Saturday, Feb 04th

Last update:12:32:02 PM GMT

You are here:

CITTA'

Medicina Democratica: "Solvay dissali l'acqua di mare"

E-mailStampaPDF
Valutazione attuale: / 2
ScarsoOttimo 

Solvay_VadaPer i cittadini che avessero seguito poco le vicende Solvay/sale/acqua e disastro della Val di Cecina, devono risultare confusi gli eventi delle ultime settimane. Ma sono chiarissimi: le istituzioni stanno facendo di tutto, da 15 anni, per regalare acqua e sale alla Solvay – in nome di una pretesa  e  malintesa difesa dell’occupazione – ma semplicemente non ci riescono, perché le contraddizioni sono insuperabili. Prima tra tutte quella dell’acqua che – sempre più limitata -  o si continua a regalare a Solvay o (in rispetto anche del risultato referendario del 12 giugno 2011 che sancì il no alla privatizzazione dell’acqua) si restituisce alla popolazione.

Quasi  100 anni di estrazioni di sale con acqua dolce da parte di Solvay hanno ampiamente dimostrato che queste estrazioni sono incompatibili con la Val di Cecina e la sua acqua, che – va ricordato con forza – prioritariamente per  legge (legge 35/1994 Galli) deve essere garantita alla popolazione.

Secondo il ponderoso, quanto oscurato Rapporto dell’Università di Pisa, curato dai prof. Cheli e Luzzati nel 2009, Solvay usa il 48 % dell’acqua dolce dell’area, sia per le estrazioni che per gli altri usi industriali. Quantità decisamente insostenibili, ma non è finita. L’asportazione di enormi quantità di minerale salino dal sottosuolo modifica radicalmente il sottosuolo stesso, sconvolgendo la circolazione acquifera sotterranea residua: si sospetta che molti milioni di metri cubi d’acqua si perdano  nelle rocce profonde per questa causa (geologo Sebastiano Vittorini, CNR Pisa).

Ora la multinazionale vorrebbe spostarsi dai giacimenti di Buriano-Ponteginori (ancora sfruttabili per diversi decenni) a quelli più ricchi ed in superficie che circondano il paese di Saline, ma tutti i nodi vengono al pettine: il TAR ha bloccato tutto per ben due volte, nel 2007 e nel 2010, con la sostanziale motivazione che non è garantita l’acqua alla popolazione.

Solvay ed istituzioni rispondono con l’invaso IDRO-S alle porte di Cecina, ad uso industriale, che invaserebbe  3 milioni di acqua di piena inquinata, minacciando l’ultima falda di acqua buona rimasta alla popolazione; e con l’invaso di Puretta, un piccolo invaso nella riserva naturale di Berignone (a sud- est di Saline) ad uso civile, che invaserebbe acqua del  Cecina inquinata dalla geotermia, e in quantità paragonabile alle perdite della rete acquedottistica attuale.

Non sono soluzioni praticabili. Solvay deve sganciarsi dal salgemma della val di Cecina, andando a prendersi il sale da altre parti, come fanno tutti gli altri produttori (a cominciare da Altair): ad esempio in mare, con la dissalazione. Si otterrebbe il duplice obiettivo di 1- alleggerire enormemente il peso sulla risorsa idrica dolce 2- dare una prospettiva più sicura, oltre i trenta fatidici anni (durata del contratto con Atisale), alle lavorazioni e ai lavoratori di Rosignano.

23.12.11                                                                                                     Maurizio   Marchi

Parte con ulteriori particolari

A Saline è venuto finalmente al pettine un vecchio nodo: quello dell'insostenibilità del progetto minerario Solvay. Occultato per anni da tutte le istituzioni, ma non dal TAR, che lo ha bocciato per ben due volte, nel 2007 e nel 2010 con la motivazione sostanziale che non garantisce acqua alla popolazione. Per dirla tutta, già nel giugno 1998 la Commissione ambiente istituita ad hoc dal Comune di Volterra (allora a guida DS), dopo un' approfondita analisi, era arrivata alle conclusioni che “il contratto è incompatibile con la Val di Cecina” dando “parere sfavorevole a qualunque forma di intensificazione  e di allargamento dello sfruttamento dei giacimenti minerari”, a causa della eccessiva acqua consumata, di esaurimento in tempi ridotti dela risorsa sale, di subsidenze e sprofondamenti, di danni a edifici e terreni agricoli,ecc. Secondo il prof. Sebastiano Vittorini, geologo  del CNR, facente parte della Commissione, mancavano dal bacino idrico del fiume Cecina ben 43 milioni di metri cubi d'acqua a causa “della modificazione del sottosuolo, dovuta all'asportazione di grandi volumi di salgemma ed altri materiali”.  Perfino l'allora assessore regionale all'ambiente Tommaso Franci, non proprio un “masaniello”, definì pubblicamente e più volte “scellerato” il progetto industriale. Ancor prima di Franci e della Commissione comunale si erano espressi i sindacati  che, su Il Tirreno del 8.5.97 sostenevano che “è solo la società chimica belga a trarre vantaggi dall'operazione”, mentre sarebbero “risibili” i vantaggi per Atisale (allora Monopoli).

Le conclusioni della Commissione comunale non piacquero ovviamente a Solvay, ma non piacquero neanche alla Giunta Regionale e alle province (tutte a guida DS), che imposero una nuova Commissione, che arrivò, manco a dirlo a conclusioni opposte. Tanto che nel Gennaio  2004, nonostante infinite proteste, studi e manifestazioni (tra queste, ricordiamo la “marcia del sale” del 20.9.2003 ) la Regione Toscana delibero' la VIA favorevole al progetto. Salvo incappare nello stop del TAR sulle delibere attuative del 2006.

Nel frattempo Solvay ed istituzioni brigavano per  trovare scappatoie: inventarsi l'acqua ad uso industriale, anche ad ulteriore scapito della popolazione e l'ambiente. Il progetto di invaso sul torrente Cortolla veniva approvato dalla Regione, ma subito abbandonato da Solvay. Che si orientava allora nel 2004 sui bacini IDRO-S alle porte di Cecina: enormi bacini già esistenti, creati da decenni di escavazioni di argille utilizzate dalle fornaci di laterizi  - di cui uno piccolo da riservare ad uso potabile – da riempire con le acque inquinate di piena del fiume.

Progetto assurdo nel più ampio progetto scellerato dello sfruttamento minerario, che avrebbe contaminato anche l'ultima falda sotterranea di acqua buona a disposizione della popolazione. Persino i comuni della Bassa val di Cecina si pronunciarono contro, e la parte “potabile” di IDRO-S fu pudicamente tolta, e dirottata a Puretta: qui nel 2008 ASA presentò un progetto di un piccolo invaso, cofinanziato anche da Solvay, nel quale si invaserebbe appena l'acqua che si perde nelle tubazioni colabrodo di Volterra e Pomarance. Progetto per nulla convincente, che infatti non ha convinto il TAR, nella sentenza del 2010.

Ora che Solvay scalpita per iniziare ad estrarre sale dai nuovi giacimenti, più ricchi ed in  superficie dei vecchi di Buriano, si rivedono 15 anni di errori, problemi rinviati, subalternità e vere complicità con la multinazionale, mentre i sindacati hanno accettato i “risibili vantaggi” per Atisale, anzi  il “contratto di collaborazione industriale” tra Solvay ed Atisale funziona benissimo come ricatto in mano a Solvay.

In questa tragedia generale, occorre dire poche cose ma molto chiare: Solvay deve sganciarsi dal salgemma della val di Cecina, andando a prendersi il sale da altre parti, come fanno tutti gli altri produttori (a cominciare da Altair): ad esempio in mare, con la dissalazione. Si otterrebbe il duplice obiettivo di 1- alleggerire enormemente il peso sulla risorsa idrica dolce 2- dare una prospettiva più sicura, oltre i trenta fatidici anni, alle lavorazioni e ai lavoratori di Rosignano.

Perchè, con la massima ipocrisia, si finge di battersi per loro, invece nella realtà si fa di tutto per tutelare gli interessi immediati, di basso profitto e profilo di una multinazionale, che esporta i suoi profitti milionari in Belgio, a danno della popolazione della val di Cecina ?

13.12.11

AddThis Social Bookmark Button

Senza Soste, campagna 2012: sostienici e associati

E-mailStampaPDF
Valutazione attuale: / 8
ScarsoOttimo 

SOSTIENICI! ASSOCIATI A SENZA SOSTE

associati_2012Con una quota minima di 20 euro ricevi il giornale direttamente a casa per tutto il 2012 e sostieni il nostro progetto autofinanziato di informazione indipendente.

Come spiegato nell'articolo pubblicato su Senza Soste cartaceo di dicembre 2011 (che riportiamo anche qui, vedi più in basso), "seguendo i soldi" si capiscono tante cose. In questo caso si comprende come il nostro "bilancio", trasparente e fondato in massima parte sul vitale contributo economico dei soci/lettori, rappresenti la garanzia dell'indipendenza della nostra testata.

Per rinnovare il tuo sostegno o per associarti ex novo basta effettuare il pagamento con una delle seguenti modalità:
1- Tramite bollettino postale intestato a Associazione culturale Senza Soste (conto corrente n. 86830122), inserendo i tuoi dati anagrafici e come causale QUOTA ASSOCIATIVA 2012
2- Tramite bonifico bancario (codice IBAN: IT67 V076 0113 9000 0008 6830 122)
3- Consegnando la quota direttamente a un componente della nostra redazione

Per qualsiasi necessità di chiarimenti, spiegazioni o comunicazioni integrative (ad esempio l'indirizzo al quale dovrà essere spedito il giornale nel caso in cui cui questo sia diverso rispetto a quello indicato sul bollettino o sul bonifico) puoi contattarci scrivendoci all'indirizzo mail info@ senzasoste.it

Di seguito l'articolo di presentazione della campagna 2012 pubblicato sul cartaceo di questo mese

L'autofinanziamento come garanzia di autonomia e trasparenza

Follow the money. Segui i soldi. E’ questa la vecchia regola del giornalismo anglosassone resa celebre dai segugi dello scandalo Watergate, e dal libro/film che descriverà la storia dello scandalo politico più famoso del mondo.

Seguendo i soldi si possono scoprire tante cose: intrecci di potere, ricatti, alleanze politiche ed economiche. Ma si può anche subito capire il grado di indipendenza e di autonomia di una testata giornalistica. Come fa un giornale o un Tv locale a fare inchiesta giornalistica seria se la maggior parte dei propri introiti deriva da sponsor privati, spesso di grandi gruppi di interesse, o da enti pubblici con spot o servizi ai progetti dell’assessore di turno? Non è il caso di Livorno dove nessuno corre questo rischio perché qui l’informazione per dna è servile, ma “seguendo i soldi” emerge subito che sarebbe strutturalmente impossibile fare un certo tipo di giornalismo.

Senza Soste non è una testata di rilevanza economica e non ospita giornalisti professionisti. E’ prima di tutto una redazione militante che fa politica e giornalismo portando avanti le proprie idee e utilizzando, per migliorarsi, tutte le tecnologie a costo zero oltre che l’aiuto tecnico e giornalistico gratuito di tanti compagni.

Per avere una garanzia di trasparenza, di autonomia e di indipendenza dello strumento Senza Soste (per noi è soprattutto uno strumento a disposizione di tutti per fare politica dal basso) basta “seguire i soldi” e le poche regole che la redazione si è data.

La redazione rifiuta la pubblicazione di articoli con contenuti fascisti, razzisti e sessisti e di contributi provenienti da organizzazioni riconducibili ai blocchi di potere territoriale o di governo a cui tuttavia ed in ogni caso viene garantito il diritto di replica quando chiamati in causa, come da norma. Per interfacciarsi con la redazione, proporre articoli o inviare comunicati per la versione cartacea, per il sito e per la pagina facebook, basta scrivere alla email: info@ senza soste.it

I soldi. Il progetto Senza Soste costa circa 7.000 euro all’anno: 6.000 euro servono per la produzione del mensile cartaceo, le locandine e la distribuzione, il resto per il dominio del sito, la campagna associativa e l’organizzazione di incontri o dibattiti. Poco meno della metà di questa cifra arriva dai circa 110 soci dell’associazione culturale omonima che ricevono, in quanto soci e sostenitori, il giornale cartaceo mensile direttamente a casa. Di anno in anno, a partire da dicembre, il socio può decidere se rinnovare il proprio status con una sottoscrizione minima di 20 euro oppure rinunciare semplicemente non pagando la quota associativa. Così come chiunque sia interessato e voglia sostenere il giornale, può associarsi con il semplice pagamento di un bollettino postale (le indicazioni sono sul nostro sito) o direttamente alle iniziative promosse dalla redazione e poi  comunicare via email i propri dati anagrafici e di residenza per ricevere il giornale a casa.

L’altra metà dei soldi invece riusciamo a tirarla su attraverso iniziative di autofinanziamento come cene, aperitivi con cineforum o sottoscrizioni straordinarie oltre che con le offerte che i nostri lettori lasciano negli oltre 40 punti distribuzione del giornale sparsi per la città.

Gli spazi. Senza Soste da 6 anni è un giornale cartaceo che al momento ha 11 uscite annuali (luglio e agosto sono un numero speciale a 12 pagine) e un sito internet con 5 anni di vita che viaggia costantemente ad oltre 1200 ingressi giornalieri (di cui oltre 1000 unici) e che in occasione di eventi politici locali o nazionali rilevanti arriva a quadruplicare queste cifre. Da poco più di un anno viene aggiornata quotidianamente anche una pagina Facebook seguita da oltre 3.300 profili. Senza Soste si può seguire anche su Twitter e ha una newsletter settimanale con 250 iscritti ed a cui ci si può aggiungere direttamente dal nostro sito.

La campagna 2012 è iniziata. Basta “seguire i soldi” per capire che Senza Soste è innanzitutto il progetto di chi lo sostiene e di chi vuole interagire o mischiarsi con coloro che, al momento, fanno parte della redazione.

AddThis Social Bookmark Button
Ultimo aggiornamento Martedì 20 Dicembre 2011 20:56

Intervento: Rigassificatore e tempeste

E-mailStampaPDF
Valutazione attuale: / 6
ScarsoOttimo 

tempesta_piattaformaIeri Livorno e il suo mare sono stati colpiti da una violenta tempesta. Le cronache parlano di venti fino a 110 km orari e onde alte 6/8 metri (11 metri pochi km più a nord). Penso che non siano stati pochi i livornesi che si sono domandati: ma cosa sarebbe successo se il rigassificatore fosse in funzione? Domanda inquietante perché nessuno, in realtà, è in grado di rispondere e non solo perché quello di Livorno sarebbe l’unico terminale di rigassificazione su nave al mondo e quindi non esiste una casistica di eventi da consultare. Nessuno è in grado di rispondere anche perché la società OLT si è sempre ben guardata dal considerare una simile, terrificante ma purtroppo possibile, ipotesi. La OLT ha considerato onde alte da 50 centimetri a 2 metri e ha scartato ipotesi diverse come “improbabili”, negando l’evidenza di fenomeni che gli esperti definiscono in aumento: le libecciate. La commissione degli esperti internazionali ha evidenziato tale omissione, inserendola fra i 66 rilievi e le 12 raccomandazioni contenute nel suo rapporto finale, e chiedendo alla OLT di dimostrare che “non è possibile che, durante il trasferimento in condizioni meteorologiche estreme, i bracci [di scarico del gas] superino il proprio inviluppo massimo prima che il trasferimento venga interrotto.” provocando quindi una fuga di gas e danneggiando i serbatoi del terminale. La OLT ha comunicato di aver risposto alle molteplici contestazioni degli esperti internazionali ma tale documento non è stato reso pubblico. Ritengo che sia doveroso conoscere le risposte della OLT in modo da permettere ai cittadini di dare un giudizio completo su un impianto che, come sempre sostenuto, non solo è inutile agli interessi economici della città e del suo territorio, non solo è dannoso per l’ambiente ma è anche estremamente pericoloso.

Maurizio Zicanu

17/12/2011

AddThis Social Bookmark Button

"Anche gli spuntisti pensano in Grande". Venerdì 23 iniziativa di ambulanti e Chico Malo in piazza Garibaldi

E-mailStampaPDF
Valutazione attuale: / 1
ScarsoOttimo 

spuntisti1In una situazione di crisi economica gli ambulanti e gli spuntisti del mercatino mattutino di piazza Garibaldi rischiano di essere “licenziati” a causa dei progetti di riqualificazione della piazza proposti dall’amministrazione comunale .

Il mercatino di piazza Garibaldi deve essere integrato nei progetti di riqualificazione e non cancellato. Si deve regolarizzare tutti gli spuntisti e ampliare il mercatino e diversificare le  merci vendute.

La nostra risposta sarà un’iniziativa di solidarietà per rivendicare il diritto a poter restare in quella piazza, lavorare, fare festa e creare socialità.

PER DIRE NO alla cancellazione del mercatino rionale di piazza Garibaldi

PER DIRE SI alla riqualificazione della piazza che tenga conto e valorizzi il mercatino che c’è già

PER SOLLECITARE la cura e la sistemazione della piazza e la riapertura delle baracchine abbandonate

Centro di Quartiere Chico Malo e gli ambulanti di piazza Garibaldi

http://www.chicomalo.org/index.php?option=com_content&view=article&id=179:dal-quartiere-nd-29-il-mercatino-di-pzza-garibaldi-verra-cancellato-diciamo-no-&catid=1:quartiere&Itemid=2

http://www.chicomalo.org/index.php?option=com_content&view=article&id=129:dal-quartiere-nd-24-piazza-garibaldi-le-proposte-del-chico-malo-per-la-riqualificazione&catid=1:quartiere&Itemid=2

AddThis Social Bookmark Button

La Magna si rimangia tutto: cassaintegrazione garantita fino al 2013

E-mailStampaPDF
Valutazione attuale: / 4
ScarsoOttimo 

magna_corteoE' durata quanto un gatto sull'Aurelia la prova di forza della Magna Closures che nella giornata di ieri aveva fatto naufragare le trattative dichiarando di non avere intenzione di rinnovare la richiesta della cassaintegrazione e avrebbe dunque messo sul piatto oltre 100 esuberi.

Dopo la pronta reazione degli operai che da ieri alle 18 hanno smesso di lavorare e sono entrati in assemblea permanente in tutti i turni, questa mattina le parti si sono rincontrate a Confindustria. Come per magia sono ricomparsi due anni di cassaintegrazione, il primo di straordinaria, il secondo in deroga. Dunque è scongiurata la messa in mobilità di 120 operai fino a fine 2013. Entro aprile 2013 ci sarà invece la possibilità, facoltativa e incentivata, della mobilità per chi lo richiederà. Infine si è parlato anche di rotazione della cassaintegrazione visto che la Magna è famosa per dare un significato punitivo alla cassaintegrazione lasciando a casa sempre i soliti. Su questo punto. però, dubitiamo che ci possa essere una svolta visto che i sindacati stessi non sono mai riusciti, o forse non avevano la volontà, di far rispettare quella norma di cui solo il delegato Cobas di volta in volta chiede conto.

Rimane tuttavia una domanda. Perchè la Magna ha tentato il golpe dei 120 esuberi se poi il tutto si è spento nel giro di una mattinata? Secondo alcuni operai l'azienda, come si suol dire, "ci ha provato". Ha provato a vedere se, in un clima dove imperversa Marchionne e dove paura e ricatto vincono sempre, la reazione degli operai e dei sindacati sarebbe stata blanda. Invece così non è stato. E siccome c'è un aumento di volume di commesse Fiat e Audi da consegnare entro fine anno, ha preferito fare subito marcia indietro.

In questo caso si può dire che tutto è bene quel che finisce bene, ma questa vicenda alla Magna Closures dimostra che si deve essere sempre vigili e che le pronte reazioni pagano.

red. 16 dicembre 2011

***

Magna Closures: l'azienda annuncia 120 esuberi, gli operai iniziano scioperi e picchetti

magna_guasticceProbabilmente era nell'aria da qualche settimana ma nessuno si sarebbe mai aspettato un "regalo" di Natale di queste dimensioni: questo pomeriggio la magna Closures di Guasticce, la fabbrica di componentistica auto di propietà della multinazionale che ha sede in Canada, ha annunciato che non ha intenzione di rinnovare la cassaintegrazione per il 2013 e che quindi ci sono 120 esuberi.

Alle 18 gli operai del secondo turno hanno incrociato le braccia e lo stesso hanno fatto quelli della notte, una sorta di sciopero bianco con gli operai che timbrano ed entrano a fare assemblea ma non lavorano. Già dalle assemblee di oggi tuttavia si parlava di intensificare la protesta con blocco delle merci e picchetti ai cancelli. Venerdì (domani) ne sapremo di più circa le modalità della protesta.

Ricordiamo che alla Magna Closures lavorano circa 600 persone e che ha già esaurito la cassa integrazione ordinaria e straordinaria e attualmente sta andando avanti dal 2010 con la cassaintegrazione in deroga per un centinaio di operai. E' una fabbrica dove è altissimo il livello di manodopera femminile e l'età media è relativamente bassa. E con la riforma pensionistica di Monti sarà sempre più difficile trovare operai che posso essere accompagnati alla pensione attraverso accordi di messa in mobilità.

La difesa dei posti di lavoro, o meglio del reddito da garantire a questi lavoratori, è dunque un fattore prioritario. Invitiamo i lettori a seguire gli aggiornamenti sul nostro sito perchè sicuramente nei prossimi giorni ci sarà bisogno della massima solidarietà e anche della presenza alle iniziative che intraprenderanno i lavoratori e le lavoratrici.

red. 15 dicembre 2011

AddThis Social Bookmark Button
Ultimo aggiornamento Venerdì 16 Dicembre 2011 13:28

Pagina 10 di 207