Bassa Val di Cecina e Val di Cornia: dove la salute non è un diritto!

la-vostra-voceL’articolo 32 della Costituzione afferma che la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto. In queste zone la Costituzione non viene rispettata.
Esistono delle malattie in cui il tempo è prezioso, in cui ogni minuto perso significa speranza di vita che si riduce. Per questo, la medicina moderna indica che si devono creare delle “reti territoriali tempo-dipendenti” per permettere a tutti di accedere alle cure in modo tempestivo, garantendo così la maggiore probabilità di sopravvivenza.
Una delle reti tempo-dipendenti più delicate è quella per la cura dell’infarto. Si tratta di riaprire entro 90 minuti, con  un’angioplastica, una coronaria che si è chiusa. Oltre quei 90 minuti i benefici del trattamento si riducono quasi totalmente, ed il rischio di morte o di conseguenze invalidanti aumenta progressivamente. Poiché la procedura stessa richiede qualche diecina di minuti, la sala di emodinamica, che è l’ambiente dove si fa l’angioplastica, deve essere raggiungibile in un tempo massimo di un’ora.

La Toscana si è dotata di una serie di sale di emodinamica per la cura dell’infarto miocardico acuto. Nella mappa è riportata la loro disposizione (ogni cerchiettino rosso è una sala di emodinamica).

E’ straordinariamente evidente come tutta la nostra zona costiera, da Rosignano fino a Piombino-Follonica, nonostante sia densamente abitata, non abbia una sala di emodinamica che possa accogliere chi è colpito da infarto in tempi utili. Già chi arriva all’ospedale di Cecina ben difficilmente entrerà nella sala di emodinamica di Livorno in tempo utile, ma per chi vive a Piombino le possibilità sono praticamente nulle.

Quando è stata presentata, l’ipotesi di un ospedale unico su due presidi (Cecina-Piombino) pareva essere la strada giusta. Uno dei due presidi avrebbe potuto essere sede di una sala di emodinamica per la rete dell’infarto, l’altro poteva specializzarsi nel trattamento dell’ictus (che richiede la creazione di un’altra rete tempo-dipendente). Ma da mesi non si sente più parlare di questo progetto.

E mentre i cittadini delle nostre zone sono lasciati ad una terapia antiquata, nel resto della Toscana c’è un eccesso di sale di
emodinamica. Ce ne sono 16 in Toscana, quando secondo uno studio della Società Italiana di Cardiologia Interventistica ne basterebbero 9, se fossero ben distribuite. E invece, quelle attuali sono maldistribuite e sottoutilizzate. Ad esempio, quella della Fondazione Monasterio di Pisa, che lavora a ritmi ridicoli (50 angioplastiche in emergenza all’anno, un ottavo delle 400 che è considerato il numero minimo per mantenere l’efficienza dell’equipe). Nella provincia di Firenze ce ne sono ben sei, e con quella di Prato e di Pistoia fanno otto in poche diecine di chilometri.

Nel territorio dell’area vasta Nord-Ovest ce ne sono fin troppe (perché 5 sono troppe, tant’è che quella della Fondazione Monasterio praticamente non lavora) ma tutte a nord di Livorno. Tra Livorno Pisa e Lucca, ci sono addirittura 4 sale di emodinamica in 30 kilometri, mentre a sud di Livorno nessuna fino a Grosseto. E in questa zona vivono oltre 140000 persone, che rimangono scoperte (o malcoperte) dalla rete dell’infarto, nell’indifferenza dei Sindaci che dovrebbero sorvegliare sulla salute dei cittadini.

Chiunque sostenga che l’attuale situazione è accettabile è colpevole ed è in mala fede; l’evidenza è che l’attuale situazione mette a rischio la vita di cittadini ignari.

E’essenziale rimettere immediatamente questo problema al centro dell’agenda nella discussione sui servizi sanitari nella nostra zona.

Comitato per la salute pubblica Val di Cecina
10 aprile 2017
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