Asa, esplode il caso del derivato tossico della Liri. Milioni scippati ai cittadini

Secondo il commissario della Liri ci sarebbero milioni di euro di interessi pagati illegittimamente dal 2004 ad oggi da parte dei contribuenti livornesi alla Banca Dexia. Dopo anni di silenzi ecco finalmente i documenti ed il ricorso da parte dell'amministrazione comunale

Finalmente. E’ la prima espressione che ci viene in mente per commentare la conferenza stampa sul mutuo tossico di Asa-Liri di questa mattina fatta dall’amministrazione comunale nelle persone del sindaco Nogarin, dell’assessore Lemmetti e dell’avvocato Paponi, liquidatore della società Liri (LIvorno Reti e Impianti) la bad company pubblica creata nel 2003 a cui furono affibbiati i debiti Asa arrivati a 48 milioni di euro verso fornitori, Comune e banche. Si sapeva da tempo ma oggi c’è l’avallo tecnico di esperti che hanno inoltrato la causa al Tribunale di Roma: Asa (quindi i cittadini con le loro bollette) per anni ha pagato interessi su un finanziamento da 45,5 milioni con la banca Dexia molto superiori a quelli dovuti per la presenza di un derivato tossico.

Ma cosa è successo?

Fra il 1996 ed il 2003 una gestione clientelare, sconsiderata e devastante ha creato una voragine nei conti di Asa che nel frattempo nel 1998 era diventata una Spa a capitale pubblico. Questo passaggio convenne a molti anche perchè dai 318 dipendenti del 1995 dell’azienda municipalizzata che doveva coprire Livorno, Rosignano, Castellina, Collesalvetti, Vicarello si passò a 550 dipendenti. Più una miriade di società partecipate.

Vedi allegati http://www.comune.livorno.it/_nuovo_notiziario/uploads/2017_07_4_15_24_52.pdf

Poi il fatidico anno 2003 qui riassunto nel comunicato sul sito del Comune di Livorno

“Per ripagare i debiti, il 23 marzo 2003 Asa ha sottoscritto un finanziamento ponte da 49.750.000 euro con Dexia Crediop. Il 25 luglio, il Comune crea la Liri (Livorno Reti e impianti spa), in cui conferisce il patrimonio di Asa, le reti, gli impianti i macchinari e in cui finisce anche il prestito ponte contratto con Dexia. Il 30 dicembre, un giorno prima della scadenza, Liri rimborsa il finanziamento accendendone un altro da 45,5 milioni di euro rimborsabile in 25 anni”

Nel frattempo nel 2004, viene venduto il 40% di Asa spa ripulita, ad Aga, l’azienda pubblico-privata genovese che poi nel tempo si è evoluta nell’attuale Iren quotata in borsa. La stessa che pochi mesi fa voleva scalare Asa per acquisirne il 51%, poterla consolidare nel proprio bilancio e acquisirne il definitivo controllo assoluto. C’è da dire che attualmente, anche con il 40% la “governance”, cioè il sistema di governo della società, Asa è già in mano al socio privato di minoranza che con il 40% ha il controllo del consiglio di gestione (l’organo di governo) con 2 nomine su 3 membri.

Nel 2013 però il colpo di scena raccontato così dal sindaco Nogarin:

“Nel 2013 Banca Intesa comunica alla Liri che all’interno del finanziamento contratto nel 2003, è presente un derivato tossico capace di generare interessi pesanti sul debito: nell’ultimo semestre il tasso nominale annuo è arrivato al 5,85%. In 14 anni abbiamo saldato 14 milioni di euro più 28 milioni di interessi. Da qui al 2013 dovremo saldare altri 31 milioni di euro più oltre 10 milioni di interessi. Il tutto con i soldi dei cittadini. Appena abbiamo messo piede in Comune, abbiamo preteso che la situazione venisse affrontata diversamente”.

Allegato a pagina 7 http://www.comune.livorno.it/_nuovo_notiziario/uploads/2017_07_4_15_24_52.pdf

In poche parole gli interessi semestrali nel 2004 ammontavano a 650.000 euro nel 2004 e sono arrivati a 1.270.000 euro nel 2010.

Il liquidatore della Liri, Maurizio Paponi, ha quindi deciso di ricorrere al tribunale di Roma e chiedere sia l’estinzione del derivato che il risarcimento dei danni.

Ma al di là di tutto ciò come va commentata politicamente questa vicenda che dopo anni è venuta fuori?

Ci sono alcuni punti da focalizzare bene.

Il primo è che il modello pubblico di Asa spa dal 1998 è un modello di pubblico da cancellare dalla faccia della terra. Un sistema che ha spalancato le porte alla privatizzazione della gestione dell’acqua con tutti i rincari e le storture annesse. Ci sono modelli pubblici che funzionano e quei modelli vanno studiati e applicati senza mai dimenticare che i lavoratori ed i cittadini devono essere i primi sorveglianti di un bene come l’acqua e della sua corretta gestione.

Il secondo è che è stata confermata una regola che diciamo da anni: i famosi conti “finlandesi” di cui si vantava in passato l’ex assessore Pd Nebbiai, erano possibili solo perchè i debiti e la malagestione erano stati nascosti sotto il tappeto delle società partecipate che si occupavano di servizi rilevanti (Asa e Aamps in testa). Ci sorprende infatti come l’attuale assessore Lemmetti abbia più volte tessuto le lodi del suo predecessore sapendo tutto ciò. Ma queste società sono state usate come anche base di consenso politico, da ammortizzatore sociale e rete clientelare da una parte politica con una vasta rete anche di fornitori e banche che su prestiti e forniture a queste società si sono fatte ponti d’oro.

Il terzo è che il sistema Livorno non si può analizzare solo nell’eterno derby delle polemiche e degli slogan fra Pd e M5S ma è un sistema in cui negli anni i veri poteri della città si sono mossi soprattutto sui crinali dei prestiti finanziari e del controllo immobiliare del territorio. A questo giro l’amministrazione comunale ha segnato un buon gol. Ma presto nello stagno livornese sarà tirata un’altra patata ben più bollente: la questione SPIL.

redazione, 4 luglio 2017

Link: la conferenza stampa 

https://www.facebook.com/nogarin.pubblica/videos/1450056035051052/

In questi nostri vecchi articoli un po’ di storia di Asa

L’Asa sta sprofondando! L’allarme dei lavoratori (2008)

Scappati di Asa: i fallimenti di Asa e le responsabilità di politica e privati (2013)

A proposito di Dexia un paio di nostri articoli del 2011 sull’alllarme derivati in capo a questa banca che prestava soldi agli enti pubblici

Dexia a rischio crollo, tremano gli enti locali italiani

Dexia, nome da marca di deodorante ma potenziale esplosivo per governo e enti locali italiani

 

 

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