La strana follia della classe operaia: l’amore per il lavoro
Ormai dimenticato dalla sinistra ufficiale, il Diritto all’ozio di Paul Lafargue risulta invece quanto mai attuale
Paul Lafargue, nato a Santiago de Cuba nel 1842, andava fiero delle sue origini “multietniche”. Suo nonno era francese, sua nonna era una mulatta, suo padre aveva vissuto negli Stati Uniti e poi aveva sposato a Cuba un’ebrea francese. Quando la famiglia tornò in Francia, nel 1851, Paul si avvicinò alle idee di Proudhon e aderì alla Massoneria e all’Internazionale socialista.
Nel 1865 conobbe Karl Marx, che non ne parlò in termini lusinghieri: «Questo maledetto Lafargue mi annoia con il suo proudhonismo e certamente non mi lascerà tranquillo finché non gli avrò rotto quella sua testa di creolo».
Ma avrebbe dovuto sopportarlo a lungo: infatti Lafargue sposò nell’aprile del 1868 sua figlia Laura, testimone Friedrich Engels. La coppia non fu molto fortunata: i suoi tre figli morirono tutti in tenera età.
Nel 1871 Paul prese parte alla Comune di Parigi, e dopo la sconfitta si rifugiò in Spagna, curando insieme a Laura l’edizione spagnola delle opere di Marx ed Engels.
Aveva abbandonato il suo giovanile socialismo utopista e nel dibattito interno all’Internazionale combatté le idee anarchiche e più tardi il revisionismo di destra di Bernstein.
Negli anni ’80, tornato a Parigi, scrisse la sua opera più nota: Il diritto all’ozio, straordinaria critica della schiavitù del lavoro salariato:
Una strana follia possiede le classi operaie delle nazioni in cui regna la civiltà capitalistica. Questa follia porta con sé miserie individuali e sociali che da due secoli torturano l’infelice umanità. Questa follia è l’amore per il lavoro, la passione esiziale del lavoro, spinta fino all’esaurimento delle forze vitali dell’individuo e della sua progenie.
Il diritto all’ozio è stato spesso considerato solo come un libello paradossale e polemico. Ma a rileggerle oggi, alcune delle analisi di Lafargue sembrano estremamente acute ed attuali.
Per Lafargue il lavoro salariato non nobilita affatto l’uomo, ma lo degrada e lo abbrutisce. Con l’introduzione delle macchine lo sfruttamento selvaggio provoca crisi di sovrapproduzione in cui “essendovi pletora di merci e penuria di compratori, gli opifici chiudono e la fame sferza le popolazioni operaie”. Le macchine potrebbero invece portare a una riduzione dell’orario di lavoro a un massimo di tre ore, permettendo all’uomo di realizzarsi pienamente e di esprimere la sua creatività.
I lavoratori non dovrebbero perciò chiedere più lavoro, ma gridare: “Abbiamo fame e vogliamo mangiare!… È vero, non abbiamo un soldo in tasca, ma per quanto pezzenti siamo, abbiamo mietuto noi il grano, e noi abbiamo vendemmiato l’uva…”.
Che differenza con l’etica del lavoro della sinistra “ortodossa”, quella degli Stakanov e degli “uomini di marmo”, che evidentemente tanto ortodossa non è stata se i fondatori del movimento operaio dicevano tutto il contrario.
Anche nella morte Paul e Laura vollero rompere tutte le convenzioni, suicidandosi insieme la sera del 26 novembre 1911. Nel testamento di Lafargue si legge:
« Sano di corpo e di spirito, mi uccido prima che l'impietosa vecchiaia mi tolga uno a uno i piaceri e le gioie dell'esistenza e mi spogli delle forze fisiche e intellettuali. Affinché la vecchiaia non paralizzi la mia energia, non spezzi la mia volontà e non mi renda un peso per me e per gli altri.
Da molto tempo mi sono ripromesso di non superare i settant'anni (...) Muoio con la suprema gioia della certezza che, in un prossimo futuro, la causa alla quale mi sono votato da quarantacinque anni trionferà. Viva il Comunismo. Viva il Socialismo Internazionale!»
Paul Lafargue e Laura Marx sono sepolti nel cimitero parigino di Pere Lachaise, vicino al muro dove furono fucilati gli insorti della Comune.
L’opera di Lafargue fu riscoperta negli anni ’70 (mentre PCI e CGIL parlavano di sacrifici e austerità) per poi tornare nuovamente nell’oblio. La sinistra perbenista di oggi, tutta “crescita” e “compatibilità”, incapace di pensare una reale alternativa al capitalismo neoliberista, non può capirlo. Ma nell’epoca del precariato generalizzato, in cui si afferma il diritto a un reddito di esistenza sganciato dal lavoro, il vecchio pamphlet del genero di Karl Marx rispunta puntualmente dagli scaffali delle librerie. (1).
Su questi temi cfr. anche Tom Hodgkinson L’ozio come stile di vita
Nello Gradirà
tratto da Senza Soste n.65
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