"Per quanto abbia potuto rimpiangere alcune delle sue posizioni più radicali io ricordo con affetto le sue convinzioni politiche, e la sua voce". Uno dei leader del '68 inglese ricorda l'impegno politico del fondatore dei Beatles
Che John Lennon abbia o meno avuto rimpianti per le sue associazioni con la sinistra radicale, io ricordo ancora le sue convinzioni - e la sua voce - con affetto.
I commenti di Maurice Hindle (The Guardian, 2 febbraio [1]) sollevano alcune questioni interessanti per quanto riguarda la politica di John Lennon. Per la cronaca, potrebbe essere utile ricordare che è stato Lennon che ha telefonato e ha voluto una conversazione, un anno dopo lo scambio avuto nel 1969 sull'album Revolution, con l'"ultra-sinistra" Black Dwarf. Ci siamo incontrati diverse volte prima dell'intervista che Robin Blackburn e io abbiamo realizzato per all'ancora più "ultra sinistra" di Red Mole.
Il giorno dopo l'intervista mi ha telefonato e mi ha detto che era stato così contento da scrivere una canzone per il movimento, che poi si è messo a cantare al telefono: Power to the People.
Gli avvenimenti di Derry, della Bloody Sunday (la Domenica di sangue dell'Ulster quando gli inglesi spararono sulla folla uccidendo decine di persone inermi, ndt) lo fecero arrabbiare molto e successivamente suggerì che avrebbe voluto marchiare nella successiva manifestazione "Fuori le truppe" che si sarebbe dovuta tenere in Irlanda, e lo fece, con Yoko Ono, indossando la T-shirt di Red Mole con il cartello issato alto. Il suo titolo era: "Per l'IRA, contro l'imperialismo britannico"."
Siamo rimasti in contatto e ci siamo parlati con una grande intesa tra noi. Invitò Blackburn e me proprio quando Imagine stava per essere composta. Ho un vivo ricordo di lui che la canta al tavolo da cucina di Tittenhurst per poi guardarci con aria interrogativa. "Il Politburo l'approva" scherzai. Poi è arrivato l'LP e la maggior parte delle canzoni contenute sono più radicali, nel senso più ampio del termine (come Working Class Hero del suo album precedente). Imagine, l'inno utopico, scritto durante la sua fase più radicale, non è mai stata ripudiata e, mentre potrebbe essersi pentito di qualche azione o dichiarazione negli anni 70 quella canzone ha continuato a rappresentare le sue speranze politiche.
Ciò che è stato spesso sottovalutato è l'influenza radicale che ha rappresentato Yoko Ono sia in arte che in politica. Ha avuto un enorme impatto sulle sue idee e, anche alla fine degli anni '70, gli disse in pubblico di essere stato troppo sprezzante nei confronti del suo radicalismo. Quando mi disse che si stava per trasferire negli Stati Uniti ho cercato di dissuaderlo.
"Troppi pazzi", dissi.
"Non a Manhattan", fu la sua risposta.
Voleva lasciare la Gran Bretagna perché lui e Yoko avevano ripulsa per il suo provincialismo e per quel tipo di razzismo da tabloid, diretto contro di lei. Ho parlato con lui l'ultima volta nel 1979, quando abbiamo discusso il probabile impatto della vittoria della Thatcher. Non sembrava troppo moderato in quella conversazione. Se ce n'è una registrazione in un un archivio di qualche Intelligenze britannica, sarei molto grado di vederne una trascrizione. Chiaramente, le sue opinion erano un po' cambiate, ma non riesco a vederlo come un neocon a sostenere le guerre e le occupazioni in Palestina, Iraq e in Afghanistan.
La perdita della sua voce è stata una tragedia per milioni di persone.
I commenti di Maurice Hindle (The Guardian, 2 febbraio [1]) sollevano alcune questioni interessanti per quanto riguarda la politica di John Lennon. Per la cronaca, potrebbe essere utile ricordare che è stato Lennon che ha telefonato e ha voluto una conversazione, un anno dopo lo scambio avuto nel 1969 sull'album Revolution, con l'"ultra-sinistra" Black Dwarf. Ci siamo incontrati diverse volte prima dell'intervista che Robin Blackburn e io abbiamo realizzato per all'ancora più "ultra sinistra" di Red Mole.Il giorno dopo l'intervista mi ha telefonato e mi ha detto che era stato così contento da scrivere una canzone per il movimento, che poi si è messo a cantare al telefono: Power to the People.
Gli avvenimenti di Derry, della Bloody Sunday (la Domenica di sangue dell'Ulster quando gli inglesi spararono sulla folla uccidendo decine di persone inermi, ndt) lo fecero arrabbiare molto e successivamente suggerì che avrebbe voluto marchiare nella successiva manifestazione "Fuori le truppe" che si sarebbe dovuta tenere in Irlanda, e lo fece, con Yoko Ono, indossando la T-shirt di Red Mole con il cartello issato alto. Il suo titolo era: "Per l'IRA, contro l'imperialismo britannico"."
Siamo rimasti in contatto e ci siamo parlati con una grande intesa tra noi. Invitò Blackburn e me proprio quando Imagine stava per essere composta. Ho un vivo ricordo di lui che la canta al tavolo da cucina di Tittenhurst per poi guardarci con aria interrogativa. "Il Politburo l'approva" scherzai. Poi è arrivato l'LP e la maggior parte delle canzoni contenute sono più radicali, nel senso più ampio del termine (come Working Class Hero del suo album precedente). Imagine, l'inno utopico, scritto durante la sua fase più radicale, non è mai stata ripudiata e, mentre potrebbe essersi pentito di qualche azione o dichiarazione negli anni 70 quella canzone ha continuato a rappresentare le sue speranze politiche.
Ciò che è stato spesso sottovalutato è l'influenza radicale che ha rappresentato Yoko Ono sia in arte che in politica. Ha avuto un enorme impatto sulle sue idee e, anche alla fine degli anni '70, gli disse in pubblico di essere stato troppo sprezzante nei confronti del suo radicalismo. Quando mi disse che si stava per trasferire negli Stati Uniti ho cercato di dissuaderlo.
"Troppi pazzi", dissi.
"Non a Manhattan", fu la sua risposta.
Voleva lasciare la Gran Bretagna perché lui e Yoko avevano ripulsa per il suo provincialismo e per quel tipo di razzismo da tabloid, diretto contro di lei. Ho parlato con lui l'ultima volta nel 1979, quando abbiamo discusso il probabile impatto della vittoria della Thatcher. Non sembrava troppo moderato in quella conversazione. Se ce n'è una registrazione in un un archivio di qualche Intelligenze britannica, sarei molto grado di vederne una trascrizione. Chiaramente, le sue opinion erano un po' cambiate, ma non riesco a vederlo come un neocon a sostenere le guerre e le occupazioni in Palestina, Iraq e in Afghanistan.
La perdita della sua voce è stata una tragedia per milioni di persone.
Tariq Ali
tratto da The Guardian
4 febbraio 2010
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