Mutu-choc, finita col calcio se non paga Chelsea
Se entro il 31 agosto non verserà la somma dovuta, il club inglese avrà la possibilità di rivolgersi alla Fifa per chiederne la squalifica
Da lunedì Adrian Mutu rischia di non giocare più a calcio. E questa non è un’ipotesi, ma la concreta prospettiva che in queste ore sta devastando il morale del giocatore.
La ragione è ormai nota e di dominio pubblico, ed è la multa di 17.173.990 euro che il fuoriclasse rumeno è stato condannato a versare nelle casse del Chelsea entro il 31 agosto. Dal giorno successivo infatti la società di Abramovich potrà rivolgersi alla Fifa per esigerne la squalifica, se l'attaccante non pagherà in contanti ed in un’unica soluzione l'intera cifra, cui dovrà altrimenti essere applicato anche un interesse del 5% annuo.
Il conto alla rovescia è partito già un mese fa, il 31 luglio, giorno in cui il club londinese ha fatto recapitare a casa del calciatore una raccomandata con la copia della sentenza ed i dati bancari per il bonifico sul conto corrente della società, circostanza finora tenuta nascosta da Mutu nell'intento di dare fiato all'ipotesi di strade alternative o tentativi di mediazione. Niente da fare. L'atteggiamento dall'altra parte è stato inflessibile: o paghi tutto o ti fermi. Nessuno sconto e carriera a rischio per il giocatore.
Ora, intorno a tutto questo si stanno muovendo legali e federazioni, uomini politici e associazioni. La Fiorentina sta cercando di fare la sua parte contattando il presidente della Figc, Abete, il sindacato dei calciatori e lo stesso presidente dell’Uefa, Michel Platini. I Della Valle sono venuti a conoscenza della situazione una settimana fa e da allora, non solo perché messi dinanzi alla possibilità di perdere il patrimonio tecnico rappresentato dal rumeno, ma anche per testimoniargli la loro vicinanza, si sono mobilitati attivando agganci e ipotizzando soluzioni.
Intanto, a livello politico, il senatore Achille Totaro (Pdl) ha già annunciato che presenterà un'interrogazione, con la quale tenterà di interessare alla faccenda il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. "La vicenda Mutu - ha dichiarato il parlamentare - è molto delicata e credo meriti di essere presa in esame dai vertici del governo. I giocatori sono comunque lavoratori subordinati. Tra l’altro il portavoce di Berlusconi, Paolo Bonaiuti, è fiorentino, perciò penso sia un dovere coinvolgerlo".
Al di là del caso specifico comunque, la sensazione diffusa è che l’accanimento giudiziario contro Mutu rappresenti l'inizio di una strategia volta a cambiare i rapporti fra società (datori di lavoro) e calciatori (dipendenti subordinati), da qui in poi passibili di licenziamento e richiesta danni da parte dei club per inadempienza.
La battaglia nelle aule sulla vicenda Mutu comincia il 28 ottobre 2004, giorno del licenziamento del calciatore da parte del Chelsea. Da allora si scatena il gorgo della giustizia sportiva arbitrale che, dopo 6 decisioni, riconosce l’esclusiva responsabilità del giocatore nell’aver determinato lo scioglimento del contratto. Un'autentica mazzata. Ma alcuni passaggi giuridicamente discutibili lasciano aperta l’ipotesi di vizi procedurali: ci si chiede per esempio come mai gli stessi due giudici (uno tunisino e uno spagnolo) siano stati chiamati a prender parte, in due momenti distinti, alla giuria chiamata a decidere sul conto di Mutu; ci si domanda perché un lavoratore dipendente debba risarcire l’azienda che lo ha licenziato unilateralmente, e perché la somma della multa debba essere proporzionale al contratto stipulato fra due società che hanno stabilito un valore di mercato ics.
C’è una novità però: Mutu è sì il primo a dover rispondere della richiesta danni, ma potrebbe essere affiancato anche da Juventus e Livorno (i bianconeri rilevarono a costo zero il cartellino del calciatore, il Livorno è la società che lo ha tesserato subito dopo la squalifica). Almeno questo è quanto affiora dagli atti dell’ultimo dibattimento al Tas, perché un intervento degli avvocati del Chelsea fa esplicita menzione delle responsabilità di chi ha acquisito le prestazioni del giocatore senza pagare il prezzo del cartellino. Il riferimento legale è a Matuzalem, che insieme al Real Saragozza è stato condannato a pagare 13 milioni di euro dopo aver lasciato lo Shakhtar Donetsk, una vicenda non del tutto sovrapponibile a quella del rumeno (licenziato dal Chelsea), ma il precedente esiste.
Si possono insomma aprire molti scenari, non ultimo quello che può coinvolgere in un processo la Juventus e il Livorno; di sicuro però resta l’angoscia di Mutu, messo di fronte alla prospettiva che quella di domani sera contro il Palermo possa essere la sua ultima partita (mentre circolano voci di un interessamento viola per Pandev): addio viola, addio nazionale, addio calcio.
(fonte La Nazione)
29 agosto 2009
| < Prec. | Succ. > |
|---|














