Case popolari a Livorno: il 96,83% sono assegnate a italiani ma ne sono rimaste solo 5617

Le case popolari a Livorno sono 5617 e saranno sempre meno. È questo il dato più importante per capire perché non ci sono risposte al crescente numero di sfratti e di difficoltà da parte di singoli e famiglie. Negli anni '80 le case popolari erano oltre 12.000 ed oggi sono meno della metà, proviamo a spiegare perchè

Questo è il grafico delle assegnazioni delle case popolari a Livorno.

Primo dato poco utile ma che va sottolineato: il luogo comune delle “case popolari che vanno tutte agli stranieri” è smontato. Come poi si può vedere in uno dei link in fondo al post anche le assegnazioni annuali sono limitate, il nodo è che quelle totali sono poche. E passiamo quindi al secondo dato che è quello centrale.

Secondo dato determinante. Le case popolari a Livorno sono 5617 e saranno sempre meno. È questo il dato più importante per capire perché non ci sono risposte al crescente numero di sfratti e di difficoltà da parte di singoli e famiglie.

Negli anni ’80 le case popolari erano oltre 12.000 ed oggi sono meno della metà. Perché? Perché il governo e gli enti locali decisero che il costo delle manutenzioni era alto e con la vendita agli assegnatari sarebbero entrate risorse per costruirne altre. Ma alla fine il costruito è stato giocoforza inferiore al venduto così che negli anni le case pubbliche a disposizione sono sempre diminuite. Se vendo 100 e ricostruisco 50, se abbatto 100 e ricostruisco 50 dopo 10 anni, nel giro di una decade il patrimonio è dimezzato.

C’è anche un altro fattore: dall’abolizione dell’equo canone passando per le privatizzazioni, la casa (il mattone) è diventato un bene esclusivamente di mercato dove i grandi capitali hanno investito e rifugiato le proprie risorse. Non per niente la crisi finanziaria in atto e le molte bolle scoppiate in questi anni erano legate proprio a edilizia e mutui. Quindi è chiaro che se quello delle abitazioni è un mercato dove ci sono dentro capitali potenti, nessuno si immagina di fare una vasta politica pubblica di costruzione, conversione o ristrutturazione da destinare a case popolari perché farebbe crollare il valore degli investimenti fatti da banche e palazzinari nell’edilizia privata.

Infatti un tempo per le case popolari c’era il fondo GESCAL che pagavano in busta paga i lavoratori ed a cui contribuivano gli imprenditori. Quella politica è finita oltre 20 anni fa ed i fondi GESCAL finirono nella cassa depositi e prestiti che un tempo doveva servire a dare prestiti a basso tasso agli enti locali. Nella cassa depositi e prestiti sono entrati i privati fra cui molte fondazioni bancarie legate a palazzinari. E quindi nessuno ha interesse a costruire case pubbliche.

http://www.neodemos.info/…/gescal-fondi-inoperosi-e-case-…/…

http://www.senzasoste.it/cassa-depositi-prestiti-si-vendon…/

Sull’argomento vedi anche

http://archivio.senzasoste.it/…/livorno-le-case-popolari-va…

http://www.archivio.senzasoste.it/…/ritardi-e-carenze-di-pr…

Questo invece il post del Gruppo consiliare Movimento 5 Stelle Livorno dove è stato preso il grafico
https://www.facebook.com/250593535135833/posts/894096540785526/

Previous Per una piccola rivoluzione della fiera: al via la seconda edizione di Firenze Libro Aperto
Next 6 punti sulla bozza di manovra del governo: rischi, benefici e obiettivi politici

You might also like

Editoriali

Lavoro di cittadinanza, non scherziamo

A fine dicembre, poco dopo la vittoria di Trump il New York Times, testata che non può essere certo definita tecnofoba, pubblicò un articolo dal titolo eloquente: “più della Cina

Nazionali

Elezioni sicialiane: Gattopardo e crollo di Renzi. Ecco i numeri

Elezioni siciliane. Ma di cosa stiamo parlando? Nella Regione del Gattopardo dove tutto rimane perennemente diverso e uguale, le elezioni regionali della scorsa domenica sono la riproposizione dell’uguale. Ha vinto

Nazionali

Casellati al Senato: godono Previti, Ghedini e la destra cattolica

Correva l’anno 2004, il Movimento 5 Stelle era ancora lontano dal nascere, e Maria Elisabetta Casellati era da tempo nota alle cronache giornalistiche. Tanto da essere oggetto di un articolo