BL: “Non solo Lonzi”

Il comunicato di Buongiorno Livorno spiega come il sistema dello smaltimento rifiuti livornese è dipendente dal sistema privato e che solo con un piano industriale forte che reinternalizza le funzioni e investe in piattaforme ed impianti può modificare questa situazione deterioratasi negli anni

La vergognosa vicenda che ha coinvolto in questi giorni due note ditte livornesi in un’indagine sul traffico illecito di rifiuti, associazione a delinquere e truffa aggravata, ha portato tutta la città ad una riflessione sul sistema dei rifiuti e della gestione di questi nel nostro territorio. C’è chi, nonostante abbia governato per decenni, si è stracciato le vesti, sconvolto da una scoperta a dire il vero annunciata da anni di proteste inascoltate e denunce urlate al vento da parte di cittadini e associazioni ambientaliste. C’è chi invece, amministrando oggi la città, tiene una posizione di prudenza, attendendo le risultanze delle indagini, spogliandosi, per fortuna, ma inspiegabilmente (?) della veste giustizialista che da sempre caratterizza il Movimento cinque stelle.

Ci domandiamo dove siano stati in questi anni i soggetti preposti ai controlli, in primis il Comune di Livorno e l’Autorità per il servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani (ATO COSTA) che svolge, o dovrebbe svolgere, ai sensi della Legge regionale 69/201 le funzioni di programmazione, organizzazione e controllo sull’attività di gestione del servizio.
Ci chiediamo come i controlli di Arpat e Asl non abbiano mai fatto emergere alcuna irregolarità.

Ma vogliamo concentrare la nostra riflessione sulle soluzioni, sperando che le responsabilità siano accertate e velocemente nelle sedi deputate: ribadiamo ancora una volta la nostra posizione rispetto allo svolgimento del servizio pubblico in generale, e a maggior ragione, della gestione del ciclo integrato dei rifiuti.

Crediamo sia evidente come il coinvolgimento di aziende private nello svolgimento dei servizi essenziali per la città non sia più accettabile, o, perlomeno, debba essere limitato ad attività che non rappresentino il core business delle aziende pubbliche impegnate nella gestione di servizio pubblico. Il Comune affida il servizio ad una propria società in house e questa, a nostro parere, deve essere messa in condizione di svolgere le attività per cui è incaricata in modo diretto, senza utilizzare appalti e subappalti in modo selvaggio. L’affidamento in house ha, tra i requisiti prescritti dalla legge (art. 113 TUEL), quello del controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi da parte dell’ente titolare del capitale sociale. Tale elemento sottolinea l’importanza del ruolo di garanzia dell’Ente, in questo caso il Comune, garanzia che evidentemente in questi ultimi anni non è stato assicurato né dal PD né dai 5 stelle. La Società in house, in questo caso AAMPS, deve essere dotata del personale e dei mezzi per svolgere tutta l’attività industriale tipica di una società che si occupa del ciclo integrato dei rifiuti: dallo spazzamento, alla raccolta porta a porta, allo smaltimento dei rifiuti, alla gestione degli impianti industriali.

Purtroppo l’esperienza ci insegna che l’affidamento indiscriminato dei servizi a soggetti privati porta troppo spesso a queste conseguenze nefaste, soprattutto nel settore dei rifiuti, proprio per la difficoltà che si ha nel controllo delle attività esternalizzate e l’interesse di soggetti poco raccomandabili in un giro di affari evidentemente molto appetibile.

Basta dare un’occhiata al piano di concordato di AAMPS per capire il ruolo che le due imprese oggi sotto sequestro hanno avuto nella gestione del ciclo dei rifiuti a Livorno: Lonzi Metalli S.r.l. risulta essere il primo tra i creditori diversi dalle Banche con un credito pari a euro 1.303.200 e RARI – Livorno S.r.l. è il terzo con euro 860.200.

Rari infatti attualmente smaltisce le ceneri del termovalorizzatore di Aamps (con due affidamenti: uno da 3,2 milioni di euro e l’altro per 1,6 milioni di euro) mentre Lonzi riceve la raccolta differenziata della carta e il servizio di avvio al recupero o smaltimento di alcuni rifiuti speciali oltre al caricamento trasporto ed avvio al recupero con vendita del materiale conferito di CER 200140 (metalli) proveniente dai centri di raccolta AAMPS nel Comune di Livorno e CER 170405 (ferro e acciaio) e CER 150104 (imballaggi metallici) proveniente dai centri di raccolta e dai depositi temporanei di AAMPS nel Comune di Livorno.

Ci dovremmo chiedere innanzitutto perché una società pubblica rinunci a svolgere tutte quelle attività del ciclo economico di competenza che potrebbero essere fonte di ricavi, lasciate invece, anche a Livorno, da anni, nelle mani dei privati.

Il piano di concordato stima in 400.000 euro all’anno, ad esempio, il beneficio potenziale di una piattaforma di selezione della frazione cellulosica, una volta a regime il porta a porta, e in 500.000 euro in benefici derivanti da una piattaforma per la preparazione la frazione per il trattamento di digestione anaerobica con successiva produzione di compost per uso agricolo.

Vorremo capire a quanto potrebbe ammontare il beneficio nel reinternalizzare molte altre delle attività adesso concesse in appalto, arrivando ad una gestione davvero integrata e circolare del rifiuto prodotto nella nostra città.

AAMPS invece sembra andare nella direzione contraria rispetto a quella da noi auspicata: negli ultimi due anni c’è stato un incremento delle esternalizzazioni che ha toccato tutti i settori, compresi quelli amministrativi di riscossione della tariffa.

Il Sindaco Nogarin ha molto pubblicizzato l’operazione, giustificandola con un risparmio economico grazie ai ribassi ottenuti rispetto a i prezzi a base d’asta e al taglio del costo del lavoro, utilizzando imprese o cooperative che evidentemente pagano meno i propri lavoratori a parità di attività svolta.

Comprendiamo che ci sia una forte pressione verso la riduzione di costi, vista la condizione economica e finanziaria su cui non crediamo di dover aggiungere altro rispetto al fallimento sfiorato, ma vorremo che fosse fatta tenendo sempre bene in mente due punti fondamentali: la qualità del servizio (che comprende anche la tutela della salute e la sicurezza dei cittadini per i quali il servizio è svolto) ed il rispetto di tutti coloro che lavorano per la nostra città, svolgendo servizi essenziali, con il riconoscimento della giusta retribuzione e l’applicazione dei contratti collettivi di settore.

Direttivo  Buongiorno Livorno

20 dicembre 2017

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