Wednesday, May 22nd

Last update:09:31:14 PM GMT

You are here:

Israele-Palestina e la guerra del calciomercato

E-mail Stampa PDF
Valutazione attuale: / 3
ScarsoOttimo 

khatib-JawwalSegnatevi questo nome: Alì El Khatib. Centrocampista offensivo di belle speranze, nato a Gerusalemme il 18 marzo 1989, alto 1 metro e 76 centimetri, 75 chili di peso forma. Paese di nascita: Palestina. Gioca nel Jabal Al Mukaber, formazione della West Bank Premier League, il campionato della Cisgiordania, che non è il campionato palestinese, perché la Palestina è anche Gaza, ma è divisa dalla Cisgiordania dall’assedio dell’una e dall’occupazione dell’altra. Un unico campionato non si può fare.

El Khatib, dicevamo. Rapido, tecnico, magari un po’ leggerino, ma ha i tempi giusti nell’inserimento, caratteristica che ha fatto grandi tanti centrocampisti. Ha debuttato anche in nazionale, quella del suo Paese, la Palestina. Sei presenze, la prima contro la Thailandia, qualificazioni per i mondiali 2014, e due reti. Si inserisce, appunto.

La Fifa, federazione mondiale del calcio, la riconosce la Palestina. Anche l’Unesco, l’agenzia Onu per la cultura. E anche tanti stati, molti più del Kosovo, ma non sono quelli giusti, a livello di potere politico. Alì, essendo nato a Gerusalemme, occupata dall’esercito israeliano e annessa da Israele in violazione di tutte le risoluzione delle Nazioni Unite, è arabo israeliano. Ha la ID card, quella blu, che se sei palestinese ti cambia la vita perché ti concede un minimo d’aria e di possibilità di spostarti. Poteva giocare con Israele, è arabo israeliano. Ma il ragazzo ha scelto la nazionale palestinese.

Solo che il ragazzo, all’improvviso, è diventato un caso diplomatico, politico e patriottico. Tutto assieme. ”Khatib è a tutti gli effetti un nostro giocatore. Ha un contratto regolare e in nessuna maniera è autorizzato a sottoscrivere altri accordi con altre squadre”, tuona Samir Issa, l’allenatore del Jabal Al Mukaber, intervistato da Ha’aretz. ”Volente o nolente, non esistono relazioni tra la federazione calcio d’Israele e la nostra, ma questo non significa che possano rubarli!”.

Samir è furioso. Tal Banin, coach della squadra israeliana dell’Hapoel Haifa, ha annunciato il prossimo ingaggio di Alì, dopo che il giocatore – a suo dire – si è presentato spontaneamente per un provino con l’Hapoel e dopo aver impressionato Banin, ottanta partite con il Brescia alla fine degli anni Novanta. Apriti cielo, Issa è furioso. Alì, pubblicamente, non risponde, ma per il momento torna ad allenarsi con i compagni. Gli israeliani, dal canto loro, si ribadiscono convinti di essere in possesso del cartellino del giocatore. SI vedrà, anche se una delle caratteristiche dei centrocampisti offensivi deve essere quella di arrivare in area di rigore avversaria non visti, a fari spenti.

Khatib, nell’immagine che pubblichiamo, dove fa il testimonial di una famosa compagnia di telefonia mobile palestinese, appare quello che è. Un ragazzino, che magari si farà, anche se ha le spalle strette. I fari, però, si sono accesi su di lui. E non è facile da gestire, per uno che è abituato a inserirsi non visto alle spalle dei difensori. La querelle non è finita e si vedrà come andrà a finire. Una cosa è certa: come per ogni palestinese, a Khatib, il destino non ha concesso la normalità.

Christian Elia

tratto da eilmensile.it

AddThis Social Bookmark Button