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Cile, il giorno del giovane combattente

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cile_joven_combatente_10Il 30 marzo del 1985, i giornali cileni asserviti alla dittatura di Pinochet dettero la notizia: due delinquenti, drogati e antisociali erano stati intercettati dai Carabineros e liquidati mentre stavano assaltando un magazzino.
Non era la prima volta che il nome dei fratelli Vergara Toledo appariva sui giornali. Un anno prima, il 18 di marzo del 1984, un comando dei Carabineros incaricato della persecuzione degli oppositori al regime, aveva sfondato il portone della loro casa. La Legge per il controllo di armi da fuoco, una legge specialcile_joven_combatente_3e studiata per permcile_joven_combatente_4cile_joven_combatente_2ettere cile_joven_combatente_1ai pistoleros di Pinochet di reprimere nell’impunità, permetteva azioni di questo tipo. Ce n’erano decine al giorno e decine erano coloro che scomparivano o venivano giustiziati sul posto. Non era notizia e quando lo diventava era per millantare il corpo dei defunti, animalizzarlo, umiliarlo e seppellirlo insieme a tutte le infamie.

La famiglia Vergara Toledo fece la sua “apparizione” pubblica sui giornali del 20 marzo del 1984, dopo lo sfondamento dei Carabiners, che lo definirono come un normale controllo di una famiglia di delinquenti. L’ordine veniva diretto dai generali della DINA (Dirección General de Inteligencia) diretta dal colonnello Manuel Contreras, finanziata dalla CIA e addestrata dalla Casa delle Americhe. Cercavano Rafael e Eduardo, di 18 e 20 anni, che portavano avanti la lotta contro il regime di Pinochet nella scuola dove studiavano e nelle organizzazioni “poblacionales” (le poblaciones sono i quartieri poveri delle città).

I Carabineros non trovarono niente ma dettero un chiaro avviso ai Vergara Toledo. Un anno dopo, il 28 marzo del 1985, degli agenti in borghese entrarono a Villa Francia, uno dei quartieri di Santiago dove la resistenza era più organizzata, facendo pressione sugli amici e conoscenti per scoprire dove fossero Rafael e Eduardo.
Il giorno dopo, 29 marzo 1985, un operativo di sicari dei Carabineros si appostò in attesa che altri agenti setacciassero il quartiere. Inseguiti da poliziotti armati, Rafael e Eduardo iniziarono a correre. Eduardo lo uccidono con una pallottola sparata alle spalle. Rafael, raggiunto da un cile_joven_combatente_5proiettile, cade ferito a terra e viene assassinato a sangue freddo.

Da allora, fino a oggi, il 29 di marzo è chiamato El día del joven combatiente, Il giorno del giovane combattente. In molte città cilene, diverse centinaia di compagni e compagne escono in strada, la occupano e manifestano che Rafael e Eduardo sono stati uccisi dalle stesse forze di polizia che ancora dettano legge nel Cile post dittatura.

L’anno scorso, a distanza di un mese dal cile_joven_combatente_6terribile terremoto che ha attraversato il Cile, c’era anche una parte di Livorno a Santiago del Cile, proprio per partecipare alle manifestazioni di commemorazione di Rafael e Eduardo Vergara Toledo.  C’era quella parte di Livorno che non si è mai sottratta nel denunciare la polizia quando picchia, spara e uccide. C’era con un vessillo, quello delle Brigate Autonome Livornesi, immediatamente riconosciuto dai pochi gruppi “hinchas” (ultras) di sinistra che ancora entrano negli stadi cileni. Accompagnati da compagni e compagne del grupo Autonomos della squadra della cile_joven_combatente_7Universidad de Chile, ci siamo incontrati con individualità della vecchia guardia de “Los de abajo” de la Universidad de Chile, del Colo Colo, degli Wanderers (di Valparaiso) e con numerosi collettivi anarchici, comunisti, del MIR (Movimento de Izquierda Revolucionaria)...Ma soprattutto siamo andati a salutare i genitori di Eduardo e Rafael, Luisa Toledo Sepúlveda e Manuel Vergara Meza, che come ogni anno erano lì,  in mezzo alla strada, a ricordare i loro figli e a denunciare le morti causate dalle pistole delle polizie cilene, che anche in democrazia continuano ad agire impuniti.

Luisa Toledo, chiudendo così il suo comizio:
"Podrán mandar mil pacos, podrán tener armas, podrán tener helicópteros, podrán asustarnos, pero tenemos nuestros palos, tenemos nuestras molotov y nuestro orgullo intacto. Por eso vamos a recuperar la villa en donde se encuentran los asesinos......Vamos o no vamos.....vamos o no vamos... Vamos!" (“Potranno mandare mille poliziotti, potranno essere armati, potranno avere elicotteri, potranno spaventarci, però noi abbiamo i nostri bastoni, abbiamo le nostre molotov e il nostro orgoglio intatto. Per questo andiamo a riprenderci il quartiere dove si trovano gli cile_joven_combatente_9assassini... Andiamo o non andiamo... Andiamo o non andiamo... Andiamo!”).
Con queste parole è partito un corteo che ha attraversato Villa Francia andando contro l’ordine militare di Sebastian Piñera, l’allora neoeletto Berlusconi cileno, che aveva circondato la manifestazione con 4 mila poliziotti.
Quelle che seguono sono le immagini di una lotta durata tutta la notte. Lotta che come ha detto un compagno incontrato tra i fumi dei lacrimogeni e delle cariche dei mezzi militari, dice tutto in una frase:

“Porque aquí estamos y seguimos todavía”. (Perchè siamo qui e continuiamo ancora)

Inviato a Senza Soste da Jacob

(se lo diciamo un anno dopo è perchè, come ogni anno, il 29 di marzo, a quest’ora, le strade brillano di barricate).

30 marzo 2011

 

 

 

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