Nella
notte tra il 19 e il 20 dicembre 1989, esattamente venti anni fa, gli
Stati Uniti invadevano Panama. Prima della prima guerra del golfo e
contemporaneamente al finto massacro di Timisoara, in Romania, al
crepuscolo del socialismo reale di Ceaucescu, una terribile e vera
strage fu occultata dai media. Panama doveva essere liberata dal
narcodittatore Manuel Noriega, un uomo della CIA oramai più narco che
dittatore. La realtà è che fu un massacro: da 500 ai 6.000 morti.
Quando il 20 dicembre 1989, con l’operazione “giusta causa” l’esercito statunitense invase Panama, l’opinione pubblica mondiale era stata da mesi indottrinata sulla pericolosità di Noriega. E Noriega, “faccia d’ananas”, come molti altri, era un cattivo vero. Sicario, uomo della CIA e narcotrafficante fin dai primi anni ’70 (e la CIA ne era perfettamente a conoscenza come dimostrò Noam Chomsky nel 1992) divenne scomodo solo a partire alla fine degli anni ’80. Si mise contro le oligarchie e gli stessi Stati Uniti, che deciso di liberarsene. Era necessario qualcuno più presentabile di lui per proseguire nel processo di restituzione del Canale (senza perderne il controllo) che l’amministrazione Carter aveva accettato nel 1977 con la firma del trattato tra lo stesso Carter e Omar Torrijos, sicuramente la figura più importante della storia politica di Panama, e che nell’81 morì in un incidente/attentato probabilmente organizzato dalla stessa CIA.
Dopo Noriega Panama fu normalizzata. Endara, Pérez Balladares, Moscoso e Martín Torrijos, Martinelli, i presidenti succedutisi negli ultimi vent’anni, sono stati tutti ligi nel rispondere agli interessi degli Stati Uniti e delle oligarchie locali e nel disegnare la Panama neoliberale dove oggi Martinelli programma di impiantare altre sette basi militari statunitensi oltre alle quattro già decise.
Intanto quella notte e nei giorni successivi a Panama si era combattuta la prima guerra post-guerra fredda (il muro di Berlino era caduto da appena un mese). “Per garantire la vita dei cittadini statunitensi e la sicurezza del Canale”, questa la motivazione ufficiale, un numero imprecisato di panamensi, dai 500 ai 6.000 perse la vita. Erano soprattutto abitanti di alcuni quartieri popolari, rasi letteralmente al suolo dai bombardamenti degli aerei invisibili Stealth, che ebbero in quella guerra così asimmetrica il loro battesimo del fuoco. Furono uccisi, spesso nel sonno, per abbattere un presidente con il quale non avevano nulla da spartire. Almeno 20.000 persone persero tutto per trasformarsi in profughi, senza tetto.
Giustizia per quelle morti non è mai stata fatta e alcune fosse comuni, El Chorrillo, Corozal, Arco Iris e Chepo non sono mai state aperte. Il processo a Noriega, tenuto nel 1992 in Florida, fu tutto meno che commendevole. Decine di narcotrafficanti testimoniarono per ottenne benefici e alla fine Noriega ebbe la necessaria condanna a 40 anni di prigione dorata.
tratto da http://www.giannimina-
18 dicembre 2009
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