Friday, Feb 10th

Last update:12:55:53 PM GMT

You are here:

Ritorno al futuro: 17 febbraio 1977, il giorno che Lama fuggì

E-mailStampaPDF
Valutazione attuale: / 13
ScarsoOttimo 

lama_cacciatoPer capire seriamente la storia d’Italia dobbiamo rivolgerci alla storia sepolta.. e l’ esempio della cacciata di Luciano Lama, allora segretario generale della Cgil, il 17 febbraio 1977 dall’università di Roma rappresenta uno di questi eventi di storia sepolta. Cerchiamo di capire prima di tutto il contesto: all’inizio del 1977 l’Italia è scossa da un nuovo movimento politico e universitario emerso grazie all’innovazione delle culture della sinistra extraparlamentare di allora (le reti di collettivi invece dei partitini, il radicamento nel territorio, la novità delle radio libere e delle fanzine, una concezione del comunismo ibridata con culture lisergiche, postbeat e alternative) e alla protesta contro la riforma autoritaria dell’università prefigurata dalla circolare Malfatti. L’università di Roma verrà in così occupata in quel periodo dal movimento e tutto questo per il PCI rappresentò un enorme problema. Perché all’epoca il PCI sosteneva il governo DC in carica, ottenendo in cambio riconoscimento politico e corposi trasferimenti di risorse nelle periferie governate, facendosi carico del mantenimento della pace sociale nel paese. Un impegno, quello assunto dal PCI sul mantenimento della pace sociale, praticamente impossibile all’epoca fatta di enormi lotte per l’emancipazione materiale da parte di movimenti di ogni genere. Il movimento del ’77 rappresentava quindi per il PCI un problema di trasgressione dell’ordine ma anche qualcosa di più profondo. Veniva infatti contestata clamorosamente la struttura sociale difesa dal PCI dell’epoca ovvero la linea dei “sacrifici per lo sviluppo”: moderazione salariale, l’avviamento alla precarietà dei contratti di lavoro (poi esplosa nei lustri successivi) per la società in cambio dell’entrata nell’area di governo per il partito. Il PCI di allora si poneva quindi come il PC cinese del dopo Mao: per restare nell’orbita del potere si faceva garante dello sviluppo capitalistico, con quali effetti lo tocchiamo con mano tutti i giorni, e per questo necessitava di una messa all’ordine della società.

 

 

Luciano Lama, allora segretario della CGIL, crociato della linea dei sacrifici dello sviluppo decise quindi di scendere in campo nei confronti del movimento organizzando un comizio all’interno dell’università della Sapienza di Roma occupata. Si trattava di un comizio organizzato dalla CGIL, con tanto di servizio d’ordine muscolare e aggressivo, come una vera spedizione militare. Serviva infatti per ribadire l’egemonia del PCI sul movimento e della politica di sacrifici per lo sviluppo su quella del rifiuto creativo del capitalismo avanzata dal movimento del ’77. A Luciano Lama l’operazione andò malissimo: dopo che il suo servizio d’ordine, all’interno dell’università, dette una prima prova di aggressività e intolleranza l’intera struttura della Cgil fu cacciata a bastonate e a sassate durante una contestazione liberatoria. Il palco fu distrutto e Lama fu costretto a fuggire precipitosamente dall’università. Fu un segnale storico per l’epoca: che la vecchia sinistra, oramai intossicata di compromessi e legami con il capitalismo (che desiderava e difendeva), era definitivamente incompatibile con la nuova e che, soprattutto, i rapporti di forza nella società e la lotta per l’egemonia non erano affatto scontati a favore del PCI. L’episodio della cacciata di Lama assume quindi i caratteri di un giorno maledetto per la sinistra istituzionale: perché mostrò come la gestione della pace sociale, in nome della retorica dello sviluppo e della realtà dello sfruttamento, non era affatto scontata se non a prezzo di danni non più ricomponibili per le sinistre moderate.

Non è un caso che ad un anno dopo la sua scomparsa, avvenuta nel 1996, il più importante articolo di commemorazione dell’anniversario della morte di Luciano Lama avvenne per mano di Gianni Agnelli. Si ricordava il sindacalista fedele, colui che sosteneva apertamente il primato delle ragioni dell’impresa rispetto a quelle dei lavoratori (basterebbe leggere un’epica intervista di Lama a Repubblica dei primi anni ’80 per fugare ogni dubbio in materia). E si commemorava in fondo il PCI dei Lama e dei Berlinguer, un partito che credeva nel capitalismo ma che i voti li prendeva dai lavoratori. Un equivoco che fu sciolto da contestazioni come quella a Lama e poi definitivamente sciolto dallo stesso PCI quando decise la propria autodissoluzione nel 1989. Oggi gli ultimi allievi di quella stagione provano a preparare un patto organico “per le riforme” con Berlusconi. Per questo la cacciata di Lama è un ritorno al futuro: suggerisce pratiche a venire piuttosto di suscitare ricordi.

Nique la police

tratto da Senza Soste n.35 (febbraio 2009)

AddThis Social Bookmark Button