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Moby Prince, 18 anni di insabbiamenti

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moby_prince.gifDa 18 anni ormai, a Livorno, la giornata del 10 Aprile è scandita da una serie di cerimoniali pubblici, tanto dovuti, quanto formali, per commemorare le vittime di quella che è passata alla storia come una della più grandi tragedie italiane del mare: il rogo del traghetto Moby Prince, dove persero la vita 140 persone. Da 4 anni, Senza Soste, non si è mai dimenticato di ricordare alla cittadinanza che quella del 10 aprile è una data importante da ricordare e che ognuno dovrebbe sentire come proprio il senso di ingiustizia che la vicenda processuale, oltre all’immenso dolore dei familiari delle vittime, porta con se. Come in ogni Strage che si rispetti, soprattutto in Italia, la perdita di amici, familiari, o semplici conoscenti, non è mai “consolata” dall’individuazione dei responsabili. E quella del Moby Prince non fa eccezione: l’abbiamo scritto più volte. Non c’è mai un colpevole, tutto sembra trovare senso nella fatalità. Le cose accadono per caso; e quando il caso proprio non basta, la responsabilità si cerca nell’errore umano. Che guarda caso è sempre l’errore di un lavoratore, di uno di quelli che formano l’ultima ruota del carro.

Quest’anno, il caso (questa volta si, c’entra), ha voluto che il 18° anniversario della tragedia del Moby Prince, coincida con la giornata di lutto nazionale per le vittime del terremoto che nei giorni scorsi ha sconvolto L’Aquila ed altri centri limitrofi dell’Abruzzo. Al momento in cui sto scrivendo, il bilancio è di 281 morti. La rabbia, la disperazione, il lutto di chi è stato colpito, nelle cose, come negli affetti, da giorni, insieme ad un’insostenibile livello di inevitabile retorica, transita di casa in casa, attraverso le immagini della Tv come del Web. «Nessuno è senza colpa», è il monito lanciato oggi dal Presidente Napolitano. Il fatto è clamoroso, e clamoroso dunque deve essere anche il commento istituzionale. Ma non è la prima volta che le istituzioni, alte cariche dello stato comprese, all’indomani di una tragedia di questa portata (a nessuno sfugge che 100 morti in un giorno facciano molta più impressione di 100 morti in 100 giorni: anche se a morire alla fine sono comunque in 100), si lanciano in promesse e proclami, per accertare, qualora se ne riscontri l’ipotesi, le responsabilità, e dunque garantire verità e giustizia: alle vittime, ai propri cari, e al paese intero, che si deve sentire giustamente coinvolto.

Ma passata l’emergenza, passata la settimana di passione e di dolore, tutto sembra tornare come prima. La tensione si allenta ed il grande pubblico tende a dimenticare come sia andata a finire la storia: se poi le case le hanno ricostruite, se poi hanno trovato i documenti del famoso Ospedale o della Casa dello Studente, se poi è stato individuato chi ha fatto la cresta sui capitolati d’appalto tagliando sulla qualità dei materiali da costruzione, se poi è stato accertato che chi doveva controllare, ha chiuso un occhio in cambio di mazzette… Così come la gente a Livorno e non solo, ha smesso di chiedersi, quali e quante navi erano in rada quella tragica sera del 10 aprile del 1991, del perché da terra non ci si accorse subito dell’incendio, del perché i soccorsi furono così mal coordinati, del perché a bordo non funzionavano bene le apparecchiature di sicurezza, se era vero o meno che quella nave era potenzialmente pericolosa e che non avrebbe dovuto navigare, se davvero chi doveva controllare le condizioni della nave non l’abbia invece fatto.

Le solite domande insolute, le solite domande dimenticate. Chiaro, ogni caso è sempre diverso l’uno dall’altro, ogni Strage, ogni tragedia ha le sue specificità: un incidente non è un terremoto, così come un incendio in una fonderia, non è un crollo di un palazzo, ed un aereo che esplode in volo, non è una bomba che esplode in una stazione di treni. Ma è anche vero che vicende apparentemente distanti le une alle altre, trovano nella categoria di persone morte, una sorte di minimo comune denominatore. Sono tutti civili, sono tutti innocenti. Sono quasi sempre tutti e tutte persone normali. E comunque quasi mai responsabili (ad eccezion fatta probabilmente di molti dei morti nelle cosiddette stragi del sabato sera) diretti della propria morte.

E senza voler fare una statistica precisa, ma piuttosto sollevare una riflessione collettiva, molte di queste morti potevano essere evitate. Già perché a scavare, in molti casi, la gente muore per inadempienze o scelte altrui: ora un mancato controllo, ora una mancata verifica, ora un lucido calcolo di un imprenditore che accetta il rischio di un incidente di fronte all’ipotesi di una maggiore profitto: che mette in conto, oltre allo sfruttamento, la stessa morte degli individui.

Fa poca differenza se l’imprenditore sia un costruttore, un armatore di navi, o un padrone tedesco di un’acciaieria. La logica è sempre la stessa: profitto a tutti i costi. Come? Esistono anche gli imprenditori con il senso etico? Certo, chi lo nega. Ma una rondine non ha mai fatto primavera, così come una bella giornata di sole non ha mai fatto una stagione.

Prima c’era la lotta di classe e c’erano le guerre civili (e forse in molti luoghi, ci sono ancora): ora sembra che queste due tipologie di conflitto siano state condensate e riunite in un conflitto tanto violento e letale quanto negato e taciuto: una permanente guerra ai civili. Una guerra silenziosa condotta contro cittadini e lavoratori, nel nome della ragion di Stato e del profitto del Capitale. Parole vecchie? Forse. Ma se vi guardate intorno, e vi guardate allo specchio, riscoprirete il loro carico di verità.

Per Senza Soste, Lucio Baoprati

Livorno, 10 aprile 2009

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Moby Prince- 1991-2009

 

Vorrei anche molto brevemente riportare i dettagli della vicenda:

 

·        Il "may-day" del Moby Prince è stato lanciato alle 22:26 partono i soccorsi

·        Il Moby viene individuato alle 23:35 da 2 ormeggiatori.

·        Gli ormeggiatori raccolgono l'unico superstite il mozzo, il quale AFFERMA CHE CI SONO ANCORA MOLTE PERSONE VIVE A BORDO.

·        Gli ormeggiatori vengono raggiunti da una motovedetta della Capitaneria di Porto

·        La motovedetta (a quanto dichiarato dagli ormeggiatori) INDUGIAVA

·        La motovedetta carica il superstite ma parte per il Porto DOPO MEZZORA.

·        Giunto in Porto il superstite ritratta quanto detto prima, affermando che ORMAI SONO TUTTI MORTI.

 

·        Dopo l'impatto, i passeggeri sono stati portati nel salone De Lux (lì infatti erano quasi tutte le vittime) perché il traghetto era dotato di paratie tagliafuoco.

·        Le fiamme sono giunte al salone de Lux in un tempo superiore la mezzora

I SOCCORSI HANNO INDIVIDUATO IL MOBY dopo 1 ORA e 10 dal ricevimento dell'SOS.

-         Dall'esame eseguito sui corpi delle vittime sono state trovate tracce di monossido di carbonio: significa che MOLTE PERSONE NON SONO MORTE SUBITO PER EFFETTO DELLE FIAMME MA SONO SOPRAVVISSUTE ANCHE PER ORE (forse in stato di inconscenza)

-         La mattina dell'11 aprile, il traghetto viene rimorchiato in Porto; da un filmato si nota una macchia rossa a poppa della nave; giunti in Porto, dove nel filmato si vedeva quella "macchia rossa" si apprende che si trattava di una persona, un altro superstite della tragica notte.

-         E' stato ritrovato un FILMATO AMATORIALE girato pochi istanti prima della tragedia che però è stato CONTRAFFATTO.

-         Quella sera, in Porto vi erano cinque navi mercantili, che per conto dei trasporti militari USA, erano cariche di armi che dovevano portare dentro Camp Darby che rientravano dalla Prima Guerra del Golfo.

-         Testimonianze sostengono di aver visto in Porto la 21 OCTOBAR II, il peschereccio oggetto dell'indagine di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, uccisi nel 1994 in Somalia.

-         Un consulente in materia di intercettazioni telefoniche ed ambientali, venuto in possesso di notizie sulla tragedia del Moby Prince, attraverso il monitoraggio elettronico della rada di Livorno di quel maledetto 10 aprile 1991, dopo aver parlato con l'avvocato Carlo Palermo con l'intenzione di ASCOLTARE UN TESTIMONE, è stato aggredito e chiuso in una macchina. La macchina è stata incendiata ma questo consulente è riuscito ad uscire vivo e a trarsi in salvo.

 

Vorrei (se possibile) poter inserire anche i nomi delle vittime:

  • Giovanni Abbattista 46 anni
  • Stefano Allegrini 23 anni
  • Sandrine Alves 24 anni
  • Natale Amato 53 anni
  • Francesco Ambrosio 23 anni
  • Vittorio Ambrosio 40 anni
  • Marco Andreazzoli 28 anni
  • Rocco Averta 37 anni
  • Francesco Esposito 44 anni
  • Rosanna Paternico' 44 anni
  • Nicola Falanga 20 anni
  • Amaldo Perazzoni 29 anni
  • Cristina Farnesi 23 anni
  • Rocco Pernice 41 anni
  • Sabrina Ferraro 21 anni
  • Arcangelo Picone 35 anni
  • Carlo Ferrini 32 anni
  • Pasqualino Piu' 29 anni
  • Maria Filigheddu 41 anni
  • Pasquale Porciello 32 anni
  • Giovanni Filippeddu 48 anni
  • Silvana Prini 39 anni
  • Mario Fondacaro 58 anni
  • Mauro Prola 28 anni
  • Antonio Avolio 56 anni
  • Maria Formica 52 anni
  • Bernard Regnier 53 anni
  • Nicodemo Baffa 53 anni
  • Liana Rispoli 30 anni
  • Gerhard Baldauf 28 anni
  • Ciro Frulio 19 anni
  • Monica Rizzi 28 anni
  • Luciano Barbaro 25 anni
  • Alfredo Fumagalli 24 anni
  • Umberto Rizzi 48 anni
  • Luca Barsuglia 25 anni
  • Daniele Furcas 33 anni
  • Salvatore Rizzo 30 anni
  • Umberto Bartolozzi 47 anni
  • Angelo Fusinato 58 anni
  • Antonio Rodi 41 anni
  • Sergio Belintende 31 anni
  • Antonino Gabelli 73 anni
  • Rosario Romano 25 anni
  • Gavino Bianco 41 anni
  • Giuseppe Gasparini 62 anni
  • Cesare Romboni 57 anni
  • Alberto Bisbocci 21 anni
  • Maria Ghezzani 58 anni
  • Amelio Roncarati 55 anni
  • Giuseppe Bommarito 44 anni
  • Piera Giacomelli 56 anni
  • Sergio Rosetti 53 anni
  • Miriana Botturi 61 anni
  • Lido Giampedroni 30 anni
  • Vania Rota 22 anni
  • Raimondo Brandanu 60 anni
  • Giorgio Gianoli 30 anni
  • Ivan Saccaro 18 anni
  • Antonino Campo 27 anni
  • Priscilla Giardini 24 anni
  • Ernestino Saccaro 51 anni
  • Gianfranco Campus 22 anni
  • Alessandra Giglio 26 anni
  • Giuliano Salsi 41 anni
  • Giovanni Campus 54 anni
  • Erminio Gnerre 29 anni
  • Nicola Salvemini 36 anni
  • Angelo Canu 28 anni
  • Giuseppina Granatelli 27 anni
  • Massimo Sansone 24 anni
  • Sara Canu 6 anni
  • Gerardo Guida 24 anni
  • Roberto Santini 54 anni
  • Ilenia Canu 1 anno
  • Gino Guizzo 51 anni
  • Gianfranco Sari 29 anni
  • Alessia Caprari 20 anni
  • Salvatore Ilari 32 anni
  • Salvatore Scanu 78 anni
  • Antonello Gassano 26 anni
  • Gaspare La Vespa 32 anni
  • Giuseppe Sciacca 44 anni
  • Bruno Fratini 35 anni
  • Rosario Castorina 40 anni
  • Giuseppe Lazzarini 32 anni
  • Mario Scuotto 32 anni
  • Domenico Cervini 21 anni
  • Romana Lazzarini 22 anni
  • Maria Serra 54 anni
  • Diego Cesari 15 anni
  • Raffaella Lipparelli 51 anni
  • Gerardo Sicignano 35 anni
  • Ugo Chessa 55 anni
  • Giuseppe Manca 49 anni
  • Mariarosa Simoncini 26 anni
  • Graziano Cinapro 46 anni
  • Maria Marcon 84 anni
  • Antonio Sini 43 anni
  • Ciro Cirillo 25 anni
  • Giuseppina Martignago 47 anni
  • Gabriella Soro 30 anni
  • Tiziana Cirotti 23 anni
  • Angelo Massa 30 anni
  • Mara Stellati 45 anni
  • Giuseppe Congiu 24 anni
  • Parrella Maurizio 60 anni
  • Giovanni Tagliamonte 37 anni
  • Francesco Crupi 35 anni
  • Francesco Mazzitelli 57 anni
  • Giulio Timpano 26 anni
  • Giuseppe Degennaro 29 anni
  • Giovanni D'Antonio 23 anni
  • Maria Mela 45 anni
  • Rino Trevisan 59 anni
  • Antonietta Dal Tezzon 48 anni
  • Giovanni Minutti 51 anni
  • Ranieri Trevisan 31 anni
  • Pasquale Dal lotto 32 anni
  • Gabriele Molaro 36 anni
  • Francesco Tumeo 57 anni
  • Mauro De Barba 31 anni
  • Aldo Mori 53 anni
  • Alessandro Vacca 38 anni
  • Beatrice De Caritat 31 anni
  • Paolo Mura 34 anni
  • Raimondo Vidili 22 anni
  • Angelita De Montis 24 anni
  • Giuseppina Padovan 55 anni
  • Giuliano Vigerelli 44 anni
  • Tatiana De Pretto 19 anni
  • Aniello Padula 44 anni
  • Carlo Vigliani 31 anni
  • Luigi Perez De Vera 33 anni
  • Vladimiro Pagnini 60 anni
  • Roberto Vinattieri 45 anni
  • Anna Defendenti 24 anni
  • Vincenzo Paino 60 anni
  • Ciro Vitiello 31 anni
  • Ignazio Pasqualino 37 anni

 

Per Senza Soste, Jerry Menders

Livorno, 10 aprile 2009

 

 

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