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I 10 anni di Spinelli

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spinelli_stanco.jpgEra il 1 marzo 1999 quando iniziò l’era Spinelli. Il Livorno giocava il posticipo con il Lumezzane e sotto gli occhi del nuovo presidente fece subito capire qual’era la storia di sofferenze di questa gloriosa maglia: gol preso al 93esimo minuto su un tiro da fuori. La stagione finì al dodicesimo posto con un gol a Siena di Pino Manfreda che evitò l’incubo retrocessione.

Dalla stagione successiva è partita l’era Spinelli con gli acquisti estivi di Protti, Carruezzo e Bortolazzi e con la scommessa in panchina, finita presto, del sacchiano Gedeone Carmignani. Settimo posto e solo la soddisfazione di 4 punti nei derby.

Ma qualcosa si stava muovendo e si vedeva che sia il presidente che la città erano stretti per queste categorie. E in 10 anni da Iaconi a Mazzarri, da Donadoni a Acori, da Protti a Lucarelli e dal nucleo storico di Grauso, Pferzel, Doga, Vanigli, Amelia fino alla squadra Uefa di Galante, Grandoni, Passoni, Rutolo, Morrone, Balleri sia il presidente che i tifosi si sono levati grandi soddisfazioni.

Ma allora perché il rapporto tra presidente e tifosi è sempre stato di freddo rispetto e l’entusiasmo è andato piano piano scemando?

Semplice, perché Spinelli in questi 10 anni ha dimostrato di essere un bravo imprenditore calcistico, il migliore della storia recente amaranto, ma non è mai stato innamorato del Livorno e i tifosi giocoforza non sono mai stati innamorati di lui. Eccetto qualcuno che ha messo lo striscione “Spinelli, Livorno ti ama” in gradinata, ma purtroppo per loro sono innamorati non corrisposti.

Alcuni esempi? I continui “me ne vado”, i prezzi alti di biglietti e abbonamenti, gli smantellamenti delle squadre a gennaio a salvezza acquisita, i continui litigi con Lucarelli sfociati poi nella “separazione” vantaggiosa per entrambi, l’amicizia con Moggi e la riabilitazione della banda a lui legata, l’invenzione da fumo negli occhi di Livornello, la riproposizione ottusa di Danilevicius, il non dire mai la verità ai tifosi ma cercare sempre doppi giochi, il continuo sottolineare l’amore per il Genoa  fino alla notizia di quest’estate (riproposta anche pochi giorni fa) di un interessamento all’acquisto del Bologna. Insomma una gestione che ha messo al bando il romanticismo e la passione calcistica per puntare tutto su bilanci e profitti. Con ottimi risultati, aggiungiamo noi.

Insomma, 10 anni tutti di un fiato, fra vittorie, trionfi, sconfitte e critiche con un bilancio che a prescindere da tutto non può che far registrare più luci che ombre, dando però il giusto peso ad entrambe.

Franco Marino

tratto da Senza Soste n.36

 

 

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