Il Cage si illumina. Toto Barbato racconta la nuova stagione del locale livornese

La scorsa stagione è stata quella con il record di pubblico per il The Cage. Come è stato ottenuto questo risultato?

E’ stato un anno fenomenale. Tutti i musicisti del momento sono arrivati al The Cage o hanno fatto concerti organizzati da noi. Penso a Coez, Willie Peyote, Maneskin, Frah Quintale, Gazzelle che da semisconosciuto il prossimo anno farà solo date nei principali palazzetti italiani (il 1 marzo 2019 al Mediolanum Forum di Assago e due giorni dopo al Palalottomatica di Roma).
Il merito va condiviso con le agenzie con cui collaboriamo. Insieme abbiamo vinto tante scommesse, merito delle loro previsioni azzeccate. In alcuni casi ci sono stati proposti artisti che avevano suonato davanti a quaranta persone e che a Livorno hanno riempito il locale. Va considerata anche l’esplosione improvvisa di pop e indie-pop e il fatto che la nostra programmazione fosse ricca di quel genere di musicisti. C’è da dire che tutto questo fermento ha creato un doping delle agenzie. Si saltano dei passaggi, non c’è più gradualità, la presunta fama la si ottiene con 100.000 ascolti su Spotify o un tot di visualizzazione su You Tube. Più di una volta ci sentiamo rispondere che «il Cage è già troppo piccolo». Assistiamo alla dittatura del selfie col locale pieno. Si è perso un po’ di equilibrio.

Quest’anno quindi si cambia…

Ho voluto chiudere il programma con largo anticipo e scelto in modo tale da accontentare tutti. Torniamo ad ascoltare musicisti che ci piacciono. Su tutti Ben Ottewell, fondatore e leader dei Gomez, che si esibirà sabato 13 ottobre. E’ una sorta di regalo che mi sono voluto fare. Con mia moglie ne siamo profondamente innamorati, lo scorso anno siamo andati a sentirlo a Glasgow.
La settimana seguente, sabato 20 ottobre, ospiteremo un fuoriclasse dell’hip-hop, Murubutu. Viene dalla scuola, è un insegnante di filosofia e storia in un liceo di Reggio Emilia, che fa solo date di sabato. Consiglio a tutti di ascoltare L’uomo che viaggiava nel vento e altri racconti di brezze e correnti il suo quarto e ultimo album, sembrerà di sentire leggere un libro.

In calendario ci sono alcuni nomi che sono saliti spesso sul palco del Cage…

Parte della programmazione di quest’anno è una sorta di ringraziamento a quegli artisti che hanno omaggiato il Cage. Penso in particolare a Giorgio Canali e agli One Dimensional Man, che si esibiranno rispettivamente il 3 e il 10 novembre. Si tratta di grandi artisti che 15 anni fa quando il Cage non aveva né la struttura né il riconoscimento di adesso ci hanno aiutato a crescere, personaggi che una volta arrivata la nostra proposta avranno pensato «va bene, andiamo a suonare in quello sgabuzzino». C’è quindi una componente affettiva, legami solidi con persone vere. Io credo per esempio che nessuno in Italia abbia fatto suonare così tanto Pierpaolo Capovilla e la sua band. Per Giorgio Canali parla il suo ultimo album, Undici canzoni di merda con la pioggia dentro, veramente bellissimo. Due anteprime: Il 12 gennaio 2019 verranno a suonare i Goblin, uno dei più importanti gruppi di progressive italiano, che musicheranno da vivo la colonna sonora di Profondo Rosso. Annuncio inoltre che essendo impossibilitati a venire in occasione del 25 aprile, quest’anno ospiteremo i Modena City Ramblers il 2 febbraio 2019. Anche qui le parole si sprecherebbero: ricordo con particolare orgoglio che anni fa prima di un’esibizione ho presentato loro Garibaldo Benifei, il nostro ex partigiano (scomparso nel 2015 proprio alla vigilia del giorno della Liberazione) con cui hanno passato insieme il pomeriggio. Faranno un tour alla vecchia maniera, folk-punk. Il 17 novembre accogliamo Tonino Carotone, un altro grande artista molto legato alla nostra realtà. Un altro ritorno a cui tengo particolarmente è quello dei Mellow Mood, un gruppo reggae che ho conosciuto la prima volta attraverso un manifesto affisso su un muro di Santiago de Chile. Il loro concerto è fissato per il 22 dicembre, mentre per la notte di Natale il programma non cambia, da sempre… Ci saranno poi una serie di concerti per un pubblico più giovane, di cui di certo non ci siamo dimenticati: Rancore, Viito, Mecna

Al Cage tornerà anche Motta con un evento alquanto speciale…

Lunedì 26 novembre, in collaborazione con il Premio Ciampi, Francesco Motta si esibirà al Cage. Sarà la sua unica data in un club, poi farà solo concerti nei teatri. Sul palco avrà al suo fianco Les Filles des Illighadad, una band di tre musiciste provenienti da uno sperduto villaggio del Niger. Quando ho contattato Francesco per proporgli la data era prevista una sua esibizione voce e chitarra. Lui ha risposto proponendomi una formazione allargata a queste tre donne, delle quali è rimasto folgorato vedendole suonare a Berlino. Si tratta di una band che propone un nuovo genere di chitarra Tuareg, scena storicamente dominata dagli uomini, che si mescola al recupero di canzoni folk della tradizione rurale. Non sarà facile portarle in Italia, sia perché vivono in una comunità isolata nel centro del Niger, quasi totalmente privo di infrastrutture, senza elettricità né acqua corrente, sia per le politiche di chiusura del nostro ministro degli Interni. Ma vogliamo assolutamente riuscirci, perché quello di Francesco oltre ad essere un bell’esperimento musicale, è un forte messaggio politico in tempi dove la cultura è troppo silenziosa rispetto alle enormità che si sentono in giro. Invece è dovere di tutti creare una comunicazione diversa.

A tal proposito, già dalla prima sera, il Cage ha voluto dare un segnale sfruttando alcune novità tecniche del locale…

Parto dalle novità. Dopo cinque anni, il nostro service di fiducia, Phoenix light, una ditta pugliese di Novoli, ha deciso di fornirci un nuovo impianto. Unici in Italia affitteremo per la stagione l’impianto audio Nexo Geo T Line Array che ci permetterà di raggiungere livelli veramente inimmaginabili. In più è stato fatto un allestimento che ha riempito il locale di led wall ad alta risoluzione e per farci cosa lo ha capito chi ha partecipato alla serata inaugurale. Nel momento di massima affluenza abbiamo reso omaggio al sindaco di Riace, riempendo i muri di scritte luminose recanti il suo nome. Siamo un’associazione culturale, precisamente un’associazione culturale antifascista e in questo senso dobbiamo fare la nostra parte. I recenti fatti di cronaca ci hanno già indirizzato sui contenuti da lanciare per il prossimo fine settimana.

In questo momento ti occupi di più attività sul territorio. Pensi a un modo di farle interagire?

Si tratta di situazioni indipendenti. Sicuramente a Livorno manca un posto dove presentare i dischi e il Bad Elf Pub, dove stiamo facendo questa chiacchierata e che co-gestisco dalla primavera scorsa, potrebbe prestarsi a questa attività. Avevamo appunto iniziato a dargli questa veste, creando un vinyl corner in cui sono stati invitati Motta e gli Zen Circus ma ci sono state delle questioni tecniche che non hanno fatto rendere al meglio le iniziative. Stiamo pensando a delle soluzioni e al momento abbiamo messo il progetto in stand-by perché non sono disposto a trattare sulla qualità delle mie proposte.

L’anno scorso avevi accennato alla possibilità di organizzare un festival in città con lo staff del Cage: a che punto siamo?

Il dialogo con l’amministrazione prosegue. Ho più volte dichiarato e non ho problemi a ripeterlo che ho sviluppato una grande sintonia con l’assessore alla cultura Francesco Belais, prima di tutto un gran lavoratore e una persona che vive direttamente ciò che succede nel territorio. Per me è il miglior assessore che ha avuto Livorno, di uno schieramento –  specifico  – che io non ho votato. Resta al momento la difficoltà di individuare uno spazio adatto all’idea che abbiamo in mente: un festival di medie dimensioni che possa accogliere dalle 2000 alle 5000 persone ad evento. Una situazione, per capirsi, dove possa esibirsi un Kamasi Washington, nome che darebbe lustro alla città e riempirebbe gli alberghi di persone disposte a investire in città per godersi l’evento. Noi siamo pronti. E speriamo che la situazione possa sbloccarsi anche perché da innamorato di questa città, un po’ mi spiace portare i soldi altrove. Siamo un gruppo di livornesi che organizzano tanti eventi fuori Livorno. Penso al concerto di Gemitaiz a Castiglioncello che ha radunato 2500 persone, di cui più della metà provenienti da Livorno e ha costretto centinaia e centinaia di babbi, sotto la calura di un 9 agosto a fare avanti indietro sulla costa e visto ragazzini vivaci e affamati divorare come cavallette tutti i panini in vendita nel paese. Sono soldi che si perdono. 

La voce che ti voglio impegnato ad investire anche nel calcio?

Aahahaha… se ti riferisci alla foto che circola in rete con una squadra di calcetto con la divisa sponsorizzata dal The Cage…diciamo che è stata un’ottima iniziativa promozionale. Abbiamo acquistato dieci completini e fatto felici dei bravi ragazzi. Ovviamente ci ho preso gusto quindi ogni tanto organizzerò delle serate per andare a sostenerli con qualche altro appassionato di calcio come me. Sono le cose che ti fanno tornare ai sogni d’infanzia. Ero una buona ala destra, ma tutti possono stare tranquilli, non scendo in campo…nessun campo.

Redazione

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