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Fusti tossici persi a largo di Gorgona: ancora nessuno è stato incaricato del recupero

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bidoni_tossiciSulla vicenda dei bidoni contenenti sostanze tossiche, perduti dalla motonave "Venezia" della compagnia Grimaldi, il 17 dicembre scorso al largo dell'isola della Gorgona, si procede con estrema lentezza e tra qualche incertezza.

L'area dove potrebbero essere, e il condizionale è d'obbligo, i fusti è da tempo stata individuata: al largo del banco di Santa Lucia, a ovest dell'isola di Gorgona, su un fondale che degrada da 400 a 500 metri, ma come si intuisce l'indicazione è vaga se si volesse procedere al recupero.

Del resto però anche se la Grimaldi ha, come pare, pronto e consegnato (?) il Piano come del resto le era stato richiesto da Regione e Capitaneria di porto, non è stato ancora dato nessun incarico per l'individuazione e il successivo recupero. Da indiscrezioni la ditta selezionata potrebbe essere la Castalia che sta lavorando anche sull'altra emergenza che ha colpito i mari della Toscana: quella della Concordia.

Alcuni tecnici che greenreport ha contattato sono poco fiduciosi sul recupero del carico e suggeriscono di utilizzare modelli per prove di rottura a seguito di caduta dall'alto alla stessa velocità che la motonave teneva quando ha perso il carico e prove di pressione a 50 atm circa, considerando che nel caso reale i due effetti si andrebbero a sommare.

Siamo comunque nel campo delle ipotesi mentre per quanto riguarda le analisi abbiamo informazioni più certe, almeno procedurali. Intanto per l'individuazione della composizione chimica delle sostanze trasportate dall'Eurocargo "Venezia" e per verificarne il comportamento in ambiente marino, il Dipartimento provinciale Arpat di Livorno ha acquisito due campioni della sostanza chimica contenuta all'interno dei fusti.

«I campioni sotto analisi provengono da uno stock di sette prelevati dalla Capitaneria di Porto di Genova al momento dell'attracco della motonave "Venezia" al porto ligure lo scorso 17 dicembre 2011- hanno informato dall'Agenzia per l'ambiente- Secondo quanto fin ad ora appurato dalla Capitaneria di Porto di Livorno, il contenuto dei fusti caduti in mare è costituito, come da verifiche documentali effettuate, da un catalizzatore composto da una base di silicato di alluminio, nichel e molibdeno».

Ora per verificare l'esatta natura delle sostanze trasportate e la sua solubilità in acqua di mare, gli eventuali elementi rilasciati e la potenziale tossicità per l'ambiente, la sostanza è stata sottoposta a test di cessione in acqua di mare e a successive analisi, prima presso il laboratorio del Dipartimento Arpat di Livorno e, successivamente, presso il laboratorio del Dipartimento di Pisa.

Nei prossimi giorni, informano dall'Agenzia, saranno resi noti gli esiti delle analisi. Ancora nulla invece in merito ai risultati delle analisi sulla fauna marina (pesci, crostacei, molluschi), prelevata da Arpat ormai quasi dieci giorni fa e condotte all'Istituto Zooprofilattico Sperimentale (IZS) di Pisa, anche se è presumibile oltreché auspicabile che gli esiti siano negativi.

Intanto la compagnia Grimaldi ha affidato un incarico all'Università di Siena, Dipartimento di Scienze ambientali e al Laboratorio di ecologia lagunare di Orbetello del Polo universitario grossetano, per ricerche sulla tossicità. Saranno effettuati test tossicologici standard più valutazioni attraverso biomarker (neurotossici e citotossici) per verificare anche fenomeni di bioaccumulo. Per i test in acqua, che avranno cadenza di 7-14-21-28 giorni, verranno utilizzate cozze e sogliole. Questi studi non sono ancora iniziati perché le sostanze da testare (le stesse contenute nei fusti) devono ancora giungere all'Università di Siena.

Video: Cacciucco al Cobalto

tratto da http://www.greenreport.it

28 gennaio 2012

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Ultimo aggiornamento Venerdì 03 Febbraio 2012 12:56

Sabato 28 presidio di solidarietà ai No Tav a Livorno. Ore 17 Stazione Centrale

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no_tav_la_valle_non_si_arrendeGiovedì 26 gennaio una vasta operazione repressiva ,che ha interessato diverse città Italiane, ha portato all’arresto di decine di compagni e compagne, attivisti e attiviste del movimento No Tav.

Ancora una volta il governo di turno, invece di ascoltare le ragioni di chi lotta da oltre 20 anni contro un progetto devastante, inutile e costosissimo, usa la repressione, cercando di mettere a tacere le ragioni di una lotta sacrosanta e popolare.

Il 3 luglio  in quei boschi , dietro a quelle barricate c’eravamo tutte e tutti. Sarebbe dovuto essere un assedio pacifico e di massa ma la risposta delle forze dell’ordine fu di inaudita violenza. Decine di feriti , lacrimogeni sparati ad altezza d’uomo , cariche e pestaggi indiscriminati.

Come occupanti dell’ex caserma Del Fante esprimiamo la nostra solidarietà e complicità con i
compagni e le compagne arrestati\e e invitiamo tutti\e a partecipare al presidio di solidarietà

Sabato 28 Gennaio alle ore 17 di fonte alla stazione centrale.

Qui la paura non è di casa!
Solidarietà al movimento no Tav!

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Ultimo aggiornamento Venerdì 27 Gennaio 2012 14:33

Livorno, blocco dei tir nella zona industriale. Ma le forme della protesta dividono i trasportatori

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blocco-tirProsegue anche a Livorno la protesta degli autotrasportatori. File di camion sostano da giorni ai bordi dei lunghi viali all’imbocco della superstrada, a nord della città. Nell’area del porto industriale, abituale crocevia di traffici tra la terra e il mare, gruppetti di autisti si raccolgono nei punti di maggior transito dei mezzi pesanti. Si fuma, si discute, ci si interroga. “Le nostre richieste - dice uno dei portavoce - sono chiare e immutate da lunedì: recupero immediato delle accise sul gasolio, sconti istantanei sulle autostrade, agevolazioni assicurative, controlli automatici nelle aziende committenti e remunerazione dei tempi d’attesa”. Una piattaforma che punta decisa all’abbassamento dei costi, ritenuti ormai insostenibili, e alla certezza immediata delle agevolazioni, limitando di fatto l’anticipo delle spese e l’attesa dei futuri rimborsi.
Il governo - prosegue il trasportatore - non ha garantito ampi margini di trattativa. Per questo lo sciopero, fissato fino a venerdì 27, potrebbe proseguire ad oltranza, incrociando la mobilitazione degli autotrasportatori della CNA che da lunedì entreranno nella protesta.
Al momento gli unici mezzi che vengono fatti circolare sono quelli scortati dalla polizia, impegnati nel trasporto di carburante alle strutture di prima necessità.
“A tutti gli altri - spiega un altro dei portavoce - cerchiamo di chiarire i motivi della protesta. L’aumento dei costi del gasolio danneggia tutta la filiera di una ditta di trasporti”. Tra i camionisti non tutti sembrano entusiasti di restare fermi. “Molti trasportatori subiscono le intimidazioni dei committenti o delle ditte che non hanno aderito allo sciopero. In ogni caso smentisco che ci siano state violenze nei confronti di voleva continuare a lavorare”.
Che la protesta unisca un insieme eterogeno di esigenze e punti di vista, lo si capisce dalla voce dei tanti trasportatori dipendenti riuniti fuori dai cancelli del Costiero Gas, il terminal specializzato nel trattamento di GPL. Contestano in particolare le forme della mobilitazione. A parlare è uno degli autisti bloccati in città da domenica sera. “Per me non è uno sciopero. E’ la protesta di una sola sigla sindacale (TrasportoUnito), organizzata male e in ritardo. E’ una forzatura. Sai quanti sono a Livorno i tir che si rifanno a quella sigla? Appena una decina”. Pensiero condiviso da alcuni suoi colleghi. “Non è regolare dichiarare uno sciopero quando i mezzi sono già per le strade. Si creano dei disagi enormi ai conducenti e anche alle persone che ti guardano, che capiscono poco questa scelta. Potevano dichiararlo prima e non far uscire i mezzi”. Più duro il commento di un altro. “Mi sento sequestrato. La protesta ha le sue ragioni, ma manca di autocritica. I committenti spesso pagano il giusto compenso per il trasporto, ma tra le ditte si crea una concorrenza sleale che abbassa enormemente il costo del lavoro e alla lunga viaggiare non permette neanche di rientrare con le spese”. Un altro allarga le braccia e sussurra. “Vorrei potermene andare, ma mi taglierebbero le gomme”.
Un via vai di macchine informa sullo stato delle trattative con il prefetto. Si fanno conciliaboli tra pochi, altri rivendicano un maggior coinvolgimento. Uno si lamenta più degli altri. La risposta che riceve è netta. “E’ sciopero. Devi stare fermo”. Il portavoce ammonisce alcuni padroncini. “Evitiamo altre cazzate”. Il riferimento è ad alcune zuffe che di sarebbero verificate il giorno precedente con chi si era rifiutato di fermarsi, così come ai danneggiamenti denunciati da altri camionisti ai propri mezzi.
“E’ importante che tutto il settore partecipi – mi dice un altro -  perché le difficoltà dei titolari si riversano sui dipendenti e di questo passo saremo tutti costretti a chiudere”. Ogni qual volta un camion sfila davanti ai loro occhi, "scettici" e "solidali" si radunano coi padroncini. La regola è chiara: circola solo chi è scortato dalla polizia. Gli altri devono in qualche modo essere convinti a fermarsi. Altrimenti la già labile unità si frantuma. Ma nelle ultime ore le ditte stanno inviando fax alle prefetture per far scortare i propri fornitori. E alcune fabbriche lamentano il rischio del blocco della produzione. La tensione è destinata a salire.

tratto da you-ng.it

26 gennaio 2012

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Ultimo aggiornamento Sabato 28 Gennaio 2012 22:54

Intervento della ex caserma occupata sui blocchi degli autotrasportatori

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blocco_Rotatoria_di_via_firenzeUn tempo i governi impopolari tassavano i beni di prima necessità come gli alimenti , beni universali dal sicuro rendimento tributario , affamando le classi popolari , che spendevano quasi per intero il proprio reddito in questi beni . I prezzi cioè così aumentavano ed il potere d’acquisto dei salari diminuiva . Oggi la storia si ripete con la benzina . La benzina è un bene di grande importanza , visto il cruciale ruolo dei trasporti nella circolazione delle merci . Ostacolare i trasporti significa anche ostacolare la circolazione delle merci , svuotando così le riserve di beni dei venditori al dettaglio . Un tempo a ribellarsi erano le classi popolari , oggi , per il momento , è una categoria . Una categoria connessa direttamente alla soddisfazione dei bisogni primari . La ricaduta dunque è analoga a quella di una più esplicita “tassa sul macinato” . Il fatto poi che la protesta unisca imprenditori e dipendenti è rivelatore delle difficoltà che attualmente il sistema capitalista sta attraversando : l’attacco subito dai profitti espone a rischi i posti di lavoro evidentemente , a conferma· delle contraddizioni del capitale , ossia l’incapacità cronica di realizzare un equilibrio di sistema . Il capitalismo è “anarchico” scriveva Marx , manca cioè di un piano e di una razionalità intrinseca . Le manovre di Monti , spinto dalla necessità sovranazionale di fare cassa , colpiscono il lavoro come la benzina , ossia tutti gli elementi nodali della società , laddove la loro centralità nelle economie mondiali e nazionali garantisce un sicuro ritorno economico . Di fronte a questi episodi , le parole d’ordine sono delle conferme di quanto noi andiamo sostenendo da mesi : questa crisi non spetta a noi pagarla , il debito pubblico non è cosa nostra . Queste parole noi non le esprimiamo a caso date le circostanze . Siamo convinti che questa battaglia interessi tutti , ognuno spinto da motivazioni diverse , di certo ognuno disposto a riconoscere come la benzina non debba rappresentare un bene di lusso come il fatto che l’alto costo della benzina non debba ricadere indirettamente sul prezzo di quei beni che identifichiamo come primari e necessari . E’ per questo che come occupanti della ex caserma in questi giorni stiamo offrendo supporto sia logistico che pratico a chi si sta impegnando nelle strade , nella speranza che questa scintilla possa tramutarsi in qualcosa di ancora più importante , scatenando una serie di effetti a catena e preparando la gente comune , oggi martirizzata ovunque dai governi , ad un presa di posizione forte e conflittuale .

Ex caserma occupata - gruppo lavoro

25 gennaio 2012

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Ultimo aggiornamento Giovedì 26 Gennaio 2012 18:50

Lettera: La protesta degli autotrasportatori vista da vicino

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forconi_blocco_autostradaVi scrivo riguardo al blocco dei tir in atto in questi giorni in tutta Italia. Lo faccio da una posizione ravvicinata visto che da oltre un anno sono dipendente (come impiegato) proprio in una ditta di autotrasporti.
Va precisato intanto come le organizzazioni che promuovono la protesta rappresentano solo il 15% della categoria, ma sono evidentemente molto organizzati tanto da poter bloccare mezzo paese.
Chi protesta? Sono nella stragrande maggioranza dei casi "padroncini", parlo per la Toscana (ma credo anche altrove), ma si tratta titolari di ditte appunto di 2/3 dipendenti che impongono ai propri dipendenti di non lavorare. Quindi chiamiamo tutto con il suo nome: è una "serrata". La coscienza dei lavoratori dipendenti del settore è bene poco "di classe" anche perchè appunto spesso sono pochi dipendenti e in questo caso la parola "sciopero" è fuorviante.
I soggetti presenti ai blocchi su autostrade e tangenziali sono spesso soggetti "armati" di bastoni di legno e mattoni, che intimano di usare verso i colleghi che pensano di lavorare. Nelle mia zona non si nota una particolare politicizzazione dei protestanti che comunque spesso, protestano per non vedere peggiorato il proprio stile di vita che è non propriamente da fame. Vedere gente il cui stipendio medio mensile è di 3-4000 euro al mese fare blocchi a bordo di supertecnologici mezzi della Mercedes (di cui sono proprietari) deve fare riflettere. Ovviamente tra i dipendenti di questi ultimi c'è tutto il disagio di subisce la crisi, ma appunto il grosso limite è che molti di loro incrociano le braccia soprattutto perchè i loro padroni glielo hanno ordinato.
Intanto i più piccoli distributori di carburante stanno andando a secco e, se procede così, entro domani non vi sarà più benzina neppure nelle autostrade e tangenziali. E sembra che salvo novità il tutto procederà fino a sabato.

P.S: Le organizzazioni molto minoritarie dei trasportatori (appunto rappresentative del 15% circa del totale) che bloccano il paese in questi giorni rappresentano gli ultimi imprenditori ad essere entrate nel settore, i quali sono sul mercato da 4-5 anni. Sono entrate nel settore attuando massimi ribassi nel costo della manodopera, ovvero dando salari più bassi ai loro camionisti e fregando così il lavoro alle ditte più "serie". In particolare sfruttando manodopera migrante. E proprio in questi giorni molti di coloro che bloccano sono stranieri, provenienti in genere dall'est europeo, che protestano però su precisa indicazione e imposizione dei propri datori di lavoro. Questi padroncini infatti dicono loro: "guai a te se lavori" e "solo se otteniamo dallo stato il rimborso delle accise, forse ti aumento lo stipendio".

Tanto per essere chiari lo stipendio del dipendente-autista italianoi è di circa 1800-2000 euro al mese, mentre questi migranti delle aziende suddette stanno sui 1200 euro mensili. Come se non bastasse questi soggetti spesso (non avendo casa) dormono sul camion anche il sabato alla domenica e addirittura i loro padronicini gli fanno pagare una seppur simbolica cifra come "affitto della cabina-letto".
Purtroppo è ovviamente molto difficile entrare in relazione con questi lavoratori, controllati quasi a vista dai loro datori di lavoro.

M.R.

24 gennaio 2012

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Ultimo aggiornamento Giovedì 26 Gennaio 2012 18:52

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