Nuovo Centro: la fine del vecchio centro

Riproponiamo un nostro editoriale uscito sul nostro cartaceo n° 21 di Novembre 2007. 7,5 milioni di euro, più l'area comunale di via del Levante (tra via di Popogna, la ferrovia e il Rio Maggiore), compresa quella a nord ovest (dove oggi sono in costruzione delle case per i militari) venne data il 30 giugno 2008 a Fremura per "saldare" un contenzioso che aveva visto il Comune di Livorno condannato in appello a un risarcimento di 46 mln di euro, per l'esproprio di alcune aree Peep a Coteto nel 1981 (le aree sul viale Boccaccio dove ci sono oggi la caserma della polizia stradale e verso via dei Pelaghi, la caserma dei vigili del fuoco). L'area sud (quella commerciale) nel 2010 è stata data da Fremura a Coop (Levante s.r.l.) per circa 31 milioni di euro.

L’area del Nuovo Centro nel 2007

Un nuovo quartiere da 2000 abitanti con supermercato e centinaia appartamenti che cambierà il volto della città ma nel quale non è previsto nessun intervento di edilizia popolare

Torri, appartamenti, ipermercato, galleria di negozi, laghetto con i cigni. Sono le immagini suggestive che l’Amministrazione comunale ha voluto dare alla presentazione del Piano Attuativo della nuova urbanizzazione “Nuovo Centro” che sorgerà tra la La Leccia, Salviano e Via del Levante. Un’area di 150 campi di calcio dove sorgerà un nuovo quartiere da 2000 abitanti con tanto di distretto sanitario, deposito Atl e centinaia di appartamenti (da un calcolo circa 700)

Leggendo questi dati sorgono spontanee alcune domande: in una città in crisi economica e di lavoro e con sempre meno abitanti chi andrà a riempire le mura degli appartamenti e le casse delle attività che apriranno all’interno di questa area? Una volta realizzato il progetto di una città che gira intorno a 3 centri (Porta a Mare, Porta a terra e Nuovo Centro) che fine farà il centro storico? Siamo coscienti che la città subirà un processo di “americanizzazione” con la perdita progressiva degli equilibri e dei legami economici e sociali in favore di modelli di consumismo sfrenato in aree completamente slegate dalla vita della città e dei quartieri? Siamo coscienti delle conseguenze funeste sull’economia del “vecchio” centro e sulla desertificazione culturale che questi modelli creano? Dopo l’impatto che ha avuto Porta a Terra sulle dinamiche cittadine, c’era bisogno di un altro polo periferico? Non c’era altra alternativa al debito con Fremura?

Altre domande invece sono venute fuori dallo storico Consiglio Comunale del 6 novembre, durato tutta la notte e che ha sancito che per la prima volta un’imponente trasformazione urbanistica non venisse gestita attraverso una società come la STU (a maggioranza pubblica) ma attraverso un accordo direttamente con Fremura. Le domande poste dalle opposizioni però non sono state degnate di risposta nonostante l’accorato appello di Cosimi: perché la documentazione è stata consegnata pochi giorni prima del voto se l’accordo con Fremura risale a maggio? Quale sono le motivazioni e i documenti che certificano l’urgenza di votare per Nuovo Centro la notte prima dell’udienza in tribunale?

Ma una domanda inparticolare ci sta particolarmente a cuore: cosa ci guadagna la collettività da questa operazione in un momento in cui la casa è un bene di lusso in balia del mercato e i rialzi dei mutui stanno stroncando famiglie intere?

Da Nuovo Centro, infatti, passa anche la partita delle case popolari della Padula, un complesso costruito prima della guerra che originariamente ospitava 60\70 alloggi. I “blocchi” sono stati costruiti senza fondamenta e presentano enormi problemi strutturali, umidità ai piani terreni e crepe. Il “caso Padula” è scoppiato negli anni ’80 quando si cominciò a parlare di piano di recupero.
Negli anni la proposta continuò ad essere ventilata dalle amministrazioni, nella fattispecie si sarebbero dovute svuotare pian piano tutte le case (trasferendo le famiglie in altre case popolari) e successivamente si sarebbero ricostruiti i blocchi.

L’area del Nuovo Centro nel 2017

Con l’avvio del progetto Porta a Terra , la situazione cambiò. Le case non si sarebbero più costruite li, ma da un’altra parte. Al posto degli alloggi popolari sarebbe sorto un bel parco (e magari anche qualche attività, vista la vicinanza alla Porta a Terra). La nuova destinazione sarebbe dovuta essere Salviano 2, ma la voglia di speculare non ha mai fine e anche in quel caso, nonostante fossero stati alzati al massimo gli indici di edificabilità, non fu trovato spazio per quelle case popolari.
L’ultima spiaggia a questo punto venne individuata nel progetto Nuovo Centro dove dopo anni di attese sarebbero state ricostruite le case della Padula. Intanto nei blocchi la situazione si è fatta insostenibile, gli abitanti se ne vanno, molte abitazioni vengono murate, i piani terra vengono abbandonati perchè invivibili e nasce come sempre in questi casi la guerra tra poveri: alcuni sfrattati hanno tentato di sfondare spinti dal bisogno di casa e sono stati respinti dagli stessi abitanti ai quali è stato detto che se fossero entrate altre persone non avrebbero potuto ricostruire le case. Arriviamo ad oggi. Il Comune chiude il contenzioso con Fremura (che si prende una fetta della città come se niente fosse) e parte l’agognato progetto Nuovo Centro. Ma Fremura ha aspettato tanto e ora vuole tutto, quindi succede che per le case della Padula e i suoi abitanti non c’è più posto.
Ma come per magia i soldi sono arrivati, la Regione paga e quello che ormai era stato dato per scontato da anni, cioè che i blocchi della Padula sarebbero stati abbattuti, si trasforma nell’ennesima beffa ai cittadini. Verrebbe da pensare ad una vittoria, finalmente altre case popolari! Invece no, due dei blocchi saranno ristrutturati velocemente, messi a norma e consegnati alle prime 25 famiglie, un numero che vista la situazione di emergenza abitativa è quasi irrisorio. Gli altri abitanti dei blocchi continueranno a vivere nel disagio più assoluto. Un’altra fetta della città è stata venduta e ci viene il dubbio che i blocchi saranno ristrutturati solo perché nella colata di cemento di Nuovo Centro non c’è posto per niente che assomigli ad un intervento di politica abitativa.

Giancarlo Vioneo

tratto dall’edizione cartacea di Senza Soste n.21 di novembre 2007

Vedi anche:

Nuovo Centro, occupata TeleGranducato. Nel mirino le probabili speculazioni dei Fremura

La vicenda aree Peep a Coteto e la cessione del Nuovo Centro

Intesa Comune – Fremura

Lamberti. “Lodo Fremura il Comune mostri le carte”

Nuovo Centro venduto per 31 milioni

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