Saturday, Feb 11th

Last update:12:55:53 PM GMT

You are here:

Valerio Verbano, trent’anni fa l’uccisione di un compagno che indagava sull’estrema destra romana 

E-mailStampaPDF
Valutazione attuale: / 1
ScarsoOttimo 

verbano_viveSono le ore 13 del 22 febbraio 1980: tre ragazzi suonano alla porta di casa Verbano in via Monte Bianco 114, a Roma. Alla madre che chiede loro chi siano, questi rispondono che sono amici del figlio Valerio, e ingenuamente la signora Carla apre.
In un attimo i coniugi Verbano vengono immobilizzati, imbavagliati e chiusi in una camera da letto, mentre inizia l’attesa per il ritorno a casa di Valerio.
Dieci minuti prima delle 14 Valerio Verbano torna da scuola; nasce subito una colluttazione violenta, nella quale Valerio (che era cintura nera di karate) inizialmente tiene testa ai tre aggressori. Poi, improvviso, un colpo di pistola lo colpisce alla schiena perforandogli l’addome. Valerio, appena 19enne, muore.

Chi era Valerio Verbano
Valerio era un ragazzo pieno di passioni e molto attivo politicamente nell’ambito dell’autonomia e della sinistra extraparlamentare. Amava la scrittura, la fotografia, andava in palestra e allo stadio a tifare la Roma, ma soprattutto era una persona molto attenta a documentare ciò che avveniva nel territorio in cui viveva, tanto che con altri compagni aveva fondato un collettivo di controinformazione che aveva il compito di identificare e schedare gli appartenenti al mondo dell’estrema destra romana e i loro legami con lo spaccio di droga e la criminalità organizzata. Erano infatti gli anni dei colpi di stato di destra in Cile, Argentina e Grecia, e in Italia si respirava quotidianamente il pericolo di un golpe neofascista: quel lavoro doveva servire a raccogliere dati da utilizzare se ciò fosse avvenuto veramente. E infatti un voluminoso e certosino incartamento con foto e appunti fu trovato dalla polizia a casa di Valerio in occasione del suo arresto e della sua permanenza per pochi mesi in carcere per la detenzione di una pistola con la matricola abrasa (pratica tra l’altro molto frequente tra i militanti delle varie fazioni politiche negli anni di piombo).
 

Le rivendicazioni
La prima rivendicazione è di un fantomatico gruppo di sinistra che accusa Valerio di essere un delatore, ma in seguito si scoprirà che il testo è stato scritto dai fascisti per confondere le acque. Fascisti che invece poi escono allo scoperto con un comunicato dei Nuclei armati rivoluzionari, nel quale vengono forniti particolari che lo rendono credibile, come ad esempio il calibro del proiettile che ha ucciso Valerio, accusato (in maniera infondata) dai Nar di essere il mandante dell’omicidio di un camerata avvenuto l’anno prima.
 

Le indagini
I primi a cercare una risposta sono i genitori di Valerio, in particolare il padre Sardo, il quale si sofferma sull’episodio di una rissa avvenuta tra Valerio e Nanni De Angelis, esponente della formazione fascista Terza posizione. I due s’incontrano a casa Verbano in un clima di tensione nel quartiere, ma De Angelis nega ogni addebito, convincendo Sardo Verbano della sua innocenza. Nel frattempo chi ha visto fuggire il commando assassino da casa Verbano ritratta la sua testimonianza e addirittura si trasferisce. Le indagini si concentrano allora sul famoso dossier elaborato da Valerio sul mondo del neofascismo romano, che è arrivato sulla scrivania del sostituto procuratore Mario Amato. Magistrato che però il 23 giugno del 1980 viene ucciso da Gilberto Cavallini e Giorgio Vale, su mandato del capo dei Nar “Giusva” Fioravanti.

Acque torbide e nessun colpevole
A quel punto mille situazioni si legano tra loro, chiamando in causa i principali eventi di quel periodo come il rapimento Moro, l’uccisione di Fausto e Iaio (altri due compagni che facevano controinformazione) e le manovre golpiste di Licio Gelli e della P2. Reperti che scompaiono, perquisizioni clandestine, persone coinvolte nel caso che muoiono, connessioni tra destra eversiva e criminalità organizzata (ad esempio con la famigerata Banda della Magliana) sull’asse Roma-Milano. Un caos torbido, conseguenza di insormontabili muri di omertà, che impedisce ancora oggi, a 20 anni di distanza, di conoscere i nomi degli assassini di Valerio Verbano.

Piero De Gez

tratto da Senza Soste n.46 (febbraio 2010)

AddThis Social Bookmark Button