
Giovanni Sorbi, che ha lo studio di avvocato in Borgo Stretto, vicino alla chiesa di San Michele, vede dalla finestra i giovani di Lotta continua con delle magliette rosse addosso venir giù di corsa sul Ponte di Mezzo, in una pioggia di lacrimogeni. “Erano su quattro o cinque file, correvano contro lo sbarramento dei poliziotti. Mi prese una grande emozione, pareva una scena della Corazzata Potemkin. Poi la polizia iniziò la caccia all’uomo”. Cominciano nel centro storico tre e più ore di guerriglia.
Rapporto del commissario capo della questura di Pisa al signor procuratore della repubblica : <
I dimostranti, che andavano sempre più riunendosi in blocco compatto, ad un certo momento hanno scagliato contro le forze di polizia pietre e altri corpi contundenti come palline di vetro, piombini con chiodi, servendosi di apposite fionde per cui lo scrivente si vedeva costretto a respingere la violenza dei dimostranti i quali si dividevano su tre fronti, rispettivamente Logge di Banchi, Lungarno Pacinotti all’altezza dell’hotel Nettuno e Lungarno Mediceo all’altezza di piazza Cairoli. Da queste posizioni e da altre su Lungarno Gambacorti, Corso Italia, Ponte della Fortezza, ecc., hanno sviluppato per alcune ore molteplici azioni di guerriglia urbana anche mediante lancio di numerose bottiglie “Molotov”, che sono state ovunque stroncate dal deciso intervento delle forze dell’ordine che hanno contemporaneamente assicurato il regolare svolgimento dei successivi comizi.
Nel corso delle varie cariche e del successivo rastrellamento compiuto al termine degli interventi sono state fermate n. 27 persone di cui 9 tratte in arresto per manifestazione sediziosa, violenza e resistenza a P.U, danneggiamento aggravato. >>
[…]
Le testimonianze raccolte subito dopo il 5 maggio,rese da persone che hanno assistito ai fatti dimostrano che la polizia ha operato – lo dice nel suo rapporto anche il commissario capo Ignazio Tronca – come in un rastrellamento o in una esercitazione di controguerriglia da piazza d’armi, con una sproporzione di forze di 7 a 1.
[…]
Testimonianza di Mara Palla, parrucchiere per signora accanto al Carnaby Street in Corso Italia: “Ero nel mio negozio. Ho sentito le sirene delle camionette che si avvicinavano mentre la gente andava a nascondersi,senza capire bene che stava succedendo. Ho visto un ragazzo che cercava di nascondersi nell’angolo della porta del mio negozio. Si era appena accovacciato quando da una delle prime camionette, senza alcun motivo, è partito un colpo. Era stato un poliziotto in piedi sul sedile posteriore che a distanza di 4 metri ha sparato una bomba lacrimogena con la precisa intenzione di colpirlo. L’ho visto cadere sdraiato. Subito sono intervenuti 2 ragazzi per portarlo via. Solo allora ho visto in quali condizioni l’avevano ridotto. Gli uciva il sangue abbondantemente dalla bocca e sei denti erano rimasti per terra”.
[…]
Testimonianza del signor Matteoni, via Pietro Gori 3, Pisa:
“ Erano appena passate le 18, mi stavo recando a prendere mia sorella che stava in via Kinzica presso una sua amica. Arrivato all’imbocco della via mi sono visto venire incontro una persona anziana che gridava che in un portone c’era una ferito grave. Subito gli sono corso dietro, fin a che non sono arrivato a quel portone. Ho cercato di entrare dentro, ma non ci sono riuscito perché c’era un tale fumo che toglieva il respiro e bruciava la faccia. Allora ho chiamato in aiuto alcuni passanti e insieme abbiamo formato con le mani una specie di cordata. Solo così sono riuscito a tastoni a sentire il corpo del ferito. L’ho agguantato per i pantaloni e l’ho trascinato fuori. Nessuno aveva il coraggio di prenderlo in braccio da tanto che faceva impressione. Aveva la faccia sfigurata e completamente rossa di sangue. Aiutandoci l’un l’altro ci siamo fatti coraggio e l’abbiamo portato in via La Nunziatina. Durante il tragitto gli ho coperto la faccia con un fazzoletto perché la gente non si spaventasse. Ma una donna, che non ha potuto fare a meno di guardarlo, è svenuta e abbiamo dovuto soccorrere anche lei. L’ambulanza è arrivata quasi subito. A me,poco dopo, un po’ per il fumo, un po’ per la rabbia che mi era venuta nel vedere quello scempio, mi è preso una crisi nervosa. Dopo essermi ripreso,mi sono accorto di avere perso i soldi e sono ritornato nel portone. Lì dentro mi sono trovato di fronte ad una vecchia credo quasi settantenne e che abita in quel palazzo. Si lamentava molto perché diceva che i poliziotti le avevano rotto un braccio su per le scale, gli stessi che avevano quasi ammazzato quel ragazzo. Gli stessi che prima di venir via dal portone, non contenti di quello che avevano fatto, ci avevano sparato dentro 3 bombe lacrimogene. Ancora pochi minuti e quel ragazzo certamente sarebbe morto.”
[…]
La notizia degli scontri , delle barricate, dei caroselli di jeep si diffondono con rapidità di rione in rione. Prima di sera, il PCI prepara un duro manifesto in cui accusa i gruppuscoli di essere “le controfigure dei fascisti”. Alle dieci in città non c’è più un solo bar aperto. Circola la voce che ci sarebbe un morto. In una caserma della polizia si sente cantare fino a tardi.

Le foto sono tratte dall'archivio fotografico della Biblioteca Franco Serantini. Nell'articolo si trovano quelle riguardanti la giornata del 5 maggio, di seguito tutta la rassegna fotografica, con foto che riguardano il giorno del funerale e alcune manifestazioni avvenute negli anni successivi alla morte di Serantini.

tratto da www.autautpisa.it

7 maggio 2011

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