Assemblea al Porca Vacca: una grandissima partecipazione. La Cgil risponde all’azienda

Ieri davanti a Porta a Mare tantissime persone si sono strinte intorno ai licenziati. Una giornata di solidarietà e partecipazione

Ieri all’assemblea convocata dagli ex lavoratori licenziati da Porca Vacca si sono presentate centinaia di persone. Oltre alle sigle sindacali di Cgil (a cui erano iscritti i 4 licenziati) e USB, erano presenti molti consiglieri comunali e esponenti di partito, fra cui alcuni del Pd. Durante un intervento è stato finalmente chiamato in causa il convitato di pietra: il Jobs act. Ciò ha fatto un po’ irritare gli esponenti del Pd.

Ma il caso Porca Vacca è proprio un esempio classico di come il Jobs act sia l’arma, a favore dell’impresa, che ha permesso tutto questo.
I lavoratori infatti sono stati licenziati per “giustificato motivo oggettivo” cioè per motivi economico-organizzativi. Hanno chiesto ai 4 di diminuire le proprie ore da 40 a 30 (come rappresaglia ma ufficialmente per motivi organizzativi) e nel frattempo hanno assunto altre persone. Chiaramente un giudice potrebbe anche riscontrare una illegittimità nel licenziamento, ma anche se fosse, il Jobs act e la riforma/abolizione dell’articolo 18 non prevedono che ai lavoratori sia restituito il posto di lavoro ma solo un risarcimento. In poche parole si monetizza un diritto violato. È qui la natura del ricatto. Le aziende sanno che pagando, possono fare cosa gli pare. Così oltre alla crisi che giocoforza fa alzare il livello di ricattabilità dei lavoratori, il Jobs Act ha dato il colpo di grazia. Ma qualcuno del Pd era ugualmente in prima fila a dare solidarietà e ad irritarsi per le parole di un intervento. Dov’è la coerenza in tutto ciò? redazione, 8 agosto 2017

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CGIL LIVORNO risponde al comunicato di Porca Vacca srl

Carissimi Imprenditori del Porca Vacca,

vorrei farvi notare che il mondo del lavoro e dell’economia non funzionano così,  non funzionano così soprattutto nei modi, nelle forme e nei metodi da voi tenuti in questi mesi.

Gli esseri umani (lavoratori) hanno una dignità e un contratto di lavoro sul quale sono indicati: diritti (parola a voi sconosciuta) e doveri.

Attraverso le regole stabilite dal Contratto Individuale di Lavoro, Voi giovani e rampanti imprenditori, “acquistate” (mi rendo conto della bruttezza della parola) il lavoro pagando il salario dei dipendenti con regole chiamate contratti nazionali di lavoro e leggi dello stato.

Stranamente, vi stupirete di quello che vi dirò ma, funziona proprio come i prestiti par acquistare materiali, immobili e materie prime per la vostra attività, anche questi sono sottoposti a un contratto e a un costo (per i lavoratori si chiama salario, per altro si chiama mutuo o prestito).

Immaginate come sarebbe bello se a vostro piacimento potreste decidere di ridurre un mutuo, un prestito o di non pagare    un macchinario, un fornitore oppure un immobile, sicuramente le vostre attività aumenterebbero, quanti posti di lavoro si creerebbero, che imprenditori sareste, senza pagare il lavoro altrui.

Ma vi do una notizia che vi stupirà, purtroppo non si può fare perché il lavoro altrui va pagato ed è normato da leggi e da contratti, così come sono normati da leggi e contratti anche i rapporti di lavoro, e quindi, sottoposti a regole, che per vostra sfortuna non vi permettono di fare certe scelte, strano il mondo del lavoro e dell’economia vero?

Ma torniamo al caso specifico del vostro negozio, noi temiamo che ci siano altre motivazioni che vi hanno indotto a fare certe scelte sgradevoli (perché licenziare delle persone solo perché non accettano di modificare un contratto è una scelta sgradevole) la prima motivazione è quella di cacciare chi è iscritto al sindacato, la seconda, con la speranza di essere smentiti, è la scadenza degli incentivi per le assunzioni.

Ma non sarà mica che quando avete assunto questi dipendenti avete usufruito degli sgravi previsti dal JOBS ACT o da altri incentivi regionali o nazionali?

Non sarà mica che finiti gli incentivi, per ridurre i costi avete proposto la modifica del contratto di lavoro da full time a part time per rientrare nella cifra mancante?

Non sarà mica che avete assunto nuovamente per ottenere altri incentivi, magari legati alle aree di crisi complessa?

Sicuramente ci sbagliamo e speriamo di essere smentiti.

Ma se così fosse Giovani e rampanti imprenditori, vi ricordiamo che quegli incentivi sono soldi pubblici e quindi anche nostri, e sarebbe opportuno che la politica, cosi solidale con i lavoratori intervenisse, non si possono privatizzare gli utili e socializzare le perdite attraverso licenziamenti e/o con l’utilizzo di ammortizzatori sociali!

Inoltre utilizzare la motivazione della soppressione del posto di lavoro (troppo spesso abusata sia nel pubblico che nel privato) con la motivazione della riduzione dell’orario di lavoro e la riassunzione di nuovo personale è moralmente inaccettabile.

Come è discriminatorio e intollerabile licenziare la gran parte delle persone solo perché iscritto alle organizzazioni sindacali.

Infine alla politica diciamo che se si ritiene   la forma della soppressione del posto di lavoro e il JOBS ACT forme inaccettabili di licenziamento dei lavoratori, allora occorre essere coerenti ovvero evitare che nel pubblico si applichi la forma della soppressione del posto di lavoro come forma di ricatto e soprattutto ci si batta come ha tentato di fare la CGIL con il referendum per ripristinare l’art .18.

Insomma avete provato a fare i “Padroni”, calpestando i diritti dei lavoratori ma avete fatto male i conti.

Zannotti Fabrizio

Segretario Generale

CGIL Provincia di Livorno

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COORDINAMENTO LAVORATORI/LAVORATRICI LIVORNESI

Siamo molto contenti per il risultato, per la grande partecipazione (oltre 200 persone) di molti altri lavoratori che hanno sposato appieno il nostro motto “se colpiscono uno, colpiscono tutti!”, quella dei sindacati e delle forze politiche.

Speriamo che si apra una riflessione su quale tipo di lavoro serve a Livorno, perché dopo ieri la questione dovrebbe apparire abbastanza chiara: Livorno non ha bisogno di QUALSIASI lavoro. Livorno ha bisogno di BUON lavoro.

Su questo aspetto dobbiamo riflettere tutti.

Ieri inoltre abbiamo appreso del licenziamento di un’altra ragazza alla quale il licenziamento neanche è stato comunicato, le è arrivato direttamente il TFR in busta paga, mentre era sospesa a tempo indeterminato.

A poco vale la difesa dell’azienda sul giornale dove si autoincensa per il suo “progetto entusiasmante” attraverso il quale dà posti di lavoro, senza chiedersi a quali condizioni. Il “favore che l’intera città ha riservato al Porca Vacca”, è forse un lontano ricordo prima che si scoperchiasse il velo dietro al quale si nascondeva il trattamento riservato ai propri dipendenti. A febbraio cercarono di chiedere scusa alla città, oggi forse le scuse non bastano più. Livorno ha dato un importante segnale di cosa pensa di un certo modo di fare impresa.

E’ stato evidente a tutti nell’assemblea, il ritorno prepotente di un argomento che può suonare otto/novecentesco, ma invece ieri è apparso in tutta la sua attualità: il conflitto di classe!
Mai come oggi con l’entrata in vigore del Jobs Act, si vedono le differenze tra i padroni e i lavoratori. I datori di lavoro con questa legge sono tornati in possesso di un’arma molto potente che nega il reintegro nel posto di lavoro, al lavoratore che ha subito un torto.

Lo stesso ruolo del sindacato è assai incerto per il futuro, dato che ormai le controversie finiscono ad essere risolte nei tribunali dai quali si possono ottenre solo dei “risarcimenti”, ma nessun salario (gli stessi iscritti al sindacato come abbiamo visto rischiano la rappresaglia). L’unica soluzione, oggi come ieri è la lotta di classe. Serve poi il boicottaggio e la pubblicità negativa, ma soprattutto serve una risposta forte da parte della CLASSE LAVORATRICE per ottenere la cancellazione di questa legge infame. Al momento l’arma è la solidarietà e la lotta.

La reintroduzione dell’articolo 18 è imprescindibile per non far sì che la violazione di un diritto venga soltanto monetizzato, ma “risarcito” con il reintegro. Oggi chi ha i soldi si può comprare il licenziamento dei lavoratori. Uno stravolgimento che ci porta indietro di un secolo.

Speriamo che in città si apra un forte dibattito su come uscire da questa situazione, dato che il Jobs Act oltretutto prevedeva che le aziende ricevessero soldi pubblici per assumere (e poi magari licenziare) i lavoratori. Idem avviene a livello regionale in Toscana. Oltre al danno si aggiunge la beffa di pagare di tasca nostra questi imprenditori per poi potersi comportare in questo modo.

Ai lavoratori licenziati dal Porca Vacca va tutta la nostra solidarietà, il nostro rispetto per non aver piegato la testa e rimaniamo a disposizione per ogni iniziativa che vorranno eventualmente intraprendere.

Se colpiscono uno, colpiscono tutti!!!

Coordinamento Lavoratori/Lavoratrici Livornesi

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Basta sconforto e rassegnazione: su la testa, porca vacca!

Si è svolta ieri l’assemblea pubblica organizzata dalle lavoratrici e dai lavoratori licenziati da Porca Vacca.
Un’assemblea molto partecipata: forze politiche, comitati, organizzazioni sindacali – FILCAMS, USB – Coordinamento Lavoratori/Lavoratrici Livornesi  e tante cittadine e cittadini che hanno voluto manifestare la propria solidarietà a queste ragazze e ragazzi che solo per essersi azzardati a rivendicare i loro diritti ed aver scelto la via della sindacalizzazione sono stati licenziati in tronco.
Sì ieri eravamo in tanti, ma questa vicenda, l’ennesima, ci deve far riflettere sulle scelte politiche scellerate contro il movimento dei lavoratori che sono state compiute per anni dai vari governi tecnici e PD che si sono succeduti   e che approfittando dell’ennesima crisi hanno fatto si che la lotta di classe fosse condotta ferocemente solo da una delle classi sociali, quella dei padroni, relegando la classe lavoratrice in una condizione del tutto difensiva. Questa vicenda deve sopratutto farci riflettere sulla necessità, sempre più urgente, di una battaglia generale, nazionale, per l’abolizione del job act, della legge Fornero e il ripristino dell’art.18.
Da tempo ormai questa città vive sotto il ricatto occupazionale ( gli ultimi dati IRES ci dicono che nella nostra provincia questi primi 6 mesi dell’anno vedono un meno 40% dei contratti a tempo indeterminato) e fiumi di soldi pubblici sono finiti nelle mani di questo o quell’imprenditore che arrivato nel nostro territorio ha pensato bene di accaparrarsi tutto quello che poteva per poi andarsene lasciando solo macerie e devastazione sociale.
Ringraziamo questi lavoratori e lavoratrici che hanno alzato la testa, che non hanno voluto, nonostante il bisogno, svendere la propria dignità. La loro lotta non va assolutamente lasciata isolata o proseguita esclusivamente sul piano legale. Va coinvolta tutta la categoria e se necessario tutta la città.
Oltre a questo crediamo necessario avanzare una proposta a loro e ai tanti che cercano di resistere all’aggressività padronale, ma non ce la fanno a svincolarsi dal ricatto del bisogno, sono scoraggiati e ne subiscono a pieno tutta la portata.

Da anni giace in parlamento un disegno di legge di iniziativa popolare per il quale l’allora SINISTRA CRITICA, oggi SINISTRA ANTICAPITALISTA, raccolse le firme necessarie:
norme in materia di introduzione del salario minimo intercategoriale e del salario sociale, previsioni di minimi previdenziali, recupero del fiscal drag e introduzione della scala mobile.

E’ passato del tempo, ma riteniamo quell’impianto dovutamente aggiornato, più che mai attuale:

– salario minimo legale a 1.500 euro al mese collegato al salario sociale per i disoccupati e  alle pensioni minime, nonché un tetto legale per le retribuzioni massime;
– riduzione generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario – 30 ore settimanali;
– riduzione dell’anzianità necessaria per andare in pensione – 60 anni di età e 35 anni di lavoro;
– democrazia nei luoghi di lavoro garantita da una legge e la contrattazione collettiva europea;
– nazionalizzazione delle aziende che licenziano o delocalizzano, delle produzioni inquinanti che vanno riconvertite, dei settori strategici per l’economia nazionale;
– forti investimenti pubblici nelle fonti di energia ecosostenibili, nei lavori di cura, nel digitale, nei trasporti, nei servizi che garantiscano diritti fondamentali come scuola sanità e trasporti.

Ecco, noi pensiamo che occorra ripartire da qui perché non chiediamo la luna, queste cose si possono fare, è solo una questione di priorità e valori. Se pochi millantatori hanno potuto condurci alla devastazione del mercato del lavoro e sociale per arricchire ancora di più chi detiene il capitale,  noi siamo tanti e uniti possiamo fare molto.
Una prospettiva diversa è possibile e anche un altro mondo.

Sinistra Anticapitalista Livorno – 08/08/17

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Vertenza Porca Vacca: inaccettabile la risposta dell’azienda

Ebbene, la tanto attesa replica della proprietà del Porca Vacca alla mobilitazione cittadina è arrivata. Vuota, senza alcun riferimento a fatti e comportamenti specifici e quindi inutile ed autocelebrativa. Tutta tesa a difendersi da quelli che sembrano considerare meri attacchi ideologici. Dicono di essere un’impresa toscana fatta di toscani, che compete in un settore dominato da aziende straniere e che, nonostante ciò, rappresenta un fulgido esempio di successo al quale stentano loro stessi a trovare eguali. Evidentemente è un valore aggiunto essere sfruttati dalla propria gente nonché far finta di essere un piccolo David contro Golia, perché le cose non stanno così. Il mondo della ristorazione veloce è dominato da pochi, grandi, marchi internazionali, che agiscono però come franchising rispetto a medie e grandi società locali che arrivano a controllare spesso decine e decine di locali; e sono queste ultime a pagare i propri dipendenti ed essere direttamente responsabili delle proprie scelte imprenditoriali. Una di queste, la Arranger Consulting di Firenze, tra le altre cose, ha avuto uno sviluppo ancora più impetuoso del Porca Vacca, aprendo franchising Burger King in quasi tutte le città toscane in circa due anni. In questo settore, e basta leggere qualche volta il Sole 24 Ore, diverse aziende italiane stanno infine entrando con marchi propri e con altrettanto successo, come ad esempio i friulani Old Wild West.

La replica continua affermando che, sostanzialmente, la proprietà si toglie il pane di bocca per fornire alla collettività il “Progetto Porca Vacca” e che, se qualcuno ha goduto fino a questo momento, sono stati i dipendenti. L’azienda, continuano ad affermare, si difende solo da attacchi strumentali provenienti da chi vuole farli chiudere. E chi vuole farli chiudere? i dipendenti? il sindacato? i Partiti? Significa che dietro le nostre azioni c’è la longa manus di Mc Donald? Non è così, noi non vogliamo che il Porca Vacca chiuda, anzi. Vogliamo che si sviluppi: ma che si sviluppi in una direzione che porti reddito e dignità per i lavoratori, non certo verso la direzione in cui punta chi vorrebbe i dipendenti zitti e pronti ad accettare di tutto pur di lavorare. La verità è che la lotta degli ex dipendenti del Porca Vacca è una piccola Stalingrado per la concezione del lavoro nella nostra città.
Non è nei momenti di sviluppo che si delinea il futuro, ma in quelli di crisi. E’ quando il mondo che conosciamo arretra che si delinea quello che saremo, e noi non vogliamo essere gli schiavi del XXI secolo.
Vogliamo il reintegro dei dipendenti licenziati ingiustamente, che tutte le mansioni siano adeguate al contratto collettivo nazionale e che non si abusi di part-time o contratti a chiamata solo per tenere sotto ricatto i dipendenti. Tutto questo è stato consentito in nome di uno sviluppo che non c’è stato e non ci sarà. Quindi basta!

Francesco Renda
Segretario Federazione livornese Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

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