«Direttore, complimenti». La frase viene fuori quasi da sé, senza
bisogno di pensarci su: troppo l’affetto e la gratitudine che ci legano
a Riccardo Sogliano per poter restare indifferenti davanti a una
notizia tanto bella. La notizia del suo ritorno nel calcio che conta
(ma se ne era mai andato, viene da chiedersi?), con la sua nomina di
consigliere - direttore generale del Livorno alla corte dell’amico
Spinelli. «Complimenti a me? Ma smettetela, e pensate a stare vicini al
Varese: che se inizia a perdere più partite del dovuto, giuro che
caccio di casa mio figlio».
Ribadiamo i complimenti, e la gioia nel vederlo di nuovo in serie A: ma cosa farà di preciso a Livorno?
Spinelli mi ha fregato.
Prego?
Sì,
mi ha fregato: mi aveva chiesto di dargli una mano, di stargli vicino
per avere qualche consiglio, di affiancarlo. Lui è un amico, e io ho
detto di sì: però ora scopro che la cosa è più grossa di quel che
credevo, che dovrò essere a Livorno praticamente tutti i giorni,
qualcuno parla addirittura di un ruolo da direttore.
Non è così?
Ma
va. A Livorno tutti i giorni non ci vado, perché tra andare e tornare
sono settecentocinquanta chilometri: è vero che io adoro guidare e che
la mia macchina è il mio ufficio, però non esageriamo.
E per quanto riguarda il ruolo da direttore?
Niente
di tutto ciò: avessi voluto fare il direttore generale, avrei accettato
una delle tante offerte che mi sono arrivate fino allo scorso anno.
Piazze importanti, più di Livorno, con tutto il rispetto per i toscani.
Ma allora cosa farà al Livorno?
Litigherò un sacco e mi incazzerò un giorno sì e l’altro pure.
Perché?
Perché
tra me e Spinelli funziona così: finché parliamo d’altro andiamo
d’amore e d’accordo, ma quando il discorso si sposta sul calcio, ci
scanniamo.
Insomma, quelli a venire saranno mesi burrascosi?
Non
più di tanto: Spinelli sa che se esagera io lo mando al diavolo e me ne
vado. L’ho già fatto tre volte a Genova, lo farei anche a Livorno.
Precisamente, di cosa si occuperà?
Per
i primi tempi sarò praticamente sempre giù in Toscana: voglio rendermi
conto di come stanno le cose, perché un conto è vedere le cose da
spettatore, altra cosa è guardarle da dentro. Ma ho già capito che mi
sono preso una bella gatta da pelare.
Perché?
Perché non sarà facile salvarsi. Del resto, Spinelli è fatto così: lui mi chiama solo quando è nella palta.
Quindi, non la vedremo più a Varese?
Per
qualche mese sarò sicuramente più a Livorno che a Varese, poi spero di
avere un po’ di tempo libero da permettermi di andare giù solo per le
partite. Maledizione: sapete cosa mi fa arrabbiare?
Cosa?
Che
avrò tutte le domeniche impegnate e mi perderò le partite della
Cimberio. Domenica ero al palazzetto, e mi sono divertito come non mi
capitava da anni: questa squadra mi piace e il nostro allenatore ha
insegnato basket al suo collega milanese.
E al Varese penserà ancora?
Ci
penso più spesso di quanto crediate. E devo dire che è stata messa su
una bella squadra, che finora ha fatto molto bene. Io misuro la forza
del Varese dal grado di incazzatura di mio figlio: lo scorso anno dopo
le partite era sempre nero, in questa stagione l’ho visto arrabbiato
solo dopo la sconfitta di Crema.
In città sembra di vivere un sogno meraviglioso: secondo lei continuerà?
Mi
auguro di sì, anche se non sarà facile perché la categoria non ammette
cali di tensione. E poi l’infortunio di Corti è una brutta tegola: quel
ragazzo in mezzo al campo era davvero importante, e temo che i tempi di
recupero siano più lunghi dei tre mesi di cui sento parlare. Ci
mancherà.
Francesco Caielli
tratto da www.laprovinciadivarese.it
16 ottobre 2009
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