Siamo già alla svolta
Sembra quasi impossibile, ma alla prima giornata siamo già alla svolta per un campionato che altrimenti rischia di diventare l'ennesimo incubo. Una svolta non certo sportiva visto che mancano ancora 41 giornate, ma certamente dal punto di vista societario e ambientale.
In serie B i nomi contano fino ad un certo punto, poi entrano in gioco gli stimoli e il contesto. Dopo la partita di ieri sera siamo a serio rischio di fare un campionato come la Reggina dell'anno scorso.
La squadra. Sulla carta il Livorno è una discreta squadra, per i nomi che ha (solo per i nomi) invece è ottima e infatti la stampa ha collocato gli amaranto fra i favoriti ad un pronto ritorno in serie A. La partita di ieri è stata una doccia molto fredda perchè anche chi nutriva dubbi sulla consistenza della squadra non si sarebbe mai immaginato una prestazione del genere. In particolare si è vista quella fragilità e mancanza di personalità che ha caratterizzato la stagione scorsa.
Ci si aspettava una reazione da parte di coloro che l'anno scorso sono retrocessi e che hanno da dimostrare qualcosa fin da subito, invece sono stati i peggiori in campo con Knezevic e Perticone irriconoscibili, Pieri sui pessimi standard del passato, De Lucia colpevole su almeno due gol e Tavano, capitano inutile, desaparecido come spesso gli capita.
In ogni caso la cosa che più ha impressionato in negativo è stato il crollo fisico e psicologico dopo lo svantaggio.
Il mercato. In questa ultima settimana si sente parlare soprattutto del mercato in uscita con i tifosi che, conoscendo Spinelli, si aspettano al massimo uno scherzetto in senso negativo da qui al 31 agosto. Knezevic, che tuttavia a Livorno non lascerà un ricordo positivo, è già dato sulla via di Brescia mentre Tavano è inserito in molte trattative. Alla fine tuttavia potrebbero rimanere entrambi perchè di soldi ne girano pochi anche se la volontà della società è di vendere.
In questo contesto sta però passando in secondo piano l'urgenza che ha il Livorno: una prima punta. Aspettando Iori, la partita di ieri ha detto che in mezzo al campo i piedi sono poco gentili mentre sulle fasce almeno per mezz'ora qualcosa s'è visto con Surraco molto pimpante e Pagano che a sprazzi si è reso pericoloso. E' sintomatico però che ogni volta che gli esterni sono arrivati sul fondo hanno sempre messo il pallone rasoterra per il giocatore che si inseriva da dietro. Ed è altrettanto chiaro che Tavano ha bisogno di una spalla "alla Riganò" perchè sennò davanti si autoisola e in ogni caso non è lui che è in grado di fare reparto.
Gli attaccanti sono quattro, ma di questi ce ne sono due su cui è inutile anche spendere delle parole...
I tifosi. Per i tifosi questa è la stagione più difficile. Si parte dalla tessera del tifoso che segue i decreti Maroni per descrivere una situazione che rende lo stadio un luogo grigio e triste, per passare poi al contesto societario che ha reso un ambiente depresso e privo di entusiasmo. Nel giro di un'estate i tifosi si sono sentiti dire che questo era un anno di transizione da fare con giovani e prestiti in attesa di vendere, poi è sorto il piano triennale, infine il presidente ha annunciato il pronto ritorno in serie A dopo che per due mesi nemmeno era stata improntata una campagna abbonamenti. Il tutto naturalmente con i pezzi di maggior valore sul mercato e un allenatore che ha dichiarato di non essersi ancora confrontato col presidente. Insomma, il solito sfascio.
I tifosi tuttavia hanno le loro responsabilità perchè in questi ultimi anni hanno tirato fuori tutta l'apatia tipica del livornese che si accontenta ma si lamenta. E ieri sera, nella partita che ha visto per la prima volta dopo 40 anni una curva senza un gruppo guida, si è visto quanto i tifosi siano disorientati: fischi per Pieri a ogni pallone toccato, coro "andate a lavorare" sul 2 a 0, offese a De Lucia dopo il quarto gol e poi cori contro Spinelli. Una schizofrenìa comprensibile e che, va sottolineato, è venuta spontaneamente da un sentimento e da un malessere comune visto che nessuno ha lanciato quei cori con fini specifici o con premeditazione.
E allora tutti si devono porre delle domande sulla coerenza: Ha senso contestare la squadra alla prima giornata, compresi i nuovi? Spinelli si contesta sempre o solo quando si prende gol? S'ha intenzione anche quest'anno di farci prendere in giro da quei microcefali viziati chiamati calciatori, oppure chi li vede in giro a non fare i professionisti gli dà un paio di manate subito? Anche se questo calcio non ci appassiona e non ci rappresenta più, si rimane a presidio della nostra storia o si molla tutto?
Sono domande che TUTTI devono porsi e trovare un modo collettivo per dare delle risposte anche perchè così si fa del male alla squadra ma prima di tutto a noi stessi.
Cossiga. La Rai nella persona del giornalista Mattioli, che anche quando si occupa di Livorno in altri sport non manca mai di non simpatizzare per i nostri sportivi, ha sottilineato polemicamente i cori della curva sul minuto di raccoglimento per Cossiga.
Un atto dovuto da parte della curva visto che il personaggio in questione non è proprio neutro ed è sempre stato il primo a schierarsi da una parte ben nota della storia italiana rivendicando in prima persona anche i metodi "antidemocratici" con cui ha combattuto da ministro e da "militante" di Gladio i movimenti degli anni '70 fino ad arrivare appena due anni fa a consigliare Maroni di infiltrare il movimento studentesco per poi manganellarlo.
Un personaggio quindi che non può certo appartenere ad una memoria condivisa ma che l'ipocrisia del sistema calcio vorrebbe che lo fosse. In curva ieri c'era uno striscione ("Giorgiana Masi e Francesco Lorusso. NOI non dimenticheremo MAI") che ricordava proprio come la storia d'Italia in quegli anni fosse una guerra civile con schieramenti ben definiti e con centinaia di morti figli di quella "strategia della tensione" di cui Cossiga era sostenitore e protagonista. Quindi in un contesto di desolazione e tristezza, la curva ha quantomeno conservato un istinto di memoria e dignità che non le è mai mancato.
Foto di Amex tratta da www.alelivorno.it
Franco Marino
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