CITTA'
PdCI-PRC: su ritrovamento Container a largo Isola d'Elba
Comitato sui fatti di Pistoia: "I nostri figli innocenti"
Oggi giovedì 5 novembre, presso il circolo Arci di Borgo Cappuccini di
Livorno, si è svolta la conferenza stampa indetta dal "Comitato genitori,
familiari ed amici in sostegno degli arrestati di Pistoia".
La finalità dell’evento è stata quella di presentare pubblicamente il comitato, il quale nasce per testimoniare la perfetta e totale estraneità di Alessandro Orfano, Elisabetta Cipolli ed Alessandro della Malva rispetto alle improbabili accuse di devastazione, saccheggio e violenza privata ai danni della sede pistoiese di Casa Pound, avanzate dalla questura di Pistoia.
Il Comitato, istituito dai genitori dei due livornesi Elisabetta Cipolli
e Alessandro Orfano e composto prevalentemente da cittadini labronici, ha saputo
raccogliere numerose firme, comprese quelle di personalità note del mondo della
cultura e della politica: una attestazione della solidarietà della comunità
cittadina che, fida della rettitudine morale e politica dei due concittadini, si
è stretta attorno a loro dimostrandogli stima e affetto. Una solidarietà che
scavalca le tradizionali suddivisioni politiche, come testimoniano alcune
adesioni di alcuni esponenti del PD, per fondarsi sulla indiscutibile innocenza
degli accusati, rei di trovarsi al momento dell'arresto a un assemblea sulla
pericolosità delle ronde. "I nostri figli hanno sempre agito alla luce del sole
e in difesa dei più deboli. Chi li conosce sa che non avrebbero mai fatto una
cosa del genere" dice Grazia Auteri, madre di Alessandro "sono stati
ingiustamente prelevati da un'assemblea dove erano andati per ascoltare e
parlare. Le prove a loro carico sono inconsistenti". I genitori tengono inoltre
a ribadire i danni che il prolungamento dei domiciliari rappresenterebbe per la
vita dei loro figli e i cui effetti nefasti non hanno tardato a manifestarsi.
Alessandro, laureato in lettere, ha perso la possibilità di rinnovare il
contratto di lavoro, nonché di presenziare in veste di conferenziere alla
presentazione della propria tesi di laurea, premiata con il massimo dei voti.
Elisabetta, già con gravi problemi di salute, ha dovuto richiedere l'aspettativa
e rischia di perdere il lavoro nel caso di un protrarsi dei domiciliari. Così,
mentre crescono le adesioni all'appello dei genitori e la solidarietà attorno ai
due ragazzi si fa giorno dopo giorno sempre più calorosa, le iniziative del
comitato non si fermano. "Sabato prossimo ci sarà la manifestazione cittadina
indetta dal Movimento Antagonista Livornese per chiedere l'immediata liberazione
di Alessandro ed Elisabetta. Il corteo partirà da piazza Attias alle 15 e 30.
Invitiamo tutti a partecipare per chiedere il rilascio immediato dei nostri
ragazzi."
Ricordiamo, per chi ancora non avesse aderito all'appello che è
possibile farlo inviando una mail a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
red. 5 novembre 2009
Intervento dell'Rsu Ipercoop sullo sciopero di domenica 1 novembre
Livorno, mercloledì 4 novembre 2009
Dopo le dichiarazioni rilasciate dagli esponenti di Unicoop Tirreno nella conferenza stampa di lunedì in relazione allo sciopero di domenica 1 novembre che ha riguardato l’Ipercoop di Livorno, come Rsu di questo ipermercato ci sentiamo in dovere di replicare alle gravi parole pronunciate da Paolo Palmerio e Francesca Addis.
Alcune altre nostre considerazioni sulla conferenza stampa di lunedì.
1- L’azienda e la Cgil parlano di una cifra consistente persa per il mancato incasso.
Ricordiamo a questo proposito che nel tavolo di trattativa di venerdì abbiamo a più riprese sottolineato che la nostra posizione era volta a garantire l’apertura dell’ipermercato, nell’interesse di azienda e lavoratori. I responsabili dell’ammanco non siamo quindi certo noi, ma chi ha creato i presupposti per arrivare ad uno sciopero. Puntare il dito contro altri serve solo a non prendersi le responsabilità di un danno così ingente, sul quale invece servirebbe un serio mea culpa ed una riflessione accurata.
2- Unicoop Tirreno continua sulla linea secondo la quale “gli extra sono già in busta paga”.
3- L’azienda sostiene anche che l’adesione allo sciopero non sarebbe stata così massiccia.
Rsu Ipercoop Livorno
Comunicato Mal: Le strumentalizzazioni de Il Tirreno per criminalizzare i movimenti
Continuiamo a leggere sulla cronaca toscana de Il Tirreno alcuni passaggi pieni di legami e strumentalizzazioni circa fatti e soggetti che fra loro hanno niente a che vedere.
Nel commentare gli ultimi fatti accaduti a Prato dove e' stato bruciato il portone di casa di un esponente della Lega, il giornalista de Il Tirreno riesce a fare un collegamento con i fatti di Pistoia e addirittura con un episodio avvenuto piu' di un mese fa quando alcuni esponenti della Lega furono apostrofati al presidio permanente degli operai Eni a Stagno. Al di la' dell'assurdita' di questi passaggi e del fatto che dell'episodio non si conosce ancora la natura (politica o privata), vorremmo ricordare che la Lega in quei giorni fu piu' volte contestata per motivi ben precisi sia dagli operai ex Delphi (la Lega fu la sola a non firmare il documento unitario a sostegno degli operai e un esponente li accuso' pubblicamente anche di estremismo) che da quelli Eni visto che piu' volte si era espressa a favore dell'acquisto della raffineria da parte del finanziere Klesh.
Questo e' solo un esempio per dimostrare come le analisi strumentali che propone Il Tirreno non sono altro che un tentativo di creare scalpore e allarme per vendere piu' copie e strizzare anche un occhio agli interessi delle questure che con queste notizie impacchettate in modo confuso e indistinto possono avere maggiore mano libera e prepararsi a una criminalizzazione generale dei movimenti.
Movimento Antagonista Livornese
2 novembre 2009
1 novembre: Ipercoop chiusa per sciopero. Lo scontro fra azienda e sindacato SdL

La data di oggi, domenica 1 novembre 2009, rappresenta una ripetizione di ciò che avvenne un anno e mezzo fa: per l’impatto della protesta, per gli effetti devastanti sul negozio e sulla clientela, per la scorrettezza dell’azienda non perdonata dai lavoratori, per la fragorosa e incredibile prova di forza sindacale.
Ma andiamo con ordine.
La controversia fra la Rsu e l’azienda ha ad oggetto la retribuzione della giornata di domenica Primo novembre, per la quale è prevista l’apertura dell’ipermercato. La rappresentanza sindacale rivendica la retribuzione straordinaria, così come stabilisce una norma contrattuale che specifica che le ore di lavoro, a qualsiasi titolo richieste, prestate nei giorni di cui all’articolo precedente (che contiene una lista di 12 date tra le quali figura anche appunto il Primo di novembre, equiparato al Natale o alla Pasqua, per intendersi) dovranno essere retribuite come lavoro straordinario festivo.
La trattativa si incaglia su alcuni dubbi interpretativi dei commi successivi della stessa norma, ma alla fine di un incontro tenutosi lunedì 26 ottobre l’azienda riconosce l’applicazione dello straordinario.
Il colpo di scena arriva nella serata di giovedì 29, quando le rappresentanze sindacali vengono convocate per un incontro che si terrà il giorno successivo. Venerdì 30 ottobre, a soli due giorni dalla data in questione dunque, l’azienda fa marcia indietro sull’assegnazione dello straordinario, adducendo la motivazione che non può adottare una diversità di trattamento tra i dipendenti dell’Iper e quelli dei supermercati, per i quali dicono aver sempre gestito le aperture di festività coincidenti con domenica senza lo straordinario.
La Rsu cerca di ricomporre la questione e di arrivare ad un accordo vantaggioso per tutti, ma l’azienda non vuole sentire ragioni.
I delegati del sindacato SdL (la Rsu dell’Ipercoop è infatti interamente composta da ragazzi e ragazze di questa sigla) si ritirano dunque dal tavolo e decidono subito di indire uno sciopero per tutta la giornata di domenica.
I rappresentanti invece di Cgil Cisl e Uil optano per uno sciopero di trenta minuti a fine turno.
Sabato parte il volantinaggio ai dipendenti, che vengono informati che, oltre alla gravità del preavviso di soli due giorni a lavoratrici e lavoratori che avevano in precedenza dato la propria disponibilità sapendo che sarebbe stato erogato lo straordinario, se passasse questa linea dell’azienda in futuro si avrebbe sempre una gestione di festività comandate cadenti di domenica come se fossero normali aperture domenicali qualsiasi, mentre invece è chiaro che una domenica Primo maggio (ad esempio) non può essere considerata tale. Del resto, dice la Rsu dal suo blog, basta fare un semplice calcolo e “far caso a quanto guadagnerebbe un dipendente al lavoro in una domenica come quella di domani (questa volta è il Primo novembre, un'altra volta potrebbe essere il Primo maggio o altro) in più ad un collega che non lavorerebbe, e confrontarlo con la differenza che passa tra un dipendente al lavoro in una domenica qualunque e un suo collega che invece non lavora. La differenza è solo del 35% in entrambi i casi! Segno inequivocabile di una volontà di gestione di queste date festive come normali domeniche. E invece non sono normali domeniche.”
I componenti del coordinamento SdL dell’Ipercoop decidono anche di presentarsi domenica con un presidio fuori dagli ingressi “per informare tutti quei lavoratori che per via dei tempi ristretti dettati irresponsabilmente dall’azienda non sono potuti venire a conoscenza di questa decisione inconcepibile”.
Alle 3:30 del mattino il presidio è in piedi, i lavoratori che si presentano sono quelli che vogliono partecipare attivamente alla protesta, sentendosi presi in giro sia dal cambiamento intempestivo delle carte in tavola da parte della direzione, sia da una interpretazione aziendale della norma chiaramente fallace.
Fin da subito, salvo pochissime eccezioni (in prevalenza personale amministrativo e capi-reparto) l’adesione allo sciopero è pressoché totale (alla fine della giornata verrà quantificata dalla Rsu in un 95% degli addetti). Man mano che si fa giorno cresce tra i lavoratori appostati ai piedi dell’ipermercato l’idea che l’azienda non ce la farà ad alzare la saracinesca.
Arrivano le 9 (ora prevista per l’apertura), ed effettivamente la cancellata rimane giù, con un cartello che avvisa della mancata apertura causa sciopero. Poi, alle 10, l’azienda decide di tentare l’apertura nonostante l’organico chiaramente insufficiente, aprendo solo 5 casse su 44 e piazzandoci personale amministrativo. Alle 11 devono già ripensarci, e chiudere per far defluire le file formatesi alle casse. Alle 11:30 ci riprovano, ma meno di un’ora dopo sono di nuovo costretti a chiudere, questa volta definitivamente, tra le lamentele dei clienti che in tanti, giustamente infastiditi da queste due brevissime e incomprensibili aperture a singhiozzo, abbandonano i carrelli e se ne vanno imprecando.
Tra i numerosi lavoratori fuori dai cancelli la soddisfazione è alta, e le parole che escono dalle loro bocche esprimono la certezza che di questo danno economico (si parla di circa 500mila euro di incasso perso) sono responsabili non certo i dipendenti che hanno scioperato, ma solo quegli esponenti aziendali che con una presa di posizione scellerata hanno creato i presupposti per questa protesta.
Staremo a vedere quale sarà il seguito di questa vicenda; nel frattempo sottolineiamo come questo descritto sia un esempio del fatto che non è vero che i lavoratori prediligono sempre meno le forme di lotta più decise, visto che praticamente nessuno dei lavoratori dell’Ipercoop si è in questa circostanza posto il problema di aderire ad uno sciopero di tutta la giornata (quello proclamato dal sindacato di base) o ad uno di soli trenta minuti (indetto invece da Cgil Cisl e Uil). Hanno optato tutti per il primo, in quanto considerato la forma più efficace per esprimere il proprio dissenso.
La Rsu chiude il proprio commento allo sciopero affermando: “oggi abbiamo dimostrato ancora una volta che con la compattezza tutto è possibile.”
Come non essere d’accordo…?
Red. 02/11/2009
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