L'on. Pecchioli del Pci seguì la situazione in contatto telefonico con me (farlo venire in Viminale sarebbe stato eccessivo...). Portuali e operai gettarono gli autonomi nelle braccia della polizia, da cui furono opportunamente "smazzolati". La parola d'ordine congiunta era: "botte senza pietà"».
La morte, attesa già da qualche giorno, dell'ex Presidente-Picconatore e Ministro degli Interni Francesco Cossiga, vede già all'opera dichiarazioni e commiati delle diverse cariche istituzionali e dei capi di partito.Una parte della casta politica -trasversalmente da destra a sinistra- lo celebra come esempio fulgido di "servitore delo stato" e anticipatore delle trasformazioni istituzionali, non lesinando imbalsamazioni che ne lavano ogni macchia. La Sinistra, ormai da tempo votata alla sconfitta e al piagnisteo, ne lamenta invece i lati oscuri da grande repressore.
Da parte nostra, ci sembra assai più opportuno leggere la figura dell'ex uomo di stato oltre la cortina fuomogena di appartenenze che diamo per scontate (noi di quà, lui di là della barricata) per inquadrare meglio una figura di politico che merita qualche riflessione in più.
Ovviamente non dimentichiamo le sue responsabilità nella creazione delle famigerate "squadre speciali" autorizzate a sparare contro i manifestanti nel 1977, la sua diretta responsabilità nelle morti di Giorgiana Masi e Francesco Lorusso, il ruolo di primo piano nell'allestimento della rete contro-insurrezionale Gladio contro il "pericolo rosso", l'autorizzazione alle torture contro i brigatisti, l'asservmento alle politiche imperialiste degli Usa, le amicizie di prima mano con gli alti gradi dell'esercito e dei servizi segreti... e chi più ne ha più ne metta.
Tutto questo, presumiamo, lo stanno già scrivendo in molti. Più utile ci sembra allora collocarne la figura e l'operato dell'ex nel posto che merita come "nemico". Nemico appunto, ma con la N maiuscola.
Francesco Cossiga non fece mai abiura delle sue scelte politiche dimostrando, fuor di retorica, una condotta che non ha pari nella biografia degli uomini della Prima (non parliamo della Seconda) Repubblica.
Già le sue assunzioni di responsabilità relativamente alla vicenda-Gladio e alle politiche anti-insurrezionali nel 1977 tratteggiano la fisionomia politica di "uomo di stato" intendente la politica innanzitutto come schieramento, scelta, assunzione di responsabilità e uso della forza. La sua condotta nell'affaire-Moro - come ammise poi, nella lucida consapevolezza delle sue conseguenze - mostrano una coerenza già inattuale in quella fine di anni '70. Dopo la morte dello statista democristiano, sacrificato da lui e dai colleghi di partito sull'altare della "ragion di stato", fu l'unico a dimettersi dal proprio ruolo istituzionale.
Più volte ritornando su quelle vicende, spiegò che non poteva darsi nessuna trattativa con i "terroristi" a meno di aprire, nell'instabile Italia di quegl'anni, processi simli alla questione irlandese o basca.
Anche sul piano internazionale alternò un posizionamento chiaro (con l'Occidente anti-comunista) allo sguardo attento alle emergenti dinamiche politico-nazionali che un grande scienziato politico conservatore, anni dopo, definì "conflitti di faglia": Medio Oriente, Irlanda, Paesi Baschi.
Che piaccia o meno, questo è un operare lucidamente politico.
Dentro la turbolenza degli anni '70, il suo operato funse da monito a quanti pensavano che la rivoluzione fosse un pranzo di gala, ricordando nei fatti che, anche nelle democrazie liberali, "sovrano e chi decide sullo stato d'eccezione", aldilà delle belle parole con cui si innaffiano le decisioni che operano cambiamenti reali.
Ripercorrendo postumamente la sua traiettoria politica, si potrebbe forse anche azzardare una riconsiderazione storica del suo operato contro i movimenti nella seconda metà degli anni'70, nel '77 in particolare, interpretandolo più a fondo di quanto non abbia saputo fare una vulgata ormai cristallizzata.
Certo, Kossiga fu soprattutto uomo di stato e di sistema, e in quanto tale sempre predisposto all'uso dello Stato come detentore del monopolio della violenza, ma la sua politica contro i movimenti deve essere inquadrata non solo nel manganello intimidatore (e negli spari) usati in piazza ma anche nella più generale politica del "compromesso storico" volta alla sussunzione/neutralizzazione del Pci nell'area di governo.
Archiviata (vittoriosamente per lui e i suoi) la difficoltosa stagione dei Settanta, poté comodamente (da Presidente della Repubblica) dedicarsi nella successiva stagione a "picconare" istituzioni già sorpassate dal contesto storico-politico (il mondo bi-polare) in cui erano sorte. Quale differenza con l'attuale Presidenza della Repubblica, quotidianamente impegnata a rattoppare gli equilibri della compatibilità istituzionale!
Oggi che una sinistra senza storia, appartenenza e radici scorge in Fini l'alfiere di una ben miserevole alternativa a Berlusconi, viene spontaneo domandarsi quale sarebbe stato il comportamento di Cossiga durante il G8 del 2001 a Genova...
Scriveva Marx che una sconfitta con la lotta è più importante, perché più formativa, di una vittoria ottenuta senza lotta. Trasponendo, potremmo dire che avere un Nemico come KoSSiga (non un semplice "avversario") può essere molto più utile, per dei rivoluzionari e dei sovversivi, che il rapportarsi con la nullità politica dell'odierno ceto di mediatori e gestori dello status quo.
Del resto, come diceva Oscar Wilde, "bisogna saper scegliere i propri nemici".
Infoaut-TO
Video: Carrarmati di Kossiga a Bologna Marzo 1977
Video:Francesco Cossiga. Parole da criminale!
Vedi anche:
- E' spirato in ospedale, ma va ancora sconfitto nella piazza
- Bestiario Kossighiano
- Il fattore K nel mondo
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E' spirato in ospedale, ma va ancora sconfitto nella piazza
...e alla fine è spirato! E' morto un gladiatore, un micidiale servo dello stato. Impossibile trovare epiteti adeguati a nominare il defunto. La traiettoria che in linea verticale ci separa, noi giù in basso fino a lui lassù in alto, è descritta dall'ostilità e dall'inimicizia assoluta. Punto. Basta questo.
E' morto Francesco Cossiga, ma questo non basta, perchè la sua attualità nel presente e nel nostro futuro ci indica l'urgenza di cancellare e abolire tutto ciò che lo rende persistente alla morte, a cominciare dalle leggi speciali da lui introdotte per colpire i movimenti antagonisti e di massa del decennio rosso fino ad arrivare alla memoria e alla verità sempre violentata dagli interessi rappresentati dal gladiatore capo.
Da questo evento una spinta, l'indicazione per i movimenti a sconfiggere il persistente Cossiga che viene tutte le volte quando un territorio si solleva, per la libertà e per l'autonomia.
La piazza e le strade, la fabbrica e il quartiere lo sanno: "ha pagato caro, ma non ha pagato tutto!"
tratto da www.infoaut.org
17 agosto 2010
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Bestiario Kossighiano
Le migliori/peggiori dichiarazioni dell'ex Primo Ministro e Presidente della Repubblica
''Facevo parte di una formazione di giovani democristiani armati - raccontava -, armati dall'arma dei carabinieri, per difendere le sedi dei partiti e noi stessi nel caso che i comunisti, perdute le elezioni, avessero tentato un colpo di stato''.
Moro
"Ho concorso ad uccidere o a lasciar uccidere Moro quando scelsi di non trattare con le Brigate Rosse e lo accetto come mia responsabilità, a differenza di molte anime candide della Dc''.
Onda Anomala
"Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero ministro dell'Interno. In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito... Lasciarli fare (gli universitari, ndr). Ritirare le forze di Polizia dalle strade e dalle Università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di Polizia e Carabinieri. Nel senso che le forze dell'ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì... questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l'incendio".
Italia
"L'Italia è sempre stato un Paese "incompiuto": il Risorgimento incompleto, la Vittoria mutilata, la Resistenza tradita, la Costituzione inattuata, la democrazia incompiuta. Il paradigma culturale dell'imperfezione genetica lega con un filo forte la storia dello sviluppo politico dell'Italia unita".
Forze dell'ordine
"I carabinieri, la polizia, la guardia di finanza sono certo discusse ma da due categorie di persone, i criminali e i farneticanti legati da una subcultura fatta di subalternità e di vita che è la vergogna del nostro Paese".
Berlusconi
«Se Berlusconi è il nuovo De Gasperi, io sono il nuovo Carlo Magno».
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