BL: “Spil, indovina chi paga?”

Il comunicato di Buongiorno Livorno sulla crisi Spil che pare ormai irreversibile

odeon filippIl Bail In(*) pubblico di Spil avverrà attraverso la liquidazione del patrimonio comunale che gli illuminati sindaci PD, Lamberti in testa, inserirono all’epoca nel capitale della nuova azienda, ritenendolo utile per rilanciare il motore produttivo di Livorno. Già dai bilanci dei primi anni 2000 si sarebbe dovuta fermare la macchina, tali erano le perdite, i livelli di indebitamento e la mancata riuscita della propria funzione. Invece imperterrito il PD è andato avanti, agguantato politicamente dalle banche che hanno sempre affiancato l’azione dei governi locali.

Oggi tutto è cambiato e le nostre banche commerciali Mps, Bnl e Banco Popolare hanno bisogno di ingenti capitali per riequilibrare i bilanci, quindi l’affiancamento della politica locale è terminato. La volontà di aggredire il patrimonio Spil da parte dei creditori (banche in testa), avvertita dalla Presidente Ferrone, non è una sensazione, ma è la realtà di un sostegno che smotta giorno dopo giorno.

Non esiste alcuna ipotesi per sostenere la “continuità” della procedura concorsuale, poiché non esiste un flusso di cassa tale per ripagare il debito con scadenze anche brevi, se non quello della liquidazione del patrimonio pre-procedura. Se questo avverrà all’interno della procedura, allora il livello di soddisfazione dei creditori sarà chiaramente minore.
Il processo di questa tragedia fatta di incapacità gestionale e visione dello sviluppo va fatto al partitone che tra Lamberti e Cosimi ha dato il suo meglio per l’economia livornese. I 5 Stelle invece di aggredire il problema fin da subito hanno abbozzato e ora mediano con l’ipotesi della “continuità” anziché far ripagare i danni a chi l’ha causati.

Tavolo Economia e Lavoro #BuongiornoLivorno

7  febbraio 2017

*(ndr- termine preso in prestito da linguaggio bancario: con l’adozione dell’ultima normativa europea si passa da un meccanismo di risanamento esterno (bail out) – che prevedeva un intervento diretto da parte dello Stato nel piano di salvataggio delle banche attraverso i soldi di tutti i contribuenti – ad uno strumento interno (bail in) – che vede gli investitori della banca stessa pagare di propria tasca per il fallimento dell’istituto)

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