I “bimbi della mota” non hanno vinto. Chi lo dice ha interesse a dirlo

Come ha fatto la generazione ritenuta più “perdente” dalla narrazione mediatica e dai crudi numeri socio-economici a trasformarsi improvvisamente in una generazione vincente? Semplice, ha dato una grande dimostrazione di forza di volontà e di generosità durante la disastrosa alluvione di Livorno.

Allora è arrivato il momento di dire basta alla retorica. Finchè l’orgoglio di essere “bimbo/a della mota” era un modo per reagire ad una catastrofe, si trattava di un input sicuramente positivo ma ora si sta un po’ esagerando. Intanto per rendere ulteriore merito a chi ha passato ore ed ore a spalare o a svuotare case e scantinati, vogliamo dire che a nostro avviso pochissimi livornesi hanno dubitato che il cuore popolare della città avrebbe voltato le spalle ai suoi concittadini. Anzi, fra gli innumerevoli difetti che abbiamo, pensiamo che in questa città resista sempre in fondo un istinto a condividere con altri, a partecipare, ad immedesimarsi ed a star bene in mezzo agli altri. Un istinto però ormai flebile, che attraversa tutte le generazioni imbalsamate e irrigidite da una società che vuole valorizzare soprattutto l’individuo e la sua capacità di consumo ed emersione dalla massa.

Ma torniamo alle centinaia di ragazzi e ragazze che hanno partecipato agli aiuti. Erano tanti ed hanno giustamente approfittato delle scuole chiuse e, ahinoi, della disoccupazione giovanile di massa, per fare presenza ore e ore sui luoghi del disastro. Un bagno nella realtà che ci ha fatto solo bene (non solo a loro ma a tutti coloro che spesso vivono la realtà da uno schermo).

Ma nonostante tutti i meriti e tutti gli elogi, non scordiamoci che stiamo parlando della generazione della disoccupazione giovanile nazionale al 37%, il doppio della media europea, cinque volte di più della Germania. E fra i 18 ed i 25 solo un giovane su 5 è occupato, se poi quell’uno ha contratti come a Porca Vacca stiamo freschi. Infatti a Livorno il tasso di disoccupazione giovanile è più alto della media nazionale tanto che fra gli under 30 quasi uno su due non ha un lavoro. Parliamo dunque di una generazione che campa di stage o, i più fortunati, di servizio civile a 433,80 euro mensili. Non proprio il massimo della vittoria. Forse qualcuno quando esaltava lo spirito volontaristico si riferiva al fatto che questi giovani sono abituati a lavorare gratis o quasi.

Anche a livello politico non è che la situazione sia migliore. Il peso del voto degli over60 aumenta di elezione in elezione e non solo per abitudine o per disillusione delle giovani generazioni ma anche per l’invecchiamento costante della popolazione. In Italia sicuramente un governo può cadere per le pensioni (questione importante e chiave nella struttura di welfare di un paese, ci mancherebbe) ma difficilmente potrebbe cadere per uno dei tanti soprusi perpetrati alle giovani generazioni che dalla legge Biagi al Jobs Act hanno visto compromettere il proprio futuro in modo chiaro e concreto.

Se poi si va nel dettaglio possiamo vedere come la misura più “imponente” che ha messo in campo il governo in questi anni è “Garanzia Giovani”: 1,5 miliardi dall’UE più la quota statale per immettere nel mercato del lavoro circa 2 milioni di NEET (dizione tecnica che indica quei giovani che non studiano e non lavorano). Si è trasformato in un tirocinio di massa senza sbocchi, per quelli che lo hanno trovato da fare.  Anche nella nostra città, basta chiedere a chi ci ha partecipato, il risultato non è stato certo ottimale. Qui potete trovare un report nazionale della disfatta http://www.linkiesta.it/it/article/2017/05/05/tre-anni-di-garanzia-giovani-un-fallimento-tutto-italiano/34064/

Insomma, bene la generosità e la reazione di tutti coloro che hanno partecipato attivamente e solidalmente a questo evento distruttivo nella nostra città. Ora però basta prendersi per il culo. Finita la solidarietà l’unico atteggiamento razionale sarebbe una incazzatura di massa. Altro che angeli del fango o bimbi della mota.

Redazione, 20 settembre 2017

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