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Cosimi ritira le deleghe al vicesindaco. Prc-Pdci si offrono come stampella del PD?

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stampelleIl sindaco Alessandro Cosimi ha tolto le deleghe di vicesindaco e assessore a Bogi, tra l'altro nominato questo autunno. Si conclude così questa puntata, nei rapporti tra Idv e Pd, della lunghissima soap opera della crisi del sistema politico livornese.
L'Idv ha già affermato di voler rimanere in maggioranza, mentre il consigliere Sel Giannini ha annunciato di dimettersi. Il punto non è di quelli trascurabili: riguarda la legittimità o meno dell'Idv, e a questo punto anche di Sel, a partecipare alle riunioni di maggioranza e soprattutto a presiedere le commissioni comunali. Ne va della possibilità di governare o meno della maggioranza, quale che sia, specie se di fronte alla scadenza ravvicinata del bilancio. Vedremo abbastanza a breve cosa accadrà.

Allo stesso tempo le varie componenti del Pd, oltre a continuare a farsi la guerra tra loro, danno ampiamente segnali alle opposizioni che possono essere interessate a maggioranze variabili e occasionali o su punti specifici di programma. Ci sarà chi manderà nuovi segnali verso il terzo polo, chi magari qualcuno verso la Federazione della Sinistra. Per come si stanno mettendo le cose adesso nessuno è veramente in maggioranza e nessuno davvero all'opposizione. Eppure in quello che sta accadendo ci sono vincitori e vinti: Sel e Idv, ad esempio, hanno perso centralità nel sistema di alleanze del Pd. A favore, in futuro e dopo che il Pd pagherà il prezzo di due anni di "governabilità" in prima persona, del terzo polo (se tra due anni ci sarà ancora vista la volatilità della politica attuale).
Il capolavoro  della politica livornese è così definito: una maggioranza che sta in piedi anche se è evaporata ed un'opposizione  che evapora come tale pur avendo l'impressione di stare in piedi.
Non parliamo di crisi del sistema politico livornese a caso: con impressionante sincronia si sta svolgendo parallelamente la crisi della Compagnia lavoratori portuali. Nel bene e nel male, uno dei pilastri storici non
solo dell'economia cittadina ma anche della politica.
La politica istituzionale livornese è oggi così sganciata dal territorio da assumere le sembianze del gioco di ruolo. Dove quanto più è nitida la costruzione dei personaggi, entro una trama narrativa riconoscibile, tanto
più si distingue nettamente il confine tra il gioco e la realtà. Con la differenza che la posta in questo gioco, il potere, genera ancora qualche interesse cospicuo in città.
Nel frattempo, tra bidoni che appaiono e scompaiono, fabbriche che non riapriranno mai, redditi che si riducono pericolosamente la vita continua. E c'è da applicare, sul piano locale, tutte le norme Monti nonchè da mettere mano alle partecipate.
La soap opera del sistema politico livornese ha così già in programma una serie di nuove puntate.
In questo senso spiccano, non certo positivamente, le dichiarazioni di Tiziana Bartimmo, ex candidata a sindaco della Fds in comune che riportiamo integralmente da quilivorno.it "Da oggi l'opposizione vista la grave situazione in cui versa la maggioranza dovrà assumersi maggiori responsabilità con i cittadini per cercare di portare a termine tutti i progetti ancora non conclusi".
Ci auguriamo di aver capito male o comunque che la trascrizione sia stata riportata con qualche inesattezza, tale da stravolgere la frase. Cosa vuol dire che l'opposizione cercherà di portare a termine tutti i progetti non conclusi della maggioranza?
L'asse di governo che si sta delineando prevede tagli secchi alla spesa pubblica locale, dismissioni, esternalizzazioni, licenze a produzioni e siti inquinanti. E', come dicono pubblicamente alcuni fiancheggiatori dell'operazione politica in corso, un riallineamento locale agli equilibri politici nazionali. E anche a quelli regionali visto che il segretario del Pd toscano Manciulli ha pubblicamente dichiarato l'importanza di un riallineamento politico regionale che trovi come interlocutore politico il terzo polo.
La federazione della sinistra livornese vuol quindi fare la base d'appoggio per un governo montiano a Livorno, caso unico in Italia?
Sono domande supplementari che si aggiungono a quelle che riguardano le nuove puntate della soap opera della politica istituzionale livornese.

(red) 19 marzo 2012

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NoTav Firenze: “Corruzione e grandi opere motivo in più per fermare il tunnel”

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Le indagini su Conti riguardano tutto il sistema politico toscano.
Non fermare i lavori dei tunnel TAV fiorentini è irresponsabile e antidemocratico.

tav-mugelloCittadine e cittadini del Comitato No Tunnel TAV di Firenze non sono rimasti stupiti nell’apprendere che l’amministratore delegato di F2i Vito Gamberale e dell’ex assessore alle infrastrutture della Regione Toscana risultano indagati per corruzione.
Premesso che vogliamo attendere gli esiti definitivi delle indagini per esprimere giudizi in merito e non augurando a nessuno di conoscere gli orrori del carcere, è da anni che le analisi che vengono fatte da comitati attorno alle “grandi opere inutili” -e al sottoattraversamento di Firenze in particolare- hanno evidenziato troppe anomalie nella necessità stessa di volere “a tutti i costi” infrastrutture di enormi dimensioni e di solenne inutilità.

Le indagini sull’ex assessore riguardano un’opera diversa dai tunnel sotto Firenze, ma non possiamo non vedere che si parla di iniziare lo scavo delle gallerie in un clima particolarmente negativo: in tutto il paese indagini sulle infrastrutture stanno coinvolgendo il sistema politico e delle grandi imprese.
Riguardo al progetto fiorentino non si sa ancora con quali modalità saranno smaltite le terre di scavo, a che costi, si tace sulle inadempienze nella realizzazione ( per es. le opere di mitigazione idraulica a Campo Marte non sono state realizzate), si tace sugli errori progettuali riconosciuti (antisismica della stazione Macelli), si minimizzano i rischi enormi per il patrimonio immobiliare.

Il personaggio che più di ogni altro ha voluto la realizzazione di questa infrastruttura, l’ex assessore Riccardo Conti, ha fatto in passato dichiarazioni false che hanno giustificato in modo sbagliato la realizzazione della linea Bologna Firenze: ricordiamo Conti parlare non di “alta velocità” ma di “alta capacità”, di merci che sarebbero corse da Livorno all’Europa attraverso la galleria del disastro mugellano; quante merci sono passate sulla nuova linea “alta nonsisacchè”? Non possiamo dimenticare lo sproloquio sui binari liberati dalla nuova linea che avrebbero garantito lo sviluppo del trasporto regionale: adesso andare in treno a Bologna è praticamente impossibile se non utilizzando l’alta velocità, il servizio per Prato è peggiorato e andare a Lucca è sempre la solita avventura.
Dire cose false forse non è reato, ma voler insistere con argomenti sbagliati per giustificare i tunnel sotto Firenze è politicamente scorretto e antidemocratico.
Non volersi fermare davanti a queste indagini che coinvolgono tutto il sistema politico cittadino e regionale è irresponsabile.

Comitato No Tunnel TAV Firenze

Vedi anche: Mugello Sottosopra. WM2 intervista Simona Baldanzi


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Vertenza Livorno: ormai fallite le operazioni di recupero dei bidoni. Il sindaco si dimetta

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Manif_18_feb_b1Ieri abbiamo indetto una conferenza stampa per fare il punto della situazione in merito all’affare dei bidoni tossici persi dal cargo Venezia il 17 dicembre scorso.

C’è innanzitutto da registrare il totale fallimento delle operazioni di recupero: a tre mesi dall’incidente circa la metà dei bidoni dev’essere ancora individuata e nessuno è stato ripescato. E, a questo punto, che siano ripescati o meno è del tutto indifferente. I bidoni si trovano infatti a una profondità di 450 metri, dove la pressione è di circa 50 chilogrammi per centimetro quadrato, ed è quindi ovvio che le sostanze tossiche in essi contenute si siano ormai disperse nell’ambiente circostante, così come del resto riporta la stampa locale. Ricordiamo inoltre che al momento in cui l’incidente è stato reso noto al pubblico, fonti ufficiali parlavano di un limite massimo di resistenza sott’acqua di due mesi prima dell’apertura.

È arrivata l’ora dell’accertamento delle responsabilità del disastro(politiche, civili e penali), che è avvenuto perché chi si doveva muovere si è mosso con ritardo e chi doveva vigilare non ha vigilato. Nessuno può chiamarsene fuori, dalla ISAB (speditore) alla Grimaldi (trasportatore), dal Comandante del Venezia (responsabile della nave), al Comune (responsabile dell’ambiente nel nostro territorio), dalla Capitaneria (responsabile della sicurezza in mare) alla Prefettura (responsabile della sicurezza del territorio) e per finire l’ARPAT (responsabile della prevenzione ambientale nel nostro territorio) e Regione come ente a cui fa capo l'ARPAT.

Queste sono le domande a cui si dovrà dare risposta:

a) Perché le schede di carico presentate dalla ISAB di Priolo Gargallo indicavano sostanze diverse da quelle effettivamente contenute nei bidoni?

b) Perché la nave si è messa in viaggio con mare forza dieci considerato che la nave era sottoposta al programma di controllo HAZMAT delle capitanerie di porto?

c) Dove andava così di fretta? Dove erano effettivamente diretti i 226 bidoni?

d) Il trasporto è stato fatto a regola d'arte? Cosa ci facevano i due semirimorchi in coperta con il mare in tempesta?

e) Perché sono state fornite versioni diverse sull'accaduto, prima dal comandante della nave e poi dalla Compagnia armatrice? Perché non dire subito la verità, cioè che la perdita sarebbe avvenuta per evitare una collisione con un’altra nave?

f) Perché Comune, Capitaneria e Prefettura non hanno avvisato subito la cittadinanza dell'incidente?

g) Perché non è stato preso nessun provvedimento cautelativo (es. divieto di pesca?)

h) Perché l'ARPAT ha analizzato i bidoni rimasti sul Venezia solo 40 giorni dopo l'incidente?

i) Perché le ricerche dei bidoni sono cominciate a metà febbraio sulla base di dati che erano noti fin da pochi giorni dopo l’incidente?

i) Perché è stato accettato il 20 gennaio il piano presentato dalla Grimaldi che pure non prevedeva il programma per il recupero dei bidoni?

l) Perché la Grimaldi non ha subito alcuna sanzione benché abbia risposto con enorme ritardo alle diffide della Capitaneria?

Da parte nostra avvieremo una raccolta firme per chiedere le dimissioni del sindaco di Livorno Alessandro Cosimi, che ha mentito dichiarando di essere stato avvisato dell’incidente del Venezia soltanto il 29 dicembre, mentre i fax diffusi dalla Capitaneria di Porto lo hanno clamorosamente smentito dimostrando che il Comune di Livorno era a conoscenza dell’accaduto fin dal 17 dicembre. L’unico provvedimento preso è stato dichiarare il “livello di allerta zero” il che significa in pratica non fare assolutamente nulla. Eppure si sapeva che in caso di spiaggiamento i catalizzatori avrebbero potuto incendiarsi sprigionando vapori tossici. Anche in seguito, il sindaco di Livorno, massima autorità sanitaria della città, si è sostanzialmente disinteressato della questione, tanto che ai vertici tenutisi in Prefettura e in Capitaneria il Comune non sarebbe stato neanche invitato se non fosse stato per l’interessamento della Regione.

Le operazioni di recupero devono in ogni caso continuare e ci domandiamo come sia possibile accettare l’atteggiamento della Grimaldi che sta disattendendo una diffida dopo l’altra. L’impressione è che ci sia una notevole accondiscendenza verso la compagnia da parte di autorità e istituzioni competenti. Inoltre è necessario ridurre al massimo le conseguenze del disastro per la salute e per l’ambiente, e fare chiarezza sugli strani traffici che avvengono nelle nostre acque.

Noi chiediamo che:

1.   Ai tavoli tecnici vengano ammesse le rappresentanze delle associazioni ambientaliste, i comitati, le associazioni di categoria (pescatori, gestori dei bagni, ecc.)

2.   Venga nominata una commissione indipendente di esperti che fornisca un quadro chiaro di cosa rischia la popolazione e predisponga un piano anti-inquinamento adeguato (non fatto cioè dagli stessi che hanno inquinato).

3.   Venga quantificato il danno alla salute e alle attività produttive provocato dalla Grimaldi

4.   Vengano tutelati legalmente i cittadini delle zone colpite e la Grimaldi venga messa di fronte alla proprie responsabilità anche patrimoniali

5.   Venga nominata una commissione d'inchiesta che faccia luce su queste responsabilità e proponga anche una nuova normativa per la sicurezza nel trasporto di carichi pericolosi nelle nostre acque anche alla luce delle denuncie sui traffici di rifiuti tossici in Porto, su cosa c'è sui fondali e sugli strani incidenti che avvengono da anni nelle nostre acque.

6.   Il Comune e la Provincia chiedano un finanziamento specifico d'emergenza per realizzare una ricerca sull'inquinamento marino.

Infine ribadiamo che la pessima gestione dell’emergenza bidoni tossici è una ragione in più per opporsi al rigassificatore: un disastro ambientale di ancor più grandi dimensioni come quello che potrebbe accadere in caso di incidente al terminale della OLT non può essere lasciato nelle mani di istituzioni dimostratesi incapaci di tutelare il pubblico interesse.

Vertenza Livorno, rete per la difesa della salute e dell’ambiente

18 marzo 2012

La richiesta di dimissioni del sindaco su cui verranno raccolte le firme: 

Sull’incidente del cargo Venezia, che il 17 dicembre ha causato la perdita in mare di 198 bidoni pieni di sostanze tossiche, si è verificata un serie impressionante di ritardi, omissioni e superficialità da parte di istituzioni e autorità locali.

Fin dalle prime comunicazioni della Capitaneria di Porto era evidente il rischio di inquinamento delle acque, contaminazione della catena alimentare e di rilascio di vapori tossici e cancerogeni in caso di spiaggiamento.

Ma non c’è stato nessun comunicato alla popolazione, nessun provvedimento tempestivo: la prima riunione ufficiale si è tenuta dodici giorni dopo l’incidente.

E il Comune di Livorno non era presente neanche a quella riunione. Il sindaco Cosimi sosteneva di non essere stato invitato e di aver saputo della vicenda solo il giorno successivo. Questa affermazione è stata clamorosamente smentita dalla Capitaneria di Porto che ha diffuso i fax con i quali aveva avvisato subito dopo l’incidente tutte le autorità locali. Il sindaco di Livorno allora cambiava versione, dichiarando di aver attivato la Protezione Civile fin dal 17 dicembre per intervenire in caso di spiaggiamento.

Giudichiamo inqualificabile il comportamento del sindaco di Livorno. La massima autorità sanitaria della città, un medico per di più, ha tenuto nascosto alla popolazione per più di dieci giorni un disastro ambientale le cui proporzioni non sono ancora ben definibili. I livornesi in quei giorni sono stati esposti a loro insaputa a un grave pericolo per la propria salute, dai pescatori che lavorano nelle acque dove sono stati scaricati i bidoni, agli appassionati del mare o tutti coloro che hanno comprato e mangiato del pesce ”nostrale” pensando magari che sia più buono e più sano di quello che viene da chissà dove.

Anche dopo che questa bugia è stata smascherata, il sindaco si è praticamente disinteressato della questione, limitandosi a dichiarare “Abbiamo evitato il disastro” tanto che gli amministratori locali, se non fosse stato per l’indicazione della Regione, non sarebbero stati neanche invitati ai successivi vertici con le autorità prefettizie e ministeriali, dove venivano invece pubblicamente espresse forti preoccupazioni per la vicenda.

Non si è valutata l’opportunità di imporre il divieto di pesca in attesa di conoscere le esatte dimensioni dell’inquinamento, non si è lavorato perché l’impresa Grimaldi collaborasse fattivamente alla prevenzione e si attivasse al più presto al piano di recupero, non si è chiesto all’ARPAT di effettuare subito le indagini sui bidoni rimasti sul cargo, ma ci si è limitati a dichiarare il “livello di allerta zero”, che significa in pratica non fare assolutamente nulla.

Oggi una parte dei bidoni è stata individuata ma non recuperata e risulta che una certa quantità di sostanze tossiche si sia dispersa nell’ambiente circostante. Trattandosi di sostanze solubili in acqua, sembra inevitabile la contaminazione delle acque e della catena alimentare.

La fuoriuscita del materiale tossico è direttamente riconducibile al ritardo con il quale è stato messo in atto il piano di recupero, di cui sono responsabili tutte le autorità competenti.

Questa vicenda ha messo per l’ennesima volta in evidenza uno stile di governo locale poco trasparente, poco competente e del tutto incurante del bene pubblico e dell’interesse della città.

Tutta la politica ambientale di questi anni è da buttare: il rigassificatore autorizzato senza tener conto delle lacune in termini di sicurezza evidenziate da numerosi esperti, discariche sotto sequestro e con avvisi di garanzia per funzionari e imprenditori, progetti per un megainceneritore di area vasta nonostante l’approvazione della delibera rifiuti zero, neanche un tentativo di riconvertire o almeno allontanare dalle zone abitate le industrie inquinanti, di limitare le colate di cemento, di valorizzare il territorio e le sue potenzialità. Tutto in nome del profitto di pochi, a cui è stata sacrificata la salute di tutti. E senza tener conto dell’opinione dei livornesi se non con finti “percorsi partecipativi” su questioni marginali.

Vogliamo una politica rispettosa dell’ambiente e della salute dei cittadini, e amministratori locali che non raccontino bugie.

I SOTTOSCRITTI CITTADINI CHIEDONO PER I MOTIVI FIN QUI ESPOSTI LE DIMISSIONI DEL SINDACO DI LIVORNO ALESSANDRO COSIMI.

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Emergenza casa: 6 famiglie occupano la struttura di via degli Asili

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Questo pomeriggio 6 nuclei familiari con bambini hanno occupato la struttura comunale abbandonata da più di due anni in via degli Asili. Una struttura che ospitava associazioni e centri diurni e che adesso è diventata un tetto per quelle famiglie che davanti a loro non avevano nessun'altra soluzione a rimanere senza un tetto. Un'altra occupazione che darà una piccola tregua a chi durante questi anni di crisi si è trovato a non poter pagare l'affitto e quindi diventare moroso ed essere sfrattato. Con l'emergenza abitativa del Comune ormai piena e senza altre alternative queste famiglie si sono prese il loro futuro. Ecco il comunicato degli occupanti della ex caserma Del Fante su questa nuova occupazione. red 17 marzo 2012

***

 Nuove emergenze.... Nuove risposte !

sfratti_presidio_via_romaL'emergenza abitativa non smette mai di essere la protagonista centrale nella nostra città livornese. Siamo giunti ai nuovi sfratti per morosità, settanta famiglie fuori casa. Queste famiglie non hanno un reddito sufficiente per potersi pagare un affitto o per potersi permettere una casa, e l'unica alternativa che il nostro comune sa dare a questa situazione è “il nulla”.

La soluzione dunque è una soluzione “fai da te”, che nella maggior parte dei casi si concretizza con l'atto occupazionale.

Le critiche verso le occupazioni sono sempre le stesse: “E' una cosa illegale- non pagano l'affitto, etc... “. Ma allora che cosa è legale? Lasciare su un marciapiede o dentro ad un auto, donne, uomini, anziani, bambine, bambini... o solamente individui che invece dovrebbero avere un tetto sopra la testa?

Le risposte istituzionali, a chi ha bisogno di una casa, si riscontrano nell'assoluto silenzio, e le graduatorie per accedere alle case popolari sono ferme per tutto il 2012.

Ecco che oggi, 17 marzo, nuove emergenze hanno dovuto risolversi questo problema con i propri mezzi e con le proprie forze. Una struttura inutilizzata, di proprietà comunale, in via degli Asili, è stata occupata nelle prime ore di questo pomeriggio.

Questa struttura precedentemente utilizzata come centro diurno per portatori di handicap è rimasta vuota per più di due anni. Una struttura comunale nella quale si sono inseriti 6 nuclei familiari, che altrimenti non avrebbero avuto altra soluzione alla propria emergenza abitativa.

Dunque le strutture, come ogni volta tendiamo a sottolineare, ci sono. Sono per lo più circoscrizioni, ambulatori, o comunque centri precedentemente utilizzati per ritrovi di partiti e attività legate al sociale, attualmente inutilizzate e vuote. Sono strutture che potrebbero essere riconvertite ad uso abitativo, e neanche con troppe spese di ristrutturazione e di messa a norma.

Ma visto che, le istituzioni sembrano troppo impegnate ai propri interessi economici o a denunciare chi si oppone a questo clima di crisi, di perdita di lavoro, di costante perdita di diritti, e così via... la risposta viene data da chi il problema se lo vive, ogni giorno, sulla propria pelle....

La casa è un diritto !!!

Le / Gli occupant* dell'ex-Caserma del Fante

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Ultimo aggiornamento Domenica 18 Marzo 2012 16:12

De Tomaso, il mistero dei salvatori cinesi dell'indotto

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L'IMPRENDITORE ROSSIGNOLO AVEVA PROMESS0140 MILIONI DI INVESTIMENTO E 8 MILA AUTO ALL'ANNO: 900 OPERAI RISCHIANO IL POSTO

rossignoloSono in 900, il loro mestiere dovrebbe essere quello di produrre automobili a Torino, ma non sono dipendenti Fiat. Sono i lavoratori della ex Pininfarina di Grugliasco rilevati in blocco nel gennaio 2010 dall'imprenditore Gianmarco Rossignolo (ex manager Zanussi, Snaidero, Skf e Telecom Italia) per produrre automobili di lusso De Tomaso, marchio modenese acquisito da Rossignolo nel novembre 2009. Ma in due anni, nonostante annunci mirabolanti, non hanno ancora avvitato nemmeno un bullone. L'ultimo capitolo della saga, al cui confronto la vicenda di "Fabbrica Italia" sembra una strada lastri Torino cata d'oro, è andato in scena ieri a Roma. O meglio, non è andato in scena, perché l'ennesimo tavolo convocato al ministero dello Sviluppo è andato deserto. I Rossignolo hanno ottenuto il rinvio al 21 marzo, giorno in cui dovrebbe materializzarsi l'annunciato e salvifico investitore cinese, forse Ho tyork Investment Group di Hong Kong. Il condizionale è d'obbligo, perché annunci e smentite, in poco più di 24 mesi, non si contano più.

ROSSIGNOLO un tempo voleva la Bertone, ma la Fiat sbaragliò la concorrenza e l'ex presidente di Telecom si dovette accontentare dell'ex Pininfarina. Il piano prevedeva un investimento di 140 milioni (a Torino e nel secondo stabilimento di Livorno) per quattro anni e una produzione di ottomila vetture all'anno (un crossover, una limousine e un coupé) a partire da marzo 2011: "Si apre un nuovo capitolo per l'industria automobilistica italiana - disse Rossignolo, che in seguito proverà senza successo a mettere le mani anche su Termini Imerese - in quanto diventa pienamente attivo il secondo polo produttivo domestico". Non è andata esattamente così. Le prime crepe, tuttavia, sono arrivate dopo pochi mesi: ottenuti due anni di cassa integrazione per i 900 lavoratori (che per un anno circa hanno smaltito le ultime commesse Pininfarina) l'azienda si è vista negare i finanziamenti europei richiesti per la formazione e poi - a inizio 2011 - non è più riuscita ad anticipare la cassa integrazione per problemi di liquidità. Difficoltà che non hanno impedito a Rossignolo di presentare, all'edizione 2011 salone dell'auto di Ginevra, il prototipo della Deauville, il crossover De Tomaso, annunciando "già 1.450 ordini" e l'inizio della produzione a settembre 2011. A Torino, invece, l'azienda non era in grado di pagare l'affitto del capannone a Finpiemonte (proprietaria dell'ex Pininfarina) e nemmeno le bollette del gas. Figuriamoci allestire una catena di montaggio. La telenovela si è poi arricchita di misteriosi investitori indiani annunciati ed evaporati fino al passo indietro della famiglia Rossignolo, in attesa dei cinesi.

Una situazione delicatissima che, se il 21 marzo non verrà concessa la cassa integrazione per ristrutturazione aziendale (la Regione Piemonte sta garantendo la prosecuzione di quella oramai scaduta), rischia di esplodere. ALLA FIOM lo sanno bene: "È una situazione delicata - dichiara il segretario provinciale Federico Bellono - i lavoratori sono stanchi. Però alla De Tomaso si sono chieste molte più garanzie che ad altri. A Marchionne basta una telefonata e tutto va a posto. Sarebbe bello che tutti fossero trattati come Rossignolo. Comunque credo che i cinesi esistano, se l'azienda ha ottenuto il rinvio deve aver fornito una documentazione adeguata". Ora la palla passa nelle mani (anche) di Elsa Fornero. E non è detto che, in questo momento, sia la cosa meno problematica.

Stefano Caselli

tratto da Il Fatto Quotidiano del 16 marzo 2012

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