Il caso dell’infermiera di Piombino ed altre storielle

iustitiaRipubblichiamo qui sotto un servizio della scorsa primavera (link) sulla vicenda dell’infermiera di Piombino e altre inchieste della procura livornese. Come sottolineato già allora non vogliamo entrare nel merito delle inchieste ma nel metodo del rapporto tra stampa e procura. In questo siamo ancora a epoche lontane: IL tribunale della città lavora in sinergia con IL quotidiano della città quali che siano le tesi accusatorie della procura. Che la pista investigativa sia quella giusta o meno. Oggi come qualche mese fa, omettiamo il nome di giornalisti e di pm. Non ci interessa personalizzare i fatti ma solo sottolineare come il rapporto tra pm e giornalisti sia lineare, i secondi amplificano sempre le tesi dei primi, e come ci sia un problema di marketing delle inchieste e, sullo sfondo, di democrazia. Il marketing delle inchieste condiziona il peso delle tesi di chi indaga, o la percezione della portata dell’inchiesta sull’opinione pubblica. E troppo marketing condiziona la democrazia. Lo diciamo a maggior ragione oggi, con il padre di Renzi indagato, dove si vede, sui media, un certo equilibrio tra tesi dell’accusa e quelle della difesa. Perché chi si difende, e contrattacca, non è certo un signor nessuno. Quando invece il peso mediatico dell’accusa e quello della difesa non si equivalgono, perché chi si difende non ha rapporti pregressi con i media, allora la copertura della notizia diventa marketing dell’inchiesta. Ma veniamo ai fatti. Un’infermiera di Piombino è accusata di essere un serial killer per aver ucciso, dal 2014 al 2015, tredici persone. Lo scorso anno il tribunale di Livorno la fa arrestare, con la stampa locale che parla già di caso risolto. Con tanto di video dell’allora direttore del Tirreno, come vedrete nel link, che si complimentava del risultato. Poche settimane dopo il tribunale del riesame di Firenze rigetta l’istanza di carcerazione della procura di Livorno e l’infermiera viene rilasciata. Nei giorni scorsi escono le motivazioni della cassazione che, a sua volta, ha annullato la sentenza del tribunale di Firenze parlando di “svariati e vistosi” errori di valutazione. Ora, di nuovo, la questione della carcerazione dell’infermiera piombinese dovrà passare dal tribunale del Riesame di Firenze. Insomma, una strage, sono morte tredici persone, che è entrata velocemente in un conflitto tra tribunali. In questo scenario la stampa non informa. Si schiera per affiliazione professionale, del giornalista con magistrato di fiducia (e viceversa).  Qualsiasi sia la verità, chiunque abbia ragione, questo metodo di informazione crea solo confusione. Eppure questo metodo della notizia a sensazione, data nel momento in cui ci si schiera, non pare risollevare le sorti dell’editoria locale.

redazione, 4 marzo 2017

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4_mori_scenografiaFa sembre bene, a costo di sembrare antipatici, ricordare che la democrazia non è solo mettere una scheda nell’urna o contare gli elettori. Infatti, una delle garanzie che la democrazia fornisce, rispetto ad altri regimi, sta nella chiarezza delle fonti di informazione. Altrimenti, prende troppo spazio qualcosa di torbido. E quando si intende qualcosa di torbido si parla di comportamenti che la democrazia la omaggiano sempre, a parole, per promuovere , nei fatti, propaganda o marketing. Il rapporto tra Tirreno e pm, come vedremo, vive alla base di questa finzione, di una democrazia omaggiata a parole, e che si istituisce, nei fatti, sia come propaganda che come marketing delle inchieste. E’ nostra opinione alla base, però, di fatti che riteniamo pubblici, certificati e incontrovertibili. E‘ grazie a questa finzione che si crea un potere di pressione, frutto dell’alleanza tra potere dell’informazione e quello giudiziario, in grado di condizionare opinioni e decisioni. Non si tratta di una novità, tantomeno a livello locale, dove per decenni la questione dell’equilibrio tra informazione e comportamento dei pm non si è nemmeno posta. Si tratta piuttosto di un problema sul quale il territorio deve maturare. Pena l’avvitarsi in una regressione strutturale, di cui se ne vedono i segni, delle strutture sociali che possono ridurre la vita municipale a zero. Ma andiamo per gradi. Avendo di fronte agli occhi un passaggio: stiamo parlando di politica non di violazioni di leggi, norme, statuti, codici etici. Stiamo parlando degli effetti reali che un rapporto discrezionale stampa-pm ha sulla vita di un territorio. Il resto lo lasciamo ai tanti fan club delle procure e delle procedure: non parliamo infatti qui di leggi violate ma di politiche dell’informazione e di comportamenti politicamente nocivi per Livorno.

1) I frutti avvelenati di un rapporto esclusivo: il caso Piombino

piombino_infermiera_porta_a_portaCome si forma un rapporto discrezionale tra un quotidiano e un pm? Grazie a due necessità: quelle del pm di indirizzare tempi e modi della comunicazione, cioè di fare marketing dell’inchiesta, e quelle della stampa di avere scoop in esclusiva. Necessità, in qualche modo, anche comprensibili. Ci sono però delle controindicazioni. La prima è che si crea un lavoro di squadra che esercita potere discrezionale, di pressione sull’opinione pubblica sganciato dalla tutela della pluralità di espressione. La seconda è che si crea un rapporto di dipendenza tra il giornale, che ha bisogno di scoop, e il pm che necessita di una fonte -acritica, affidabile e quindi partigiana- per governare tempi e modi di gestione delle notizie su atti e procedure. Questa reciproca dipendenza tra stampa che informa e pm che indaga, si pone come puro strumento di propaganda o di marketing del comportamento del pm, è recentemente risultata particolarmente devastante nel caso Piombino. Andiamo a vedere, la notizia dell’arresto dell’infermiera accusata di tredici omicidi. Una strage paragonabile a quella di piazza Fontana. Bene, il Tirreno nell’annunciare la notizia dell’arresto dell’infermiera piombinese fornisce un articolo che non mostra tanti dubbi: è stata arrestata una infermiera killer e via.

http://iltirreno.gelocal.it/piombino/cronaca/2016/03/31/news/arrestata-un-infermiera-e-accusata-di-avere-ucciso-13-pazienti-1.13214835

Vengono trasformate così in verità le ipotesi dell’accusa: infermiera e serial killer coincidono. Stampa e pm tengono la stessa linea: la persona arrestata è quella giusta. Nessuno degli attori in scena, Tirreno e pm, tiene la distanza l’uno dall’altro: è un coro.

Il direttore del Tirreno nel video linkato nella stessa pagina non mostra dubbi e parla testualmente di “13 morti causati volontariamente da un dipendente del sistema sanitario”. Il direttore non ha dubbi: parla letteralmente di “infermiera-killer” (minuti 0,15-0,16). Al direttore sfugge anche la più elementare accortezza professionale, nell’attesa di sviluppi dell’indagine, magari nel definire l’indagata “presunta infermiera killer”. E’ il rispetto minimo dovuto ad una persona, un diritto garantito da norme e deontologia professionale, ma il direttore del Tirreno ormai è lanciato: nel video l’indagine viene definita ,in modo lapidario, “un successo” mentre la sconfitta è “del sistema sanitario toscano” (su questo si può, tra l’altro, convenire). I pm hanno trovato e catturato la colpevole, la stampa esulta e, come al giro d’Italia, detta la classifica dell’ultima tappa commentando le ragioni e i torti di vincitori e vinti.

Il successo, si sa, nella vita è sempre transitorio ed accade anche per la saldatura Tirreno-pm. La tesi così granitica, della coincidenza tra la persona arrestata e l’omicida di tredici persone, comincia infatti a scricchiolare. L’avvocato dell’infermiera comincia a far sentire le ragioni dell’accusata. Ma chi investiga rilancia le accuse tramite l’articolo in cui, ancora una volta, non vi è alcuna reale distanza critica tra testo del giornalista e tesi degli investigatori: la donna avrebbe ucciso 13 persone perché affetta da “depersonalizzazione”. In poche parole, nonostante neghi di essere l’assassina, o non può che negarlo a sé stessa o, addirittura, non sa di esserlo.

http://iltirreno.gelocal.it/piombino/cronaca/2016/04/17/news/fausta-ha-un-doppio-io-cosi-ha-ucciso-13-pazienti-1.13310233

Il giornalista parla della infermiera come persona in preda ad un vero e proprio “distacco dalla realtà” (testuale). Il problema è che se si è trattato di distacco dalla realtà deve essere di una forma contagiosa: non più di quattro giorni dopo questo articolo l’infermiera viene rilasciata. Le ipotesi del pm, sostenute dal Tirreno come un “successo” sbattono contro la realtà della sentenza di scarcerazione del tribunale del Riesame di Firenze. Ecco qui una intervista all’infermiera, dopo il rilascio, raccolta da Controradio dove, tra l’altro, si riporta di come il pm abbia sostenuto, fino all’ultimo, le tesi riportate, senza distanza critica, dal Tirreno.

http://www.controradio.it/infermiera-piombino-pm-mi-ha-trattato-malissimo-mi-diceva-fuori-di-testa/

Ecco gli effetti della convergenza acritica tra Pm e stampa: possono sbagliare, e fare danni, ASSIEME, in coro. Non possiamo sapere cosa accadrà a Piombino, nè quale sarà la sorte dell’infermiera o dell’inchiesta ma una cosa è certa: tra il 31 marzo e il 20 aprile, a Piombino, la convergenza acritica stampa-pm ha generato un evidente distacco dalla realtà investigativa che si è abbattuto sul muro della sentenza del tribunale del riesame di Firenze. Il futuro chissà come sarà ma il presente parla già chiaro: non c’è affidabilità nella rappresentazione dei fatti in questa sinergia Tirreno-Pm. Il problema è che ciò che si mostra inaffidabile a Piombino viene adottato come bocca della verità a 80 km dalla maggioranza delle forze politiche livornesi. Eppure, anche a Livorno, nella cronaca è recente il caso dell’ex parà dato come omicida del rivale e poi rilasciato, le tesi dei pm vengono trattate come verità fino a quando non si infrangono di fronte al Riesame. Marketing delle inchieste, altro che notizia. Insomma, il direttore del Tirreno ha fatto la stessa figura del giovane Bruno Vespa che, di fronte alla procura di Milano dopo la strage di piazza Fontana, disse in una delle rare dirette Tv “ecco è ufficiale, è lui l’assassino, è Pietro Valpreda”. E non è facile uscire da questo ruolo. L’intervista riparatoria concessa alla infermiera diversi giorni dopo non si trasforma in una inchiesta, come è prassi della stampa democratica, che informa l’opinion pubblica sugli errori dell’accusa. Questo perché la saldatura stampa-pm non può smentire se stessa.

2) Avvisi di garanzia, sentirli o non sentirli: i casi Cioni, Porta a Mare e Nogarin

cioni_grazianoPer essere chiari, sull’effetto politico del combinato tra avvisi di garanzia e marketing delle procedure giudiziarie a mezzo stampa, parliamo di un caso noto nel Pd toscano. Quello di Graziano Cioni. Cioni, ex vicesindaco di Firenze, un personaggio di destra del Pd toscano, che amava il suo soprannome di “sceriffo” (l’accusa di violenza privata gli è stata comunque prescritta nel processo per corruzione). Si tratta di un imputato che è stato assolto, dopo otto anni di vicenda giudiziaria, dall’accusa di corruzione perché “il fatto non sussiste”. Non vogliamo prendere posizione sul processo, e il nostro giudizio negativo su Cioni resta in ogni caso, ma far notare piuttosto un fatto: il processo politico, rispetto ad un amministratore, può concludersi molto prima di quello giudiziario. E con giudizi contrastanti se non opposti. Ora, la sinergia stampa-pm, facendo cronaca sul processo giudiziario, si è impadronita della gestione dei contenuti e dei tempi del processo politico. La riprova? L’enorme, prolungata pressione creata dagli articoli stampa, e dai relativi servizi tv, sul “caso Cioni” ha reso, di fatto, insostenibile una sua presenza attiva nella politica. Qui il problema è tutto della politica: si mostra troppo debole nei confronti della pressione stampa-pm, cedendogli la facoltà di fissare l’agenda del politico, e reagisce in due modi opposti o infantili. O l’indagato viene fatto fuori dalla stessa politica impaurita, in poche ore, su pressione mediatica, o viene tenuto al suo posto, dietro giustificazioni garantiste generiche e tendenti alla dilazione del problema, senza mai entrare sul tema vero: la differenza tra un processo politico e uno giudiziario. Questa differenza, per timore della pressione stampa-pm che governa l’opinione pubblica, svanisce per debolezza di un politico ridotto a cartello elettorale.

L’elemento di forza della saldatura stampa-pm sta quindi nello spazio e nel tempo dedicati alla pressione sull’opinione pubbica operata dal marketing delle indagini. E‘ una forza tale da rapire l’opinione pubblica, un potere che diventa politico per debolezza della politica. Questo potere la nostra saldatura lo ha, decide quando usarlo o meno sapendo che il dosaggio ha effetti politici. Vediamo, in breve cosa è accaduto, a Livorno, in due casi opposti: l’inchiesta Porta a Mare e il caso Nogarin.

bacini_carenaggiol’inchiesta Porta a Mare parte come atto dovuto rispetto alla denuncia dei riparatori navali che avevano chiamato l’avvocato Taormina, principe del foro e noto ex esponente del centrodestra, alla fine del 2009. L’ipotesi dell’avvocato, sostenuta da diversi riparatori, è quella di un concorso tra istituzioni livornesi e aziende per far marcire il bacino delle riparazioni. In questo caso il Tirreno non è certo oggettivo e distaccato: non manca lo scherno nei confronti di chi deposita la denuncia: “furore accusatorio” e “crescendo rossiniano” per le ipotesi di reato del denunciante (definito autore, tanto per dare quella nota di circo in più, di una “denuncia show”).

http://iltirreno.gelocal.it/livorno/cronaca/2009/12/29/news/taormina-denuncia-show-1.1766465?refresh_ce

Sono toni mai usati, ovviamente, verso i pm neanche quando sbattono, come abbiamo visto, contro il Riesame. Anche quando di “furore accusatorio”, fuori dalla realtà, come a Piombino, parrebbe essercene e pure di quello certificato. Ma il pm è sacro perché gode di un potere accusatorio che lo eleva, nelle nostre società, persino moralmente. Un potere che, unito a quello di pressione sociale della stampa tramite l’amplificazione della notizia, può diventare molto forte. Ma come è andata a finire? Stiamo parlando di una testata che ha mostrato vivere in empatia con i pm, dai quali hanno pure ricevuto anticipazioni, raccontandone le gesta in tempo reale. Andiamo a vedere un articolo di quasi CINQUE anni DOPO la denuncia su una prima opposizione alla richiesta di archiviazione da parte del pm che indagava:

http://iltirreno.gelocal.it/livorno/cronaca/2014/10/23/news/affare-porta-a-mare-no-all-archiviazione-1.10168921

Ebbene si: LA PERLA. La testata che sta incollata ai Pm, col giornalista che racconta IN TEMPO REALE su più inchieste le gesta dello stesso pm (con il quale non è certo follia pensare che si senta regolarmente anche per banali riscontri sulle reazioni agli articoli), dopo CINQUE anni di indagine riesce a dire toh.. che “SI SCOPRE”, addirittura UN lustro dopo la denuncia, che il Gotha di un decennio di potere livornese “in tempi diversi” (testuale) aveva ricevuto un avviso di garanzia. Insomma, una sottigliezza, un nulla da bisbigliare tra pochi intimi: due ex-sindaci, un ex presidente della Autorità Portuale ed altri nomi illustri e, in cinque anni, non uno scoop, figuriamoci una conferenza stampa della procura. Chapeau, una coltre di silenzio così non la si trova nemmeno nella terra di Mordor del Signore degli Anelli.

La vicenda è poi finita in archiviazione. Esattamente il 26 gennaio 2015, quando l’attuale direttore era già in carica al Tirreno. Nuovo direttore che dall’autunno 2014 ha seguito la linea editoriale del vecchio: tenersi lontano più possibile dall’inchiesta Porta a Mare. Eppure si trattava, a inizio 2015, di una inchiesta molto appetibile sul piano giornalistico in un momento in cui si discuteva del nuovo Prp. Niente da fare, al momento dell’archiviazione, articoletto dove scorrono velocemente i titoli di coda e qualche sussurro di una timida ammissione: qualche reato ci sarebbe potuto anche stare, specie nel danneggiamento del Bacino, solo che “si tratterebbe di reati prescritti”. Già ma se una parte di establishment livornese ha commesso reati, prescritti, si tratta delle persone che non hanno più un peso in città o di quelle che sono ancora operanti? Qui il Tirreno è più silenzioso di Santa Rosalia, che per abbracciare la fede in nome del silenzio e della contrizione, rinunciò ad ogni bene mondano.

http://ricerca.gelocal.it/iltirreno/archivio/iltirreno/2015/01/27/NZ_17_04.html?ref=search

E così tra un condizionale ed una prescrizione, una inchiesta che avrebbe potuto chiarire molto dei poteri livornesi, è finita nel silenzio. E, come sempre in questi casi, il silenzio ha contagiato tutte le forze politiche. Tra l’altro il pm che si è occupato della Porta a Mare è a Livorno da due anni prima della crisi del Cantiere. Ma la sinergia stampa-pm, quella piena di particolari e gonfia di pagine e titoli, qui non è scattata. Constatiamo che invece è scattata, nel silenzio, l’ipotesi di prescrizione. A differenza di Graziano Cioni, che di pubblicità ne ha avuta anche troppa, qui di effetti politici nel cortocircuito stampa-pm non ce ne sono stati, tutto è scivolato in discrezione, col minimo dello notizie possibili. A noi la parola politica non fa paura: sul Bacino, c’è stato un uso POLITICO del rapporto stampa-pm che ha avuto l’effetto oggettivo di neutralizzare la portata politica, appunto, dell’inchiesta. In modo da evitare l’effetto Cioni: effetto politico pesante, per buona parte dell’establishment livornese, in presenza di una inchiesta giudiziaria che finisce in assoluzione o archiviazione. Quando si dice godere di buona stampa. La vita pubblica si gioca su binari diversi: mettere su quello morto i processi politici, o velocizzarne gli esiti attualmente è monopolio della saldatura stampa-Pm. Ma veniamo, velocemente, al caso opposto.

nogarin_indagato_la7Il caso Nogarin ci porta invece nella sceneggiatura, giocata dagli stessi personaggi già citati ma in modo completamente diverso, in cui l’avviso di garanzia viene ampiamente anticipato e amplificato. L’effetto politico, diverso da quello giudiziario, viene accelerato riportando quante più notizie possibili sul tema. Si riportano persino gli echi politici dell’avviso di garanzia persino quando non è ancora arrivato (dalle ipotesi di quando possa essere arrivato agli articoli sulla telefonata al sindaco per sapere se il postino ha recapitato l‘avviso). Questo si chiama, in sinergia Tirreno-pm, amplificare la portata politica di un avviso di garanzia, consapevolmente e per governarne l’effetto. Tanto che la magistratura non si lamenta certo della fuga di notizie. Nessuno di questi poteri risponde ad elezioni, assemblee o voti. Solo alla propria, autoreferenziale, discrezione.

Si aggiunge nella polemica Tirreno-Nogarin il numero di indagini in corso sul primo cittadino di Livorno. Nogarin sostiene di aver ricevuto un solo avviso di garanzia esclusivamente per bancarotta fraudolenta (probabilmente relativo all’approvazione del bilancio 2014), mentre il Tirreno sostiene che vi siano su di lui altre due indagini (sempre relativamente ad Aamps), e qui verrebbe da chiedersi come faccia il Tirreno a sapere di queste due ulteriori indagini sul sindaco, se non risulta niente nel 335 (domanda alla procura per sapere se esistono procedimenti penali a carico della persona che la presenta). E’ ovvio che il giornalista del Tirreno ha avuto una “soffiata”, qualcuno all’interno della Procura gli ha passato la notizia, anche perché non è credibile che per una notizia tanto delicata, un giornalista dia credito a fonti inaffidabili, e l’unica fonte non può che essere un addetto ai lavori. E le stesse fonti, sul caso Porta a Mare, hanno “scoperto” dopo cinque anni l’esistenza di avvisi di garanzia. E a ridosso di una prescrizione. Vien che ridere, diceva Lando Buzzanca.

Ecco perché la sinergia Tirreno-Pm fa molto male alla democrazia livornese: perché non si è rivelata affidabile in vicende delicatissime, legate ai diritti individuali, come quella dell’infermiera di Piombino. E perchè mostra, nonostante il ruolo apparente tecnico-informativo, una chiara gestione politica della notiziabilità degli avvisi di garanzia. La questione non è affrontabile nè dai 5 stelle, la cui reverenza nei confronti della magistratura porta (come abbiamo visto) a veri e propri incartamenti, nè dal Pd che, a livello locale, beneficia dell’uso politico della notiziabilità degli avvisi di garanzia. A livello nazionale la questione è diversa: Renzi l’ha risolta, al contrario, attaccando i magistrati, tramite i media, Berlusconi-style. Del resto, con Verdini alleato, non manca certo la scuola.

Conclusione: Regressione antropologica del potere locale che vive del rapporto discrezionale stampa-pm e format generalista del movimento 5 stelle

L’esclusiva forse più significativa, delle notizie “governate” dal Tirreno, riguarda l’atteggiamento della procura sul concordato Aamps, il caso politico del biennio. La procura ritiene, leggiamo testualmente dalle pagine del Tirreno, che il concordato non si debba fare, che la messa di Aamps, il caso politico del decennio, nei binari del diritto fallimentare delle società private non sia legittima. Il punto è che 1) il Tirreno gode, dai palazzi della giustizia, dell’esclusiva di queste importanti notizie e le governa come preferisce. C’è quindi un soggetto prescelto nel marketing dei risvolti giudiziari di Aamps. 2) le procedure riguardanti la vicenda del concordato non sono terminate e così si sortisce un effetto POLITICO teso a indebolire la maggioranza di governo che, invece propone il concordato. E‘ come se l’arbitro facesse circolare prima della partita il risultato da lui preferito dell’incontro che va ad arbitrare. Nella crassa ignoranza delle forze politiche livornesi, interessate solo dalle polemiche su Facebook, questo grave dettaglio scorre tranquillo 3) il parere della procura, riportato dal Tirreno, coincide perfettamente con quello del revisore dei conti Aamps, le cui opinioni vengono riportate, sulla stampa, con la fedeltà dovuta ad un oracolo. Questa sovrapposizione è troppo geometrica per passare inosservata: nel mondo reale significa sovrapposizione di poteri che si parlano.

Non è qui importante chi abbia ragione su Aamps, e non è questa la sede per discuterne, quanto l’uso della stampa per la sovrapposizione, la legittimazione e la propaganda di opinioni che, messe assieme, finiscono per diventare forza di pressione. Per il revisore dei conti Aamps, acerrimo nemico del concordato, sul Tirreno vi è la stessa cura, nel riportare le esternazioni, che vi è per i pm. Come è avvenuto per quel presidente di Spil che, di fatto, la liquidava facendo un favore alle banche o per le altre esternazioni del presidente della Camera di Commercio che non manca mai di far notare la sua visione regressiva dell’economia o, guarda caso, per il presidente della Ap verso il quale non esiste un articolo che non sia da ufficio stampa. Piano piano così si scopre che il nesso Tirreno-pm è parte di una più larga espressività di poteri professionali, di ceto, sindacali, di governance e di pura pressione lobbystica. Tutti poteri, a vario titolo, nominati dalla politica ma che, rispetto alla stessa politica, si sentono superiori. Il problema di questi poteri è che,una volta mancato il supporto della politica, con le elezioni del giugno 2014, hanno reagito contro l’intruso. Nel modo, grazia ad una uniforme modalità di produzione della notizia, che ci fa capire che il nesso stampa-pm rappresenta solo una parte. La più importante ma non l’unica modalità automatica di saldatura tra stampa e poteri sul territorio.

Non che l’intruso M5S abbia saputo comportarsi bene: il movimento 5 stelle non ha saputo trasformare una vittoria elettorale in una vittoria politica. Ovvero in un processo di inversione del declino della città. Certo, una grossa mano è gli è stata data dagli strateghi convinti di fare chissà quale mossa provando a fare terra bruciata ai grillini. Si parla degli stessi strateghi dei quali sarebbe carino vedere la faccia se il M5S vincesse le politiche. Ma chi si ritrova in mano, per cause molto particolari, l’onore della vittoria deve avere l’intelligenza di saper trasformare un trionfo numerico in un processo politico. Questa intelligenza, oggettivamente e al di là delle singole buone intenzioni, non c’è stata e la giunta rischia seriamente di trovarsi Livorno che gli esplode in faccia. Caso, pare, non previsto dallo staff di Casaleggio jr. In quel caso, lo abbiamo sempre detto, chi è causa del suo mal pianga sé stesso. Anche perché alcune strategie della giunta nel complesso -provare a concertare con pezzi di Pd per respirare e trovare un ruolo di area- sono velocemente fallite. Lo storico dei fatti recenti parla di flop: dal mantenimento del ruolo di dirigenti chiave-Pd alla conferma, poi ritirata, di Fommei uomo Cooplat ad Aamps, alla prima nomina Spil, o di un assessore di fatto piddino, poi silurato, a rifiuti e ambiente. Per non parlare della conferma a Asa di Del Nista, piddino e democristiano di lungo corso. Questi tentativi di concertazione non sono serviti neanche minimamente a smorzare l’attacco al M5S di un notabilato regressivo,di cui l’asse Tirreno-pm rappresenta un punto di forza, che si sente orfano del potere politico e si preoccupa del proprio futuro. Un notabilato che non ha a che fare col potere politico, quello eletto o partecipato nei collettivi, ma che con questo genere di potere è stato abituato dal centrosinistra a contare e a picchiare i pugni sul tavolo.

E così gli striscioni dei manifestanti, di qualche settimana fa, a favore del Tirreno, contro “la censura” sembrano più che un processo politico il desiderio di una Vandea locale, di plebei senza protezione che invocano la protezione dei notabili. E qui, a differenza di quanto scrive il Tirreno, se c’è un tramonto della giunta tutti questi poteri, compresi chi li invoca, si trovano al crepuscolo. Spiazzati dalla globalizzazione, dalla crisi dello Stato, della concertazione, del sistema bancario (che ha molto a che vedere con Aamps) dalla stessa veloce evoluzione del mondo delle notizie. Una Vandea quindi destinata a scomparire come l’originale sia per nobili che per plebei. Speriamo si tratti di una scomparsa senza troppi, ulteriori danni. Livorno ha già dato.

Finiamo con l’oggetto principale dell’articolo. Come potrebbe la procura adeguarsi ai tempi, che non sono più quelli dei vecchi articoli confezionati in discrezione?

Semplice, a suo tempo il pool Mani Pulite fece regolari conferenze stampa rispondendo pubblicamente a domande e spiegando quanto poteva spiegare delle inchieste. Tutti furono messi alla pari nelle informazioni. Oggi, oltre alle testate in campo, c’è lo streaming, ci sono i blogger da invitare, semmai anche studenti, praticanti e ricercatori. Le vie per dare la seria impressione di aver cambiato strada, nella trasparenza dell’informazione, sono infinite. Per la procura come per la città. E il Tirreno? Può anche chiedere, come fa, al movimento 5 stelle se ha un progetto o meno della città. Ma ha dimostrato un livello di governo della notizia tale da dover chiedere, a sé stesso, quel livello di autocritica ferocemente impietoso che difficilmente vedremo maturare.

redazione, 4 giugno 2016

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