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14 condanne per i Bulldog Lucca. 5 anni e 8 mesi per Palmeri

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palmeriCinque assoluzioni, 14 condanne per un totale complessivo di 46 anni di pena da scontare in carcere, dei quali 5 anni e 8 mesi ad Andrea Palmeri. E' questo il bilancio del processo al gruppo dei Bulldog, ultrà fascisti della Lucchese quasi tutti appartenenti a Forza Nuova, chiusosi dopo circa tre ore di camera di consiglio e relativo ai fatti avvenuti fra il 2006 e il 2007. Oltre alla già citata pena per il leader Palmeri, le condanne più pesanti sono state quelle di Giacomo Baroni e David Giovannetti (quattro anni e sei mesi), di Adam Alexander Mossa (quattro anni e due mesi) e di Francesco Preziuso (quattro anni). Il tutto per reati che vanno dalle lesioni, alle minacce, dalle percosse al danneggiamento, dal porto abusivo di oggetti atti ad offendere all'associazione a delinquere, che avevano portato il Pubblico ministero Fabio Origlio a chiedere 65 anni di pena per 18 dei 19 imputati. Gli assolti sono invece Junio Valerio Cantini, Matteo Francioni, Alberto Del Bianco, Gabriele Bianchi e Luigi Marotta.
Quando il giudice ha terminato di leggere la sentenza Palmeri è esploso: "Comunque è ridicolo. Denunciatemi pure». E arriva faccia a faccia con un carabiniere: "Guardia, non mi toccare!", poi grida: "Giornalisti, comunisti, mi fate schifo".
I Bulldog, negli anni, si sono resi protagonisti di una serie clamorosa di azioni violente nei confronti di compagni e tifoserie avversarie, con raid di stampo squadrista avvenuti fuori e dentro lo stadio. Per anni i Bulldog hanno goduto di una clamorosa impunità dovuta ai buoni uffici di cui alcuni di loro potevano godere. Per magistrati e poliziotti della Digos erano una struttura verticistica il cui codice d’onore imponeva la solidarietà tra gli aderenti - specie se detenuti e diffidati -, l’assoluta omertà, l’assidua frequentazione, l’azione violenta. Testimonianze, intercettazioni telefoniche e ambientali hanno finalmente accertato che il gruppo in poco tempo era riuscito, attraverso azioni intimidatorie, a diventare padrone della curva rossonera allontanando gli altri sodalizi del tifo organizzato, che dapprima si erano spostati in altri settori dello stadio e poi si erano definitivamente sciolti. Per gli investigatori dietro alla scusa del tifo si nascondeva il seme della violenza e dell’odio politico, che si rifletteva anche fuori dal Porta Elisa, con giovani della sinistra antagonista rincorsi e picchiati, ragazze accerchiate e stuprate, simpatizzanti dei centri sociali massacrati persino dentro l’ospedale. Leader, punto di riferimento, capo indiscusso dell’organizzazione per gli inquirenti Palmeri, promotore dei Bulldog. L’uomo che dava ordini, stabiliva cosa fare e cosa no. (red.)

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15 gennaio 2011

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