Merita qualche riflessione la recente nota che il Ministro della Pubblica Istruzione Maria Stella Gelmini ha inviato alle scuole, la quale prevede un tetto del 30% di alunni stranieri nelle classi a partire dal prossimo anno scolastico. Tempo fa si era parlato, su queste stesse pagine online, di "ritorno al fascismo" riguardo alla proposta, avanzata dalla Lega Nord, di creare delle "classi ponte" per i figli degli immigrati, cioè un percorso differenziale dalla chiara impronta discriminatoria. Adesso non si tratta più di una proposta leghista ma di una nuova legge in materia di istruzione promossa dall'attuale ministro. Innanzitutto, essa prevede una chiara e marcata discriminazione, ponendo su due livelli diversi gli allievi italiani e quelli stranieri. In secondo luogo, tale legge andrebbe ad operare su un terreno scolastico in cui non esistono limitazioni di questo tipo; un terreno scolastico in cui l'integrazione viene favorita proprio da una presenza non limitata di alunni stranieri nelle classi. Infine, una norma siffatta, applicata indiscriminatamente, creerebbe violenza allo stesso territorio: la scuola, infatti, riflette come uno specchio la complessità e la peculiarità di diversi tessuti sociali legati a territori assai diversi fra loro; E' chiaro che la presenza maggiore o minore di alunni immigrati in una classe riflette la maggiore o minore presenza di immigrati in quel quartiere o in quel territorio.Allora, perchè parlare di nuovo di una sorta di 'fascistizzazione' della scuola? Innanzitutto perchè questa fascistizzazione non riguarda solo la scuola, ma altri universi sociali; poi, la xenofobia è un fenomeno assai diffuso in Italia, del quale la recentissima, drammatica situazione di Rosarno è solo l'estrema appendice: da tempo gli immigrati in Italia vivono sulla propria pelle la condizione di postmoderne vittime sacrificali, i "pharmakoi" dei Greci, sui quali, nelle società antiche, veniva fatta ricadere la rabbia e l'insoddisfazione di una comunità tramite opportune manovre dall'alto. E, poi, ancora, perchè proprio come le leggi razziali, promulgate dal fascismo anche in materia scolastica, i nuovi diktat del ministro arrivano a colpire un delicato tessuto sociale come la scuola in cui l'integrazione fonda le sue basi. Se si taglia la possibilità di integrazione in un luogo come la scuola, in cui si pongono le basi per l'e ducazione di un individuo, si vuole di conseguenza tagliare l'integrazione tout court. Il motivo addotto dal ministro - cioè, addirittura, che la nuova legge possa favorire l'integrazione - è del tutto infondato. L'integrazione scolastica si attua in modo naturale, in quanto legata biologicamente alla struttura del territorio in cui si trova la scuola. Inutile impedire che, in determinati territori, nascano delle classi con prevalenza di alunni stranieri. E poi vorremmo invitare il ministro e gli altri esponenti del Governo - soprattutto leghisti - a studiare la storia. Tali provvedimenti in materia di istruzione riflettono una realtà politica e sociale che si dispone a difendere la 'razza' italiana ed europea contro gli immigrati, ignorando che il fenomeno dell'emigrazione e dell'immigrazione è strutturale e necessario all'attuale contingenza economico-sociale. Questa ostinata difesa ci fa pensare a tempi bui, quando nell'agosto del 1938 venne pubblicato, sulla rivista "La difesa della razza", un "manifesto" il cui articolo 7 così suona:
"E' tempo che gli italiani si proclamino francamente razzisti (...) la concezione del razzismo in Italia deve essere essenzialmente italiana e l'indirizzo ariano-nordico" il quale "vuole additare agli Italiani un modello fisico e soprattutto psicologico di razza umana che per i suoi caratteri puramente europei si stacca completamente da tutte le razze extra-europee, questo vuol dire elevare l'italiano ad un ideale di superiore coscienza di se stesso e di maggiore responsabilità". Ed è così che nel settembre dello stesso anno vengono emanati dei "provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista", escludendo di fatto gli allievi ebrei dalle scuole italiane, insistendo ancora sul concetto di 'straniero' e di 'estraneità ' ("gli ebrei sono estranei e pericolosi per la razza italiana"). Allora, nelle scuole, anche i testi scolastici riflettevano i diktat del regime, perfino nei problemi di matematica. Ecco un problema proposto da un manuale: "4 comunisti, perchè hanno poca voglia di lavorare, guadagnano al giorno £8 e 4 fascisti guadagnano £ 15 al giorno. Chi guadagna di più?; e, riguardo alla storia, in una diretta discendenza dell'Italia fascista dagli antichi romani: "Il nostro popolo, sotto la guida del Duce, rivive oggi le glorie antiche e porta il segno del littorio nei paesi lontani come un tempo portava l'aquila romana" (da AA.VV., "Il libro della III classe elementare", La Libreria dello Stato, Roma, 1936):
Vogliamo ritrovarci con testi simili nelle scuole? Purtroppo sembra che la direzioine sia questa. Quindi, viene spontaneo rivolgere un appello al ministro della Pubblica Istruzione e agli altri esponenti del Governo: studiate la storia, rendetevi conto di cosa è avvenuto in passato; e, se i libri vi risultassero troppo ostici, c'è sempre Internet. Tutti sono capaci di spippolare su un computer per consultare Wikipedia. Muoversi su una tastiera non è poi così difficile, perfino le scimmie ci riescono. Anzi, conoscete il "teorema della scimmia instancabile"? ebbene, esso afferma "che una scimmia che prema a caso i tasti di una tastiera per un tempo infinitamente lungo quasi sicuramente riuscirà a comporre qualsiasi opera letteraria conservata nella Biblioteca Nazionale di Francia". Coraggio.
Inviato a Senza Soste da Stalker
10 gennaio 2010
| < Prec. | Succ. > |
|---|
















